SORRIDERE FELICI ACCANTO A UN IRACHENO AMMAZZATO DI BOTTE
LE NUOVE IMMAGINI DEGLI AGUZZINI DELLA PRIGIONE DI ABU GHRAIB
I MILITARI ACCUSATI NON CI STANNO A FARE DA AGNELLI SACRIFICALI
LE NUOVE IMMAGINI DEGLI AGUZZINI DELLA PRIGIONE DI ABU GHRAIB
I MILITARI ACCUSATI NON CI STANNO A FARE DA AGNELLI SACRIFICALI
Pensavate fossero finite? Niente affatto. Ed è meglio così. Più la pentola dell'infamia verrà scoperchiata, meno sarà possibile per il Pentagono riuscire a coprire i gradi più alti che hanno deciso le torture di Abu Ghraib.
Le ultime immagini ottenute da ABCNews ritraggono quello che Jeremy Sivitis, il primo soldato ad essere condannato per gli abusi, ha descritto come il vero Ras della prigione, lo "specialist" Charles Graner, oltre alla soldatessa Sabrina Harman. I due sorridono felici accanto al corpo di un detenuto iracheno morto, il cui nome oggi è noto: Manadel al-Jamadi.
Il telegiornale del network USA ha anche ottenuto parte della testimonianza di un altro indagato, lo "specialista" Jason Kenner, secondo il quale Jamadi fu portato in prigione in buona salute e venne ucciso durante la detenzione, probabilmente per le botte ricevute.
Le foto che lo riguardano, lo vedono sempre avvolto nel ghiaccio. Una tecnica per preservane i resti mentre - sempre secondo Kenner - la CIA e la polizia militare discutevano animatamente su come disporre del corpo.
Il dipartimento di giustizia ha aperto un 'inchiesta su questa e altre quattro morti avvenute all'interno del carcere.
A scattare le foto sarebbe stato un altro degli aguzzini di Abu Ghraib, il sergente Ivan "Chip" Frederick, che in alcune e-mail scritte alla famiglia si chiede perché i responsabili della morte di Jamadi non vengano perseguiti con la stessa durezza che è toccata a lui, Graner e Harman.
Pur ammettendo che il suo cliente è ritratto in un momento che testimonia il suo "umorismo da patibolo", l'avvocato di Graner, Guy Womack, si domanda, sempre dai microfoni di ABCNews, perché le indagini sui responsabili dei presunti omicidi ad Abu Ghraib vadano così a rilento, mentre quelle che riguardano il suo cliente corrono velocissime.
Ma con le foto di un cadavere di mezzo, e i soldati incriminati che non sembrano disposti a fare da agnelli sacrificali, le inchieste su Abu Ghraib potrebbero davvero portare a importanti sorprese.
Dagospia 20 Maggio 2004
Le ultime immagini ottenute da ABCNews ritraggono quello che Jeremy Sivitis, il primo soldato ad essere condannato per gli abusi, ha descritto come il vero Ras della prigione, lo "specialist" Charles Graner, oltre alla soldatessa Sabrina Harman. I due sorridono felici accanto al corpo di un detenuto iracheno morto, il cui nome oggi è noto: Manadel al-Jamadi.
Il telegiornale del network USA ha anche ottenuto parte della testimonianza di un altro indagato, lo "specialista" Jason Kenner, secondo il quale Jamadi fu portato in prigione in buona salute e venne ucciso durante la detenzione, probabilmente per le botte ricevute.
Le foto che lo riguardano, lo vedono sempre avvolto nel ghiaccio. Una tecnica per preservane i resti mentre - sempre secondo Kenner - la CIA e la polizia militare discutevano animatamente su come disporre del corpo.
Il dipartimento di giustizia ha aperto un 'inchiesta su questa e altre quattro morti avvenute all'interno del carcere.
A scattare le foto sarebbe stato un altro degli aguzzini di Abu Ghraib, il sergente Ivan "Chip" Frederick, che in alcune e-mail scritte alla famiglia si chiede perché i responsabili della morte di Jamadi non vengano perseguiti con la stessa durezza che è toccata a lui, Graner e Harman.
Pur ammettendo che il suo cliente è ritratto in un momento che testimonia il suo "umorismo da patibolo", l'avvocato di Graner, Guy Womack, si domanda, sempre dai microfoni di ABCNews, perché le indagini sui responsabili dei presunti omicidi ad Abu Ghraib vadano così a rilento, mentre quelle che riguardano il suo cliente corrono velocissime.
Ma con le foto di un cadavere di mezzo, e i soldati incriminati che non sembrano disposti a fare da agnelli sacrificali, le inchieste su Abu Ghraib potrebbero davvero portare a importanti sorprese.
Dagospia 20 Maggio 2004