giorgia meloni legge elettorale roberto dalimonte d'alimonte

“UN BALLOTTAGGIO COSÌ CONGEGNATO NON SERVE A NULLA” – IL POLITOLOGO ROBERTO D’ALIMONTE SPIEGA COSA NON VA CON LA LEGGE ELETTORALE “STABILICUM” BY GIORGIA MELONI: “È UN SISTEMA CHE FUNZIONA IN CHIAVE DI GOVERNABILITÀ SOLO SE UNA COALIZIONE VINCE CON OLTRE IL 40% DEI VOTI. MA ANCHE IN QUESTO CASO NON È DETTO CHE CHI VINCE ABBIA UNA MAGGIORANZA SOLIDA” – “ANCHE SE IL BALLOTTAGGIO SCATTASSE, POTREBBE NON GARANTIRE LA MAGGIORANZA ASSOLUTA A CHI VINCE. INFATTI SE UNA COALIZIONE OTTENESSE IL 39 % DEI SEGGI IN PRIMA BATTUTA, E POI VINCESSE IL BALLOTTAGGIO, I 70 SEGGI DEL PREMIO DI GOVERNABILITÀ DELLA CAMERA O I 35 DEL SENATO NON SAREBBERO SUFFICIENTI A GARANTIRLE LA MAGGIORANZA ASSOLUTA DEI SEGGI..."

Estratto dell’articolo di Roberto D’Alimonte per “il Sole 24 Ore”

 

ROBERTO DALIMONTE

Finalmente la maggioranza di governo ha partorito un testo sulla riforma elettorale. Dopo tante illazioni si può ragionare sui fatti. Come ci si aspettava, […] l’ennesimo sistema elettorale della Seconda Repubblica sarà un proporzionale con premio di maggioranza.

 

È un peccato che si debba fare una ulteriore riforma elettorale ma è un fatto che l’attuale sistema di voto per le elezioni di Camera e Senato non va bene. Non è né carne né pesce.

 

È un sistema misto […]. […] Anche il proporzionale con premio su cui punta il governo oggi è un sistema misto. In questo caso la miscela prevede da una parte l’assegnazione della maggioranza dei seggi su base proporzionale e dall’altra un premio da dare al vincente che dovrebbe assicuragli la maggioranza assoluta dei seggi e quindi la possibilità di governare.  

 

SIMULAZIONE BY YOUTREND DELLA RIPARTIZIONE DEI SEGGI CON LA NUOVA LEGGE ELETTORALE STABILICUM

Questo premio, etichettato come premio di governabilità, consiste in 70 seggi alla Camera e 35 al Senato.

 

Per ottenerlo occorre avere più voti di tutti, a patto di averne almeno il 40 per cento. Cosa succede se nessuna coalizione arriva a questa soglia ? Qui c’è una novità rispetto alle illazioni che circolavano fino a qualche tempo fa.

 

Se nessuno arriva al 40% ma ci sono due coalizioni che stanno tra il 35 e il 40% si va al ballottaggio e chi vince prende il premio. Se però nessuna coalizione arriva a questa soglia o anche se lo fa solo una coalizione il ballottaggio sparisce e l’assegnazione di tutti i seggi viene fatta con il proporzionale.

 

GIANCARLO GIORGETTI - GIORGIA MELONI - FOTO LAPRESSE

E così la governabilità, che è la giustificazione di questa riforma, va a farsi benedire. In pratica, si tratta di un ballottaggio finto.

 

Tra l’altro un meccanismo del genere lascia in piedi l’incentivo alla formazione di terze forze che puntino a non far scattare il premio per giocare un ruolo pivotale nella formazione dei governi.

 

Questo è un punto critico. Ma c’è dell’altro. Anche se il ballottaggio scattasse potrebbe non garantire la maggioranza assoluta a chi vince. Infatti se una coalizione ottenesse il 39 % dei seggi in prima battuta e poi vincesse il ballottaggio i 70 seggi del premio di governabilità della Camera o i 35 del Senato non sarebbero sufficienti a garantirle la maggioranza assoluta dei seggi.

 

LEGGE ELETTORALE

. Un ballottaggio così congegnato non serve a nulla . Questo è un sistema elettorale che funziona in chiave di governabilità solo se una coalizione vince con oltre il 40% dei voti. Ma anche in questo caso non è detto che chi vince abbia una maggioranza solida. Infatti se una coalizione vincesse solo con il 40% o poco più potrebbe non avere una maggioranza o averne una molto risicata.

 

Tutto questo perché non si vuole un ballottaggio vero. E non lo si vuole perché non si capisce che le preferenze espresse dagli elettori al secondo turno contano quanto quelle espresse al primo, per cui non vale l’obiezione che il ballottaggio possa scattare solo se una coalizione prende una data percentuale di voti al primo turno.

 

Rispetto ai sistemi elettorali con premio di maggioranza in vigore nei Comuni e nelle Regioni il premio previsto da questa riforma è una novità. Infatti gli altri premi sono congegnati in modo tale da garantire una maggioranza precisa a chi vince.

Nella legge Calderoli, il famigerato Porcellum, era il 54 % alla Camera. Nella legge Ciaffi è il 60% nei comuni superiori ai 15.000 abitanti .

 

elisabetta casellati (3)

Qui il premio è un numero di seggi predeterminato e quindi, come abbiamo fatto notare, può non garantire una maggioranza assoluta. Il perché si sia preferito questa soluzione a quelle già sperimentate è una questione sulla quale avremo modo di tornare.

 

Qui ci limitiamo ad aggiungere che la riforma prevede un tetto alla maggioranza che il vincente può ottenere con il premio. Alla Camera sono 230 su 400 e al Senato sono 114 su 200.

 

In entrambi i casi si tratta del 57 per cento. Si tratta di una maggioranza ampia ma inferiore a quella conquistata dal centro-destra con l’attuale sistema elettorale alle ultime elezioni. In ogni caso è una percentuale non facile da raggiungere. Infatti occorre che una coalizione superi il 50 % dei voti.

 

giorgia meloni giancarlo giorgetti foto lapresse

In questa riforma ci sono molti altri aspetti da analizzare, dalla soglia di sbarramento alla assenza del voto di preferenza, al meccanismo per l’assegnazione dei seggi previsti dal premio di governabilità, alla indicazione sulla scheda del candidato premier, al rischio che con o senza ballottaggio si producano esiti diversi tra le due camere. Avremo occasione di farlo in un altro momento.

GIANCARLO GIORGETTI - GIORGIA MELONI - FOTO LAPRESSE SIMULAZIONE BY NOTO DELLA RIPARTIZIONE DEI SEGGI CON LA NUOVA LEGGE ELETTORALE STABILICUM

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