VOLA PALOMBA - "LA SINISTRA HA UNA GRANDISSIMA VOGLIA DI DESTRA - OGGI D'ALEMA PARLA DELLE FORZE ARMATE COME LA DESTRA FACEVA 25 ANNI FA - PIÙ CHE LA CADUTA DEL MURO DI BERLINO, A DISTRUGGERE LE IDEOLOGIE È STATA L'EDUCAZIONE TELEVISIVA".
Tratto da "Il Tabù della destra - La Francia ha Sarkozy e l'Italia?", di Éric Brunet (Castelvecchi)
(CONVERSAZIONE CON BARBARA PALOMBELLI)
È vero, il tabù della Destra in Italia c'è stato. Io sono stata la prima giornalista di un settimanale di Sinistra ad aver intervistato Giorgio Almirante. Si era ai tempi dell'«Europeo», primavera 1983, Craxi aveva invitato l'MSI alle consultazioni per la formazione del Governo. Lo andai a trovare nel suo studio di Piazza Colonna, e lui mi raccontò che i tempi stavano cambiando perché poteva girare per le strade di Bologna o entrare in un autogrill senza temere di essere aggredito.
Claudio Rinaldi, il mio direttore, decise di dare mezza pagina di copertina al richiamo dell'intervista. In quel momento cominciai a occuparmi del «socialismo tricolore» di Bettino Craxi, pubblicizzato da un intellettuale di Destra come Giano Accame, che poi finì nell'appropriazione craxiana di Viva l'Italia di De Gregori (ottima canzone, era troppo presto nominare «la Patria» negli Ottanta del riflusso, ma Garibaldi-Bettino era una bella accoppiata). Ho nostalgia delle chiacchierate con Accame e del lavoro sulla Destra, che mi fu reso più semplice dall'aiuto di Giampiero Mughini - il primo di noi a interessarsi di Msi ed extraparlamentari col documentario Rai "Nero è bello" - e dell'ex de «il manifesto» Giovanni Forti - nipote di Carlo Rosselli, che anni prima aveva fatto un servizio sui Campi Hobbit.
Il tabù della Destra c'era. Ed era forte. Analizzando le idee di uno come Marco Tarchi, ci stupimmo in tanti a scoprire che la Destra giovanile non era un covo di ex-fascisti al soldo dei servizi deviati. C'era un mondo interessante, che non conoscevamo e che non aveva una legittimità pubblica. Perché, nella nostra vita privata, tutti quanti sapevamo che c'erano centinaia di nostri conoscenti che votavano Msi. Mio padre era un liberale antifascista, mio nonno materno era stato un fervente fascista, i miei zii e cugini erano monarchico-fascisti, un'accoppiata che mia madre contestava perché il Re aveva tradito Mussolini...
Molti anni fa, la Destra era riconoscibile: dai Campi Hobbit alle scarpe a punta, dai grandi penalisti di scuola fascista agli idoli maledetti, dagli abiti seri di Arturo Michelini alle bandiere. Perfino nei manifesti il popolo dei «destri» era minoranza, ma aveva un'identità. C'erano i pariolini che incontravo a Piazza Euclide. C'era un leader amato, televisivamente efficacissimo: Giorgio Almirante. Comunque sia, c'erano moltissime persone di Destra, e molte ne ho incontrate nella mia vita. La maggior parte di loro era quel genere di persone che non faceva militanza. Al limite dicevano «quant'è bravo!» guardando Almirante in televisione. Comunque sia, fino al 1968 - un anno nato a Destra e finito a Sinistra - erano persone che non vivevano o subivano alcun tipo di tabù.
È più forte adesso, il tabù della Destra. Ed è uno strano paradosso. Oggi essere di Destra è probabilmente un sentimento maggioritario, non confessato fino in fondo e comune a entrambi gli schieramenti politici. Con poche eccezioni. Fermiamoci a quelli che una volta erano i cavalli di battaglia: la Patria, l'inno nazionale, la difesa a oltranza delle Forze Armate, lo schieramento internazionale all'interno della NATO, l'ordine, la legalità, la certezza della pena, la durezza con l'immigrazione fino a tollerare veri e propri campi di detenzione, la rivendicazione dell'accumulazione capitalistica e delle differenze sociali... Temi che si possono ascoltare anche alle Feste de l'Unità. Oggi D'Alema parla delle Forze Annate come la Destra faceva venticinque anni fa.
C'è una grandissima voglia di Destra da parte della Sinistra, che ha riscoperto il DNA d'ordine che è nella sua storia, e oggi sostiene con tranquillità che bisogna mettere i poliziotti ai semafori.
Tutti di Destra, dunque? Fosse così semplice... Il paradosso è che io, adesso, quelli di Destra non li vedo in giro. Nessuno oggi si dichiara di Destra, in Italia. Su questo punto, il tabù resiste, eccome. È scomparso quel pezzo di Italia che «stava» nel ricordo del fascismo. La posizione a Destra dell'emiciclo parlamentare - guardando naturalmente dalla presidenza - è attualmente occupata in prevalenza da ex: ex-socialisti, ex-democristiani, ex-missini lavati con l'acqua di Fiuggi, tracce di ex-monarchici, scorie varie. Se l'identità si nutre di simboli, storia, tradizione, non vedo un'identità di Destra che si connota con gusti, film, vestiti, come quando ero ragazza. I giornalisti di Destra? Chi li ha visti? Se la Destra in quanto tale non esiste, ovvio che tutto si scolorisca.
L'omologazione degli ultimi anni non aiuta la definizione tradizionale di Destra. La Destra vince in Francia, sì, ma con quali identità, quale stile? La grande famiglia Sarkozy, allargata come poche, è sbarcata all'Eliseo come un gruppo di vacanzieri in un Club Med, costringendo il mondo intero a ridefinire usi e costumi, occhiali e abiti. Contemporaneamente, la Sinistra orfana del comunismo riscopre la religione. O la forza militare: il post-laburista Tony Blair è quello che offre a Bush più contingenti militari per la guerra irachena di quanti ne avrebbero inviati i conservatori.
Al processo di annacquamento delle identità iniziato con gli anni Ottanta, dobbiamo aggiungere un altro fenomeno peculiarmente italiano: la capacità della Sinistra - soprattutto intellettuale e culturale - di assorbire ciò che a Destra si è prodotto di interessante. È vero che la Sinistra è sovrarappresentata nel circuito mediatico-culturale-giornalistico, ma è per questa capacità di aprirsi e assorbire influenze esterne, come ha fatto Roberto Calasso con Adelphi. Viceversa, processi di spostamento da Sinistra a Destra di intellettuali come Ferdinando Adornato hanno ulteriormente indebolito l'autenticità della cultura di Destra. Alla fine, trovo che la classe dirigente di Destra, dopo Fiuggi, si sia data un'identità debole, che sia corsa in modo anche esagerato a cercare qualsiasi forma di sdoganamento.
L'egemonia culturale della Sinistra esiste quando gli intellettuali di Destra svolgono lo stesso ruolo delle donne nei talk show - bisogna invitarne solo uno per dare sfoggio di pluralismo - e resiste quando Luciano Violante «onora» i ragazzi di Salò di un minimo di dignità e Mirko Tremaglia si commuove. E lì che si indebolisce l'identità.
Abbiamo osservato tutti quello che è accaduto col Governo della Casa delle Libertà. Non ho visto persone con valori di Destra discriminate per questo: ho constatato un'attesa della Destra che è durata tutti e cinque gli anni di Governo. Durante i quali, tra l'altro, è stato sfatato il mito che Berlusconi sia di Destra: Berlusconi è l'ultimo dei democristiani, era quello che, da produttore cinematografico, regalava le videocassette di Walter Veltroni a «l'Unità». E s'è circondato non di gente di Destra, ma di ex-democristiani ed ex-comunisti. Così il tabù della Destra si trasforma in un vuoto che crea a catena processi di snaturamento. Il vuoto è che le passioni della Destra - a parte i lati negativi - come la Patria, l'onore, l'onestà, il coraggio, oggi non le rappresenta più nessuno. C'è una voglia di Destra che non trova sbocchi, questa mancanza di rappresentanza di una parte del Paese alla fine viene rincorsa da Leonardo Domenici con le sanzioni ai lavavetri, osi sfoga nella rabbia dell'antipolitica in questo finto bipolarismo...
La responsabilità di questa assenza è - probabilmente - da legare anche all'«orizzontalizzazione» della vita creata dalla Tv. Più che la caduta del Muro di Berlino, a distruggere le ideologie è stata l'educazione collettiva dei nostri figli. Un tempo si nasceva e si cresceva a Sinistra o a Destra grazie al quartiere dove si viveva e alle scuole che si frequentavano, a maestri e a professori, fino a scegliere Legge o Lettere e Filosofia a seconda delle proprie passioni politiche. Oggi i nostri figli sono tutti uguali: si cresce davanti a uno schermo zeppo di contenuti consumistici che sono globalmente rassicuranti, ma che allo stesso tempo sono in grado di azzerare e annichilire qualunque differenza sul piano politico. Si mangia e si parla uguale, si balla con Amici della De Filippi o con Fox Tv. Chi vuoi che vada a leggere Nietzsche?
Dagospia 06 Novembre 2007
(CONVERSAZIONE CON BARBARA PALOMBELLI)
È vero, il tabù della Destra in Italia c'è stato. Io sono stata la prima giornalista di un settimanale di Sinistra ad aver intervistato Giorgio Almirante. Si era ai tempi dell'«Europeo», primavera 1983, Craxi aveva invitato l'MSI alle consultazioni per la formazione del Governo. Lo andai a trovare nel suo studio di Piazza Colonna, e lui mi raccontò che i tempi stavano cambiando perché poteva girare per le strade di Bologna o entrare in un autogrill senza temere di essere aggredito.
Claudio Rinaldi, il mio direttore, decise di dare mezza pagina di copertina al richiamo dell'intervista. In quel momento cominciai a occuparmi del «socialismo tricolore» di Bettino Craxi, pubblicizzato da un intellettuale di Destra come Giano Accame, che poi finì nell'appropriazione craxiana di Viva l'Italia di De Gregori (ottima canzone, era troppo presto nominare «la Patria» negli Ottanta del riflusso, ma Garibaldi-Bettino era una bella accoppiata). Ho nostalgia delle chiacchierate con Accame e del lavoro sulla Destra, che mi fu reso più semplice dall'aiuto di Giampiero Mughini - il primo di noi a interessarsi di Msi ed extraparlamentari col documentario Rai "Nero è bello" - e dell'ex de «il manifesto» Giovanni Forti - nipote di Carlo Rosselli, che anni prima aveva fatto un servizio sui Campi Hobbit.
Il tabù della Destra c'era. Ed era forte. Analizzando le idee di uno come Marco Tarchi, ci stupimmo in tanti a scoprire che la Destra giovanile non era un covo di ex-fascisti al soldo dei servizi deviati. C'era un mondo interessante, che non conoscevamo e che non aveva una legittimità pubblica. Perché, nella nostra vita privata, tutti quanti sapevamo che c'erano centinaia di nostri conoscenti che votavano Msi. Mio padre era un liberale antifascista, mio nonno materno era stato un fervente fascista, i miei zii e cugini erano monarchico-fascisti, un'accoppiata che mia madre contestava perché il Re aveva tradito Mussolini...
Molti anni fa, la Destra era riconoscibile: dai Campi Hobbit alle scarpe a punta, dai grandi penalisti di scuola fascista agli idoli maledetti, dagli abiti seri di Arturo Michelini alle bandiere. Perfino nei manifesti il popolo dei «destri» era minoranza, ma aveva un'identità. C'erano i pariolini che incontravo a Piazza Euclide. C'era un leader amato, televisivamente efficacissimo: Giorgio Almirante. Comunque sia, c'erano moltissime persone di Destra, e molte ne ho incontrate nella mia vita. La maggior parte di loro era quel genere di persone che non faceva militanza. Al limite dicevano «quant'è bravo!» guardando Almirante in televisione. Comunque sia, fino al 1968 - un anno nato a Destra e finito a Sinistra - erano persone che non vivevano o subivano alcun tipo di tabù.
È più forte adesso, il tabù della Destra. Ed è uno strano paradosso. Oggi essere di Destra è probabilmente un sentimento maggioritario, non confessato fino in fondo e comune a entrambi gli schieramenti politici. Con poche eccezioni. Fermiamoci a quelli che una volta erano i cavalli di battaglia: la Patria, l'inno nazionale, la difesa a oltranza delle Forze Armate, lo schieramento internazionale all'interno della NATO, l'ordine, la legalità, la certezza della pena, la durezza con l'immigrazione fino a tollerare veri e propri campi di detenzione, la rivendicazione dell'accumulazione capitalistica e delle differenze sociali... Temi che si possono ascoltare anche alle Feste de l'Unità. Oggi D'Alema parla delle Forze Annate come la Destra faceva venticinque anni fa.
C'è una grandissima voglia di Destra da parte della Sinistra, che ha riscoperto il DNA d'ordine che è nella sua storia, e oggi sostiene con tranquillità che bisogna mettere i poliziotti ai semafori.
Tutti di Destra, dunque? Fosse così semplice... Il paradosso è che io, adesso, quelli di Destra non li vedo in giro. Nessuno oggi si dichiara di Destra, in Italia. Su questo punto, il tabù resiste, eccome. È scomparso quel pezzo di Italia che «stava» nel ricordo del fascismo. La posizione a Destra dell'emiciclo parlamentare - guardando naturalmente dalla presidenza - è attualmente occupata in prevalenza da ex: ex-socialisti, ex-democristiani, ex-missini lavati con l'acqua di Fiuggi, tracce di ex-monarchici, scorie varie. Se l'identità si nutre di simboli, storia, tradizione, non vedo un'identità di Destra che si connota con gusti, film, vestiti, come quando ero ragazza. I giornalisti di Destra? Chi li ha visti? Se la Destra in quanto tale non esiste, ovvio che tutto si scolorisca.
L'omologazione degli ultimi anni non aiuta la definizione tradizionale di Destra. La Destra vince in Francia, sì, ma con quali identità, quale stile? La grande famiglia Sarkozy, allargata come poche, è sbarcata all'Eliseo come un gruppo di vacanzieri in un Club Med, costringendo il mondo intero a ridefinire usi e costumi, occhiali e abiti. Contemporaneamente, la Sinistra orfana del comunismo riscopre la religione. O la forza militare: il post-laburista Tony Blair è quello che offre a Bush più contingenti militari per la guerra irachena di quanti ne avrebbero inviati i conservatori.
Al processo di annacquamento delle identità iniziato con gli anni Ottanta, dobbiamo aggiungere un altro fenomeno peculiarmente italiano: la capacità della Sinistra - soprattutto intellettuale e culturale - di assorbire ciò che a Destra si è prodotto di interessante. È vero che la Sinistra è sovrarappresentata nel circuito mediatico-culturale-giornalistico, ma è per questa capacità di aprirsi e assorbire influenze esterne, come ha fatto Roberto Calasso con Adelphi. Viceversa, processi di spostamento da Sinistra a Destra di intellettuali come Ferdinando Adornato hanno ulteriormente indebolito l'autenticità della cultura di Destra. Alla fine, trovo che la classe dirigente di Destra, dopo Fiuggi, si sia data un'identità debole, che sia corsa in modo anche esagerato a cercare qualsiasi forma di sdoganamento.
L'egemonia culturale della Sinistra esiste quando gli intellettuali di Destra svolgono lo stesso ruolo delle donne nei talk show - bisogna invitarne solo uno per dare sfoggio di pluralismo - e resiste quando Luciano Violante «onora» i ragazzi di Salò di un minimo di dignità e Mirko Tremaglia si commuove. E lì che si indebolisce l'identità.
Abbiamo osservato tutti quello che è accaduto col Governo della Casa delle Libertà. Non ho visto persone con valori di Destra discriminate per questo: ho constatato un'attesa della Destra che è durata tutti e cinque gli anni di Governo. Durante i quali, tra l'altro, è stato sfatato il mito che Berlusconi sia di Destra: Berlusconi è l'ultimo dei democristiani, era quello che, da produttore cinematografico, regalava le videocassette di Walter Veltroni a «l'Unità». E s'è circondato non di gente di Destra, ma di ex-democristiani ed ex-comunisti. Così il tabù della Destra si trasforma in un vuoto che crea a catena processi di snaturamento. Il vuoto è che le passioni della Destra - a parte i lati negativi - come la Patria, l'onore, l'onestà, il coraggio, oggi non le rappresenta più nessuno. C'è una voglia di Destra che non trova sbocchi, questa mancanza di rappresentanza di una parte del Paese alla fine viene rincorsa da Leonardo Domenici con le sanzioni ai lavavetri, osi sfoga nella rabbia dell'antipolitica in questo finto bipolarismo...
La responsabilità di questa assenza è - probabilmente - da legare anche all'«orizzontalizzazione» della vita creata dalla Tv. Più che la caduta del Muro di Berlino, a distruggere le ideologie è stata l'educazione collettiva dei nostri figli. Un tempo si nasceva e si cresceva a Sinistra o a Destra grazie al quartiere dove si viveva e alle scuole che si frequentavano, a maestri e a professori, fino a scegliere Legge o Lettere e Filosofia a seconda delle proprie passioni politiche. Oggi i nostri figli sono tutti uguali: si cresce davanti a uno schermo zeppo di contenuti consumistici che sono globalmente rassicuranti, ma che allo stesso tempo sono in grado di azzerare e annichilire qualunque differenza sul piano politico. Si mangia e si parla uguale, si balla con Amici della De Filippi o con Fox Tv. Chi vuoi che vada a leggere Nietzsche?
Dagospia 06 Novembre 2007