STOP ALL'ANTIPOLITICA, STOP A DE MAGISTRIS: O MASTELLA RASSEGNA LE DIMISSIONI - VELTRONI PREPARA LA PROPRIA INCORONAZIONE A LEADER DEL PD NEL SEGNO DEI PEGGIORI RAPPORTI POSSIBILI CON PRODI. DOPO IL 14 OTTOBRE UNO DEI DUE RISCHIA DI ESSERE DI TROPPO.

Laura Cesaretti per Il Velino.it

"Il torbido rapporto fra politici, giudici e tv", come lo ha definito sabato il presidente della Camera Fausto Bertinotti, approda oggi al Consiglio Superiore della Magistratura. La commissione disciplinare presieduta dal dl Nicola Mancino e dal suo vice, l'azzurro Michele Saponara, è chiamata a decidere sulla richiesta di trasferimento presentata dagli ispettori del ministro Mastella per il sostituto procuratore De Magistris e per il suo capo Lombardi dalla procura di Catanzaro. In realtà le nuove memorie prodotte dal guardasigilli contro il pm che indaga pure su Romano Prodi imporrà un rinvio, anche se solo di qualche giorno.

Ma l'esito negativo per il sostituto catanzarese, se non scontato, appare certamente molto probabile. Basta sentire le considerazioni di uno dei laici eletti su indicazione della Cdl (e che quindi non dovrebbe veder male un magistrato che se la prende con l'attuale maggioranza): "Quel giudice è trasferibilissimo!". Anche dopo la puntata di Annozero che di fatto ha messo in mora il Csm, "basta vedere gli atti, quelli presentati prima e gli ultimi prodotti da Mastella".

Difficile dire quali ricadute politiche avrebbe l'accoglimento della tesi mastelliana da parte del Csm. La scorsa settimana a Montecitorio si era diffusa la voce che, in caso di sconfessione da parte della Consiglio Superiore, il ministro di Giustizia, avrebbe rassegnato le dimissioni. Un'ipotesi che segnerebbe la fine dell'esperienza governativa di Mastella con ciò che ne conseguirebbe in termini di maggioranza al Senato. Ma la posta in gioco a Palazzo dei Marescialli sembra andare ben al di là della sorte ministeriale dell'uomo di Ceppaloni che ieri è arrivato a lanciare addirittura un allarme terroristico.

Per il modo in cui il leader dell'Udeur è assurto a potenziale capro espiatorio della campagna antipolitica uno stop del Csm al dottor De Magistris rappresenterebbe un segnale inequivoco a quanti volessero seguirne l'esempio dando il via a una serie di iniziative giudiziarie in tutto il Paese contro 'la casta', come avvenne dopo l'avvio delle inchieste del pool di Mani Pulite nel 1992-93.

Per la politica, e in particolare per la maggioranza di centro sinistra, potrebbe essere un segnale da cogliere per non ripetere gli stessi errori di quindici anni fa, sia per gli eredi dei partiti che dall'azione della magistratura furono colpiti , come lo stesso Mastella o il presidente del Senato Marini, sia per coloro che invece dalle toghe furono graziati e che dopo anni passati a coltivare il giustizialismo, nelle sue diverse forme dell'antiberlusconismo e del girotondismo, rischiano ora di ritrovarsi nella parte dell'apprendista stregone.



Il fatto che a presiedere il Csm sia un uomo come Giorgio Napolitano, che visse il biennio di mani pulite da presidente diessino di una Camera dei deputati letteralmente sotto l'assedio degli avvisi di garanzia, rappresenta un punto di equilibrio per tutta l'Unione. Ma non è nemmeno un paradosso della storia che proprio Luciano Violante, uomo simbolo dell'impegno dei magistrati in politica, potrebbe svolgere il ruolo di architetto della riforma costituzionale che la maggioranza sta provando ad incardinare a Montecitorio per salvare la legislatura da una fine prematura e la sinistra dalla schiacciante vittoria della Cdl. Il presidente della commissione affari costituzionali abilmente cerca di sfruttare le contraddizioni e le diverse esigenze presenti nel centro destra, facendo sponda sulla necessità di Lega e Udc di evitare il referendum elettorale.

Non a caso è stato il capogruppo del Carroccio, Roberto Maroni, a definire venerdì scorso l'approvazione del Senato federale e del taglio dei parlamentari un buon viatico per mettere mano alla riforma elettorale, tendente al modello tedesco, in modo da evitare la consultazione popolare. Se l'intesa dovesse reggere anche alla prova del voto in commissione che da domani si occuperà delle competenze esclusive del Senato federale, la riforma potrebbe anche andare in Aula il prossimo 22 ottobre con il sì di tutta la maggioranza più Lega e Udc.

Ma nell'Unione c'è chi rema contro. Non solo sul piano della mancata solidarietà a Mastella della sinistra comunista e di Di Pietro. Quando il leader dell'Udeur attacca la sinistra di Capalbio ce l'ha soprattutto con un mondo veltroniano che storicamente in Rai conta più di un esponente. Si pensi a Beppe Giulietti, fondatore dell'Usigrai, che a Santoro non ha fatto mancare la propria vicinanza mentre quasi tutto il Pd, Prodi in testa, avanzava dure critiche contro Annozero.

Mastella è convinto che attacchino lui per far cadere il governo del professore. Se si considera che Veltroni nel giro di ventiquatt'ore ha prima costretto Prodi a smentire l'ipotesi del taglio dei ministri e poi ha bocciato la riforma elettorale tedesca, dicendo di preferire il referendum e mettendosi di traverso al lavoro svolto da Violante, Mastella rischia davvero di avere ragione quando denuncia un complotto interno al Pd per far cadere Prodi.

Il quesito infatti spaventa a tal punto i piccoli e i meno piccoli dell'Unione da renderli persino disponibili alle elezioni anticipate pur di non essere costretti a subire il quesito del professor Guzzetta. Veltroni prepara così la propria incoronazione a leader del Pd nel segno dei peggiori rapporti possibili con Romano Prodi. Dopo il 14 ottobre uno dei due rischia di essere di troppo.


Dagospia 08 Ottobre 2007