VELTRONI E BERLUSCONI A CACCIA DI DONNE: MA È MISS ITALIA O PARLAMENTO?
CHRISTILLIN E POLVERINI, BRACCO E TODINI. CORTEGGIATA LA "MARITA" DI PROFUMO
"DEROGA" PER I BIG - WALTERINO TENTA DI INFINOCCHIARE LA DALEMONA FINOCCHIARO

1 - CANDIDATURE, NO A DE MITA. LA RINUNCIA DI VIOLANTE.
Monica Guerzoni per il "Corriere della Sera"


In Transatlantico si materializza Beppe Fioroni e sul tappeto rosso si forma la fila, peones e dirigenti a consulto dal gran cardinale degli ex Popolari per sapere se saranno ricandidati, oppure no. Si avvicina Sergio Mattarella, presidente della commissione Codice etico del Pd nonché parlamentare da sette legislature. Lei si ricandida? «Non lo so ancora, vedremo...» si allontana a larghi passi il padre del Mattarellum, al quale certo non è sfuggito il «capo V» dello Statuto, dove sta scritto che dopo tre mandati si va a casa.

È questo, a una manciata di ore dallo scioglimento delle Camere, il gran dilemma che tormenta i parlamentari del Pd, il partito della «nuova stagione» e dell'«aria fresca», come da vocabolario del veltronismo elettorale. «Lo volete capire che il Pd è un partito nuovo e non è la somma dei due partiti vecchi?», va ripetendo a porte chiuse Walter Veltroni.

Detto così fa un gran bell'effetto, ma andarlo a spiegare ai silurati in pectore, molti dei quali vicini a D'Alema, Fioroni e Fassino, non è poi così semplice. Ciriaco De Mita, 11 inossidabili legislature: «Sono tanto indeciso...». Il partito ha già deciso per lui, ma chi lo conosce sa che non sarà facile metterlo da parte. «Io a dirigere la scuola del Pd? Per trasmettere ai giovani una grande speranza bisognerebbe averla».

La speranza degli uscenti illustri è in un codicillo che prevede il 10% di deroghe, il che vuol dire una trentina di ciambelle di salvataggio per i vari D'Alema, Fassino, Rutelli (se non dovesse tornare in Campidoglio), Soro, Castagnetti, Amato, Bindi, Parisi, Follini... Romano Prodi ha detto che farà il nonno il che rischia di indebolire fedelissimi come Levi, Sircana, Santagata o Monaco, ma l'elenco dei big è comunque ben più lungo dei posti in lista e quindi, come si dice, ne vedremo delle belle.

Giovanna Melandri? Quattro legislature. Livia Turco? Sei. Anna Serafini? Cinque. Per la moglie di Piero Fassino nel 2006 scattò l'eccezione e fu polemica. E ora il caso Serafini è destinato a riesplodere. Anna Maria Carloni invece, consorte di Antonio Bassolino e senatrice anche lei, a Palazzo Madama c'è stata solo mezza legislatura, ne esce «con l'amaro in bocca» e buone probabilità di tornarci: «Non disarmo, ma mi rimetto ai vertici del partito».

Ci sono nomi scomodi come la teodem Paola Binetti che nessuno vorrebbe candidare, ma il cui scranno è a prova di bomba. «Far fuori Paola - spiega senza imbarazzi Enzo Carra - sarebbe visto come una epurazione». A quota sei (legislature) ci si imbatte nel derogato eccellente D'Alema, deciso a correre da capolista in Puglia per il Senato. E lì, se Berlusconi terrà fede alla promessa di una Camera all'opposizione, dovrà vedersela con Franco Marini per lo scranno di presidente.

Mimmo Lucà teme la scomparsa dei suoi cristiano sociali, Franco Bassanini difficilmente tornerà in pista e il tesoriere ds Ugo Sposetti, tre legislature alle spalle, non sembra preoccupato: «Il Parlamento ancora non è sciolto e lo Statuto non è stato approvato. Dopo, vedremo». Luciano Violante, invece, si tira elegantemente fuori. «Dopo 28 anni di vita parlamentare mi pare che possa bastare». Può sempre chiedere per iscritto la deroga... «A un ex presidente della Camera la darebbero, ma non mi interessa. Ho imparato un sacco di cose che vorrei trasmettere ad altri».

Violante farà il professore, Massimo Cacciari resta sindaco a Venezia, Peppino Caldarola rischia di soccombere causa monocolore dalemiano in Puglia («Sto riflettendo»). E Antonio Polito, ex Margherita di rito rutelliano, potrebbe tornare a fare il giornalista, con qualche sollievo di chi ne teme gli affondi: «Io scomodo? Anche il Pd comincia ad esserlo. Prima di decidere se mi ricandido devo decidere se lo voto».

2 - CHRISTILLIN E POLVERINI, NEI POLI SCATTA LA CORSA A COPRIRE LE CASELLE ROSA.
Gianna Fregonara per il "Corriere della Sera"




Non è chiaro se questa volta le donne potranno infrangere il «soffitto di cristallo» e sfondare nelle liste elettorali. Ma è certo, sostengono i maligni, che per la prima volta «le quote rosa» potrebbero servire anche agli uomini (ai segretari e ai leader di partito) per far piazza pulita dei colleghi spacciandola per pari opportunità. E dunque avranno successo.

Politicamente più corrette, più fedeli nei momenti della prova. Motivate, combattive. E soprattutto nuove. Walter Veltroni ne vorrebbe almeno il trenta per cento in Parlamento. Paolo Bonaiuti, un terzo nel governo. Non c'è nessuna norma che obblighi ad alcunché, essendo tutte le regole sulle quote rosa state affossate nel 2005.

«E infatti vedremo - mette la mani avanti Vittoria Franco, parlamentare Pd - se alla fine saranno il 30 per cento delle candidate o il 30 per cento delle elette, cioè la metà delle candidate». Nello statuto del Partito democratico si dice che «il Pd favorisce e promuove politiche perché le donne possano essere il 50 per cento anche nelle cariche monocratiche», ma un conto è favorire - che comunque non è poco -, un conto è imporre.

Il problema ripetono i vertici, nel centrodestra come nel centrosinistra, è la selezione delle donne. Il Pd si è portato avanti: un'assemblea costituente e un esecutivo per metà femminili hanno portato in politica anche molti volti nuovi, che potranno essere candidati: dall'imprenditrice veneta Cristina Bonetti, a Evelina Christillin, vulcanica organizzatrice delle Olimpiadi di Torino, Sabina Ratti, manager dell'Eni e capolista per Rosy Bindi a Milano, oltre che moglie dell'Ad di Unicredit Alessandro Profumo, Paola Caporossi, che è componente dell'associazione per il Partito democratico (gli ulivisti della prima ora) e la sorella di Giovanni Falcone, Maria.

Ci sono anche donne che la politica la masticano anche da prima del Pd: da Paola Concia del direttivo di Gay-left, a Luigina Di Liegro, nipote del fondatore della Caritas romana monsignor Luigi Di Liegro e consulente aziendale scoperta da Piero Marrazzo, da Federica Mogherini ad Alessia Mosca, entrambe new entry nell'esecutivo del partito, a Lilli Gruber, attualmente al Parlamento europeo.

Silvio Berlusconi invece per ora ha annunciato che ricandiderà tutti gli uscenti e dunque anche le donne che si sono fatte le ossa in questa legislatura. Al Cavaliere piacerebbe poter convincere la presidente degli industriali milanesi Diana Bracco e l'ex assessore Ada Grecchi. Sarebbe un ritorno gradito ai vertici del centrodestra quello dell'imprenditrice Luisa Todini o dell'ex sottosegretaria Grazia Sestini. Tra i nomi che circolano in queste ore c'è anche quello di Beatrice Lorenzin, potente coordinatrice dei giovani azzurri, e per An della segretaria dell'Ugl Renata Polverini, stimata anche a sinistra.

E le donne del centrodestra chi vorrebbero? «Io sono per le quote fucsia non rosa pallido, per donne cioè di primo piano nelle loro professioni - spiega Giulia Bongiorno di An -. Due nomi: Anna Maria Artoni e Luciana Littizzetto». La Littizzetto in Parlamento? «È un'ottima idea - aggiunge Laura Ravetto di Forza Italia - così capirebbe come è da dentro la politica».


3 - LA FINOCCHIARO DICE NO ALL'OFFERTA DI WALTER.
Da "La Stampa"
- In quel ginepraio della politica siciliana Anna Finocchiaro non vuole infilarsi. Raccontano che la capogruppo del Pd al Senato sia uscita scossa dal faccia a faccia che lunedì ha avuto con Veltroni al loft di Piazza Santa Anastasia. Lui insisteva per convincerla a candidarsi alla presidenza della ragione siciliana, ma lei è rimasta ferma sulle sue posizioni: vuole continuare la sua esperienza politica nazionale.

E non è disposta a farsi stritolare dalle faide del debole partito democratico siciliano, diviso tra ex della Margherita che scaldano i muscoli a Sergio D'Antoni ed ex diessini che puntano sul capogruppo all'Ars Antonello Cracolici. Probabilmente i due si elideranno a vicenda e potrebbe ritornare in pista Rita Borsellino disponibile a correre per il vertice politico dell'isola. A Roma come a Palermo, però, viene considerata una candidatura debole. Per questo Veltroni avrebbe voluto mettere in campo una figura prestigiosa come la Finocchiaro. Candidato forte, al punto che finirà per correre in una delle regioni strategiche per il Pd, come il Lazio.


Dagospia 06 Febbraio 2008