DEMOCRISTI FOREVER - RETROSCENA SICULI SULLA BATTAGLIA TRA IL CARDINAL GERONZI E "ZU VASA VASA" CUFFARO
Articolo di Alberto Statera per Affari & Finanza
Immaginate, se potete, Cesare Geronzi, nato nel cuore dei Castelli romani, allevato a Palazzo Koch, antico e superbo cambista della Banca d'Italia, capo da lustri della Banca di Roma, con qualcosa che persino nel profilo ricorda patrizie atmosfere papaline, a colloquio con Totò Cuffaro. Quando Cuffaro, vecchio democristiano, divenne presidente forzitaliota della Regione Sicilia, «L'Ora» di Palermo titolò: «Eletto 'u Zu Vasa Vasa», nel senso di «Zio Bacia Bacia». Perché Totò è noto nell'isola come l'uomo che bacia tutti. Una specie di «satrapo clientelare», lo ha definito Gian Antonio Stella, suo biografo. Di destra e di sinistra, di sinistra e di destra, poco importa. Titolare di un milione e mezzo di voti e protagonista di epici ribaltoni e controribaltoni, per rinnovare la politica Cuffaro ha formato una Giunta composta di uomini così cristallini, da essere definita «La carica degli inquisiti».
Il Cardinal Geronzi - episodio rigorosamente autentico - va dunque a trovare Totò «per rendergli omaggio» e gli dice con le dovute forme che la Banca di Roma assorbirà il Banco di Sicilia, di cui possiede il 62,8%, in seguito al l'acquisizione del Mediocredito Centrale. Totò, indignato, gli risponde che il Banco di Sicilia, antica «greppia» sicula, non si tocca, che la Regione è « fermamente contraria a ogni ipotesi di fusione del Banco con la Banca di Roma».
Geronzi è un uomo paziente, in vita sua ne ha viste di tutti i colori, di piaceri a Berlusconi ne ha fatti tanti, figurarsi se si fa impressionare da un Cuffaro. Così, freddo freddo, gli risponde: «Presidente, lei ha vinto le elezioni e ha la maggioranza in Regione. Darebbe gli assessorati della sua Giunta a esponenti della minoranza?» Totò non capisce, scuote un po' il capo e Geronzi gli spiega che con il 62% e rotti ha la maggioranza, contro una misera minoranza regionale intorno al 18%. Ma, si sa, il nuovo potere è un po' allergico alle regole, se non stanno bene le cambia. Forte di questo, l'indomabile Cuffaro conferma che, maggioranze o minoranze, il Banco di Sicilia non si tocca: «Le ipotesi percorribili- dichiara nello scalo aeroportuale palermitano intitolato a Falcone e Borsellino - sono due: mantenere tutto così com'è o convincere la Banca di Roma a cedere il Banco di Sicilia. In quest'ultimo caso la Regione si attiverà per trovare un compratore». Salvo che si tratta di una spa che ha comprato in una gara pubblica qualcosa e ora vuol farne ciò che crede, come prevede il codice civile e il libero mercato.
Povero Cuffaro, dopo le stentoree dichiarazioni, tutti lì a dire che «Zu Vasa Vasa» è un dirigista, un leninista, che non capisce le ragioni del liberismo innalzate nello stendardo berlusconiano. Ma, in fondo, Totò, che fa di diverso rispetto ai liberisti Giulio Tremonti e Umberto Bossi, che vogliono riconsegnare le Fondazioni bancarie, superbe anomalie nella "foresta pietrificata" del credito, ai politicanti locali del momento? «Fondazioni verso la devolution», ha titolato «La Padania», immaginando un futuro in cui, per esempio, a decidere le elargizioni della ricca Cassamarca non sarà più il vecchio e saggio democristiano Dino De Poli, ma l'assatanato sindaco di Treviso Giancarlo Gentilini, quello che fece togliere le panchine dal parco, perché gli extracomunitari che lavorano nelle fabbriche della zona con grande soddisfazione dei piccoli imprenditori locali, si permettevano di usarle per sedersi.
Interessante, comunque, che questa partita su banche e Fondazioni, veda come protagonisti quasi tutti dc ed ex dc, schierati da una parte o dall'altra della barricata. Alcuni di loro, come Giuseppe Guzzetti della Cariplo, addirittura giganteggiano sulla scena come grandi progressisti e liberisti, rispetto ai progetti del governo. Giuliano Amato, l'uomo che voleva disboscare la «foresta pietrificata», deve sapere meglio di chiunque altro che, dieci anni dopo, tra l'antico Cicr, il Comitato interministeriale per il credito e il risparmio, sede ufficiale della lottizzazione bancaria, e il nuovissimo «Zu Vasa Vasa» poco è cambiato: se non che al peggio.
Dagospia.com 11 Dicembre 2001
Immaginate, se potete, Cesare Geronzi, nato nel cuore dei Castelli romani, allevato a Palazzo Koch, antico e superbo cambista della Banca d'Italia, capo da lustri della Banca di Roma, con qualcosa che persino nel profilo ricorda patrizie atmosfere papaline, a colloquio con Totò Cuffaro. Quando Cuffaro, vecchio democristiano, divenne presidente forzitaliota della Regione Sicilia, «L'Ora» di Palermo titolò: «Eletto 'u Zu Vasa Vasa», nel senso di «Zio Bacia Bacia». Perché Totò è noto nell'isola come l'uomo che bacia tutti. Una specie di «satrapo clientelare», lo ha definito Gian Antonio Stella, suo biografo. Di destra e di sinistra, di sinistra e di destra, poco importa. Titolare di un milione e mezzo di voti e protagonista di epici ribaltoni e controribaltoni, per rinnovare la politica Cuffaro ha formato una Giunta composta di uomini così cristallini, da essere definita «La carica degli inquisiti».
Il Cardinal Geronzi - episodio rigorosamente autentico - va dunque a trovare Totò «per rendergli omaggio» e gli dice con le dovute forme che la Banca di Roma assorbirà il Banco di Sicilia, di cui possiede il 62,8%, in seguito al l'acquisizione del Mediocredito Centrale. Totò, indignato, gli risponde che il Banco di Sicilia, antica «greppia» sicula, non si tocca, che la Regione è « fermamente contraria a ogni ipotesi di fusione del Banco con la Banca di Roma».
Geronzi è un uomo paziente, in vita sua ne ha viste di tutti i colori, di piaceri a Berlusconi ne ha fatti tanti, figurarsi se si fa impressionare da un Cuffaro. Così, freddo freddo, gli risponde: «Presidente, lei ha vinto le elezioni e ha la maggioranza in Regione. Darebbe gli assessorati della sua Giunta a esponenti della minoranza?» Totò non capisce, scuote un po' il capo e Geronzi gli spiega che con il 62% e rotti ha la maggioranza, contro una misera minoranza regionale intorno al 18%. Ma, si sa, il nuovo potere è un po' allergico alle regole, se non stanno bene le cambia. Forte di questo, l'indomabile Cuffaro conferma che, maggioranze o minoranze, il Banco di Sicilia non si tocca: «Le ipotesi percorribili- dichiara nello scalo aeroportuale palermitano intitolato a Falcone e Borsellino - sono due: mantenere tutto così com'è o convincere la Banca di Roma a cedere il Banco di Sicilia. In quest'ultimo caso la Regione si attiverà per trovare un compratore». Salvo che si tratta di una spa che ha comprato in una gara pubblica qualcosa e ora vuol farne ciò che crede, come prevede il codice civile e il libero mercato.
Povero Cuffaro, dopo le stentoree dichiarazioni, tutti lì a dire che «Zu Vasa Vasa» è un dirigista, un leninista, che non capisce le ragioni del liberismo innalzate nello stendardo berlusconiano. Ma, in fondo, Totò, che fa di diverso rispetto ai liberisti Giulio Tremonti e Umberto Bossi, che vogliono riconsegnare le Fondazioni bancarie, superbe anomalie nella "foresta pietrificata" del credito, ai politicanti locali del momento? «Fondazioni verso la devolution», ha titolato «La Padania», immaginando un futuro in cui, per esempio, a decidere le elargizioni della ricca Cassamarca non sarà più il vecchio e saggio democristiano Dino De Poli, ma l'assatanato sindaco di Treviso Giancarlo Gentilini, quello che fece togliere le panchine dal parco, perché gli extracomunitari che lavorano nelle fabbriche della zona con grande soddisfazione dei piccoli imprenditori locali, si permettevano di usarle per sedersi.
Interessante, comunque, che questa partita su banche e Fondazioni, veda come protagonisti quasi tutti dc ed ex dc, schierati da una parte o dall'altra della barricata. Alcuni di loro, come Giuseppe Guzzetti della Cariplo, addirittura giganteggiano sulla scena come grandi progressisti e liberisti, rispetto ai progetti del governo. Giuliano Amato, l'uomo che voleva disboscare la «foresta pietrificata», deve sapere meglio di chiunque altro che, dieci anni dopo, tra l'antico Cicr, il Comitato interministeriale per il credito e il risparmio, sede ufficiale della lottizzazione bancaria, e il nuovissimo «Zu Vasa Vasa» poco è cambiato: se non che al peggio.
Dagospia.com 11 Dicembre 2001