LA FININVEST AVVERTE GALLIANI: IL MILAN COSTA TROPPO, DATTI UNA REGOLATA O E' MEGLIO VENDERLO.

Alcuni passaggi dell'intervista di Paolo Madron a Claudio Sposito, amministratore delegato di Fininvest, da Panorama in edicola domani.


Non c'è niente, oltre all'immobiliare, che si potrebbe vendere?

Vuole una provocazione? Il Milan. Ovviamente la mia è una pura analisi economica, che prescinde dalle ragioni del cuore e dall'eccellente lavoro di Adriano Galliani. Il mio ragionamento riguarda l'intero sistema del calcio italiano, che si sta avvitando in una spirale economica negativa di cui non vedo via d'uscita, se non attraverso una serie di dissesti economici forse peggiori di quello della Fìorentina. Il concetto sta tutto in due cifre: seria A fattura 1,24 miliardi di euro e perde a livello operativo 0,72.

Come un'azienda tecnicamente fallita...
Esatto. E ciò per un'esplosione dei costì che va al di là di qualsiasi raziocinio, causata principalmente da ingaggi ai calciatori e commissioni ai procuratori. Peccato, perché cosi il calcio sta perdendo l'occasione di diventare qualcosa di industrialmente importante. E tutto sul filo di un paradosso: mentre la pay-tv immetteva nel sistema risorse straordinarie, le perdite crescevano in misura esponenziale.

D'accordo i giocatori, ma anche le società non sono delle verginelle.
Anche le società hanno le loro colpe. Ma i veri nemici del calcio sono i calciatori che pretendono 15 miliardi di lire, invece che "accontentarsi» di due o tre. A loro i tifosi dovrebbero chiedere conto.

Quanto vi costa all'anno il Milan?
Una squadra di serie A per essere competitiva deve mettere in conto investimenti per 35-50 milioni di euro l'anno. Quindi, in un'ottica puramente economico-finanziaria, un business del genere o si risana o non ha motivo di restare in portafoglio. Ma è chiaro che quando si parla di calcio non ci si ferma alla logica dei numeri. Per questo ho premesso che la mia è solo una provocazione.


Dagospia.com 7 Febbraio 2002