ESPRESSO RISERVATO - TRONCHETTI PRO-MONTEZEMOLO E IL SOLE DI D'AMATO LO BRUCIA - LIFTING DELLE LIBERTA' IN SVIZZERA (MANI SICURE PER SILVIO) - MELANDRI LA PARIOLINA CONTRO STORACE IL BURINO.

Dal "Riservato" de "L'espresso" n. 5, a cura di Paolo Forcellini


1 - Lifting delle libertà
Poteva il leader della Casa delle libertà andare a curarsi il viso in una clinica svizzera men che liberale (o liberista)? Certo che no. Il presidente del consiglio di amministrazione del Gruppo ospedaliero Ars Medica, infatti, è un liberista coi fiocchi. Si chiama Fulcieri Kistler, è stato a lungo dirigente dell'Ubs, Unione di banche svizzere, e del Banco di Lugano, consigliere delle casse malattie Swisscare e presidente della Società svizzera degli ufficiali (lui stesso è colonnello di stato maggiore). Ma la cosa più divertente è che il dottor Kistler è vicepresidente di Liberale Aktion, un'associazione politica della destra liberista e patriottica che si batte per la riduzione dello Stato sociale, la piccola impresa e l'isolazionismo elvetico al grido di «Steuern? Weniger!», «Meno tasse!», slogan quasi identico a quello della campagna 2001 di Forza Italia. Anche Ermanno Sarra, il proprietario italiano dell'Ars medica, è un fervente liberista ed estimatore di Berlusconi. Fulvio Pelli, invece, un altro consigliere di amministrazione, è parlamentare del Partito liberale radicale. Le due cliniche private di Gravesano e Sorengo, ampliate di recente, fioriscono mentre la sanità pubblica del canton Ticino sta tagliando posti letto e posti di lavoro. Gran fiuto, il Cavaliere: non poteva scegliere clinica svizzera più in linea con la sua politica.

2 - Confindustria / Romiti: Tu quoque Marco
Si alza il fuoco di sbarramento contro le ambizioni confindustriali, ormai scoperte, di Cesare Romiti. È anche in questa chiave che va letta la dichiarazione di voto a favore di Luca di Montezemolo dettata all'Ansa, la mattina del 22 gennaio, da Marco Tronchetti Provera. Molti, sbagliando, hanno pensato che l'uscita del numero uno di Telecom fosse stata sollecitata dai montezemoliani, dopo che nelle stesse ore la votazione della giunta confindustriale sui saggi aveva registrato un successo per l'asse tattico tra il presidente uscente Antonio D'Amato e il candidato veneto Nicola Tognana. L'esternazione aveva invece avuto l'ultimo avallo di Tronchetti alle 11 del mattino, 50 minuti prima dello scrutinio dei voti di giunta. E conteneva un passaggio-chiave alla trentesima riga. Riferendosi a Montezemolo e Tognana, e pur senza far mistero di tifare per il primo, Tronchetti parlava di «due possibili candidati, entrambi validi». Come a dire che non c'è nessun bisogno di un terzo. E cioé di Romiti. La sortita pro-Montezemolo di Tronchetti ha fatto comunque infuriare D'Amato: il vicepresidente degli industriali ed ex presidente de "Il Sole 24Ore", ripreso da altri quotidiani in prima pagina, è stato oscurato dal giornale confindustriale.



3 - Regione Lazio/ Una mossa melandrina
Ancora è presto per dirlo, si cautelano i Ds. Ma anche la maggioranza della Quercia vede con favore una candidatura di Giovanna Melandri, esponente del correntone, come sfidante di Francesco Storace per la presidenza della Regione Lazio. Un mossa apprezzata anche dalla Margherita cui aderiva il presidente sconfitto da Francesco Storace alle scorse elezioni, Piero Badaloni, e dove si dà per certo che la scelta cadrà sulla deputata Ds. A indurre via Nazionale alla cautela è il fatto che alla consultazione regionale manca ancora un anno e mezzo: si vota infatti nel 2005. Ma l'ex ministro dei Beni culturali ha molti punti a suo favore, oltre al sì di Ds e Margherita. Primo fra tutti il suo exploit alle provinciali dello scorso anno.

Melandri ha fatto incetta di voti nel quartiere Parioli, tradizionalmente schierato a destra, dando prova di grande capacità di penetrazione nell'elettorato moderato. Al collegio 19 di Roma, grazie alla sua candidatura, i Ds sono diventati per la prima volta il primo partito, con oltre il 25 per cento delle preferenze. Senza contare il feeling tra la quarantaduenne deputata e l'attuale sindaco capitolino Walter Veltroni. Il cui futuro politico è forse l'unica cosa che può davvero compromettere la candidatura dell'ex ministro alla presidenza della Regione: se i guai dell'Ulivo (o di Prodi) lo dovessero richiamare a un qualsiasi impegno di governo, quella di Melandri diventerebbe la successione naturale al Campidoglio. Provare a chiedere per credere.


Dagospia 30 Gennaio 2004