TELECOM-SKY, INTESA DIFFICILE - SE MURDOCH DECIDESSE DI VENDERE SKY ITALIA A TELECOM E DI ENTRARE IN OLIMPIA LE SUE POSSIBILITÀ DI CRESCITA VERREBBERO COMPRESSE (C´È IL PROBLEMA DEI LIMITI IMPOSTI DAL SIC) - ARRIVA UNA CORDATA ITALIANA?...

Giovanni Pons per la Repubblica

Qualcuno in Borsa scommette su un imminente ingresso di Rupert Murdoch e della sua News Corp nel capitale di Olimpia e a cascata di Telecom Italia. Le voci sono alimentate dal fatto che i titoli Pirelli e Telecom sono da diversi mesi lungo una china discendente e si sono allontanati pericolosamente dai valori a cui sono espressi in bilancio. Le banche d´affari, italiane e internazionali, che lavorano con Marco Tronchetti Provera e con Murdoch, si sono così scatenate per trovare una soluzione che possa frenare la discesa e nello stesso tempo creare una prospettiva industriale in grado di ridare slancio alle quotazioni di Borsa.

Ma l´accordo azionario, a ben vedere, e a sentire i banchieri d´affari più smaliziati, è molto più difficile di quel che sembra. Per una serie di motivi che riguardano più che altro il tycoon australiano e l´aggregato che si verrebbe a creare. Murdoch è riuscito in tre anni a portare gli abbonati al satellite a 3,7 milioni, una cifra che avrebbe consentito alla società di chiudere l´esercizio al 30 giugno 2006 per la prima volta in utile. Il suo obiettivo di medio periodo è di far crescere gli abbonati fino a 6 milioni, livello consentito dalla legge Gasparri che prevede un tetto massimo del 20% del Sic per le società di media. Il 20% di 22 miliardi sono 4,4 miliardi di fatturato di tetto massimo contro 1,7-1,8 miliardi già raggiunti da Sky Italia con gli attuali abbonati.

Dunque se Murdoch resta da solo a fare il terzo polo dei media italiani ha ancora un´ampia possibilità di crescita e già dal gennaio 2007, dopo un anno "pieno" di conti in nero, potrebbe ambire a sbarcare in Borsa. Gli azionisti della News Corp, fondi di investimento, fondi pensione, hedge fund, hanno puntato proprio su questa possibilità che potrebbe portare in un tempo ragionevole i proventi del collocamento nelle casse della società newyorkese.



Se invece Murdoch decidesse di vendere Sky Italia a Telecom e di entrare in Olimpia le sue possibilità di crescita verrebbero immediatamente compresse. La legge Gasparri pone un limite al 10% del Sic per le società di telecomunicazione. Sposando Sky Italia con La7 e Mtv si arriverebbe a un fatturato poco sotto la soglia dei 2,2 miliardi consentiti. E anche cedendo le Tv che fanno capo a Telecom Italia Media lo "spazio" che si verrebbe a creare per la crescita futura sarebbe assai limitato. Una Sky Italia sotto l´ombrello di Telecom Italia non potrebbe superare i 4 milioni di abbonati pena lo sforamento del limite imposto dalla legge Gasparri. Un risultato che potrebbe essere già raggiunto alla fine di quest´anno.

L´unica possibilità per aggirare l´ostacolo sarebbe quella di togliere il vincolo del 10%. Ed è forse di questo argomento che hanno parlato Tronchetti Provera e Romano Prodi nei giorni scorsi a Palazzo Chigi. Ma a ben vedere sfuggono le ragioni per cui il governo di centrosinistra dovrebbe eliminare un tetto per favorire l´espansione in Italia di un gruppo di tlc insieme al principale tycoon del mondo. Quel tetto era stato posto dal precedente governo proprio per impedire un´invasione di campo dei colossi tlc nel campo dei media dove vige il duopolio Rai-Mediaset. E questi ovviamente si opporrebbero al cambiamento.

Insomma l´ipotesi Telecom-Sky, al di là degli accordi commerciali sui contenuti, non sembra aver vantaggi industriali tali da giustificare un ingresso di Murdoch nelle tlc e una conversione di Tronchetti a quello delle tv. Dar credito a un interessamento di Murdoch contribuisce a tener su il titolo Telecom e a creare l´attesa per qualche operazione straordinaria. Oppure serve a prender tempo e a far sì che qualche cordata italiana con il via libera governativo si metta in pista e tolga le castagne dal fuoco alla Pirelli che in cinque anni ha visto dimezzarsi il valore del proprio investimento.

Tronchetti Provera dal canto suo deve trovare al più presto una via credibile per risollevare il titolo dalle pastoie in cui è caduto. La fusione tra telefonia fissa e mobile, benchè valida sotto il profilo industriale, non ha scaldato il mercato. Gli investitori continuano a essere preoccupati per l´erosione dei margini del mobile e non vedono una crescita sufficiente per i servizi di banda larga.


Dagospia 07 Agosto 2006