L'AFFARE S'INGROSSA: CONTI SVIZZERI CON "CONSEGNA FINALE A SACCA'"
IN CAMBIO DELLA "COLLOCAZIONE" IN RAI DELLE 'DONNINE', SILVIO AVREBBE
PROMESSO "SOSTEGNO FINANZIARIO IMPRENDITORIALE E POLITICO" A SACCA'
IN CAMBIO DELLA "COLLOCAZIONE" IN RAI DELLE 'DONNINE', SILVIO AVREBBE
PROMESSO "SOSTEGNO FINANZIARIO IMPRENDITORIALE E POLITICO" A SACCA'
Giovanni Bianconi per Corriere della Sera
L'indagine sulla presunta corruzione del direttore di Rai Fiction Agostino Saccà è conclusa, quella sulla corruzione aggravata di «altre persone in corso di identificazione» e nei confronti di Silvio Berlusconi continua. Per il dirigente della Rai che ieri s'è autosospeso dall'incarico i capi d'imputazione sono due. Uno riguarda la costituzione di fondi neri, con «provviste estero su estero», per 275.000 euro, costituiti su due conti svizzeri della banca Brussel & Lambert di Ginevra e della Pbk Private Bank Ag di Lugano; da lì, secondo i pubblici ministeri di Napoli, i soldi hanno seguito un percorso che attraverso «successivi trasferimenti e prelievi in contanti» sono arrivati alla «consegna finale al Saccà o persone di fiducia dello stesso».
Per questo reato ci sarebbero due «complici» già identificati dalla Procura e altri ancora ignoti. Poi c'è la corruzione «in concorso con Berlusconi Silvio, per il quale si procede separatamente», specificano i magistrati. È la parte non politica dell'inchiesta che riguarda l'ex premier, diversa da quella sulla presunta compravendita di voti anti-Prodi in Senato.
In questo troncone si parla del solo fatto che Saccà, su induzione di Berlusconi, si sarebbe «inserito arbitrariamente e illecitamente nella formazione del cast degli attori delle produzioni televisive cosiddette fiction in via di allestimento per la successiva trasmissione sui canali del committente Rai». In che modo? «Sollecitando, promuovendo e richiedendo ai singoli produttori l'attribuzione di ruoli professionali retribuiti a più persone».
Tra queste, le cinque attrici «tutte nominativamente indicate a Saccà da Berlusconi Silvio», dal quale il dirigente «accettava in corrispettivo la promessa di sostegno finanziario imprenditoriale e politico». Che si sarebbe realizzato anche attraverso la partecipazione del Cavaliere, «a mezzo di proprio fiduciario o società comunque a lui riferibile», al finanziamento della società che doveva rientrare nel progetto di produzioni televisive chiamato Pegasus, promosso dallo stesso Saccà insieme ad altri imprenditori.
Anche in questo capo d'accusa fa capolino la politica, dal momento che i pubblici ministeri specificano che il presunto corruttore Berlusconi è «referente di vertice del partito di comune appartenenza», cioè Forza Italia, nonché «leader dello schieramento di opposizione e maggior imprenditore privato del settore televisivo italiano».
Evidentemente sono funzioni che per gli inquirenti hanno inciso sulla commissione del reato e anche per questo le polemiche sull'inchiesta partenopea non sono finite. Al Consiglio superiore della magistratura i «laici» di centrodestra (Saponara, Anedda e Bergamo) hanno chiesto di aprire una pratica «tesa ad accertare se vi siano condotte dei magistrati della Procura di Napoli rilevanti sotto il profilo della incompatibilità ». Cioè se devono essere allontanati dall'ufficio o addirittura cambiare mestiere. Nel frattempo i «togati» di tutte le correnti propongono di tutelare gli stessi magistrati dagli attacchi subiti dal centrodestra per il lavoro che hanno svolto.
Con ulteriori repliche dall'opposizione che accusa il Csm di difendere solo pm e giudici che indagano sulla destra e non pure quelli che si sono occupati di politici di sinistra, come Clementina Forleo a Milano e Luigi de Magistris a Catanzaro. Risposta con tanto di comunicato ufficiale da palazzo dei Marescialli: non c'è nessuna «giustizia di parte» all'interno dell'organo di autogoverno, che si occuperà anche della «impropria» fuga di notizie sull'inchiesta a carico di Berlusconi.
Agostino Saccà ha inviato «per conoscenza» al Csm, la lettera scritta al ministro della Giustizia per lamentarsi degli articoli di stampa sull'indagine. Il dirigente Rai sostiene di essere stato costretto ad autosospendersi «con grave danno economico, d'immagine e morale, di cui si riserva di domandare il risarcimento nei tempi e nei modi di legge».
E sollecita il Guardasigilli ad avviare un'immediata ispezione nella Procura di Napoli per accertare le responsabilità sulla fuga di notizie. L'indagine già avviata, ma «compiuta dalla Procura su se medesima », non lo garantisce. Svolta l'ispezione, Saccà chiede al ministro di denunciare «senza indugio » i responsabili all'autorità giudiziaria competente.
Dagospia 14 Dicembre 2007
L'indagine sulla presunta corruzione del direttore di Rai Fiction Agostino Saccà è conclusa, quella sulla corruzione aggravata di «altre persone in corso di identificazione» e nei confronti di Silvio Berlusconi continua. Per il dirigente della Rai che ieri s'è autosospeso dall'incarico i capi d'imputazione sono due. Uno riguarda la costituzione di fondi neri, con «provviste estero su estero», per 275.000 euro, costituiti su due conti svizzeri della banca Brussel & Lambert di Ginevra e della Pbk Private Bank Ag di Lugano; da lì, secondo i pubblici ministeri di Napoli, i soldi hanno seguito un percorso che attraverso «successivi trasferimenti e prelievi in contanti» sono arrivati alla «consegna finale al Saccà o persone di fiducia dello stesso».
Per questo reato ci sarebbero due «complici» già identificati dalla Procura e altri ancora ignoti. Poi c'è la corruzione «in concorso con Berlusconi Silvio, per il quale si procede separatamente», specificano i magistrati. È la parte non politica dell'inchiesta che riguarda l'ex premier, diversa da quella sulla presunta compravendita di voti anti-Prodi in Senato.
In questo troncone si parla del solo fatto che Saccà, su induzione di Berlusconi, si sarebbe «inserito arbitrariamente e illecitamente nella formazione del cast degli attori delle produzioni televisive cosiddette fiction in via di allestimento per la successiva trasmissione sui canali del committente Rai». In che modo? «Sollecitando, promuovendo e richiedendo ai singoli produttori l'attribuzione di ruoli professionali retribuiti a più persone».
Tra queste, le cinque attrici «tutte nominativamente indicate a Saccà da Berlusconi Silvio», dal quale il dirigente «accettava in corrispettivo la promessa di sostegno finanziario imprenditoriale e politico». Che si sarebbe realizzato anche attraverso la partecipazione del Cavaliere, «a mezzo di proprio fiduciario o società comunque a lui riferibile», al finanziamento della società che doveva rientrare nel progetto di produzioni televisive chiamato Pegasus, promosso dallo stesso Saccà insieme ad altri imprenditori.
Anche in questo capo d'accusa fa capolino la politica, dal momento che i pubblici ministeri specificano che il presunto corruttore Berlusconi è «referente di vertice del partito di comune appartenenza», cioè Forza Italia, nonché «leader dello schieramento di opposizione e maggior imprenditore privato del settore televisivo italiano».
Evidentemente sono funzioni che per gli inquirenti hanno inciso sulla commissione del reato e anche per questo le polemiche sull'inchiesta partenopea non sono finite. Al Consiglio superiore della magistratura i «laici» di centrodestra (Saponara, Anedda e Bergamo) hanno chiesto di aprire una pratica «tesa ad accertare se vi siano condotte dei magistrati della Procura di Napoli rilevanti sotto il profilo della incompatibilità ». Cioè se devono essere allontanati dall'ufficio o addirittura cambiare mestiere. Nel frattempo i «togati» di tutte le correnti propongono di tutelare gli stessi magistrati dagli attacchi subiti dal centrodestra per il lavoro che hanno svolto.
Con ulteriori repliche dall'opposizione che accusa il Csm di difendere solo pm e giudici che indagano sulla destra e non pure quelli che si sono occupati di politici di sinistra, come Clementina Forleo a Milano e Luigi de Magistris a Catanzaro. Risposta con tanto di comunicato ufficiale da palazzo dei Marescialli: non c'è nessuna «giustizia di parte» all'interno dell'organo di autogoverno, che si occuperà anche della «impropria» fuga di notizie sull'inchiesta a carico di Berlusconi.
Agostino Saccà ha inviato «per conoscenza» al Csm, la lettera scritta al ministro della Giustizia per lamentarsi degli articoli di stampa sull'indagine. Il dirigente Rai sostiene di essere stato costretto ad autosospendersi «con grave danno economico, d'immagine e morale, di cui si riserva di domandare il risarcimento nei tempi e nei modi di legge».
E sollecita il Guardasigilli ad avviare un'immediata ispezione nella Procura di Napoli per accertare le responsabilità sulla fuga di notizie. L'indagine già avviata, ma «compiuta dalla Procura su se medesima », non lo garantisce. Svolta l'ispezione, Saccà chiede al ministro di denunciare «senza indugio » i responsabili all'autorità giudiziaria competente.
Dagospia 14 Dicembre 2007