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VI RICORDATE DI GUIDO GENOVESI, IL PRIMO UOMO A BESTEMMIARE AL “GRANDE FRATELLO”? ERA IL 2004 E FU SUBITO ELIMINATO – “MI INCAZZAI PERCHÉ, DOPO DIVERSI GIORNI PASSATI NEL TUGURIO, AVEVANO DECISO DI RISPEDIRMICI PER PUNIZIONE. LA PERCEPII COME UN'INGIUSTIZIA E PERSI IL CONTROLLO” – “FUI ANCHE MOLTO SFORTUNATO. LA BESTEMMIA MI SCAPPÒ SUL FINALE DI PUNTATA, UN SECONDO PRIMA DEI SALUTI. L’UNICA VOLTA IN CUI AVREI DOVUTO TARTAGLIARE NON LO FECI E ANDAI SPEDITO” – “IN TV PUOI FARE DI TUTTO: PICCHIARE, OFFENDERE MA GUAI A TE SE BESTEMMI..."

 

 

Estratto dell’articolo di Massimo Falcioni per www.fanpage.it

 

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Amato, amatissimo e super favorito per la vittoria finale. Poi, nella notte del 4 novembre 2004, a Guido Genovesi scappò una bestemmia in diretta. Fu il primo caso all’interno della casa del “Grande Fratello”, con l’avventura dell’allora 39enne toscano che si concluse bruscamente, dopo 44 giorni di clausura.

 

“Non sapevo cosa fosse il Gf e questa mia condizione fu contemporaneamente croce e delizia”, confessa Genovesi a Fanpage.it. “Mi mostrai spontaneo e il mio comportamento rimase impresso a tutti. Però pagai quella stessa spontaneità. Fossi stato meno naturale, forse non mi sarebbe sfuggita quell’imprecazione. Il programma giocò sulla mia impulsività, che per settimane fece impennare gli ascolti”.

 

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Originario di Cascina, Guido si trasferì a Pontedera nel 1994, anno in cui aprì un negozio di dischi, che rimase attivo fino al 2002. “Quando lo chiusi tornai a lavorare nella ditta di mobili con il mio babbo. Ma quel mestiere non faceva per me e decisi di iscrivermi alla scuola di specializzazione per l’abilitazione all’insegnamento. Mollai dopo nove mesi e fu in quel periodo che un mio amico, che conosceva un autore del Grande Fratello, mi propose di partecipare ai provini della trasmissione. Ero senza occupazione e ci andai, con mia moglie che fece la sua profezia”.

 

Ovvero?

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Mi disse: ‘Ma sei scemo ad andare là? Lo sai che se ti presenti ai casting ti prendono di sicuro?’. Ebbe ragione.

 

[…]  Come fu l’impatto ai provini?

Il primo lo svolsi a Roma. Trovai una fila lunghissima e mi imbattei pure in un prete e una transessuale. Telefonai a mia moglie e la avvisai che me ne sarei tornato a casa. Fu lei a spronarmi: ‘Ormai sei lì, provaci. Che ti costa?’. In quell’esatto istante sentii pronunciare il mio nome. A quel punto entrai ed ebbi subito la convinzione che mi avrebbero scelto.

 

 

Perché?

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Raccontai la storia della mia vita, complessa e al contempo divertente. Capii che avevo fatto colpo. Infatti mi richiamarono immediatamente per il colloquio con lo psicologo che, seppi in seguito, equivaleva ad avere un piede e mezzo dentro la Casa.

 

Eri e sei tuttora balbuziente.

Lo psicologo pensava che tartagliassi apposta. La conversazione fu una barzelletta, perché si era convinto che fingessi. ‘Non immagini quante se ne inventano pur di entrare, tu non mi inganni’, affermò. Poi mi comunicò che a suo avviso avevo una pulsione autodistruttiva.

 

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Siccome aveva insegnato ad Harvard, gli replicai con schiettezza: ‘Se prima lavoravi ad Harvard e adesso ti ritrovi a fare lo psicologo al Grande Fratello, mi sa che la pulsione autodistruttiva ce l’hai te!’. Fu un momento ganzo, alla fine capì che non stavo mentendo.

 

La reclusione durò un mese e mezzo.

Fu un’edizione anomala, dal momento che partì a settembre, subito dopo la quarta che si era conclusa in primavera. Nella Casa mi trovavo bene, mi divertivo e avevo scoperto un’intesa con Jonathan (Kashanian, ndr).

 

Diventasti rapidamente l’idolo della Gialappa’s.

Lo so! Sono amico di Ubaldo Pantani, che ho incontrato diverse volte. Lui stesso mi ha confermato che Marco, Carlo e Giorgio si schiantavano dal ridere. Quando uscii montarono un video di commiato con tutte le mie performance. Dalla voce percepii il loro reale dispiacere.

 

Credi che essere balbuziente, quindi un potenziale personaggio, ti abbia favorito?

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Senz’altro. In televisione si cercano sempre i personaggi ed io ero un soggetto fuori dalle righe. Con la mia espulsione tutto mutò. La squalifica costò cara a Mediaset, che fu multata e si ritrovò tutti i comitati contro. Io diventai il capro espiatorio del Grande Fratello e il Grande Fratello il capro espiatorio di tutta la tv. Ma sai meglio di me che i capri espiatori servono per perpetuare il sistema.

 

L’espressione incriminata venne pronunciata dopo la mezzanotte, poco prima che terminasse la diretta.

In quei giorni ero stanco e mi era salita qualche linea di febbre. Penso che entrambi i fattori incisero. Quando sei là dentro vedi le cose in maniera amplificata. Mi incazzai perché, dopo diversi giorni passati nel tugurio, avevano deciso di rispedirmici per punizione.

 

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La percepii come una grossa ingiustizia e persi il controllo. Gli stessi autori mi strigliarono: ‘Sei stato un fesso. Saresti tornato nel tugurio e, terminato il live, ti avremmo rimandato in casa’. Fui tradito dallo stress, in isolamento ogni dinamica è accelerata, non hai il vero termometro del gioco.

 

Capisti immediatamente di averla fatta grossa?

Prima dell’ingresso ci avvisarono: ‘Potete fare tutto, ma siamo in Italia e la bestemmia è l’unico atto che può costarvi l’espulsione diretta’. Ci fu una notte di contrattazione. Ero nel tugurio, dove c’era un citofono che aveva la valenza di un confessionale.

 

Se dovevi chiedere qualcosa bastava mettersi alla cornetta. Mi resi conto che c’era un casino in corso perché non ricevetti risposte. Fammelo dire: fui anche molto sfortunato. La bestemmia mi scappò sul finale di puntata, un secondo prima dei saluti. L’unica volta in cui avrei dovuto tartagliare non lo feci e andai spedito (ride, ndr).

 

Per un toscano il rischio di una bestemmia è sempre dietro l’angolo.

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Fecero male i calcoli e non considerarono che da buon toscano potesse scapparmi. Fu un loro errore di valutazione. La bestemmia dalle nostre parti è un atto folcloristico, non è percepita come un gesto sacrilego. Io non sono uno che impreca, ma se mi incazzo può scapparmi. Ad ogni modo, ho rispetto di chi si può sentire offeso. Alle mie figlie ho insegnato a non dirle. Però una cosa tutt’oggi non la capisco.

 

Dimmi pure

In tv puoi fare di tutto: picchiare, offendere, avere gli atteggiamenti più diseducativi del mondo, ma guai a te se bestemmi. Se ti scappa sei fuori. È una roba fuori dal tempo.

 

Subisti una vera e propria epurazione.

Mi cancellarono da tutto. Il prezzo da pagare per continuare ad andare in onda fu la mia oscurazione. Una volta un tecnico si sfogò: ‘Guido, non sai che lavoro ci hai fatto fare. Abbiamo dovuto ombreggiarti e toglierti da tutte le clip’. Ero diventato un fantasma, c’era una croce su di me, ero morto. Continuarono a fare il programma a patto che non comparissi più. Era un’altra epoca. Adesso la bestemmia è quasi un trabocchetto: espelli il concorrente, lo chiami in studio e diventa parte integrante del reality.

 

[…] L’uscita dalla casa avvenne il giorno seguente.

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Da dentro faticavo a rendermi conto dell’effettiva gravità della situazione. Abbandonai la casa il mattino dopo in un silenzio irreale. Percorsi la strada di Cinecittà in mezzo ai fotografi che erano appostati. Sentivo solo i rumori degli scatti, c’era un clima da funerale.

 

La tua famiglia come reagì?

Mia moglie è da tanti anni con me, mi prese da giovane e sa come sono. Lì per lì si incazzò: ‘Che cavolo hai fatto?’. Ma io sono un fatalista e pensai che forse doveva andare così.

 

Il Codacons presentò un esposto alla Procura della Repubblica per il reato di bestemmia.

Non mi arrivò mai alcuna comunicazione. A questa aggiungici la denuncia del Moige che sottolineò come oltre 2 milioni di bambini avessero ascoltato la mia imprecazione. Ma se a mezzanotte 2 milioni di ragazzini guardavano davvero il ‘Gf’, un esposto andava fatto ai loro genitori, non a me. In ogni caso, anche qui non ricevetti nulla.

 

Il Ministro delle Comunicazioni, Maurizio Gasparri, tuonò: “È stato un episodio ignobile. Chi minimizza sbaglia. Si tratta di una vicenda gravissima e intollerabile”.

A caldo ti verrebbe da rispondere a tono: ‘Che volete? Nemmeno mi conoscete’. Razionalizzando comprendi che non ce l’hanno con te come persona, ma sfruttano te per andare contro il ‘Grande Fratello’. Se al mio posto ci fosse stato un altro, non sarebbe cambiato niente. Ti senti buttato in un sistema più grande di te, un po’ ti fa paura. Quando finisci in questi circuiti, dove subisci determinate azioni senza poter reagire, ti senti alle corde.

 

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[…] Vieni ancora riconosciuto dalla gente?

Boia! A mia moglie ripeto sempre: ‘Voglio vedere quando le persone smetteranno di riconoscermi’. Ho 60 anni, ma il viso è rimasto su per giù quello di allora, compresi i capelli ricci. La memoria della gente è incredibile. È capitato che mi identificassero persino al telefono. Un giorno, all’ennesima chiamata del solito venditore, mi incazzai e dall’altra parte mi domandarono se fossi Guido del Grande Fratello. Ci rimasi di merda, ero stato cafone.

 

Cosa ti ha lasciato il “Grande Fratello”?

Non mi ha cambiato come persona, ma è una tappa che mi ha segnato la vita, soprattutto in un’ottica cronologica. È come se la bestemmia fosse stata un anno zero. A volte mi domando: ‘Quella cosa è accaduta prima o dopo?’.

 

Per il resto, mi è rimasta la popolarità alla quale ho voluto aggiungere del mio. Ho provato a dimostrare che possedevo dei contenuti. Non poteva rimanere solo quel ricordo, sarei stato un coglionazzo. Ho lavorato sulla notorietà, metabolizzandola in senso contenutistico. Ho voluto togliermi quell’etichetta, anche se mi sono accorto che non me ne libererò mai del tutto. La bestemmia rimarrà il mio biglietto da visita.

 

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