luigi zanda

“IL CESARISMO SENZA CONTROLLO, SOPRATTUTTO NEGLI STATI UNITI, È SPECCHIO DELLA DERIVA DELLA DEMOCRAZIA OCCIDENTALE” – L’EX SENATORE DEM LUIGI ZANDA PARLA DELLA "FRAGILITA'" DEI GIORNALI E DELLE DIFFICOLTÀ DEI NUOVI MEDIA, RICORDANDO QUANDO “L’ESPRESSO” E “REPUBBLICA” IMBASTIRONO UNA CAMPAGNA CONTRO COSSIGA, ALLORA PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA, DEFINENDO UN "CASO PSICHIATRICO": “SCRISSI UN ARTICOLO PER PRENDERE LE DISTANZE. PRIMA DI SPEDIRLO A SCALFARI LO MANDAI A COSSIGA. NON MI DIEDE MAI UNA VALUTAZIONE COMPIUTA MA DISSE CHE NON LO AVREBBERO MAI PUBBLICATO. IO, DI FRONTE AL SUO SILENZIO, NON LO SPEDII. AVEVA TORTO. SAREBBE STATO PUBBLICATO” – LA SUA CASA CHE SEMBRA “UN AMBULATORIO”: "ARRIVANO GIORNALISTI, POLITICI. PARLANO, PARLANO. NON CONOSCONO PIÙ LE REGOLE. È CAMBIATO TUTTO…”

Paolo Bricco per “il Sole 24 Ore” - Estratti

 

luigi zanda foto di bacco

«Telefonano. Suonano alla porta di casa. Io li faccio accomodare sulla poltrona o sul divano del salone. E poi loro parlano, parlano, parlano. Sono giornalisti e politici, dirigenti delle aziende pubbliche e della Rai. Redattori in pensione, ex parlamentari, protagonisti della economia pubblica.

 

Sono fuori dai giochi. Non solo per l’età. Non conoscono più le regole. È cambiato tutto. Sono amici. Ogni tanto mi sembra di avere aperto un ambulatorio».  

 

Luigi Zanda sorride. Per biologia e per cultura è un uomo di fiducia, versione perbene. È astuto, ma non furbastro. È pragmatico, ma non (troppo) cinico. È veloce, ma non violento. Sa molto di quello che è capitato in questo felice e disgraziato Paese. Ad alcuni passaggi ha assistito e ne è stato parte.  

 

 

donald trump

(…) Zanda - classe 1942 - ha tre cifre. Non è una persona sadica, come dimostrano le sue parole, affettuose ma senza sottili protervie, per quelli che si accomodano nel suo salotto per parlare e sfogarsi, discutere e non capire.  

 

È in grado di guidare, se necessario, la prima linea: è stato presidente del Consorzio Venezia Nuova per la costruzione del Mose («Con me non vi fu nessun problema giudiziario»), ha guidato il consiglio di amministrazione di Lottomatica, è stato presidente delle Scuderie del Quirinale e dell’Agenzia per il Giubileo del Duemila ed è stato senatore - dal 2003 al 2022 - in un partito come il Pd, perennemente frustrato e kabulizzato.  

 

Ha uno sguardo articolato in grado di instaurare legami fra l’Italia e lo scenario internazionale, le comunità e lo Stato, la politica e l’economia, quello che si vede e quello che non si vede: per questo non è soltanto da ascoltare sul passato, ma anche sul presente e sul futuro (al Festival dell’Economia di Trento sarà presente sabato 23 maggio, partecipando al panel “Splendore e morte del diritto internazionale”).  

 

luigi zanda eugenio scalfari

(…). Suo padre Efisio Zanda Loy – nome e natali sardi, di Talana, in provincia di Nuoro – è a capo della polizia in anni – fra il 1973 e il 1975 – segnati dal rapimento del magistrato Mario Sossi, dalla strage di Piazza della Loggia a Brescia, dall’attentato contro il treno Italicus e dall’arresto del capo delle Br Renato Curcio.  

 

La madre Licia è insegnante di filosofia. Luigi trascorre l’adolescenza a Roma, dove è uno studente discontinuo: «Mi sono ritirato due volte da scuola a maggio, prima di essere bocciato: in quinta ginnasio e in prima liceo. Durante gli anni di università giocavo tutte le notti a bridge. I miei erano preoccupati per le mie intemperanze. Mi sono laureato a 22 anni in legge a Macerata, dove potevi dare gli esami senza frequentare le lezioni. Ho conosciuto il piacere dell’accumulazione e della composizione della cultura lavorando».  

 

aldo moro

Zanda fa la pratica legale a Nuoro nello studio di Nino Zuddas, un avvocato che era stato compagno di scuola di Indro Montanelli, durante l’infanzia in Sardegna del futuro giornalista.

 

Per Zanda Roma è una calamita. Nel 1973 è segretario della commissione governativa sulla crisi energetica. Ne fanno parte Franco Piga, Giorgio Ruffolo, Antonio Maccanico ed Egidio Ortona, ambasciatore italiano negli Stati Uniti. La commissione identifica le misure necessarie: risparmio, ricerca di nuove fonti, sviluppo del nucleare civile: «Nei corsi e nei ricorsi storici la situazione di allora non era molto diversa dall’attuale».  

 

La commissione ha il suo ufficio a Palazzo Chigi, dove ha un suo ufficio anche Francesco Cossiga, che si occupa di Alto Adige. Sono quattro i sardi (o italiani di origine sarda) che frequentano Palazzo Chigi: oltre a Cossiga e a Piga, ci sono Sergio Berlinguer e appunto Zanda.  

 

Cossiga diventa ministro della Riforma della pubblica amministrazione nel quarto governo di Aldo Moro nel 1974. Zanda è suo vicecapo di gabinetto.

 

FRANCESCO COSSIGA E LUIGI ZANDA

Nel 1976 Cossiga diventa ministro degli Interni del quinto governo Moro: «Cossiga era colto, divertente, pieno di fantasia. Moro gli affidò gli Interni dicendo che, in un Paese complesso come il nostro, serviva al Viminale una persona con quella dote. Aveva una natura bipolare che sarebbe esplosa clinicamente con il senso di colpa e di incapacità covato durante il sequestro di Aldo Moro e con il travaglio dell’accusa di essere stato ambiguo e scorretto verso le istituzioni nella vicenda di Marco Donat-Cattin, il figlio brigatista del suo compagno di partito e amico Carlo Donat-Cattin».  

 

Cossiga è l’atlantismo americano perseguito con convinzione ma senza servilismi da parte della Democrazia Cristiana: «Sui missili di Comiso lui cambiò idea quando a Bonn cenò con Helmut Schmidt che, di fronte ai suoi tentennamenti, gli spiegò che lui non se li poteva permettere, con 1.400 chilometri di filo spinato al confine e i missili sovietici puntati dalla Repubblica democratica tedesca verso la Repubblica federale tedesca».  

 

Cossiga è l’europeismo non ancora piegato alla regolamentazione burocratica comunitaria e al monopolio delle menti e dei mercati ed è il realismo politico collante di istituzioni, appartenenza cattolica e laicità massoniche che attraversano il Paese fin dall’Ottocento.  

 

luigi zanda foto di bacco

(…) Zanda – figlio di un capo della polizia e amico e collaboratore di una anima (anche) scura ma non oscura come Cossiga – non opera solo nei gangli dello Stato e della politica.  

 

Dal 1981 diventa segretario generale e membro del consiglio di amministrazione dell’Espresso. Eugenio Scalfari e Carlo Caracciolo hanno costruito una galassia pervasiva e manipolatoria, in grado di fare soldi, di generare influenza, di unire l’informazione nazionale e internazionale con quella locale e regionale, di definire i processi del potere e della rappresentanza trasformando in capitale politico reale il capitale politico potenziale del Partito Comunista Italiano.  

 

Scalfari è il geniale cinismo della borghesia romana e meridionale non ancora piegato dal narcisismo senile e tardo-adolescenziale di chi vuol essere filosofo non accontentandosi di essere stato un ottimo imprenditore e un eccellente giornalista.  

 

scalfari caracciolo

Caracciolo è la nobiltà italiana non ridotta alle vigne di collina e alle tenute di campagna, ma capace di divertirsi nel lavoro quotidiano dei giornali, nella conoscenza diretta dei giornalisti che – alla domanda perché l’Espresso fosse così bello e di successo – potevano rispondere «perché lavoravamo un giorno a settimana, negli altri leggevamo libri, andavamo al cinema, visitavamo mostre».  

 

Zanda è un uomo che appartiene ad entrambi i mondi, che sono complementari e completativi del nostro Paese. Questi mondi entrano in collisione quando l’Espresso e Repubblica imbastiscono la campagna contro Cossiga presidente della Repubblica caso psichiatrico: «Scrissi un articolo per prendere le distanze.

 

Prima di spedirlo a Scalfari lo mandai a Cossiga. Gli chiesi di leggerlo. Non mi diede mai una valutazione compiuta su quell’intervento. Lui, tempo dopo, mi avrebbe detto che l’intervento andava bene, ma che non lo avrebbero mai pubblicato. Io, di fronte al suo silenzio, non lo spedii. Aveva torto. Sarebbe stato pubblicato».  

luigi zanda foto di bacco

 

Su questo Zanda rimane in silenzio qualche secondo. Cossiga è Cossiga. Caracciolo è Caracciolo. Scalfari è Scalfari. Trovarsi in mezzo alle guerre di potere e nelle zone di confine fra i mondi può, anche, essere molto doloroso.

 

Nella complessità delle cose, la trasformazione dell’Occidente è anche nella rottura della dialettica fra politica e giornali: «Questo accade in Italia, in Europa, negli Stati Uniti. 

 

La fragilità dei giornali e la difficoltà dei nuovi media di ereditarne numeri, influenza e autorevolezza sono all’interno di una deriva sistemica della democrazia occidentale. E il cesarismo senza controllo, presente soprattutto negli Stati Uniti, ne è il portato istituzionale». Arriva il carpaccio di ananas con bucce di arancio caramellate, frutti di bosco e gelato alla vaniglia.  

 

(…)

luigi zanda foto di baccofranco marini luigi zandaluigi zanda foto di baccoEUGENIO SCALFARI CARLO CARACCIOLO luigi zanda foto di bacco

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