gianni infantino donald trump

INFANTINO, UN AMBIZIOSO SENZA LIMITI - EGOCENTRICO E SENZA CARISMA, L’EX SEGRETARIO DI PLATINI È DIVENTATO PRESIDENTE FIFA FACENDO LE SCARPE A “LE ROI” MICHEL PERCHÉ È STATO CAPACE DI TUTTO - ERA IL FIGLIO BULLIZZATO DI ITALIANI EMIGRATI IN SVIZZERA (PADRE CALABRESE, MADRE LOMBARDA), LO CHIAMANO "IL PICCOLO", PERCHE' E' IL MINORE DI TRE FRATELLI - TIFOSO DELL'INTER, E' POLIGLOTTA, SECCHIONE, STUDIA DA AVVOCATO DEL CALCIO - QUANDO NEL 2015 LA FIFA IMPLODE NELLO SCANDALO CORRUZIONE, LUI SI INFILA NELLE CREPE DEL SISTEMA...

Giulia Zonca per la Stampa - Estratti

gianni infantino

 

L'uomo con i pensieri giganti ha gonfiato troppo l'ambizione.

Gianni Infantino è diventato presidente Fifa perché è stato capace di ignorare qualsiasi limite e la stessa dote lo ha mandato a sbattere.

Un senso del lecito deve esistere, pure in mestieri abbonati all'egocentrismo: lui lo ha perso, anzi lo ha distorto.

 

Infantino è il bambino bullizzato da figlio di italiani emigrati in Svizzera. Il ragazzo che riscatta il nome e la famiglia e quindi ha sogni enormi e ambizioni fuori controllo legittimate dal lavoro, dalla dedizione. Parte da Brig-Glis, paese separato dall'Italia dal tunnel del Sempione.

 

Lo chiamano «Piccolo», il minore di tre fratelli, soprattutto gracile, con qualche problema di salute, capelli rossi e lentiggini nei Settanta in cui la consapevolezza di sé passa ancora da canoni standard, senza un Sinner a sdoganare il fascino della chioma carota.

 

Padre calabrese, madre lombarda, di montagna (..) Appassionato di calcio, tifoso dell'Inter con idoli che forse avrebbe dovuto guardare più da vicino: Beccalossi e Altobelli, due che non avrebbero lasciato tutto questo spazio a uno come Trump. Infantino è intelligente e intraprendente: poliglotta, secchione, esecutore di visioni altrui, affidabile braccio destro, un quadro ideale in un sistema che detta gerarchie.

 

meme balogun

Nessuno gli attribuisce il carisma che è convinto di avere e che da potente sbatterà comprensibilmente in faccia agli altri fino a dimenticare il piacere del successo. Se è sano libera dalle ossessioni, anche da quelle che ti hanno trainato fino a livelli impronosticabili. Dagli altri.

 

Infantino ci crede da subito. Studia da avvocato del calcio e arriva a comandarlo. Ancora prima di entrare nel giro che conta, fonde insieme due società amatoriali del cantone in cui vive, operazione riuscita che gli viene spontanea e lo porta ad affacciarsi agli uffici di Zurigo e Nyon, dove si decide. Città sedi di Fifa e Uefa, due colossi e il giovane funzionario trova posto nell'ufficio legale della gestione europea e scala posizioni con la presidenza Platini, di cui diventa l'ombra. Lo inghiottirà nonostante fra i due non ci sia proporzione. Essere sempre apprezzato e insieme incasellato è la molla che provoca ed esalta Infantino. Bisogna tenere conto dei meriti per capirne gli eccessi.

infantino trump

 

Non lo vedono arrivare e lui non ha bisogno di ribellione per ribaltare l'ordine costituito. Quando la Fifa implode nello scandalo corruzione, nel 2015, si infila nelle crepe del sistema che conosce benissimo, salta i gradini tre per tre. Blatter è il re nudo, Platini il delfino mancato, bloccato dalla giustizia e nessuno considera il suo segretario. Infantino invece si lancia nella corsa alla presidenza, qualcuno ride e altri pensano di poter sfruttare la sua preparazione.

 

Usarlo come carica ad interim per qualche riforma di facciata. Lui sa esattamente a che cosa punta. Quando si prende la poltrona da boss e viene eletto presidente Fifa è il trionfo della meritocrazia. Le cordate dei capi del mondo cedono davanti alla sua, la più concreta.

gianni infantino

 

Raddrizza pure dei difetti e, a inizio mandato, usa le competenze per distribuire fondi leciti e ottenere stabilità, gratitudine: consenso. Su quello espande il regno tra progetti riusciti, cambiamenti enormi, globalismo spinto e l'ansia di potere. Una dipendenza, una necessità lievitata fuori da ogni misura e dirottata dalla variabile Trump. La sua Waterloo.

 

Il Mondiale americano non è il primo incrocio pericoloso che Infantino attraversa nell'ora di punta. Ha ereditato un'edizione in Qatar che pareva destinata a travolgerlo, consegna nata da mazzette e alleanze tra governi. Trump non è di sicuro il primo presidente che chiama un capo della Fifa e c'è chi ha chiesto ben altro rispetto alla sospensione di un cartellino rosso, ma nessuno prima ha mai cercato di forzare le regole del gioco. Se c'è una cosa che Infantino doveva rispettare è il gioco.

platini infantino

 

Lo guarda fin da bimbo, lo adora, lo ha servito, traghettato oltre un intrigo internazionale per poi riportarlo proprio dove lo ha preso in consegna: nella tormenta. Eppure, in Qatar gli è riuscito un mezzo miracolo, con sfacciataggine assoluta e senso imprenditoriale ha archiviato ogni questione umanitaria, climatica, logistica, ha spostato il torneo in autunno, azzerato le distanze, distribuito partite a pioggia, servito il gioco. Per fare i suoi interessi, sicuro, ma sempre con il pallone al centro.

 

infantino ceferin

Dove oggi ha messo Trump. E non è uguale.

gianni infantino sepp blatterdonald trump gianni infantino

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