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TRUMP USA LA CLAVA PERCHÉ È IN GROSSA DIFFICOLTÀ – SECONDO I SONDAGGI, HA PERSO ALTRI DUE PUNTI DI GRADIMENTO DA QUANDO HA ACCELERATO SULLA CAMPAGNA DI GROENLANDIA: IL 55% DEGLI AMERICANI DISAPPROVA IL SUO OPERATO. COSA ANCOR PIÙ IMPORTANTE, SCRICCHIOLA ANCHE LA FIDUCIA TRA GLI INVESTITORI, E SI AGITA LO SPETTRO DI UNA CADUTA BRUSCA E SIMULTANEA DEL DOLLARO, E QUINDI DELLA FINE DEL DEBITO AMERICANO COME PORTO SICURO E ULTIMO BENE RIFUGIO NELLE CRISI…

Estratto dell’articolo di Federico Fubini per il “Corriere della Sera”

 

DONALD TRUMP IN VERSIONE T-REX - ILLUSTRAZIONE POLITICO

Il blocco sovietico è finito quando è caduto il Muro di Berlino. L’alleanza occidentale, in modo meno teatrale, quando il panorama umano nello sfarzo nevrotico di Davos ha iniziato a cambiare.

 

Volodymyr Zelensky dubita di venire, perché intravede una presa in giro per sé e per il suo Paese che resiste da quattro anni a un’aggressione feroce. Invece dopo quattro anni è tornato a farsi vedere l’aggressore, la Russia: Kirill Dmitriev, un prodotto di Harvard, Goldman Sachs e McKinsey, ma oggi negoziatore per conto di Vladimir Putin, si è presentato ieri mattina fra le nevi svizzere sbeffeggiando «il collasso del globalismo».

 

DISCORSO DI FINE ANNO DI VOLODYMYR ZELENSKY

Certo la Davos di oggi, sovrastata dalla personalità abnorme di Donald Trump, mette più a suo agio lui del leader ucraino.

 

 

[…] Di certo c’è qualcosa che non può rassicurare Zelensky sulle garanzie di sicurezza e le promesse d’investimento che Trump gli offre per fargli cedere i territori pretesi da Putin.

 

Quel qualcosa, è lo spettacolo che ieri a Davos era sotto gli occhi di tutti: la spregiudicatezza con cui Trump si sta rivoltando contro i Paesi europei, colpevoli di opporsi alle pretese americane sul territorio di uno di loro.

 

Putin Trump

Se questa è l’affidabilità della Casa Bianca con gli alleati di sempre, diventa sempre più difficile per gli ucraini fidarsi delle promesse del leader americano.

 

Perché Trump, che oggi parlerà al Forum, sembra inseguire con frenesia crescente un obiettivo: distruggere l’alleanza creata 80 anni fa con gli Stati Uniti alla testa per ergersi a leader supremo di un nuovo potere che pure, vistosamente, scricchiola.

 

donald trump - conferenza stampa alla casa bianca

Il Canada di Mark Carney ha già aperto a Pechino e preoccupa le élite americane perché ora accoglierà auto cinesi, benché la sua industria dell’auto abbia un legame siamese con quella degli Stati Uniti.

 

Intanto un sondaggio di RealClearPolitics degli ultimi giorni mostra che fra gli elettori il gradimento di Trump — già basso — ha perso altri due punti da quando è accelerata la campagna sulla Groenlandia (ora il 55% disapprova il suo operato). Ma scricchiola anche per la Casa Bianca la fiducia fra gli investitori.

 

MARK CARNEY - XI JINPING

Le cifre sulla crescita che il tycoon stesso o il suo segretario al Tesoro ieri da Davos hanno continuato a recitare come una preghiera, in questo, non cambiano niente.

 

Perché le nuove minacce di dazi hanno rievocato un fantasma che aveva già spaventato la Casa Bianca nell’aprile scorso: la caduta brusca e simultanea del dollaro su tutte le principali valute e dei titoli di Stato americani.

 

È la fine del debito americano come porto sicuro e ultimo bene rifugio nelle crisi, una perdita potenzialmente drammatica di status . Era successo, nella storia, solo dopo il «Liberation Day» sui dazi e aveva costretto Trump a fare una parziale marcia indietro.

 

URSULA VON DER LEYEN EMMANUEL MACRON - FOTO LAPRESSE

Ora la doppia caduta del dollaro e dei titoli di Stato americani si ripete e getta una luce diversa anche sui leader europei che mostrano dignità e fermezza, come Ursula von der Leyen e Macron ieri a Davos: non sono venuti sulle montagne svizzere per farsi irridere e insultare. Domani sarà la volta di Merz e non è chiaro se troverà un momento per parlare con Trump. Il 6 febbraio l’Ue dovrebbe applicare ritorsioni sui primi 93 miliardi di prodotti statunitensi, se nulla cambia.

 

Certo i suoi governi restano divisi: Germania e Italia più caute su Trump, Francia, Belgio e Spagna più decise. Su un punto però sono (quasi) tutti d’accordo: lasciarsi ricattare senza reagire non può che danneggiare ancora di più ciò che resta dell’allean za.

donald trump - conferenza stampa alla casa bianca

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