I VENT'ANNI D'AMORE DI DOLCE & GABBANA
DAL PRIMO BACIO A CHI E' LA DONNA DELLA FAMIGLIA
DAL PRIMO BACIO A CHI E' LA DONNA DELLA FAMIGLIA
Il nuovo numero del settimanale "Chi" scodella una formidabile intervista ai nostri stilisti preferiti (dopo Roberto Cavalli, ça va sans dire). Domenico Dolce e Stefano Gabbana non hanno peluzzi sulla lingua e confessano senza remore bacchettone il loro primo bacio, la fedeltà e chi porta i pantaloni in camera da letto. Per festeggiare questa stronzata di San Valentino, la loro love-story ci sembra la cosa più giusta e saggia.
Intervista di Sven Michaelsen per "Chi"
Foto di Antonio Guccione
Domanda. Signor Dolce, signor Gabbana: vi siete fatti conoscere come gli eterni ragazzi della moda. Da quando siete una coppia?
Gabbana. "A novembre saranno vent'anni. Ho dimenticato la data esatta della nostra prima notte perché a quel tempo non avevo ancora un diario per gli appuntamenti.
"Mi ricordo però bene della prima impressione che ho avuto di Domenico: pelle bianco latte e abiti neri dalla testa ai piedi. Ho avuto la sensazione che fosse un prete morto"
Dolce. "A quel tempo ero un autentico fashion victim, e vestirsi da prete era la cosa da farsi all'inizio degli Anni 80. Tu, invece, indossavi sempre jeans e magliette".
Gabbana, "Che cosa ti ha colpito di più in me?".
Dolce. "Non la tua bellezza, anche se a differenza di te sono piccolo e calvo. All'inizio ti ho trovato semplicemente simpatico. Del resto, ci abbiamo messo due mesi per diventare amanti".
Gabbana. "Falso! Ci sono voluti sei mesi. Tu volevi, e io no".
Dolce. "Non avevo voglia di innamorarmi follemente, volevo solo avere una storia con te. Ma tu ti sei comportato con molta astuzia. Dicevi di sì e un attimo dopo era di nuovo no. E' stata un'altalena continua. Finalmente una sera ti ho detto: "Sai una cosa, Stefano? Ne ho abbastanza. Vai pure all'inferno"".
Gabbana. "E' stato quello il momento in cui ho detto definitivamente di sì. E tu mi hai dato il primo bacio. Ricordo ancora esattamente in quale strada di Milano è successo: viale Monza".
D. Una regola americana per il buon management dice: "Niente sesso in azienda". Il vostro legame non rappresenta forse una minaccia alla pace della vostra ditta?
Dolce. "E' ovviamente inevitabile mischiare amore e affari, ma noi non abbiamo mai programmato di creare un'azienda nostra. Eravamo dei consulenti liberi professionisti e dividevamo una stanza. Poi, un giorno, abbiamo scoperto di lavorare meglio in squadra che separati".
D. Si può disegnare a quattro mani?
Dolce. "Cominciamo ognuno per conto proprio e andiamo avanti per lo più seguendo idee completamente diverse. Poi, attraverso infiniti litigi, scaturisce una terza idea ed è quella che alla fine viene esposta nei negozi come un articolo Dolce & Gabbana".
Gabbana. "Se devo essere sincero, siamo l'esatto contrario di una squadra da sogno. Domenico è siciliano, io sono milanese. Il contrasto Nord-Sud porta ogni giorno drammi nuovi. Domenico è l'eterno sognatore che si isterizza quando deve affrontare un problema di organizzazione. Provi a chiedergli quando sono i prossimi appuntamenti della moda: vedrà che non ne ha la minima idea. Non gli piace neppure incontrare i nostri soci d'affari e addirittura rispondere al telefono. In compenso è molto più ossessionato di me dal lavoro. Qualche volta si sveglia di notte e appunta i suoi schizzi su fazzoletti di carta. Anche a casa insiste per spostare i mobili ogni due settimane perché la voglia di cambiare è quasi una droga per lui. Quest'uomo deve reinventarsi ogni giorno perché altrimenti si annoierebbe",
Dolce. "La tua forza sono il tuo realismo e la sensibilità che hai per il mercato. Tu sai come trasformare in abiti portabili le mie idee. Dall'altro canto, sei capace di portare rancore in un modo insopportabile".
Gabbana. "E io vorrei che tu avessi di più il talento di divertirti, qualche volta. Ridere e scherzare non sono proprio i tuoi punti forti. Sei così serio che quasi non ti va giù che rida io. Eppure, nel privato io sono piuttosto insicuro e ansioso",
Dolce. "Smettila! In verità tu sei un melodrammatico malinconico che ogni giorno sviluppa un nuovo doloretto del quale io debbo interessarmi. Forse avresti avuto più successo facendo l'attore. Sto sforzandomi da 20 anni di cambiarti, ma sulla tua cartella clinica dovrebbe figurare: "Senza speranza, rifiuta d'imparare"".
D. Vedo: vi piace almeno come si veste il vostro partner?
Dolce. "lo vesto solo Dolce & Gabbana e Adidas, sono un fan totale di Adidas".
Gabbana. "Ti innervosisci immancabilmente quando indosso il capo di un altro stilista, Ma se vedo un abito bello, non ho problemi a comprarlo. Poco fa ti sei arrabbiato perché sono tornato a casa con una giacca di Yamamoto. Ti sembrava una scelta idiota, perché ho un intero armadio pieno di giacche. Non mi è restato che urlare: "Basta, piantala!"".
D. Chi porta i pantaloni tra voi?
Gabbana. "Dipende, i nostri ruoli cambiano di ora in ora. Del resto, i rapporti in cui uno è sempre l'uomo e l'altro è la donna della famiglia mi sembrano orribilmente banali".
Dolce. "Ci diamo spesso battaglia, ma in un modo fuori dal comune. Quando litighiamo per la lunghezza di una gonna, non ci rivolgiamo più la parola per tutto il giorno. A casa tutto torna normale, ma il giorno seguente, quando torniamo al lavoro, riprendiamo a non parlare".
D. Siete spesso circondati da fascinosi modelli maschili. Quanto conta per voi la fedeltà fisica?
Gabbana. "Per me è importantissima".
Dolce. "Non saprei...".
Gabbana. "Cosa vuol dire "non saprei"? E' chiaro che siamo fedeli l'uno all'altro",
Dolce. "D'accordo, hai ragione tu. La fedeltà è importante, non foss'altro perché la gelosia può essere distruttiva",
Gabbana. "Se non fossi geloso. questo dimostrerebbe solo che non ti amo più con la passione di prima. La gelosia è il termometro di una relazione",
D. Il vostro collega Alexander McQueen ha sposato, e poi anche amichevolmente lasciato, il suo compagno George Forayth. Avete mai pensato a sposarvi?
Gabbana. "lo non credo nel matrimonio e il matrimonio tra uomini mi sembra addirittura ridicolo",
Dolce. "Siamo entrambi cattolici praticanti, andiamo a messa ogni domenica. Ma nella vita normale non accade sempre che l'amore duri fino alla morte senza ombra di tradimento. Un vero cattolico dovrebbe vivere come un santo".
D. Di recente avete parlato del vostro desiderio di avere dei figli.
Dolce. "Alla fine abbiamo rinunciato a quest'idea. Io adoro i bambini e ho uno spiccatissimo senso della famiglia, ma non mi sento a mio agio con l'adozione. Ho visto da amici quanti problemi possono venirne. Prima o poi il bambino vuole conoscere i suoi veri genitori, e a quel punto un padre adottivo diventa geloso. Invece di ingaggiare una madre surrogata, preferisco fare qualcosa per gli orfani del Terzo mondo".
D. Voi vestite Madonna da undici anni. Come avete realizzato questo scoop di relazioni pubbliche?
Gabbana. "Abbiamo sempre collezionato monili di Madonna, E abbiamo sempre ballato davanti al palcoscenico durante i suoi concerti italiani. Un giorno abbiamo visto in una foto che portava uno dei nostri abiti. Allora abbiamo chiamato la sua segreteria chiedendo un incontro. Quando ha fissato l'appuntamento in un ristorante italiano di New York, io ero tanto nervoso che ho cominciato a fumare una sigaretta dopo l'altra. Lei indossava un abito maschile ed era molto seducente. Il fatto che ci siamo trovati subito sulla stessa lunghezza d'onda può dipendere dalle sue radici italiane".
Dolce. "Madonna è la nostra musa e la nostra straordinaria maestra. E' stata la prima a riconoscere il potere mondiale della moda e a usarla per se. Da lei si può imparare cosa sono potere e perfezionismo. Ti dà retta, ma e impossibile cercare di imporle una certa scelta. Se ci ordina un paio di scarpe di una particolare sfumatura di rosso, non molla la presa finché il tono di colore non corrisponde esattamente a ciò che aveva in mente".
D. Inventate voi i testi che compaiono sulle magliette di Madonna?
Dolce. "Seguiamo le sue idee. Per lo più ci chiama all'ultimo minuto e dice: "Per il prossimo spettacolo voglio una maglietta dove sul davanti ci sia la parola Mother e sul dietro Fucker"".
Gabbana. "Mi piacerebbe vestire George Michael perché è il mio idolo, ma lui non vuole saperne. L'anno scorso l'ho incontrato a Londra, per cena, ma mi ha risposto: "La vostra proposta è un complimento, forse possiamo riparlarne più tardi"".
Dolce. "Un tempo molte star avevano il loro stile personale. Oggi le celebrità portano una sera Dolce & Gabbana e la sera dopo Versace o Gucci. E' vero che viviamo nell'epoca della marca, ma sulla scelta della marca regna la libertà più totale. Per questo ci è un pò passata la voglia di bazzicare il mondo delle star",
D. Secondo il quotidiano americano New York Times voi avreste dato un miliardo di lire a Madonna per averla a una sfilata Dolce & Gabbana.
Gabbana. "Una prassi del genere esiste, ma le assicuro che non l'abbiamo mai assecondata. Abbiamo anche smesso di creare per le star abiti speciali destinati alla serata degli Oscar. Ci sta bene se qualcuno vuole un capo gratuito della nostra collezione, perché questa è una forma di promozione per noi. Ma cosa ce ne viene se una star indossa un nostro abito che nessuno riconosce come nostro, perché è un pezzo unico?".
Dolce. "In passato andavamo dalle stelle con campioni di stoffa e proponevamo loro i nostri schizzi. Oggi le star hanno stilisti che cercano gli abìti per loro. Ma si vede mai qualcuno di veramente ben vestito agli Oscar? La sola eccezione è Johnny Depp. Per me è l'uomo meglio vestito del mondo perché ha creato il suo stile personale: un pò selvaggio. molto mascolino e privo dei soliti fronzoli hollywoodiani".
D. Dopo l'attacco alle Torri Gemelle voi avete prodotto delle magliette con la scritta: "I love New York". Vi domando: l' 11 settembre ha cambiato il mondo della moda?
Dolce. "Sarei un ipocrita se non le rispondessi con un netto no. Nei primi giorni dopo l'attentato la gente era, per così dire, irrigidita dalla paura, A pochi è venuta l'idea di comprare un abito da sera sexy. I nostri negozi erano deserti. Come davanti a ogni tragedia, per qualche tempo i più hanno dimenticato l'ossessione per denaro e carriera e hanno cercato di stringersi gli uni agli altri. Ma da novembre tutto è tornato come prima. La gente vuole lusso e sesso ed è disposta a spendere un sacco di quattrini per ottenerli. Facendo i bilanci del 2001, non abbiamo perso un solo dollaro del nostro fatturato".
Gabbana. "All'inizio non ci potevo credere, ma dopo 1' 11 settembre nei nostri negozi di Londra, Roma e Parigi il fatturato è cresciuto di più del 40 per cento. La gente sembrava pensare: "Se domani posso morire all'improvviso, sarebbe cretino lesinarmi qualcosa oggi". E curioso che oggi negli Usa vendiamo meno abiti da sera che un anno fa. Lì ci si incontra per lo più in casa, in modo informale, perché nessuno vuoI fare la parte dell'edonista insensibile".
D. Dolce & Gabbana è una delle poche case di moda che non sono state ancora inghiottite dalle multinazionali del lusso. Per quanto tempo resterete ancora indipendenti?
Dolce. "Si può vendere di tutto, ma in questo momento non siamo sul mercato. Abbiamo fondato Dolce & Gabbana nell'85 con un capitale iniziale di 10 mila dollari (circa 12 mila euro). Oggi abbiamo un fatturato di 301 milioni di dollari (circa 330 milioni di euro). Non si gioca con un'impresa del genere. E io non ho alcuna voglia di sentire un qualsiasi porta-abiti che mi tiene una lezione su quanto costa rifornire il guardaroba di Madonna. Che importanza ha il denaro quando si ha la possibilità di vestire un' icona?".
Gabbana. "Gucci è stato l'ultimo a bussare alla nostra porta proponendo di comperarci. L'offerta ci ha lusingati, e la tentazione è stata forte, anche perché abbiamo sentito che erano disposti a darci un camion pieno di soldi. Ma in tutta onestà io non ho bisogno del loro denaro, ne ho comunque a sufficienza. Abbiamo una splendida casa al mare, ma non ci andiamo da un intero anno perché ci manca il tempo. Avere di più. aggraverebbe i miei problemi. Credo che Jil Sander abbia avuto due grosse fette di salame sugli occhi quando ha venduto la sua ditta. E' ingenuo pensare che gente che ti offre un sacco di quattrini è disposta a rispettare la tua libertà creativa".
Dolce. "Io posso capire Jil Sander. Sogno spesso di delegare il mio lavoro per avere più tempo libero. Ma non è così semplice. Il nuovo proprietario ti promette che la tua marca continuerà a vivere come tu l'hai creata, ma dopo un paio di mesi non riconosci più i tuoi schizzi. E io voglio assolutamente evitare di avere una crisi di rabbia ogni volta che entro in un negozio Dolce & Gabbana".
Gabbana, "I creatori di queste multinazionali si circondano di una pletora di stilisti e consulenti perché pensano, sbagliando, che si possa creare la moda a un tavolo da conferenza. I veri stilisti sono una specie in estinzione. Gli ultimi veri creatori di moda sono John Galliano, Alexander McQueen, Jean-Paul Gaultier. E con loro ci siamo noi. Guardando a ritroso agli ultimi vent'anni, secondo me c'è un numero uno assoluto, ed è Gaultier",
D. Dal punto di vista della moda gli Anni Novanta sono stati segnati dal minimalismo. Avete mai avuto paura di sbagliare lanciando uno stile all'insegna del lusso e della sensualità?
Dolce. "Provi a chiedere a una donna se ama davvero il minimalismo e l'understatement. Le salterà al collo come una furia gridando: "No, niente affatto". Il minimalismo è un po' come mangiare solo riso o pasta per tutto un anno. I nervi del gusto si paralizzano e, prima o poi, subentra la morte cerebrale. A guardare indietro il minimalismo ha giocato in nostro favore, perché ora la gente ha più voglia di indossare le nostre creazioni, Per quanto riguarda i trend, io mi comporto come Confucio che si sedeva sulla riva del fiume e aspettava tranquillamente nella certezza che prima o poi, sarebbero passati i cadaveri dei suoi nemici. La moda cambia ogni stagione, lo stile resta".
D. La fine del vostro amore segnerebbe anche la fine di Dolce & Gabbana?
Gabbana. "Non abbiamo un rapporto coatto per tenere in piedi la nostra ditta, ma se un giorno dovessimo separarci, io non farei sicuramente più questo lavoro. A quel punto farei piuttosto l'attore. Cosa pensi tu, Domenico, la ditta fallirebbe davvero senza di noi?".
Dolce. "Non c'è nessuno che comperi un abito di Dolce & Gabbana perché ha assoluto bisogno di un abito nuovo. Noi non appaghiamo dei bisogni essenziali, ma diamo alla gente il gusto di appartenere a una specie di clan. Quando andiamo nei club più eleganti di Parigi o New York, tutti ci chiamano per nome. Questa gente è convinta di averci per amici. Questa sensazione di appartenere a un clan, che siamo riusciti a creare nel corso degli anni, è il più prezioso capitale di Dolce & Gabbana. Comperare la nostra ditta ha serso solo se si comperano anche Stefano e me. Ed è proprio per questo chi io posso solo sconsigliare chiunque dall'acquisto dì D&G".
Sven Michaelset
Dagospia.com 14 Febbraio 2002
Intervista di Sven Michaelsen per "Chi"
Foto di Antonio Guccione
Domanda. Signor Dolce, signor Gabbana: vi siete fatti conoscere come gli eterni ragazzi della moda. Da quando siete una coppia?
Gabbana. "A novembre saranno vent'anni. Ho dimenticato la data esatta della nostra prima notte perché a quel tempo non avevo ancora un diario per gli appuntamenti.
"Mi ricordo però bene della prima impressione che ho avuto di Domenico: pelle bianco latte e abiti neri dalla testa ai piedi. Ho avuto la sensazione che fosse un prete morto"
Dolce. "A quel tempo ero un autentico fashion victim, e vestirsi da prete era la cosa da farsi all'inizio degli Anni 80. Tu, invece, indossavi sempre jeans e magliette".
Gabbana, "Che cosa ti ha colpito di più in me?".
Dolce. "Non la tua bellezza, anche se a differenza di te sono piccolo e calvo. All'inizio ti ho trovato semplicemente simpatico. Del resto, ci abbiamo messo due mesi per diventare amanti".
Gabbana. "Falso! Ci sono voluti sei mesi. Tu volevi, e io no".
Dolce. "Non avevo voglia di innamorarmi follemente, volevo solo avere una storia con te. Ma tu ti sei comportato con molta astuzia. Dicevi di sì e un attimo dopo era di nuovo no. E' stata un'altalena continua. Finalmente una sera ti ho detto: "Sai una cosa, Stefano? Ne ho abbastanza. Vai pure all'inferno"".
Gabbana. "E' stato quello il momento in cui ho detto definitivamente di sì. E tu mi hai dato il primo bacio. Ricordo ancora esattamente in quale strada di Milano è successo: viale Monza".
D. Una regola americana per il buon management dice: "Niente sesso in azienda". Il vostro legame non rappresenta forse una minaccia alla pace della vostra ditta?
Dolce. "E' ovviamente inevitabile mischiare amore e affari, ma noi non abbiamo mai programmato di creare un'azienda nostra. Eravamo dei consulenti liberi professionisti e dividevamo una stanza. Poi, un giorno, abbiamo scoperto di lavorare meglio in squadra che separati".
D. Si può disegnare a quattro mani?
Dolce. "Cominciamo ognuno per conto proprio e andiamo avanti per lo più seguendo idee completamente diverse. Poi, attraverso infiniti litigi, scaturisce una terza idea ed è quella che alla fine viene esposta nei negozi come un articolo Dolce & Gabbana".
Gabbana. "Se devo essere sincero, siamo l'esatto contrario di una squadra da sogno. Domenico è siciliano, io sono milanese. Il contrasto Nord-Sud porta ogni giorno drammi nuovi. Domenico è l'eterno sognatore che si isterizza quando deve affrontare un problema di organizzazione. Provi a chiedergli quando sono i prossimi appuntamenti della moda: vedrà che non ne ha la minima idea. Non gli piace neppure incontrare i nostri soci d'affari e addirittura rispondere al telefono. In compenso è molto più ossessionato di me dal lavoro. Qualche volta si sveglia di notte e appunta i suoi schizzi su fazzoletti di carta. Anche a casa insiste per spostare i mobili ogni due settimane perché la voglia di cambiare è quasi una droga per lui. Quest'uomo deve reinventarsi ogni giorno perché altrimenti si annoierebbe",
Dolce. "La tua forza sono il tuo realismo e la sensibilità che hai per il mercato. Tu sai come trasformare in abiti portabili le mie idee. Dall'altro canto, sei capace di portare rancore in un modo insopportabile".
Gabbana. "E io vorrei che tu avessi di più il talento di divertirti, qualche volta. Ridere e scherzare non sono proprio i tuoi punti forti. Sei così serio che quasi non ti va giù che rida io. Eppure, nel privato io sono piuttosto insicuro e ansioso",
Dolce. "Smettila! In verità tu sei un melodrammatico malinconico che ogni giorno sviluppa un nuovo doloretto del quale io debbo interessarmi. Forse avresti avuto più successo facendo l'attore. Sto sforzandomi da 20 anni di cambiarti, ma sulla tua cartella clinica dovrebbe figurare: "Senza speranza, rifiuta d'imparare"".
D. Vedo: vi piace almeno come si veste il vostro partner?
Dolce. "lo vesto solo Dolce & Gabbana e Adidas, sono un fan totale di Adidas".
Gabbana. "Ti innervosisci immancabilmente quando indosso il capo di un altro stilista, Ma se vedo un abito bello, non ho problemi a comprarlo. Poco fa ti sei arrabbiato perché sono tornato a casa con una giacca di Yamamoto. Ti sembrava una scelta idiota, perché ho un intero armadio pieno di giacche. Non mi è restato che urlare: "Basta, piantala!"".
D. Chi porta i pantaloni tra voi?
Gabbana. "Dipende, i nostri ruoli cambiano di ora in ora. Del resto, i rapporti in cui uno è sempre l'uomo e l'altro è la donna della famiglia mi sembrano orribilmente banali".
Dolce. "Ci diamo spesso battaglia, ma in un modo fuori dal comune. Quando litighiamo per la lunghezza di una gonna, non ci rivolgiamo più la parola per tutto il giorno. A casa tutto torna normale, ma il giorno seguente, quando torniamo al lavoro, riprendiamo a non parlare".
D. Siete spesso circondati da fascinosi modelli maschili. Quanto conta per voi la fedeltà fisica?
Gabbana. "Per me è importantissima".
Dolce. "Non saprei...".
Gabbana. "Cosa vuol dire "non saprei"? E' chiaro che siamo fedeli l'uno all'altro",
Dolce. "D'accordo, hai ragione tu. La fedeltà è importante, non foss'altro perché la gelosia può essere distruttiva",
Gabbana. "Se non fossi geloso. questo dimostrerebbe solo che non ti amo più con la passione di prima. La gelosia è il termometro di una relazione",
D. Il vostro collega Alexander McQueen ha sposato, e poi anche amichevolmente lasciato, il suo compagno George Forayth. Avete mai pensato a sposarvi?
Gabbana. "lo non credo nel matrimonio e il matrimonio tra uomini mi sembra addirittura ridicolo",
Dolce. "Siamo entrambi cattolici praticanti, andiamo a messa ogni domenica. Ma nella vita normale non accade sempre che l'amore duri fino alla morte senza ombra di tradimento. Un vero cattolico dovrebbe vivere come un santo".
D. Di recente avete parlato del vostro desiderio di avere dei figli.
Dolce. "Alla fine abbiamo rinunciato a quest'idea. Io adoro i bambini e ho uno spiccatissimo senso della famiglia, ma non mi sento a mio agio con l'adozione. Ho visto da amici quanti problemi possono venirne. Prima o poi il bambino vuole conoscere i suoi veri genitori, e a quel punto un padre adottivo diventa geloso. Invece di ingaggiare una madre surrogata, preferisco fare qualcosa per gli orfani del Terzo mondo".
D. Voi vestite Madonna da undici anni. Come avete realizzato questo scoop di relazioni pubbliche?
Gabbana. "Abbiamo sempre collezionato monili di Madonna, E abbiamo sempre ballato davanti al palcoscenico durante i suoi concerti italiani. Un giorno abbiamo visto in una foto che portava uno dei nostri abiti. Allora abbiamo chiamato la sua segreteria chiedendo un incontro. Quando ha fissato l'appuntamento in un ristorante italiano di New York, io ero tanto nervoso che ho cominciato a fumare una sigaretta dopo l'altra. Lei indossava un abito maschile ed era molto seducente. Il fatto che ci siamo trovati subito sulla stessa lunghezza d'onda può dipendere dalle sue radici italiane".
Dolce. "Madonna è la nostra musa e la nostra straordinaria maestra. E' stata la prima a riconoscere il potere mondiale della moda e a usarla per se. Da lei si può imparare cosa sono potere e perfezionismo. Ti dà retta, ma e impossibile cercare di imporle una certa scelta. Se ci ordina un paio di scarpe di una particolare sfumatura di rosso, non molla la presa finché il tono di colore non corrisponde esattamente a ciò che aveva in mente".
D. Inventate voi i testi che compaiono sulle magliette di Madonna?
Dolce. "Seguiamo le sue idee. Per lo più ci chiama all'ultimo minuto e dice: "Per il prossimo spettacolo voglio una maglietta dove sul davanti ci sia la parola Mother e sul dietro Fucker"".
Gabbana. "Mi piacerebbe vestire George Michael perché è il mio idolo, ma lui non vuole saperne. L'anno scorso l'ho incontrato a Londra, per cena, ma mi ha risposto: "La vostra proposta è un complimento, forse possiamo riparlarne più tardi"".
Dolce. "Un tempo molte star avevano il loro stile personale. Oggi le celebrità portano una sera Dolce & Gabbana e la sera dopo Versace o Gucci. E' vero che viviamo nell'epoca della marca, ma sulla scelta della marca regna la libertà più totale. Per questo ci è un pò passata la voglia di bazzicare il mondo delle star",
D. Secondo il quotidiano americano New York Times voi avreste dato un miliardo di lire a Madonna per averla a una sfilata Dolce & Gabbana.
Gabbana. "Una prassi del genere esiste, ma le assicuro che non l'abbiamo mai assecondata. Abbiamo anche smesso di creare per le star abiti speciali destinati alla serata degli Oscar. Ci sta bene se qualcuno vuole un capo gratuito della nostra collezione, perché questa è una forma di promozione per noi. Ma cosa ce ne viene se una star indossa un nostro abito che nessuno riconosce come nostro, perché è un pezzo unico?".
Dolce. "In passato andavamo dalle stelle con campioni di stoffa e proponevamo loro i nostri schizzi. Oggi le star hanno stilisti che cercano gli abìti per loro. Ma si vede mai qualcuno di veramente ben vestito agli Oscar? La sola eccezione è Johnny Depp. Per me è l'uomo meglio vestito del mondo perché ha creato il suo stile personale: un pò selvaggio. molto mascolino e privo dei soliti fronzoli hollywoodiani".
D. Dopo l'attacco alle Torri Gemelle voi avete prodotto delle magliette con la scritta: "I love New York". Vi domando: l' 11 settembre ha cambiato il mondo della moda?
Dolce. "Sarei un ipocrita se non le rispondessi con un netto no. Nei primi giorni dopo l'attentato la gente era, per così dire, irrigidita dalla paura, A pochi è venuta l'idea di comprare un abito da sera sexy. I nostri negozi erano deserti. Come davanti a ogni tragedia, per qualche tempo i più hanno dimenticato l'ossessione per denaro e carriera e hanno cercato di stringersi gli uni agli altri. Ma da novembre tutto è tornato come prima. La gente vuole lusso e sesso ed è disposta a spendere un sacco di quattrini per ottenerli. Facendo i bilanci del 2001, non abbiamo perso un solo dollaro del nostro fatturato".
Gabbana. "All'inizio non ci potevo credere, ma dopo 1' 11 settembre nei nostri negozi di Londra, Roma e Parigi il fatturato è cresciuto di più del 40 per cento. La gente sembrava pensare: "Se domani posso morire all'improvviso, sarebbe cretino lesinarmi qualcosa oggi". E curioso che oggi negli Usa vendiamo meno abiti da sera che un anno fa. Lì ci si incontra per lo più in casa, in modo informale, perché nessuno vuoI fare la parte dell'edonista insensibile".
D. Dolce & Gabbana è una delle poche case di moda che non sono state ancora inghiottite dalle multinazionali del lusso. Per quanto tempo resterete ancora indipendenti?
Dolce. "Si può vendere di tutto, ma in questo momento non siamo sul mercato. Abbiamo fondato Dolce & Gabbana nell'85 con un capitale iniziale di 10 mila dollari (circa 12 mila euro). Oggi abbiamo un fatturato di 301 milioni di dollari (circa 330 milioni di euro). Non si gioca con un'impresa del genere. E io non ho alcuna voglia di sentire un qualsiasi porta-abiti che mi tiene una lezione su quanto costa rifornire il guardaroba di Madonna. Che importanza ha il denaro quando si ha la possibilità di vestire un' icona?".
Gabbana. "Gucci è stato l'ultimo a bussare alla nostra porta proponendo di comperarci. L'offerta ci ha lusingati, e la tentazione è stata forte, anche perché abbiamo sentito che erano disposti a darci un camion pieno di soldi. Ma in tutta onestà io non ho bisogno del loro denaro, ne ho comunque a sufficienza. Abbiamo una splendida casa al mare, ma non ci andiamo da un intero anno perché ci manca il tempo. Avere di più. aggraverebbe i miei problemi. Credo che Jil Sander abbia avuto due grosse fette di salame sugli occhi quando ha venduto la sua ditta. E' ingenuo pensare che gente che ti offre un sacco di quattrini è disposta a rispettare la tua libertà creativa".
Dolce. "Io posso capire Jil Sander. Sogno spesso di delegare il mio lavoro per avere più tempo libero. Ma non è così semplice. Il nuovo proprietario ti promette che la tua marca continuerà a vivere come tu l'hai creata, ma dopo un paio di mesi non riconosci più i tuoi schizzi. E io voglio assolutamente evitare di avere una crisi di rabbia ogni volta che entro in un negozio Dolce & Gabbana".
Gabbana, "I creatori di queste multinazionali si circondano di una pletora di stilisti e consulenti perché pensano, sbagliando, che si possa creare la moda a un tavolo da conferenza. I veri stilisti sono una specie in estinzione. Gli ultimi veri creatori di moda sono John Galliano, Alexander McQueen, Jean-Paul Gaultier. E con loro ci siamo noi. Guardando a ritroso agli ultimi vent'anni, secondo me c'è un numero uno assoluto, ed è Gaultier",
D. Dal punto di vista della moda gli Anni Novanta sono stati segnati dal minimalismo. Avete mai avuto paura di sbagliare lanciando uno stile all'insegna del lusso e della sensualità?
Dolce. "Provi a chiedere a una donna se ama davvero il minimalismo e l'understatement. Le salterà al collo come una furia gridando: "No, niente affatto". Il minimalismo è un po' come mangiare solo riso o pasta per tutto un anno. I nervi del gusto si paralizzano e, prima o poi, subentra la morte cerebrale. A guardare indietro il minimalismo ha giocato in nostro favore, perché ora la gente ha più voglia di indossare le nostre creazioni, Per quanto riguarda i trend, io mi comporto come Confucio che si sedeva sulla riva del fiume e aspettava tranquillamente nella certezza che prima o poi, sarebbero passati i cadaveri dei suoi nemici. La moda cambia ogni stagione, lo stile resta".
D. La fine del vostro amore segnerebbe anche la fine di Dolce & Gabbana?
Gabbana. "Non abbiamo un rapporto coatto per tenere in piedi la nostra ditta, ma se un giorno dovessimo separarci, io non farei sicuramente più questo lavoro. A quel punto farei piuttosto l'attore. Cosa pensi tu, Domenico, la ditta fallirebbe davvero senza di noi?".
Dolce. "Non c'è nessuno che comperi un abito di Dolce & Gabbana perché ha assoluto bisogno di un abito nuovo. Noi non appaghiamo dei bisogni essenziali, ma diamo alla gente il gusto di appartenere a una specie di clan. Quando andiamo nei club più eleganti di Parigi o New York, tutti ci chiamano per nome. Questa gente è convinta di averci per amici. Questa sensazione di appartenere a un clan, che siamo riusciti a creare nel corso degli anni, è il più prezioso capitale di Dolce & Gabbana. Comperare la nostra ditta ha serso solo se si comperano anche Stefano e me. Ed è proprio per questo chi io posso solo sconsigliare chiunque dall'acquisto dì D&G".
Sven Michaelset
Dagospia.com 14 Febbraio 2002