DOVE VA KIT CAT? - WOJTYLA, UNO E LUCHINO - LA CARICA DEI 200 AGNELLI
DELLA VALLE, DA BERLINO ALLA BERLINA - PARISI FAST-SPOT - ROMITI VENTOSO
GRAN DUELLO PINI-GUARGUAGLINI - PARMALAT, UCCI UCCI SENTO ODOR DI BARUCCI

1 - WOJTYLA FORMULA LUCHINO
Che fantasia, che brillantezza, quale enorme sfoggio di cultura ha fatto ieri Luchino di Montezemolo davanti al Papa sofferente. Viene da chiedersi chi gli abbia preparato un testo così ricco di metafore sportive: "La sentiamo uno di noi (la squadra). la comunità è la Formula Uno dei nostri successi. questo spirito è il motore che ci ha portato a vincere. le sfide sulla pista del secolo". Ma chi ha scritto parole così cariche di spiritualità?, Luca Colajanni, l'altero capoufficio stampa della "Ferrari", oppure il think-tank segreto di Bologna (Edmondo Berselli?) che prepara i discorsi ufficiali di Luchino? E quella dedica sul modellino regalato al Papa? "A Giovanni Paolo II in pole position da 26 anni sulle strade dell'umanità". Stupenda, mistica, quasi parkinsoniana.

2 - PARISI FAST-SPOT
Il titolo Fastweb ieri è crollato in borsa del 6,5 ma Stefano Parisi, amministratore delegato della società dal 1° dicembre, era molto compiaciuto. Non certo per la performance azionaria legata all'aumento di capitale da 800 milioni, quanto piuttosto per la brutta e trionfalistica pubblicità della sua azienda che appare da domenica sui principali quotidiani. "Tra poco - proclama l'annuncio firmato dallo stesso Parisi - 30 milioni di italiani potranno telefonare, vedere la televisione, navigare in internet con la compagnia di telecomunicazioni più veloce del mondo". Per l'uomo che nel '97 fu definito "il Ronaldo" del Comune di Milano perché insieme al sindaco Albertini aveva inventato il "Patto per la città", la pubblicità di Fastweb è una soddisfazione che rivitalizza gli ormoni. C'è solo un piccolo particolare che agita in queste ore gli altri gestori telefonici, la Consob e l'Authority: l'impossibilità di autoproclamarsi "compagnia più veloce del mondo", un'affermazione che va contro le regole della concorrenza.

3 - IL DUELLO PINI-GUARGUAGLINI
È un siparietto che si ripete, esilarante e puntuale, durante ogni consiglio di amministrazione di Finmeccanica. Protagonisti e interpreti: il comandante supremo, Pierfrancesco Guarguaglini, e il consigliere Massimo Pini, ex-socialista, ex-editore della Sugarco, ex-peso massimo dell'IRI. I due non si amano, o meglio non si capiscono. Guarguaglini è un "animale" imprenditore (nel senso puro della competenza), ha conoscenze tecniche sterminate e il suo cuore batte a sinistra anche se le circostanze ne rallentano i battiti. L'altro è un "animale" politico (nel senso proprio della vocazione), ha sempre fatto lobby in anticamera e dentro le stanze del palazzo, ha il cuore che batte a destra e possiede la cultura del boiardo. Di fronte ai dossier più delicati che toccano i problemi di Finmeccanica, Massimo Pini interviene spesso con motivazioni politiche e ogni volta il comandante supremo Guarguaglini gli risponde con parole toscane che gli altri consiglieri di amministrazione stentano a ripetere.

4 - DELLA VALLE, DA BERLINO ALLA BERLINA
Narra la leggenda che nel 1994 fu costituito il "Club di Berlino". Si sapeva del Bildelberg, del Carlyle Group, ma di questo misterioso club composto da italiani non c'era traccia. A costituirlo in occasione di un premio alla "Ferrari" nella città tedesca, furono Luchino di Montezemolo, Enrico Mentana, Carlo Rossella, Maurizio Beretta e Dieguito Della Valle. Niente di misterioso, nemmeno un'ombra di massoneria, soltanto un incontro tra amici buontemponi dediti agli scherzi conviviali. Ridendo e scherzando gli uomini del Club sono diventati più vecchi e più potenti, ma lo spirito del gruppo si è annebbiato ed ecco spuntare l'ultima voce di questi giorni che attribuisce freddezza ai rapporti tra il presidente di Confindustria e lo scarparo del lusso. "Mr Tod's si è allargato troppo", dicono i maligni "e la battaglia contro Galliani gli costerà cara". Anche perché, dicono sempre le voci in sottofondo, Kojak-Galliani sembra aver trovato i voti per giocare ancora con il pallone.

5 - MATTONI ALLO STATUTO
La fortuna, dice il proverbio, bacia i belli e lui, che non somiglia a George Clooney lo sa benissimo ma se ne frega. Da poche settimane ha acquistato un appartamento ai Parioli di 800 mq e il fatturato della sua azienda immobiliare è passato dai 160 del 2003 ai 500 del 2004. Un balzo strepitoso per Giuseppe Statuto, figlio della "bolla del mattone", con epicentro in Lussemburgo. Oggi ha rilasciato una grigia intervista al "Sole 24 Ore" dove annuncia che investirà altri soldi in BNL e che i consiglieri del contropatto che lo lega a Caltagirone saranno tecnici di indiscussa professionalità.



6 - LA CARICA DEI 200 AGNELLI
Quanti sono gli Agnelli e i parenti di Agnelli in giro per il mondo? Qualcuno li ha contati dopo la morte dell'Avvocato, di Giovannino e del fratello Umberto. Tra figli, nipoti e rami collaterali della famiglia si arriva a circa 200. In vita restano le quattro sorelle dell'Avvocato (Clara, Susanna, Maria Sole e Cristina). Clara ha avuto tre figli, Susanna sei, Maria Sole cinque. A questo bisogna aggiungere un'infinità di nipoti.

7 - IL VENTO DI ROMITI SPIRA VERSO "LA REPUBBLICA"
Il poker di Romiti continua. Cesarone sfida ancora Paolo Scaroni e rilancia la sua offerta per Wind. "Daremo a Scaroni quello che chiede" proclama Cesarone in una lunga intervista su "Repubblica". Con quanti soldi e di chi? Il patriarca di Gemina ritorna a fare il nome di Orascom, la società egiziana della famiglia Sawiris, del fondo francese Ipe e dell'americano Wilbur Ross. Il consorzio si chiamerà Weather Fund e Romiti vi partecipa a titolo personale. "Wind deve restare in Italia, io sono la garanzia". C'entra qualcosa Carlo De Benedetti in questa operazione? Nessuno glielo ha chiesto e Romiti non risponde, ma tanta attenzione su Wind da parte del giornale dell'Ingegnere apre la porta al sospetto.

8 - PARMALAT, UCCI UCCI SENTO ODOR DI BARUCCI
Un caffè nella Piazza del Palio, un assaggio di panforte, la partita della Fiorentina e le chiacchiere con gli amici. Questo modello di vita ideale Piero Barucci, classe 1933, l'ha cercato per tanti anni. Da ieri il modello è saltato e l'ex-banchiere che ha guidato il Monte dei Paschi, l'ABI e il ministero del Tesoro nel governo Amato, è entrato nella bufera. A metterlo nei guai è stata la confessione che sabato scorso Calisto Tanzi ha fatto ai magistrati. Tra una lacrima e un singhiozzo l'ex-proprietario di Parmalat ha rivelato che nel 1989 la "Centrofinanziaria", una merchant bank del Montepaschi concesse un prestito di 120 miliardi di lire al gruppo alimentare già in difficoltà. E lo fece perché a Barucci era arrivata una telefonata da Ciriaco De Mita. Si è sempre detto che Barucci fosse nel giro buono della massoneria laica toscana, mentre per Tanzi la fedeltà all'Opus Dei è data per sicura. Vista in questa luce l'accusa di Tanzi potrebbe sembrare una vendetta trasversale.

9 - DOVE VA KIT CAT?
Bad new per Flavio Cattaneo. Berlusconi non è favorevole a toccare Sarmi, numero uno di Poste Italiane, scaricato da AN. E per Kit Cat l'uscita dalla Rai si complica. Urge una nuova poltrona.


Dagospia 18 Gennaio 2005