A SPELLO I TG RAI SPELLANO L'OBAMA BIANCO: BUCATO IL BORGO BUCOLICO
FONDO: NESSUN PAESINO FELICE MA UN TERRIFICANTE BOSCO SECCO E SPOGLIO
TAVIANI: "SEMBRAVA SAN FRANCESCO" - TOSCANI: "NEANCHE FOSSE GESÙ CRISTO"

Foto ©LaPresse


1 - A SPELLO I TG RAI SPELLANO WALTERINO

Dicono che quando ieri sera è arrivato al loft per incontrare alle 20.30 Tonino Di Pietro e trattare la partita delle alleanze, Walterino Veltroni si sia messo tutto baldanzoso a dare un'occhiata al Tg1 per rivedere il servizio sul suo discorso a Spello, ma al momento della messa in onda delle immagini sia improvvisamente sbiancato. Cosa è stato a fargli fermare il battito cardiaco?

Per capirlo bisogna prima leggere quanto scrive oggi Fabio Martini sulla Stampa, nella sua cronaca dell'evento: "C'è il numero chiuso lassù in cima alla collina dove fra qualche minuto Walter Veltroni pronuncerà il discorso inaugurale della sua campagna elettorale. I pochi fortunati con l'invito - non più di 140 persone - capiscono subito il perché: nel piccolo spiazzo davanti al convento, c'è un muro di telecamere.

Sembra tutto casuale, in realtà lo spazio è stato allestito come uno studio tv. Gli invitati in carne e ossa stanno lì come delle comparse, quel che conta è il pubblico televisivo. Ciò che conta è che il viso del leader, inquadrato dalle telecamere, abbia come sfondo il delizioso paesino medioevale di Spello e le sue colline".

E ancora: "In quella immagine e in quelle parole rilanciate in diretta da Sky, da la7 e poi dai Tg serali c'è tutto Walter Veltroni: a dispetto dell'etichetta buonista, l'uomo è un perfezionista che cura con la ferocia dello spin doctor anglosassone sia la confezione, che il messaggio".

Martini, che di Veltroni è anche biografo, descrive alla perfezione le aspettative del segretario. Ma allora cosa ha mandato di traverso i tg serali dalle parti del loft? Evidentemente il giornalista della Stampa non è andato poi a verificare se le immagini fossero veramente quelle che erano nelle intenzioni di spin Walter. Le immagini Rai del Tg1, così come ahilui quelle di Tg3 e Tg2, hanno completamente ciccato lo sfondo bucolico scelto dai cervelloni comunicativi del Pd!

Nessun borgo felice a fare da sfondo a Veltroni, nessun paesino a simboleggiare la bella Italia, bucata la bandiera italiana che stava alla sinistra dell'oratore: le telecamere Rai erano posizionate su un altro asse e hanno piazzato alle spalle del sindaco dimissionario un terrificante bosco spoglio e secco, che non comunicava nessun riferimento. Roba da film horror.

Non è difficile pensare alla reazione del segretario, quando si è reso conto che più della metà dei telespettatori dei tg (quelli che guardano i notiziari Rai) non aveva potuto capire nulla del "grande colpo comunicativo" e si sarà domandata in quale giungla amazzonica fosse stato confinato il candidato.

Chissà cosa avrà detto al suo portavoce Roberto Roscani, visto che un'emittente come Sky Tg 24, che ha dato in diretta il discorso ma che non può certo vantare i numeri di ascolto dei telegiornali Rai, aveva invece immagini perfette e assai evocative. I giornali, che oggi magnificano la scelta, i tg non li guardano. Ma gli italiani sì.

2 - UN RUTTINO ELETTRONICO, UNO SCROSCIO DI PENSIERI LETTERARIAMENTE IMPECCABILI, MA POLITICAMENTE INUTILI
Dimesso, discorsivo, didascalico. Così è apparso nella cornice medievale di Spello, WalterEgo Veltroni, l'Obama bianco del Partito Democratico al suo esordio di campagna elettorale.

Alla retorica grossolana e ruspante del Cavaliere, Walter-Ego ha risposto con un discorso molliccio e gelatinoso, una specie di pappa del cuore che dovrebbe sgonfiare l'ansia del popolo moderato e inaugurare la "rottura" del vecchio sistema.

"Guardiamo negli occhi l'Italia - ha detto WalterEgo con un'immagine psichedelica - e lo diciamo: comincia un tempo nuovo, il tempo del cambiamento". Di fronte alla poesia recitata nel silenzio delle colline umbre, la politica dell'immagine ha prevalso sulla concretezza delle proposte.

Non a caso i giornali si fermano oggi a dissertare sul valore "cinematografico" ed estetico del primo comizio elettorale. Se non fosse stato per quel richiamo alle tasse da ridurre e ai salari da aumentare, il discorso di Spello si potrebbe archiviare come un ruttino elettronico, uno scroscio di pensieri letterariamente impeccabili, ma politicamente inutili.



Nello staff degli uomini che devono mettere a punto le proposte economiche del Partito serpeggia qualche preoccupazione. È chiaro che lo slogan di ieri (meno tasse, più salari) appartiene a quel repertorio delle cose che sono facili da dire e difficili da realizzare, ma non è un mistero che i pensatori coordinati da Enrico Morando, il 58enne politico di Arquata Scrivia, hanno opinioni diverse sui tempi e sui contenuti delle riforme.

Morando è un liberalsocialista che dopo aver abbandonato nel 1986 la strada del centralismo democratico, cerca di coniugare liberalsocialismo, cristianesimo sociale e liberismo riformista. Adesso deve vedersela con Tito Boeri, l'economista della Bocconi dal maglioncino fighetto, un liberista convinto, che fino a pochi giorni fa ha dichiarato a chiare lettere l'impossibilità di ridurre le tasse senza incidere in modo pesante sulla spesa pubblica.

Insieme a Morando e Boeri, la squadra dell'Obama bianco comprende altri personaggi che hanno posizioni riformiste che non piacciono ai sindacati. Il più autorevole è Pietro Ichino, il docente di Milano che ha la scrittura facile e piace tanto a Paolino Mieli e a Luchino di Montezemolo.

Ichino è un sostenitore del "merito" che considera i sindacati un pezzo della vecchia Italia e nel suo libro del 2006 "I nullafacenti" ha cavalcato la polemica contro la scarsa produttività del settore pubblico. Le sue posizioni sono considerate un macigno sulla strada di un'intesa con le rappresentanze dei lavoratori.

Sono questi gli uomini che, insieme a Tiziano Treu, Agostino Megale (presidente dell'Ires), Giorgio Tonin (responsabile economico del Partito) e Nicola Rossi (professore convertito nel 2007 alla causa veltroniana), dovranno riempire la poesia molliccia di Spello con idee e valori convincenti. A partire da oggi hanno cinque giorni di tempo perché sabato prossimo l'Obama bianco del Campidoglio dovrà recitare davanti all'Assemblea Costituente del Partito un programma più concreto e robusto.

3 - E GLI ESPERTI SI DIVIDONO. TAVIANI: "SEMBRAVA SAN FRANCESCO". TOSCANI: "NEANCHE FOSSE GESÙ CRISTO"
Alessandro Trocino per il "Corriere della Sera"


Vittorio Taviani si è accomodato in poltrona con la moglie Carla, ha acceso Sky Tg24 e ha tirato un sospiro di sollievo: «Ma sì, ne avevamo proprio bisogno, dopo tanti scontri, tante urla che ci hanno fatto stare male. Ci siamo messi comodi e c'era Veltroni, nella bellissima Umbria, che ci parlava. Un dialogo semplice, pacato ».

Questione di punti di vista, come un regista sa bene. E da buon appassionato di cinema Veltroni ha scelto con cura la scenografia per il suo debutto, inviando in mandato esplorativo agreste il fido Walter Verini. Con una missione: «Trovare un posto dove non si urla». Ed eccolo, Spello: borgo da cartolina, cielo limpido e trasparente, case antiche, la pace della campagna. E Veltroni, in piano americano, con il suo «low key speech», come scrive la Reuters, il suo discorso «sottovoce».

Eppure - sarà stato il cipresso che «intristisce», come dice l'esperta di immagine di Berlusconi Miti Simonetto -, sarà stato l'impatto cromatico di «una location che non va» (sempre Miti), fatto sta che tutta quell'atmosfera bucolica ha fatto saltare i nervi a Oliviero Toscani: «O mamma, ma che sarà mai? Ne ho piene le scatole di questi trucchetti: mi metto il colletto su o giù? Mi metto a parlare sull'erba o vado sull'eremo? Neanche fosse Gesù Cristo».

Qualcosa vorrà pur dire questa scelta, no? «Non vuol dire un bel niente, solo che c'è uno che cerca di passare come nuovo, ma dice le stesse cose con la stessa faccia da 30 anni. In Italia si nasce e si crepa politici. Lui è nato nella Fgci, il più grande ufficio di collocamento d'Italia».

Se, sul fronte politico, l'udc Maurizio Ronconi lo accusa di ingannare anche i morti-«Ha detto bugie di fronte alle migliaia di morti del cimitero»-su quello artistico appare più pacatamente veltroniano, ma non troppo, Marco Bellocchio: «È stato un avvio di campagna nel suo stile: elegante, netto ma discreto. Il contrario di quello berlusconiano, a base di urla e insulti. Il pericolo è che alla differenza di stile non corrisponda una diversità di contenuti. Penso alle posizioni sulle tasse, ai forti condizionamenti sulla laicità».

Il più ammirato resta Vittorio Taviani. Che azzarda un paragone: «La scelta del paesaggio è molto indicativa. Ricorda San Francesco, nella duplice accezione di santo e guerriero: da una parte il francescanesimo, l'assoluta fiducia in quello in cui si crede; dall'altra la volontà ferrea nel realizzarlo».


Dagospia 11 Febbraio 2008