nino d'angelo

VIVA NINO D’ANGELO! IL MARCHESE FULVIO ABBATE RICORDA UN CONCERTO DELL’ARTISTA NAPOLETANO, “MODELLO DI COSCIENZA CIVILE” E MIRACOLO NAZIONALPOPOLARE E GRAMSCIANO DELLA MUSICA ITALIANA: “QUANDO HA INIZIATO A CANTARE, MI È SEMBRATO CHE SI STESSE COMPIENDO UN MIRACOLO “POPOLARE”, CHE FORSE GRAMSCI NEI SUOI “QUADERNI DEL CARCERE” SAPREBBE SPIEGARE MEGLIO DI ME A PROPOSITO DI UN CANTO “SCRITTO NON DAL POPOLO PER IL POPOLO” O FORSE DIRETTAMENTE DAL POPOLO PER SÉ STESSO. QUELLA SERA CON NINO D’ANGELO È ACCADUTO UN QUALCOSA DI MIRACOLOSO CHE ANNI DOPO MI SAREBBE ALTRETTANTO AVVENUTO CON FRANCO CALIFANO”

Fulvio Abbate per mowmag.com - Estratti

 

NINO D'ANGELO E IL VIDEO CREATO CON L'INTELLIGENZA ARTIFICIALE CHE LO RITRAE

Viva Nino D’Angelo. E adesso provo a spiegare le mie ragioni, perché lo apprezzo. Era il 1980, vivevo allora a Palermo, città dove sono nato; la Sicilia, va detto in premessa, non ha mai avuto un proprio “canto”, forse per questa ragione ha preso in prestito la canzone napoletana, facendola propria, non c’era “stereo8”, primordi delle musicassette fuori misura, montato, metti, su un’A112 color sabbia, intestata a residente dei quartieri popolari panormiti, che non amasse le voci del Vesuvio; i neomelodici in quei giorni erano però ancora da venire. Credo fosse una mattina di novembre quando Saro Mineo,

 

il fattorino del giornale “L’Ora”, mi chiama, dice che c’era un signore napoletano che desidera incontrarmi, o forse il caposervizio ha deciso di scaricarlo a me, giovane collaboratore delle pagine culturali e degli spettacoli. Su questo resterà il mistero. Così come lo stesso era avvenuto quando mi affibbiarono il “pittore che ballava”, e ancora un signore che sosteneva d’essere un angelo (“Però mia moglie non mi crede…”, così spiegava) e ancora un doppio sosia che si presentava così: “Piacere, Elvis Dean…” Insomma, al napoletano sicuramente fecero il mio nome per toglierselo di torno.

 

nino d'angelo

 

Il napoletano si chiamava Enzo, ora che ci penso parlava con come se avesse una patata calda in bocca, saputo che mi chiamavo Fulvio prese a dirmi ogni cosa come se ci conoscessimo da sempre, con tono affettuoso, mettendomi la mano sulla spalla, sottobraccio aveva un ellepì di Nino D’Angelo, “’Nu jeans e ‘na maglietta”.

 

Non credo di averlo mai liberato dal cellophane, eppure quel 33 giri per anni è rimasto accanto ai dischi di Miles Davis e di Sonny Rollins, come un oggetto prezioso, reliquia di un mondo; allora amavo soprattutto il jazz.

nino d'angelo

 

Lo sconosciuto Enzo si presentò dicendo di essere, appunto, il manager, l’impresario di Nino D’Angelo, spiegando che assolutamente avrei dovuto andare quella stessa sera al Cinema “Dante” per assistere a una sceneggiata che vedeva proprio Nino D’Angelo protagonista lì sul palco.

 

Il titolo? “Esposito Teresa”. Non so come, non so perché, ma sebbene controvoglia sono andato. Una folla inarrestabile premeva per entrare, chi non aveva il biglietto alla fine trovò comunque posto gratuitamente, il grande cuore partenopeo in trasferta spalancava porte e portoni. Ricordo che alcuni si erano portati la sedia da casa, e così hanno assistito alla sceneggiata, come se la guardassero dalla loro stessa cucina.

 

Sono arrivato con lo snobismo di chi in mattinata era andato alla libreria “Nuova presenza” ad acquistare un saggio di Maurice Blanchot. Nel foyer mi accolse proprio lo stesso Enzo, il manager di Nino D’Angelo che mi aveva stregato al mattino. “Vieni, Fulvio, vieni, vieni, seguimi, ti voglio presentare Nino…”.

 

jovanotti nino d'angelo

Mi porta subito dietro le quinte, e lì mi appare un ragazzo, un pulcino biondo, capelli a caschetto con indosso un giubbottino composto di quel materiale quasi cartaceo che si usava negli anni ‘80, ricordo ancora i segni dell’acne sulle guance del ragazzo, del pulcino.

 

 

Poi l’ho visto entrare in scena… Dimenticavo, non c’erano microfoni, era la voce a reggere tutto, una voce, quella di Nino D’Angelo, che occupava ogni spazio del teatro, come fosse mastice sonoro, melodico.

fulvio abbate

 

Ricordo anche il nome della sua partner di scena, meglio, di sceneggiata: Fortuna Robustelli, e ricordo pure gli arredi di scena già pronti dietro le quinte, c’era perfino la tomba con su scritto il nome della protagonista della sceneggiata, Esposito Teresa, appunto.

 

Quattro pezzi di legno, un senso di povertà, una scenografia messa insieme con quattro assi da cantiere edile. Non ricordo se ho assistito in piedi o seduto, so però con certezza che da quel giorno non ho mai più dimenticato il volto, il giubbottino di Nino D’Angelo.

 

Quando ha iniziato a cantare, mi è sembrato che si stesse compiendo un miracolo, un miracolo “popolare”, che forse Gramsci nei suoi “Quaderni del carcere” saprebbe spiegare meglio di me a proposito di un canto “scritto non dal popolo per il popolo” o forse direttamente dal popolo per sé stesso.

 

Chissà dov’è finito, in quale baule, l’articolo che scrissi il giorno dopo. Non ho quindi la possibilità di rileggermi, però quella sera con Nino D’Angelo è accaduto un qualcosa di miracoloso che anni dopo mi sarebbe altrettanto avvenuto con Franco Califano (...)

nino d'angeloNINO D'ANGELO RITRATTO DA RICCARDO MANNELLInino d'angelo

Ultimi Dagoreport

tajani meloni salvini

DAGOREPORT – CHE SUCCEDERA' ALLA RIFORMA DELLA LEGGE ELETTORALE QUANDO VERRA' RIPRESENTATA ALLA CAMERA, CON IL TERRIBILE VOTO SEGRETO, ALL'INIZIO DI SETTEMBRE? - SE LA LEGA E' SCOPPIATA, FORZA ITALIA E' ALLO SBANDO, CON SALVINI E TAJANI CHE NON CONTROLLANO PIÙ I LORO PARLAMENTARI, ANCHE GIORGIA MELONI HA QUALCHE PROBLEMUCCIO: ALL'INTERNO DEL SUO PARTITO UN COACERVO DI SERPI E' PRONTA A MORDERLA SE NON SARANNO RICANDIDATI ALLE POLITICHE DEL 2027 – IL BOOM DI FDI DEL 2022 FU TALMENTE INASPETTATO CHE ARRIVARONO IN PARLAMENTO TANTI TIZI E TROPPI CAIETTI UN PO’ IMPROVVISATI O INADEGUATI O SEMPLICEMENTE FANCAZZISTI, CHE SANNO BENISSIMO CHE SARANNO SPAZZATI VIA DALLA RAMAZZA DELLA DUCETTA. E NON VEDONO L’ORA DI CONSUMARE LA VENDETTA…

francesco guccini con angela signorini e la figlia teresa

DAGOREPORT - E’ ACCADUTO RARAMENTE CHE FRANCESCO GUCCINI ABBIA CANTATO LA SUA VITA SENTIMENTALE MA QUANDO È ACCADUTO, HA DATO VITA A UNA DEI BRANI PIÙ INTENSI E STRAZIANTI DELLA STORIA DELLA CANZONE ITALIANA - ACCADDE NEL 1996, CON “QUATTRO STRACCI”, IN CUI IL RISERVATISSIMO GUCCINI DI COLPO LASCIA TUTTI BASITI METTENDO DAVVERO IN PIAZZA GLI STRACCI DELLA SUA LUNGA STORIA CON ANGELA SIGNORINI, DA CUI EBBE NEL 1978 L'UNICA FIGLIA, TERESA - DOPO AVERLA INCHIODATA COME UNA SIGNORA "CASTA CHE SOGNA D'ESSER PUTTANA / QUANDO SEI DENTRO VUOI ESSER FUORI / CERCANDO SEMPRE I PASSATI AMORI / ED HAI ANNULLATO TUTTI FUORI CHE TE”, IL DOLORE DI GUCCINI PER L'ABBANDONO DEFLAGRA IN RABBIA SPREZZANTE: "OGNUNO VADA DOVE VUOL ANDARE, OGNUNO INVECCHI COME GLI PARE, MA NON RACCONTARE A ME COS'È LA LIBERTÀ. LA LIBERTÀ DELLE TUE POSIZIONI YOGA, DI ERBE, DI PSICHE E DI OMEOPATIA; DI MANUALI CONTRO LE FRUSTRAZIONI, LE INIBIZIONI CHE PROVAVI QUI A CASA MIA…’’ - VIDEO

giuseppe conte vladimir putin marco travaglio elly schlein beppe grillo

DAGOREPORT – CARO CONTE... MA PERCHÉ NON TE NE VAI A FARE IN CULO?! - NEL PARTITO DEMOCRATICO CRESCE UNA FRONDA SOTTERRANEA DI CHI VUOLE MOLLARE PEPPINIELLO AL SUO DESTINO DI “RAS-PUTIN” – AL NAZARENO, NONOSTANTE LA LINEA “TESTARDAMENTE UNITARIA” (SENZA M5S NON SI VINCE) DI ELLY SCHLEIN, MOLTI VORREBBERO ANDARE A VEDERE IL BLUFF DELL’EX PREMIER: SE VUOLE INTESTARDIRSI SU POSIZIONI FILO-RUSSE E ANTI-EUROPEE (NO AL FONDO SAFE PER LA DIFESA), FACCIA PURE, MA SAPPIA CHE ANDARE DA SOLO AL VOTO NON CONVIENE AL M5S NE' ALLA SUA OSSESSIONE DI TORNARE A PALAZZO CHIGI (CONTE METTERÀ SEMPRE IL VETO A CHIUNQUE NON SI CHIAMI CONTE) - A CONDIZIONARE IL LEADER M5S NON È DI DI BATTISTA, MA LA LINEA INTRANSIGENTE DI TRAVAGLIO, VERO IDEOLOGO DELLA GALASSIA PENTASTELLATA - LE CHIAMATE DI BEPPE GRILLO AI PIDDINI PER SABOTARE IL "CAMALEONTE CON LA POCHETTE'' - AMORALE DELLA FAVA: ORA CHE L'ARMATA BRANCA-MELONI È PRONTA A PERDERE, IL CENTROSINISTRA NON È PRONTO A VINCERE. 'STO "CAMPO LARGO" A PALAZZO CHIGI DIVENTA CAMPO SANTO IN SEI MESI... - VIDEO

generali philippe donnet luigi lovaglio carlo messina

DAGOREPORT - LE ULTIME SPERANZE DELL’IRRIDUCIBILE LUIGI LOVAGLIO DI SALVARE MPS DALL’OPAS DI INTESA SONO APPESE ALLA FUSIONE CON MEDIOBANCA, CHE INGLOBEREBBE L’OGGETTO DEL DESIDERIO DI TUTTI I PROTAGONISTI DEL RISIKONE: IL 13% DI GENERALI - OLTRE ALLA DELFIN DI MILLERI, A DAGOSPIA RISULTA IN GRAN MOVIMENTO IL CEO DEL LEONE DI TRIESTE, PHILIPPE DONNET, PRESSO I FONDI DI INVESTIMENTO, COME GIÀ SUCCESSE CON LA RESURREZIONE DI LOVAGLIO PER SBARRARE LA STRADA A CALTAGIRONE - SE FALLISSE LA FUSIONE MPS-MEDIOBANCA, A PIAZZA AFFARI C’È CHI IPOTIZZA UN’OPA SU PIAZZETTA CUCCIA, CHI CONGETTURA OPERAZIONI CHE COINVOLGEREBBERO BANCA GENERALI - UNA COSA È CERTA: PIÙ SI ANDRÀ AVANTI E PIÙ L’ASTICELLA DEL RISIKO SI IMPENNERÀ, PERCHÉ SOCI E GRANDI FONDI DOVRANNO SCEGLIERE: MESSINA O DONNET? BANCA INTESA CHE PRENDE LA LEVA DI COMANDO DI GENERALI (SALVO PROBLEMI CON L'ANTITRUST) O TRASFORMARE IL LEONE DI TRIESTE IN UNA VERA PUBLIC-COMPANY?

giuseppe conte donald trump mario draghi joe biden sergio mattarella matteo renzi gennaro vecchione william barr

DAGOREPORT – LA STORIA MAI RACCONTATA DELL'''ASTIO SPUMANTE'' DI GIUSEPPE CONTE VERSO MARIO DRAGHI - IL "TRASFORMISMO DAL VOLTO UMANO" NON HA MAI METABOLIZZATO LA CACCIATA DA PALAZZO CHIGI DEL 2021, DETRONIZZATO DA "SUPERMARIO" PER LA GIOIA DI ANGELA MERKEL, CONTRARIA A FAR GESTIRE I 200 MILIARDI DEL PNRR AL POPULISMO 5STELLE - I TWEET D'AMORE DI TRUMP A "GIUSEPPI" CHE PORTO' IL PREMIER CONTE AD AUTORIZZARE L'INSOSTENIBILE INCONTRO A ROMA DEI VERTICI DEI SERVIZI SEGRETI CON IL MINISTRO DELLA GIUSTIZIA DEGLI STATI UNITI, A CACCIA DI "MAIL IMBARAZZANTI SU HILLARY CLINTON IN POSSESSO DEI RUSSI" - DESTINO VOLLE CHE DOPO SEI GIORNI DAL GIURAMENTO DI BIDEN, LA FAVOLA DI "GIUSEPPI" FINI' ED INIZIO' LA VENDETTA CONTRO "DRAGHI, L'USURPATORE" (OGGI, A PAGARNE LE CONSEGUENZE, E' L'EX SOTTOSEGRETARIO DEL GOVERNO DI "MARIOPIO", FRANCO GABRIELLI) - VIDEO