donald trump xi jinping vladimir putin ettore sequi

TRUMP NON HA UCCISO LA NATO: L’HA TRASFORMATA IN UNO ZOMBIE – IL CASO DELLA GROENLANDIA CREA UN PRECEDENTE GRAVE: LA SOVRANITÀ DEGLI ALLEATI ATLANTICI DIVENTA MERCE DI SCAMBIO – L’AMBASCIATORE ETTORE SEQUI: “A QUESTO PUNTO LA DOMANDA È QUANTO A LUNGO POSSA REGGERE LA FIDUCIA TRANSATLANTICA IN UN SISTEMA IN CUI OGNI ACCORDO È REVERSIBILE E OGNI CRISI POTENZIALMENTE ESISTENZIALE. È QUI CHE IL BOARD OF PEACE RISCHIA DI DIVENTARE LA CHIAVE DEL NUOVO DISORDINE. WASHINGTON COSTRUISCE UN FORO PARALLELO CHE NORMALIZZA PUTIN COME INTERLOCUTORE DI ‘PACE’. IN QUESTA FRAMMENTAZIONE, MOSCA E PECHINO OSSERVANO CON SODDISFAZIONE UN OCCIDENTE CHE NEGOZIA CON SÉ STESSO SOTTO LA PRESSIONE AMERICANA”

Estratto dell’articolo di Ettore Sequi per “La Stampa”

 

BILATERALE MARK RUTTE - DONALD TRUMP - DAVOS - FOTO LAPRESSE

Per decenni la Nato non è stata soltanto un'alleanza militare ma un impegno che la sicurezza dell'Occidente non fosse negoziabile e che la sovranità degli alleati non diventasse merce di scambio. Oggi quell'impegno non è revocato, ma è sotto stress.

 

La Groenlandia ha reso visibile ciò che la Nato doveva escludere: la minaccia tra alleati. Nato contro Nato, cioè rottura del tabù.

Non perché l'annessione sia avvenuta, ma perché è stata minacciata e usata come leva. Questo precedente erode la deterrenza collettiva e non si cancella con una de-escalation.

 

donald trump a davos - foto lapresse

In quel passaggio la Nato smette di essere comunità politico-militare e valoriale e diventa piattaforma negoziale di convenienze variabili. Le assicurazioni di Trump («non userò la forza») non sanano la frattura poiché il danno è nel metodo.

 

Rinunciando all'occupazione militare diretta, Trump non rimuove la coercizione: toglie la pistola dal tavolo, ma sequestra il tavolo stesso, imponendo le regole del negoziato.

 

[…]

 

ettore sequi foto di bacco

Il solo fatto che Trump abbia potuto evocare dazi e pressione militare su un alleato per un obiettivo territoriale ha creato un precedente. La deterrenza vive di fiducia prima che di missili e, quando vacilla, la potenza perde valore. In questa frammentazione Mosca e Pechino osservano con soddisfazione un Occidente che negozia con sé stesso sotto la pressione americana.

 

Da qui la fine implicita delle garanzie Usa: non annunciata, ma praticata. La sicurezza non è più un bene pubblico automatico, ma un servizio condizionato e rinegoziabile. A causa dell'imprevedibilità del garante, la protezione dell'Europa non è più fondata sul patto, ma sul prezzo.

 

DONALD TRUMP PRESENTA IL BOARD OF PEACE A DAVOS - FOTO LAPRESSE

Ma c'è di più. Senza conferme ufficiali, il compromesso negoziato da Rutte sembra richiamare modelli come "Cipro" o "Guantánamo": presenze militari permanenti che sottraggono di fatto porzioni di territorio alla piena sovranità dello Stato ospitante. Sovranità senza bandiera, negoziabile sotto coercizione.

 

A questo punto la domanda non è più cosa farà Washington, ma quanto a lungo possa reggere la fiducia transatlantica in un sistema in cui ogni accordo è reversibile e ogni crisi potenzialmente esistenziale. La risposta è chiara: la fiducia su cui si basava l'Alleanza è condizionata, quindi instabile. Di conseguenza la Nato diventa una organizzazione militarmente potente, proceduralmente funzionante, politicamente malata.

 

xi jinping donald trump vladimir putin

L'Articolo 5 resta in vigore, ma perde automatismo psicologico. È lo scenario Nato-zombie. Un'Alleanza viva nelle strutture, ma indebolita nella certezza politica che rende credibile la deterrenza. Come avrebbe scritto Gramsci, il vecchio mondo sta morendo, e il nuovo mondo lotta per nascere. La Nato appartiene ancora al primo; le architetture che le crescono accanto tentano confusamente di appartenere al secondo.

 

In questo interregno, il discorso del primo ministro canadese Carney a Davos offre la chiave, «rupture, not transition». L'ordine basato sulle regole, sostenuto dall'egemonia americana, era una finzione funzionale che oggi non regge più.

 

vladimir putin xi jinping

Se integrazione, commercio e finanza diventano coercizione, le potenze medie devono agire insieme e costruire resilienza, standard e leve, non contro gli Usa, ma per non esserne ostaggi. Da qui la logica delle coalizioni di volenterosi, non alternativa ideologica alla Nato, ma complementare e assicurazione operativa contro un garante intermittente e imprevedibile.

 

[…]

 

Groenlandia, Ucraina, Bielorussia non sono crisi separate, ma manifestazioni della stessa paralisi decisionale. Ed è qui che il Board of Peace rischia di diventare la chiave del nuovo disordine. Mentre la Nato vive di deterrenza e considera Mosca una minaccia, Washington costruisce un foro parallelo che normalizza Putin come interlocutore di "pace". Deterrenza e transazione non si sommano, si neutralizzano. È un acceleratore dello scenario Nato-zombie.

 

DONALD TRUMP PRESENTA IL BOARD OF PEACE A DAVOS - FOTO LAPRESSE

Le conseguenze ultime sono le più pericolose. Se l'ombrello americano non è più certo, aumentano le tentazioni nucleari.

In Europa, il tabù sulla deterrenza autonoma si incrina e se ne parla sempre più apertamente; in Asia, Giappone e Corea del Sud osservano attentamente. Il paradosso è evidente: nel tentativo di ridurre costi e vincoli, si moltiplicano i rischi sistemici e la proliferazione.

 

La Groenlandia è stata una prova generale perché ha mostrato cosa accade quando il garante diventa imprevedibile. La Nato non è morta, ma non è in salute. E l'Europa non è più davanti a una scelta di principio ma a una necessità strategica: o costruisce una capacità autonoma di decisione e deterrenza, oppure continuerà a negoziare sotto pressione, chiamando stabilità ciò che è soltanto rinvio.

vladimir putin xi jinping e kim jong un alla parata militare in piazza tienanmen a pechino foto lapressela mappa del mondo diviso tra vladimir putin donald trump e xi jinping di Kirill Dmitriev

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