DAGO & FILO - BERGE' FA PER TRE (PINAULT CONDANNATO A PAGARE 185 MILIONI DI DOLLARI) - "VANITY" CHI? - LA MODA SANA COME IL LATTE DI PARMA - GLI UOMINI OSANO DI PIÙ ANCHE QUANDO SI VESTONO DA DONNA.
Da Prima Comunicazione (www.primaonline.it)
1 - Avete visto come gioisce quel cattivo geniale di Pierre Bergé? Non si tiene dalla gioia. Il satanasso - che senza di lui Yves Saint Laurent non avrebbe portato a termine neanche la cucitura di una camicetta - non si tiene più dalla gioia. E s'è messo in mezzo nel romanzone di Tom Ford, Domenico De Sole e François Pinault. "Adesso vediamo che succede", dice in francese con quell'accento da perfido intellettuale che non gli manca mai. Da quando ha saputo la notizia che Pinault è stato condannato dalla giustizia americana a pagare 185 milioni di dollari per un affare sporco di compra e vendita di azioni di una società di assicurazioni fallita, lui si sente di nuovo in corsa. "Vediamo ora se ce l'ha i soldi per comprare il mio-nostro marchio insieme a tutti quegli altri del Gruppo Gucci", dice ad amici e sodali che gli stanno ancora intorno nella speranza, anche loro, di poter tornare alla ribalta. E con lo sguardo volpino e il sorriso da iena sogna ancora che un eventuale intervento di Bernard Arnault di Lvmh possa rimetterlo in gioco. "Monsieur Arnault ce l'ha promesso a me e a Yves fin dall'inizio: ci salverà da questo incubo", dice Bergé (veramente in francese dice "cette merde, parbleu"). Ma a che gioco giochiamo?
Insomma, questo signore che è riuscito a rimanere a galla fino all'impossibile e che ha venduto il marchio perché c'erano rimasti solo la storia e i debiti e di guadagni non se ne vedevano neanche all'orizzonte, e che con i soldi della vendita fa la vita da nababbo, ora pretende di comandare ancora? E perché? Perché lui ha fondato il marchio che ha fatto la storia della moda del secolo scorso, dice. Onore al merito, per carità. Ma anche i dinosauri si sono rassegnati a scomparire. Ma questi, più che dinosauri mi sembrano proprio dei gattopardi. (A proposito, ma sarà vero che le cose di Tom e Domenico cambieranno veramente come si dice? Mentre piangono, le vedove aspettano un colpo di scena).
2 - Cassandra. Adesso, però, sarebbe ora di smetterla. E chi mi dice Cassandra di qua e chi mi dice Cassandra di là. Ora, a parte che Cassandra, quella vera di Troia, proprio una menasfiga non era, che colpa c'ho io se tutto quello che scrivo prima si verifica dopo? Non sono un'indovina. E neanche una cartara. Però, guardo quello che c'è. Allora? Mica c'è bisogno di essere Cassandra per capire che cosa verrà fuori se tu metti una che è abituata a fare giornali di un certo tipo a progettare un settimanale di tutt'altro tipo, che chissà quale via deve prendere per riuscire a sfondare l'edicola: ci studia più di un anno e dopo tanti test ti esce con un giornale che dice tutto quello che hanno già detto Chi e Novella. A me sembrava subito che la cosa non poteva frullare. O no?
Tanto è vero che lo stesso editore, dopo solo tre mesi di vita del nuovo settimanale, ha cambiato cavallo e ha chiamato un altro direttore, quel Carlo Verdelli ingiustamente messo da parte al Corriere. E non solo gli ha affidato la 'fiera della vanità', l'ha nominato pure 'vice president editorial development' (carica in inglese, ovviamente) di Condé Nast Italia. E la Deimichei? Visto che ha "avviato un progetto difficile e ambizioso", si legge nel comunicato, può rimanere a studiare altri progetti. Insomma, ufficialmente non bocciata, ma rimandata: deve studiare ancora. Qualcosa, però, mi fa credere che presto raggiungerà il suo amico Ernesto Mauri alla Cairo Editore.
Anche per quella storia di Romeo Gigli mi hanno detto che non era vero niente, che mi inventavo tutto, che tutto continuava come prima. E già. Allora perché adesso all'ufficio stile non c'è più nessuno e la sfilata dell'uomo non l'hanno fatta? Sì, hanno fatto una presentazione, ma vuoi mettere? E proprio per l'uomo che, dicevano, erano i vestiti di Gigli che si vendevano di più. A proposito, quando arriva il nuovo stilista di Gigli?
E poi, come si arrabbiano appena tu scrivi una cosa vera, subito si impettiscono e ti tolgono il saluto. Alla Mondadori, per esempio, si sono arrabbiati perché tempo fa avevo detto che Flair Living non era riuscito bene e che la direttora di Flair voleva fare anche quello dell'arredamento. Non è vero niente, avevano detto. Allora, perché sono mesi che cercano un direttore nuovo e ora finalmente la Michela Gattermayer di Elle ha detto di sì?
3 - Latte versato. Non ce l'ha fatta la Cirio (si sa, i pomodori non fanno moda) ma la Parmalat sì (vuoi mettere quanto fa moda lo yogurt?).
Insomma, anche la moda trema con la paura dei bond. Cosa succederà con quelli di Fin-Part (27 milioni) e con quelli che la stessa ha emesso con il marchio Cerruti (200 milioni)? E i 100 milioni di Versace? Insomma, nessuno dice che i vestiti faranno la fine del latte, però tutti hanno paura di rimanere con le pezze in mano.
4 - Belle da morire. Come in queste feste mai. Erano elegantissime le ragazze della moda alle cene e ai parties delle feste passate. Per merito, soprattutto, delle svendite 'riservate alla stampa' negli show room degli stilisti. E chi comprava un abito da sera da Dior e chi un tailleur da Prada e chi un paio di scarpe con tacco grattacielo da Sergio Rossi e chi una borsetta da qualche altra parte (beate loro che sono a Milano). Prezzi imbattibili, che neanche con lo sconto migliore si riescono ad avere. E senza aspettare i regali di Natale. Tanto, in caso di doppioni (o di regali non proprio belli), c'è sempre quella signora di New York che acquista tutto quello che le redattrici italiane le portano e poi lo rivende nel suo appartamento alle signore ricche e famose che non vogliono spendere troppo. Però, non ci avevo pensato: bel ritocco allo stipendio per le redattrici di moda.
5 - Crossing Dress. "Buongiorno, signora. Sa che facciamo una sfilata speciale? Viene a vedere le nostre pellicce? Se mi dà l'indirizzo, le mando l'invito a casa".
Che gentili queste commesse e questi commessi del negozio di Dior a Roma. Che loro, non sono come quelli di Milano che mentre ti vendono qualcosa ti fanno capire, sotto sotto, che è come se la collezione la disegnassero loro. No, questi ti mettono a tuo agio. E ti raccontano del vestito che ti starebbe bene perché è tagliato così e così. Ma io dico: belli, ma chi li porta questi vestiti? E quando? Però, mentre do l'indirizzo, siccome c'ho l'occhio lungo, sbircio il librone. E vedo tanti nomi. Signore e signori. Sì, proprio anche tanti nomi di uomini. Ma che vendete pure l'uomo? O sono i nomi dei mariti che comprano per le mogli? Ma che mariti e mariti, cara signora, mi dicono. Questi se li comprano per loro stessi. Come per loro stessi? E che - mi guardano con l'occhio di fuori - non lo sa che da noi vengono anche tanti travestiti? Uh, mamma mia, e c'hanno tutti questi soldi? Venticinque, signora, ne abbiamo venticinque in lista. E sapesse quanti ne abbiamo a Milano. Che meraviglia, l'ho sempre detto che gli uomini hanno più coraggio delle donne: osano di più anche quando si vestono da donna!
Dagospia 20 Gennaio 2004
1 - Avete visto come gioisce quel cattivo geniale di Pierre Bergé? Non si tiene dalla gioia. Il satanasso - che senza di lui Yves Saint Laurent non avrebbe portato a termine neanche la cucitura di una camicetta - non si tiene più dalla gioia. E s'è messo in mezzo nel romanzone di Tom Ford, Domenico De Sole e François Pinault. "Adesso vediamo che succede", dice in francese con quell'accento da perfido intellettuale che non gli manca mai. Da quando ha saputo la notizia che Pinault è stato condannato dalla giustizia americana a pagare 185 milioni di dollari per un affare sporco di compra e vendita di azioni di una società di assicurazioni fallita, lui si sente di nuovo in corsa. "Vediamo ora se ce l'ha i soldi per comprare il mio-nostro marchio insieme a tutti quegli altri del Gruppo Gucci", dice ad amici e sodali che gli stanno ancora intorno nella speranza, anche loro, di poter tornare alla ribalta. E con lo sguardo volpino e il sorriso da iena sogna ancora che un eventuale intervento di Bernard Arnault di Lvmh possa rimetterlo in gioco. "Monsieur Arnault ce l'ha promesso a me e a Yves fin dall'inizio: ci salverà da questo incubo", dice Bergé (veramente in francese dice "cette merde, parbleu"). Ma a che gioco giochiamo?
Insomma, questo signore che è riuscito a rimanere a galla fino all'impossibile e che ha venduto il marchio perché c'erano rimasti solo la storia e i debiti e di guadagni non se ne vedevano neanche all'orizzonte, e che con i soldi della vendita fa la vita da nababbo, ora pretende di comandare ancora? E perché? Perché lui ha fondato il marchio che ha fatto la storia della moda del secolo scorso, dice. Onore al merito, per carità. Ma anche i dinosauri si sono rassegnati a scomparire. Ma questi, più che dinosauri mi sembrano proprio dei gattopardi. (A proposito, ma sarà vero che le cose di Tom e Domenico cambieranno veramente come si dice? Mentre piangono, le vedove aspettano un colpo di scena).
2 - Cassandra. Adesso, però, sarebbe ora di smetterla. E chi mi dice Cassandra di qua e chi mi dice Cassandra di là. Ora, a parte che Cassandra, quella vera di Troia, proprio una menasfiga non era, che colpa c'ho io se tutto quello che scrivo prima si verifica dopo? Non sono un'indovina. E neanche una cartara. Però, guardo quello che c'è. Allora? Mica c'è bisogno di essere Cassandra per capire che cosa verrà fuori se tu metti una che è abituata a fare giornali di un certo tipo a progettare un settimanale di tutt'altro tipo, che chissà quale via deve prendere per riuscire a sfondare l'edicola: ci studia più di un anno e dopo tanti test ti esce con un giornale che dice tutto quello che hanno già detto Chi e Novella. A me sembrava subito che la cosa non poteva frullare. O no?
Tanto è vero che lo stesso editore, dopo solo tre mesi di vita del nuovo settimanale, ha cambiato cavallo e ha chiamato un altro direttore, quel Carlo Verdelli ingiustamente messo da parte al Corriere. E non solo gli ha affidato la 'fiera della vanità', l'ha nominato pure 'vice president editorial development' (carica in inglese, ovviamente) di Condé Nast Italia. E la Deimichei? Visto che ha "avviato un progetto difficile e ambizioso", si legge nel comunicato, può rimanere a studiare altri progetti. Insomma, ufficialmente non bocciata, ma rimandata: deve studiare ancora. Qualcosa, però, mi fa credere che presto raggiungerà il suo amico Ernesto Mauri alla Cairo Editore.
Anche per quella storia di Romeo Gigli mi hanno detto che non era vero niente, che mi inventavo tutto, che tutto continuava come prima. E già. Allora perché adesso all'ufficio stile non c'è più nessuno e la sfilata dell'uomo non l'hanno fatta? Sì, hanno fatto una presentazione, ma vuoi mettere? E proprio per l'uomo che, dicevano, erano i vestiti di Gigli che si vendevano di più. A proposito, quando arriva il nuovo stilista di Gigli?
E poi, come si arrabbiano appena tu scrivi una cosa vera, subito si impettiscono e ti tolgono il saluto. Alla Mondadori, per esempio, si sono arrabbiati perché tempo fa avevo detto che Flair Living non era riuscito bene e che la direttora di Flair voleva fare anche quello dell'arredamento. Non è vero niente, avevano detto. Allora, perché sono mesi che cercano un direttore nuovo e ora finalmente la Michela Gattermayer di Elle ha detto di sì?
3 - Latte versato. Non ce l'ha fatta la Cirio (si sa, i pomodori non fanno moda) ma la Parmalat sì (vuoi mettere quanto fa moda lo yogurt?).
Insomma, anche la moda trema con la paura dei bond. Cosa succederà con quelli di Fin-Part (27 milioni) e con quelli che la stessa ha emesso con il marchio Cerruti (200 milioni)? E i 100 milioni di Versace? Insomma, nessuno dice che i vestiti faranno la fine del latte, però tutti hanno paura di rimanere con le pezze in mano.
4 - Belle da morire. Come in queste feste mai. Erano elegantissime le ragazze della moda alle cene e ai parties delle feste passate. Per merito, soprattutto, delle svendite 'riservate alla stampa' negli show room degli stilisti. E chi comprava un abito da sera da Dior e chi un tailleur da Prada e chi un paio di scarpe con tacco grattacielo da Sergio Rossi e chi una borsetta da qualche altra parte (beate loro che sono a Milano). Prezzi imbattibili, che neanche con lo sconto migliore si riescono ad avere. E senza aspettare i regali di Natale. Tanto, in caso di doppioni (o di regali non proprio belli), c'è sempre quella signora di New York che acquista tutto quello che le redattrici italiane le portano e poi lo rivende nel suo appartamento alle signore ricche e famose che non vogliono spendere troppo. Però, non ci avevo pensato: bel ritocco allo stipendio per le redattrici di moda.
5 - Crossing Dress. "Buongiorno, signora. Sa che facciamo una sfilata speciale? Viene a vedere le nostre pellicce? Se mi dà l'indirizzo, le mando l'invito a casa".
Che gentili queste commesse e questi commessi del negozio di Dior a Roma. Che loro, non sono come quelli di Milano che mentre ti vendono qualcosa ti fanno capire, sotto sotto, che è come se la collezione la disegnassero loro. No, questi ti mettono a tuo agio. E ti raccontano del vestito che ti starebbe bene perché è tagliato così e così. Ma io dico: belli, ma chi li porta questi vestiti? E quando? Però, mentre do l'indirizzo, siccome c'ho l'occhio lungo, sbircio il librone. E vedo tanti nomi. Signore e signori. Sì, proprio anche tanti nomi di uomini. Ma che vendete pure l'uomo? O sono i nomi dei mariti che comprano per le mogli? Ma che mariti e mariti, cara signora, mi dicono. Questi se li comprano per loro stessi. Come per loro stessi? E che - mi guardano con l'occhio di fuori - non lo sa che da noi vengono anche tanti travestiti? Uh, mamma mia, e c'hanno tutti questi soldi? Venticinque, signora, ne abbiamo venticinque in lista. E sapesse quanti ne abbiamo a Milano. Che meraviglia, l'ho sempre detto che gli uomini hanno più coraggio delle donne: osano di più anche quando si vestono da donna!
Dagospia 20 Gennaio 2004