QUANDO IL POTERE SI CREDE VIP - DALL'ELICOTTERO DI GASPARI ALLA TANZI AIRLINES CHE PORTAVA MINISTRI E CARDINALI - I POTENTI DE NOANTRI PREFERISCONO L'AEREO DI STATO O QUELLO DI QUALCHE AMICO RICCO (CHE NON GLI MANCA MAI).
Filippo Ceccarelli per "la Repubblica"
Volare, oh-oh. Davanti all´opportunità di mostrarsi veloce, dinamico, leggero e ubiquo, il potere non sa resistere: e infatti, come da servizio dell´espresso, ai ministri Rutelli e Mastella è parso del tutto naturale, conveniente e protetto, domenica scorsa, volare al Gran Premio di Monza con un aereo di Stato, collaboratori e famigliari al seguito. Per ragioni di ufficio, hanno spiegato loro, e di sicurezza, secondo Palazzo Chigi. Ma la volata ha fatto lo stesso un certo effetto.
Il vicepresidente del Consiglio e titolare dei Beni Culturali Rutelli doveva volare a Monza per premiare gli automobilisti; il Guardasigilli Mastella, con il figlio Elio e un paio di guardaspalle, si è aggiunto ottenendo un passaggio a bordo. Poi un altro ne ha ricevuto, su un elicottero privato, per partecipare sul podio all´agognatissima cerimonia.
Il cielo era di un magnifico blu. La corsa (della Formula 1) è stata appassionante e la premiazione gioiosa. Ma la controversia politico-aeroplanistica ha colpito ancora.
Tanto per cambiare, i normali veicoli di linea continuano a non riscuotere il favore della classe di governo. Si sa: la gente normale si ammucchia negli aeroporti, fa le file, subisce i ritardi. I politici invece, anche sottovalutando la nozione di invidia sociale, preferiscono volare con l´aereo di Stato o con quello di qualche amico ricco (che non gli manca mai). «I don´t fly commercial» dice Naomi Campbell, ma il dato rilevante è che i potenti nostrani, sempre più ispirati dai canoni dello star-system, seguitano uniformarsi a quel modello di trasporto divistico senza troppo rendersi conto che potrebbe ritorcerglisi contro.
Come si diceva: è già accaduto. E non una volta sola, ma diverse. Da questo punto di vista l´accorciarsi della memoria è la migliore alleata dell´imprudenza dei governanti - e quindi anche dell´antipolitica. Adesso, ad esempio, non è per giocare con i precedenti o per fare l´uccello del malaugurio, ma nel dicembre del 1992 uno degli segnali o degli eventi a loro modo emblematici che anticiparono la slavina non sai mai bene quanto morale o moralistica che portò al big-bang della Prima Repubblica fu il volo, su un elicottero, con cui l´allora influente ministro dc Remo Gaspari atterrò prima a una sagra culinaria a Rojo del Sangro, nel suo Abruzzo, e poi al tribunale dei ministri.
Vero è che Gaspari fu poi del tutto assolto. Non erano reato gli arrosticini, i panzerotti, «gli assaggini», come volle qualificarli «zio Remo», di quella fiera ad alta quota. Eppure, lo «scandalo» e la procedura giudiziaria adottata indicava un clima, un sospetto, una cornice che penalizzava l´aerea separatezza del potere. A pensarci bene, qualche anno prima (1986), lo stesso Bettino Craxi avrebbe potuto trarre utile consiglio dalle critiche riscosse durante l´affollato viaggio in Cina: «con i suoi cari», come disse perfidamente Andreotti. C´era in effetti, su quell´aereo, anche la fidanzata di Bobo e quella regista di Martelli (entrambe le coppie in seguito si ruppero), oltre a Marina Ripa di Meana che faceva ginnastica tra le poltroncine, in tuta aderente e faccia impiastricciata di crema.
Roba vecchia, d´accordo. Come la fantastica improvvisata che il ministro della Protezione Civile Lattanzio volle fare al suo amico Antonio Gava festosamente sorvolando il ricevimento di matrimonio del figliolo. Ma meno antica, quel passaggio aereo, della richiesta di rimborso multimilionario che la Corte dei Conti fece all´ex ministro dei Trasporti Signorile. Anche a lui, in effetti, scocciava di prendere l´aereo di linea, o forse voleva sentirsi più «executive», fatto sta che sceglieva di viaggiare con i privati. E mal gliene incolse. Come se trascurare l´Alitalia comportasse al dunque una specie di maledizione.
Esaurito il caso Signorile, si aprì quello degli aerei dei servizi segreti, contrassegnati dalla misteriosa sigla Cai.
E poi, inauguratasi la Seconda Repubblica, prese il via un periodico stillicidio di polemiche per il trasbordo di onorevoli in caso di sciopero e poi anche di partite di calcio. E di presidenti delle Assemblee legislative portati in villeggiatura all´estero, anche qui in apparente continuità storica e repubblicana, da Scognamiglio condotto a Marrakesh (splendidi green) fino a Bertinotti in Bretagna. E c´è sempre qualche ragione di sicurezza a giustificare quei trasporti speciali, c´è sempre qualche altro potere che giustifica i potenti dall´utilizzare voli di Stato, mai una volta che si sappia che uno di loro abbia detto: scusate, ma viste le complicazioni, beh, io la vacanza me la faccio qui vicina.
E l´aereo di Tanzi? Quando ci fu il crack della Parmalat più di un politico sudò freddo. Calisto ne scorrazzava diversi su e giù per la penisola, pure presidenti del Consiglio, e anche cardinali. Al momento della buriana pare di ricordare che solo Cossiga cercò di rifondere lo Stato per quei passaggi. Andreotti, d´altra parte, utilizzava la mini-flotta di Ciarrapico: ma in qualità di presidente del Premio Fiuggi. L´imprenditore delle acque minerali prestò l´aereo a Bruno Vespa quando si trattava di volare a Bagdad per un´intervista a Saddam Hussein.
Antonio Fazio, a suo tempo, girava per santuari con l´aereo di Cesare Geronzi. E tra i primi gesti del suo successore Draghi ci fu la regolare fila all´imbarco su un volo Alitalia. Anche Padoa-Schioppa vola per conto suo, per giunta low-cost, e si trova benissimo. Ma sono purtroppo eccezioni. Come gli capita spesso, la vicenda di Mastella ha lo sfolgorio di una metafora. Dagli «assaggini» di Gaspari al Gran Premio di Briatore ce ne corre. Volare, oh-oh. E ricordarsi le cinture di sicurezza.
Dagospia 14 Settembre 2007
Volare, oh-oh. Davanti all´opportunità di mostrarsi veloce, dinamico, leggero e ubiquo, il potere non sa resistere: e infatti, come da servizio dell´espresso, ai ministri Rutelli e Mastella è parso del tutto naturale, conveniente e protetto, domenica scorsa, volare al Gran Premio di Monza con un aereo di Stato, collaboratori e famigliari al seguito. Per ragioni di ufficio, hanno spiegato loro, e di sicurezza, secondo Palazzo Chigi. Ma la volata ha fatto lo stesso un certo effetto.
Il vicepresidente del Consiglio e titolare dei Beni Culturali Rutelli doveva volare a Monza per premiare gli automobilisti; il Guardasigilli Mastella, con il figlio Elio e un paio di guardaspalle, si è aggiunto ottenendo un passaggio a bordo. Poi un altro ne ha ricevuto, su un elicottero privato, per partecipare sul podio all´agognatissima cerimonia.
Il cielo era di un magnifico blu. La corsa (della Formula 1) è stata appassionante e la premiazione gioiosa. Ma la controversia politico-aeroplanistica ha colpito ancora.
Tanto per cambiare, i normali veicoli di linea continuano a non riscuotere il favore della classe di governo. Si sa: la gente normale si ammucchia negli aeroporti, fa le file, subisce i ritardi. I politici invece, anche sottovalutando la nozione di invidia sociale, preferiscono volare con l´aereo di Stato o con quello di qualche amico ricco (che non gli manca mai). «I don´t fly commercial» dice Naomi Campbell, ma il dato rilevante è che i potenti nostrani, sempre più ispirati dai canoni dello star-system, seguitano uniformarsi a quel modello di trasporto divistico senza troppo rendersi conto che potrebbe ritorcerglisi contro.
Come si diceva: è già accaduto. E non una volta sola, ma diverse. Da questo punto di vista l´accorciarsi della memoria è la migliore alleata dell´imprudenza dei governanti - e quindi anche dell´antipolitica. Adesso, ad esempio, non è per giocare con i precedenti o per fare l´uccello del malaugurio, ma nel dicembre del 1992 uno degli segnali o degli eventi a loro modo emblematici che anticiparono la slavina non sai mai bene quanto morale o moralistica che portò al big-bang della Prima Repubblica fu il volo, su un elicottero, con cui l´allora influente ministro dc Remo Gaspari atterrò prima a una sagra culinaria a Rojo del Sangro, nel suo Abruzzo, e poi al tribunale dei ministri.
Vero è che Gaspari fu poi del tutto assolto. Non erano reato gli arrosticini, i panzerotti, «gli assaggini», come volle qualificarli «zio Remo», di quella fiera ad alta quota. Eppure, lo «scandalo» e la procedura giudiziaria adottata indicava un clima, un sospetto, una cornice che penalizzava l´aerea separatezza del potere. A pensarci bene, qualche anno prima (1986), lo stesso Bettino Craxi avrebbe potuto trarre utile consiglio dalle critiche riscosse durante l´affollato viaggio in Cina: «con i suoi cari», come disse perfidamente Andreotti. C´era in effetti, su quell´aereo, anche la fidanzata di Bobo e quella regista di Martelli (entrambe le coppie in seguito si ruppero), oltre a Marina Ripa di Meana che faceva ginnastica tra le poltroncine, in tuta aderente e faccia impiastricciata di crema.
Roba vecchia, d´accordo. Come la fantastica improvvisata che il ministro della Protezione Civile Lattanzio volle fare al suo amico Antonio Gava festosamente sorvolando il ricevimento di matrimonio del figliolo. Ma meno antica, quel passaggio aereo, della richiesta di rimborso multimilionario che la Corte dei Conti fece all´ex ministro dei Trasporti Signorile. Anche a lui, in effetti, scocciava di prendere l´aereo di linea, o forse voleva sentirsi più «executive», fatto sta che sceglieva di viaggiare con i privati. E mal gliene incolse. Come se trascurare l´Alitalia comportasse al dunque una specie di maledizione.
Esaurito il caso Signorile, si aprì quello degli aerei dei servizi segreti, contrassegnati dalla misteriosa sigla Cai.
E poi, inauguratasi la Seconda Repubblica, prese il via un periodico stillicidio di polemiche per il trasbordo di onorevoli in caso di sciopero e poi anche di partite di calcio. E di presidenti delle Assemblee legislative portati in villeggiatura all´estero, anche qui in apparente continuità storica e repubblicana, da Scognamiglio condotto a Marrakesh (splendidi green) fino a Bertinotti in Bretagna. E c´è sempre qualche ragione di sicurezza a giustificare quei trasporti speciali, c´è sempre qualche altro potere che giustifica i potenti dall´utilizzare voli di Stato, mai una volta che si sappia che uno di loro abbia detto: scusate, ma viste le complicazioni, beh, io la vacanza me la faccio qui vicina.
E l´aereo di Tanzi? Quando ci fu il crack della Parmalat più di un politico sudò freddo. Calisto ne scorrazzava diversi su e giù per la penisola, pure presidenti del Consiglio, e anche cardinali. Al momento della buriana pare di ricordare che solo Cossiga cercò di rifondere lo Stato per quei passaggi. Andreotti, d´altra parte, utilizzava la mini-flotta di Ciarrapico: ma in qualità di presidente del Premio Fiuggi. L´imprenditore delle acque minerali prestò l´aereo a Bruno Vespa quando si trattava di volare a Bagdad per un´intervista a Saddam Hussein.
Antonio Fazio, a suo tempo, girava per santuari con l´aereo di Cesare Geronzi. E tra i primi gesti del suo successore Draghi ci fu la regolare fila all´imbarco su un volo Alitalia. Anche Padoa-Schioppa vola per conto suo, per giunta low-cost, e si trova benissimo. Ma sono purtroppo eccezioni. Come gli capita spesso, la vicenda di Mastella ha lo sfolgorio di una metafora. Dagli «assaggini» di Gaspari al Gran Premio di Briatore ce ne corre. Volare, oh-oh. E ricordarsi le cinture di sicurezza.
Dagospia 14 Settembre 2007