LUPI E AGNELLI - DONNA MARELLA ALLA FIGLIA: NEL 2004 TI HO GIÀ DATO MOLTO - LA "MEMORIA" DI GABETTI: MARGHERITA DICE IL FALSO - CHISSA' PERCHE' LOR SIGNORI NON TIRANO FUORI I CONTI SVIZZERI DELL'AVVOCATO.

Vera Schiavazzi per il "Corriere della Sera"


La «profonda amarezza» e il «doloroso disagio patiti nel doversi difendere in sede giudiziaria nei confronti della propria figlia» di donna Marella. Ma anche la «assoluta estraneità» di Gianluigi Gabetti agli accordi ereditari tra Margherita Agnelli e sua madre.
La prima giornata di udienza al Tribunale civile porta con sé le memorie che i quattro personaggi citati in giudizio dalla figlia di Gianni Agnelli hanno prodotto e delinea il loro ruolo e i loro argomenti.

In margine (ma soltanto la settimana prossima si conoscerà l'ordinanza ufficiale), il giudice Brunella Rosso - che ieri, a porte chiuse, ha ascoltato le parti per oltre due ore - si orienta con ogni probabilità a sospendere la causa per quanto riguarda Marella Caracciolo e Siegfrid Maron, che hanno sollevato davanti alla Corte di cassazione un problema di competenza, sostenendo di poter essere citati solo in Svizzera, dove risiedono. E a proseguire invece la lite giudiziaria tra Margherita e i due più stretti consiglieri - e amici personali - del padre, Franzo Grande Stevens e Gianluigi Gabetti.

Nelle 16 pagine di «comparsa di risposta » preparate dagli avvocati di donna Marella si punta soprattutto a sostenere la validità di un «accord transactionell » liberamente raggiunto. Ma non mancano le note amare e le puntualizzazioni verso una figlia che ha scelto la strada del Tribunale: «L'attrice (cioè Margherita, che ha intentato la causa, ndr) nel suo atto di citazione riferisce di non meglio precisate "rinunce"; omette tuttavia - e totalmente - di ricordare di quali cospicue assegnazioni, provenienti dal patrimonio personale della convenuta (cioè della stessa Marella, ndr), sia stata beneficata».

La stoccata è chiara e si riferisce alla somma e agli immobili passati alla figlia con il patto svizzero, oltre un miliardo di euro. Patto che viene riprodotto nella stessa forma in cui fu sottoscritto, con Marella definita con una «X» e Margherita con una «Y»: «È sorto un litigio a proposito della successione - si dice nel documento del 18 febbraio di 4 anni fa - ritenendo la signora Y di non essere stata ragguagliata in modo preciso (...) in merito alla consistenza del patrimonio e delle donazioni (...). Le parti hanno deciso una transazione per mettere definitivamente fine a questo litigio». Poi i complessi argomenti relativi all'impossibilità di essere convocati davanti a un Tribunale italiano per rispondere di un accordo stipulato in Svizzera, dove si risiede.



Ancor più tagliente nei confronti di Margherita la memoria depositata da Gabetti. Che dichiara «inammissibile» la domanda di rendiconto («sono estraneo agli accordi che si vogliono contestare») e ribadisce che «è stato per lui un grande onore lavorare accanto all'avvocato Gianni Agnelli (...) sicché mai avrebbe potuto pronunciare parole poco educate nei confronti della sua erede». La battaglia a distanza tra l'anziano e riservato consigliere dell'Avvocato e la sua unica figlia si delinea sempre più netta: «Le dichiarazioni rese a mezzo stampa dalla signora sono false e gravemente lesive (...) soprattutto in questo momento nel quale molto si parla della Fiat e delle società che ne hanno il controllo (come Ifil, della quale Gabetti sta per passare la presidenza a John Elkann
ndr) in primis per i successi che si stanno registrando». E i documenti prodotti da Margherita sono «privi di fondamento e (...) mirati genericamente a confondere il ruolo che ha avuto e ha all'interno delle società che compongono il Gruppo Agnelli con una posizione ben diversa da quella di gestore di beni personali ».

Annotano i legali di Gabetti: «Nessun azionista di Mediobanca, e tanto meno un erede di questi, si sarebbe mai sognato di chiedere al dottor Cuccia il rendiconto della gestione del patrimonio personale di Agnelli». Perché «l'amministratore di una società è chiamato a gestire (...) nell'interesse di tutti i soci, non quello del singolo azionista ». In conclusione, «da che cosa si deve difendere il dottor Gabetti? La domanda nei suoi confronti è nulla, generica e inattuale».

Mentre in Tribunale si apriva la battaglia, a Roma donna Marella, John Elkann, nipoti, cugini e lo stesso Gabetti celebravano la memoria dell'Avvocato. E proprio Gabetti, ai microfoni del Tg5, definiva la lite giudiziaria «uno screzio che non intacca la compattezza dell'accomandita». E Andrea Agnelli, figlio di Umberto, indicava a sua volta in Gabetti «colui che oggi è il collante della famiglia».

FRANZO GRANDE STEVENS : «HO SAPUTO DAI GIORNALI DI ESSERE STATO CITATO»
Dal "Corriere della Sera" - «L'avvocato Abbatescianni ha violato le norme deontologiche». Lo sostiene Franzo Grande Stevens, a sua volta avvocato, per anni il più importante consulente legale di Giovanni Agnelli, che ieri, nel giorno delle prime battute della causa civile sull'eredità, ha presentato un ricorso contro il collega milanese che rappresenta Margherita Agnelli de Palhen al Consiglio dell'Ordine degli Avvocati di Torino.

I rilievi sono formali: Grande Stevens contesta di aver appreso dal Wall Street Journal anziché dalle normali notifiche di essere stato citato in giudizio dalla figlia dell'Avvocato. Ieri, mentre Abbatescianni contestava davanti al giudice Rosso la richiesta di Marella Caracciolo Agnelli e di Siegfried Maron di essere citati in Svizzera anziché in Italia, il suo staff faceva sapere di avere in realtà depositato fin dal 30 maggio - e cioè con 24 ore di anticipo rispetto all'articolo del quotidiano statunitense - la prima citazione. Ora l'Ordine torinese dovrà decidere se trasmettere il ricorso a Milano, città di Abbatescianni, perché venga valutato.


Dagospia 11 Gennaio 2008