DAGOGAMES BY FEDERICO ERCOLE - È USCITO PER LE DUE SWITCH DI NINTENDO “LEGGENDE POKÉMON Z-A”, IL NUOVO VIDEOGIOCO DELLE CELEBRI CREATURE. SEBBENE RIESCA ANCORA A MERAVIGLIARE UN PUBBLICO DI RAGAZZINI E MALGRADO PERSINO UN ADULTO APPASSIONATO VI POSSA TROVARE INNEGABILI PREGI, ALCUNI LIMITI TECNICI E ARTISTICI SONO EVIDENTI. I POKÉMON NON DEVONO ESTINGUERSI NELLA MEDIOCRITÀ, MERITANO CAPOLAVORI… - VIDEO

 

Federico Ercole per Dagospia

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È così vuota questa pseudo parigina Luminopoli, dalla forma topografica di cerchio, alludendo quindi alla rotondità delle sfere Pokeball che contengono le creature  favolose inventate dal misteriosissimo Satoshi Tajiri. Magari l’interno ancora misterioso delle Pokeball è proprio come questa città vacua, dalla vita così rara, e i Pokémon dentro si sentiranno soli, ecco perché escono così volentieri per l’ennesima lotta.

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Vuota dunque, un po’ come il mio cuore amoroso quando si tratta degli ultimi videogiochi dei Pokémon, l’ultimo dei quali è uscito per la prima e la nuova Switch, vendendo già milioni di copie. Infatti sono anni che non gioco un videogame dei Pokémon, anche se mi sedusse, malgrado i ricorrenti limiti tecnici, Leggende Pokémon Arceus. Quindi mi limito a osservare mio figlio quindicenne giocare a questo Leggende Pokémon Z-A (come Arceus è uno spin-off), la cui passione per questo mondo elettronico non si è mai estinta, alimentata inoltre dallo stimolante e profondo gioco delle carte.

 

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 D’altronde ho sempre pensato che i videogiochi dei Pokémon siano cose (bellissime) per i bambini e i ragazzini, assai meglio di Fortnite et similia o della roba ancora peggiore che tanti genitori ignoranti il valore dei videogiochi e che magari li disprezzano pure, lasciano comunque giocare ai loro figli sullo smartphone perché  “ci giocano tutti i suoi compagni”, tranne i due più  “sfigati” della classe. Quest’ultimi esclusi magari giocano capolavori come Legend of Zelda e appunto, i Pokémon ma non gliene importa nulla di calcio!!!

 

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I videogiochi dei Pokémon non sono capolavori, intendiamoci, tranne qualche capitolo più antico, ma spingono verso i capolavori, dissipano un’idea di videogioco brutta e sterile se non dannosa, e soprattutto alimentano sogni, pensiero strategico e propongono un sempre fantasioso e ricchissimo bestiario di creature fantastiche.

 

Ho osservato giocare mio figlio, sta crescendo pure lui. C’è ancora quella meraviglia nel suo sguardo? Quell’immersione appassionata nell’altrove che celava ai suoi occhi i panorami solo abbozzati e triti di una grafica vecchia e disegnata con pigrizia? È ancora in grado di viaggiare per raggiungere quell’isola che non c’è che sono i videogiochi dei Pokémon?

 

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IL FASCINO BESTIALE DELLE MEGAEVOLUZIONI

Vedo meraviglia nel suo volto e la percepisco nelle sue parole quando si tratta delle nuove “megaevoluzioni” che compaiono in Z-A. Non con tutte, qualcuna lo ha un po’ deluso, come quella poco ispirata del folletto Clefable, le cui notevoli ali multicolori sono penalizzate dal brutto ciuffo esagerato, quasi un cappellaccio, sulla sua fronte. Tuttavia ha adorato ad esempio il vegetale Mega Victreebel con la sua gola strozzata per non fare uscire l’acido in eccesso, Mega Dragalge così acquatico e solenne con le sue alghe come mobili pendici marittime o Mega Barbaracle qui quasi angelico o demoniaco tanto è quasi lo stesso.

 

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Ci sono momenti di una storia che faticava a decollare ma che cresce durante il ciclo vagamente ripetitivo della notte e del giorno di Luminopoli, che sono risultati persino commuoventi; anche io ho trovato trattata in maniera convincente le tematiche del pentimento di un vecchio, di una morte imminente e della volontà di redenzione.

 

 È bello scorrazzare sui tetti, per le vie notturne non così solitarie, manca tuttavia la natura e quest’ambiente solo metropolitano risulta opprimente: i Pokémon vogliono gli elementi emancipati dal cemento, l’acqua, l’erba, il ghiaccio… Assai curiosa è la questione delle Maga Ferox, Pokémon che si megaevolvono senza un’allenatore, quindi liberi. Da approfondire in futuro.

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LOTTE DINAMICHE

il sistema di combattimento è appassionante, una miscela di azione e strategia, dove si possono schivare gli attacchi, usare sistemi di protezione per evitare i danni. Già, perché questa volta i Pokémon dell’allenatore avversario attaccano anche il personaggio principale! Questo sistema può sembrare all’inizio caotico ma si rivela una delle migliori idee di Z-A, rendendo così le lotte interessanti, persino come pura visione.

 

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Insomma, Leggende Pokémon Z-A è ancora piaciuto a mio figlio, sebbene un senso critico più evoluto abbia messo in risalto anche le sue (per me evidenti) ombre. La magia non si è ancora dissolta, permane per mio figlio anche se in maniera più mutevole, e permarrà per altri milioni di giovanissimi giocatori che ancora preferiscono i Pokémon invece di sparare online e sentirsi “fighi” acquistando vestitini di marca per i loro brutti avatar.

 

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Ma è proprio su questa passione perpetua che Game Freaks dovrebbe riflettere: i Pokémon si meriterebbero giochi degni del loro carisma, un mondo di gioco straordinario con la bellezza di quelli di Zelda o di Xenoblade, insomma all’altezza di Nintendo, una trama più profonda e diffusa nel gioco che non risulti solo raramente davvero emozionante. Perché “tutto passa, tutto muore e il cuore umano dimentica” e anche io, che non ci gioco più, non vorrei mai che in futuro queste bestie meravigliose si possano estinguere nella ormai da troppo stagnante palude della mediocrità.

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