I 100 GIORNI CHE SCONVOLSERO HOLLYWOOD - VINCITORI E VINTI DELLO SCIOPERO DEGLI AUTORI CHE SI È APPENA CONCLUSO: BENE JAY LENO E I DUE "EMISSARI" DI MURDOCH E DISNEY, MALISSIMO I GOLDEN GLOBE.
Patrick Goldstein per il "Los Angeles Times"
Non esiste un modo vero per misurare chi abbia "vinto" nel tumultuoso sciopero di 100 giorni che è terminato durante il fine settimana, in attesa della ratifica ufficiale da parte degli aderenti alla Writers Guild. A Hollywood, come succede in politica e nello sport, le inattaccabili previsioni di oggi sono le dichiarazioni strombazzate di domani.
Se volessimo veramente sapere se le concessioni per cui la WGA si è azzuffata durante lo sciopero sono valse la pena e i dubbi di un arresto del lavoro durato tre mesi, dovremmo riconsiderare l'accordo fra cinque anni per vedere se il mondo ha girato sul proprio asse proprio come pensavamo avrebbe fatto. L'accordo potrebbe trasformare il modo in cui si utilizzano i contenuti sul Web, rendendo ricchi gli autori e cambiando l'intera struttura di potere di Hollywood.
O magari no. Ma per tutti quegli autori che si domandano se sia valsa la pena fare picchettaggi per tre mesi lasciando la matita sulla scrivania per una modesta serie di guadagni - quello più importante, ottenere la giurisdizione sui lavori che compaiono sui nuovi media e il raddoppio dei diritti residui relativi ai vecchi DVD per i nuovi media - suggerirei di dare un'occhiata alla storia della lega dello spettacolo. Nel 1960, dopo un lungo sciopero, il presidente della Lega degli Attori Cinematografici Ronald Reagan ottenne un importante accordo sui diritti residui, che consentiva agli attori di guadagnare alcuni diritti per i film trasmessi dalle reti televisive.
Invece di essere contenti, molti aderenti non lo furono affatto in quanto i diritti residui non erano retroattivi ma venivano pagati solo per i film girati dopo il 1960. Però la strada era aperta. I diritti residui si allargarono dappertutto. All'inizio scadevano dopo un periodo di tempo relativamente breve. Nella metà degli anni '70, il presidente della SAG Dennis Weaver riuscì a convincere Lew Wasserman, allora signore incontrastato dell'universo di Hollywood, a firmare un accordo sui diritti residui a vita.
In altre parole, i grandi trionfi cominciano come piccole vittorie. Naturalmente, quando si tratta di dare dei giudizi, nell'odierno universo dei media non aspettiamo che la polvere si sia depositata. Occorre un'analisi istantanea. Perciò tenendo presente questo presupposto, diamo un'occhiata ad alcuni vincitori e vinti nello sciopero degli autori.
VINCITORI
LA LEADERSHIP DELLA WGA
Ogni volta che parlo con i capi degli studi, questi coprono di insulti Patric Verrone e David Young, definendoli ingenui, sfortunati militanti che non hanno la più pallida idea su come trattare per un contratto dello spettacolo. Tutto sbagliato.
Nonostante alcuni passi falsi durante il percorso, i leader della WGA hanno tenuto uniti i loro altrimenti divisi aderenti, hanno fatto la corte ai potenti conduttori di trasmissioni TV, bacchettato gli studi nelle guerre di PR restando sempre tranquilli. Per tutte le concessioni che hanno dovuto fare, hanno ottenuto forse il migliore accordo per la lega da decenni a questa parte. Se questo non basta, serve a far riflettere sul cattivo stato dei sindacati e di Hollywood rispetto a quello della WGA.
PETER CHERNIN E BOB IGER
Lew Wasserman non è uscito dalla tomba (a meno che Ben Silverman della NBC non pensi che la cosa possa portare grandi ascolti come uno speciale reality televisivo), ma risulta che il gigante dello spettacolo ha trovato due validi sostituti in Chernin di News Corp e Iger di Disney, i quali sono intervenuti per mettere pace dopo molti mesi di rancori provocati da Nick Counter, il negoziatore scelto degli studi. Il deciso Chernin al tavolo aveva un non so che di Nixon che va in Cina, dato che è risaputo che News Corp. risolve sempre brillantemente faccende del genere.
Ma i colleghi degli studi si sentivano al sicuro sapendo che Chernin non avrebbe mai fatto una concessione con cui loro non avrebbero potuto convivere. Assumendo il controllo dato che c'era in ballo gran parte dell'attività televisiva, Chernin e Iger hanno capito che era il momento giusto per l'accordo, raggiunto a fatica da ambo le parti. Iger aveva un ulteriore incentivo per una soluzione rapida, ritenendo che una trasmissione degli Oscar senza stelle del cinema avrebbe fatto danni irreparabili a una delle giornate più redditizie della ABC.
LA LEGA DEI REGISTI (DIRECTORS GUILD)
Con così tanto cattivo sangue nei trascorsi fra WGA e DGA, non era facile per gli autori riconoscere quanto l'accordo della DGA avesse contribuito ad aprire la strada per un positivo esito dello sciopero, proprio perché non era altrettanto facile per i registi ammettere che gran parte del loro potere derivasse dal desiderio degli studi di mettersi d'accordo con loro come mezzo per minare la solidarietà della WGA.
Come ha detto con una battuta salace uno dei miei colleghi autori: "Si tratta della teoria degli autori riguardo le trattative - noi facciamo tutto il lavoro e la DGA si prende tutto il merito". Ciononostante, i leader della DGA Michael Apted e Gil Cates meritano elogi per aver concluso un accordo che non è solo un buon accordo per la loro associazione, ma che ha affrontato problemi relativi agli autori, riuscendo in tal modo a rompere il ghiaccio per l'impasse WGA-studi.
JAY LENO
Sorprendentemente, il suo monologo diventa sempre più forte e i suoi ascolti sono sempre migliori, nonostante il luogo comune secondo cui David Letterman, che dispone di un'intera squadra di autori, supererebbe un "Tonight Show" ridotto a una sfilata di animali e personaggi di serie C. Leno è riuscito a suonare tutte le note giuste, facendo visita agli scioperanti e pagando il personale di tasca propria, quindi dando vita a una feroce battaglia per salvaguardare la risorsa più preziosa - il suo monologo - e sfidando la WGA a prendere provvedimenti contro di lui (cosa che non ha mai fatto).
BILLY RAY
Anche se inizialmente era scettico nei confronti dello sciopero, Ray, autore-regista di certi film come "Shattered Glass" e "Breach", ha giocato un fondamentale ruolo dietro le quinte nel convincere la DGA ad andare su un terreno più amichevole. È stato una delle forze principali dietro la formazione di un influente gruppo di autori-registi - noto come WD 40 - che si è servito della propria influenza derivante dall'appartenenza a entrambe le associazioni per contribuire a spingere la DGA verso la conclusione di un accordo buono per tutti, non solo per i registi.
NIKKI FINKE
Per quanto io odi complimentarmi con qualcuno che ha notevolmente sminuito i miei servizi sullo sciopero, per non parlare del fatto che abbia cestinato il mio lavoro, è impossibile ignorare il fatto che la Finke abbia trasformato il suo blog Deadline Hollywood Daily in qualcosa da leggere assolutamente per i tempestivi servizi sullo sciopero.
Anche se molti miei colleghi autori hanno criticato la precisione di alcuni suoi "scoop", lei ha ottenuto un notevole aumento di traffico, dimostrando ancora una volta che il Web è un gran livellatore, dato che consente a un giornalista ostinato di competere con successo con organizzazioni dell'informazione molto più grandi.
VINTI
NICK COUNTER
Colui che da molto tempo è il capo dell'associazione degli studi, ha finito con l'essere percepito come il principale ostacolo per una composizione della vertenza, non solo dagli aderenti alla WGA ma anche dalle parti neutrali, in particolar modo da parecchi agenti di spicco della città, contrariati dalla volontà di Counter di abbandonare le trattative senza aver fatto un'offerta seria.
Abituato al tira e molla e ai tempi lunghi dei precedenti negoziatori della lega, Counter non ha mostrato alcuna capacità alchemica nei confronti dei nuovi e decisi leader della WGA e ha sbagliato a fare i calcoli, ritenendo che la sua condotta da duro alla fine avrebbe fatto crollare la lega. Invece la lega ha messo in campo Alan Wertheimer (legale esperto che gli studi considerano con rispetto) perché l'aiutasse nella controversia e che ha trattato direttamente con Chernin e Iger, mentre Counter è stato lasciato da parte, senza avere più parte nella conduzione dello spettacolo.
BARRY MEYER
Quasi sempre assente dal tavolo delle trattative, il capo di Warner Bros. Entertainment è stato responsabile del principale errore relativo allo sciopero, con il suo secco ultimatum dello scorso Luglio, dove chiedeva di por fine ai pagamenti dei diritti residui per i talenti dello spettacolo.
Pur avendo l'intenzione di intimidire la WGA proprio mentre le trattative per il contratto stavano per iniziare, aveva avuto l'effetto opposto, facendo riunire tutti i componenti della lega che, prima o poi, si sono ritrovati a vivere con i diritti residui. Alla fine i negoziatori degli studi hanno lasciato cadere il problema, ma il danno era fatto, dato che la richiesta aveva spinto i leader della lega ad adottare una posizione ancora più rigida, ritenendo di avere a che fare con una ritorsione intesa a schiacciare il sindacato.
I GOLDEN GLOBE
Qualcuno si ricorda che Johnny Depp ha vinto un Globe poche settimane fa? Basta togliere il tappeto rosso, le stelle del cinema e alcune buffonate delle cerimonie e cosa rimane? Uno spettacolo di premiazione cui nessuno a Hollywood ha prestato la minima attenzione.
Ridotti a una conferenza stampa di 35 minuti sul rifiuto degli attori di attraversare i picchetti degli scioperanti della WGA, i Globe si sono rivelati come quello che hanno cercato a fatica di non sembrare, e cioè un insieme di premi inventati da 83 ignoti giornalisti stranieri, e non un'effettiva istituzione hollywoodiana.
JEFF ZUCKER
Il capo di Universal NBC ha dimostrato quanto poco rispetto abbia per la propria divisione informativa cercando di nascondere il raggiro della trasformazione dei Globe in un evento di prima serata dopo che le minacce di picchettaggio da parte dei lavoratori avevano obbligato la cancellazione dello spettacolo di premiazione che era una vera miniera d'oro per la rete.
Se qualcuno aveva bisogno di una prova di quanto siano caduti in basso oggi i capi degli studi pur di ottenere il loro scopo, Zucker ha fornito un mucchio di prove, cercando perfino di impedire alle emittenti rivali di parlare dell'evento, come ha scritto la nostra Matea Gold il mese scorso.
LE AGENZIE TEATRALI
Devono arrivare ancora abbastanza effetti collaterali causati dallo sciopero, ma gran parte delle agenzie di Hollywood è stata danneggiata in modo particolare, essendo già stata obbligata a licenziare in silenzio gli agenti e il personale di supporto per compensare grosse perdite di fatturato.
A peggiorare ulteriormente le cose, uno dei peggiori effetti dello sciopero sarà un'ondata di riduzioni di spese presso le reti, fra cui grossi tagli sugli episodi pilota televisivi e, ancor peggio, la sostituzione delle costose trasmissioni basate su copione con una programmazione reality più economica, lasciando al freddo molti clienti delle principali agenzie.
Dagospia 13 Febbraio 2008
Non esiste un modo vero per misurare chi abbia "vinto" nel tumultuoso sciopero di 100 giorni che è terminato durante il fine settimana, in attesa della ratifica ufficiale da parte degli aderenti alla Writers Guild. A Hollywood, come succede in politica e nello sport, le inattaccabili previsioni di oggi sono le dichiarazioni strombazzate di domani.
Se volessimo veramente sapere se le concessioni per cui la WGA si è azzuffata durante lo sciopero sono valse la pena e i dubbi di un arresto del lavoro durato tre mesi, dovremmo riconsiderare l'accordo fra cinque anni per vedere se il mondo ha girato sul proprio asse proprio come pensavamo avrebbe fatto. L'accordo potrebbe trasformare il modo in cui si utilizzano i contenuti sul Web, rendendo ricchi gli autori e cambiando l'intera struttura di potere di Hollywood.
O magari no. Ma per tutti quegli autori che si domandano se sia valsa la pena fare picchettaggi per tre mesi lasciando la matita sulla scrivania per una modesta serie di guadagni - quello più importante, ottenere la giurisdizione sui lavori che compaiono sui nuovi media e il raddoppio dei diritti residui relativi ai vecchi DVD per i nuovi media - suggerirei di dare un'occhiata alla storia della lega dello spettacolo. Nel 1960, dopo un lungo sciopero, il presidente della Lega degli Attori Cinematografici Ronald Reagan ottenne un importante accordo sui diritti residui, che consentiva agli attori di guadagnare alcuni diritti per i film trasmessi dalle reti televisive.
Invece di essere contenti, molti aderenti non lo furono affatto in quanto i diritti residui non erano retroattivi ma venivano pagati solo per i film girati dopo il 1960. Però la strada era aperta. I diritti residui si allargarono dappertutto. All'inizio scadevano dopo un periodo di tempo relativamente breve. Nella metà degli anni '70, il presidente della SAG Dennis Weaver riuscì a convincere Lew Wasserman, allora signore incontrastato dell'universo di Hollywood, a firmare un accordo sui diritti residui a vita.
In altre parole, i grandi trionfi cominciano come piccole vittorie. Naturalmente, quando si tratta di dare dei giudizi, nell'odierno universo dei media non aspettiamo che la polvere si sia depositata. Occorre un'analisi istantanea. Perciò tenendo presente questo presupposto, diamo un'occhiata ad alcuni vincitori e vinti nello sciopero degli autori.
VINCITORI
LA LEADERSHIP DELLA WGA
Ogni volta che parlo con i capi degli studi, questi coprono di insulti Patric Verrone e David Young, definendoli ingenui, sfortunati militanti che non hanno la più pallida idea su come trattare per un contratto dello spettacolo. Tutto sbagliato.
Nonostante alcuni passi falsi durante il percorso, i leader della WGA hanno tenuto uniti i loro altrimenti divisi aderenti, hanno fatto la corte ai potenti conduttori di trasmissioni TV, bacchettato gli studi nelle guerre di PR restando sempre tranquilli. Per tutte le concessioni che hanno dovuto fare, hanno ottenuto forse il migliore accordo per la lega da decenni a questa parte. Se questo non basta, serve a far riflettere sul cattivo stato dei sindacati e di Hollywood rispetto a quello della WGA.
PETER CHERNIN E BOB IGER
Lew Wasserman non è uscito dalla tomba (a meno che Ben Silverman della NBC non pensi che la cosa possa portare grandi ascolti come uno speciale reality televisivo), ma risulta che il gigante dello spettacolo ha trovato due validi sostituti in Chernin di News Corp e Iger di Disney, i quali sono intervenuti per mettere pace dopo molti mesi di rancori provocati da Nick Counter, il negoziatore scelto degli studi. Il deciso Chernin al tavolo aveva un non so che di Nixon che va in Cina, dato che è risaputo che News Corp. risolve sempre brillantemente faccende del genere.
Ma i colleghi degli studi si sentivano al sicuro sapendo che Chernin non avrebbe mai fatto una concessione con cui loro non avrebbero potuto convivere. Assumendo il controllo dato che c'era in ballo gran parte dell'attività televisiva, Chernin e Iger hanno capito che era il momento giusto per l'accordo, raggiunto a fatica da ambo le parti. Iger aveva un ulteriore incentivo per una soluzione rapida, ritenendo che una trasmissione degli Oscar senza stelle del cinema avrebbe fatto danni irreparabili a una delle giornate più redditizie della ABC.
LA LEGA DEI REGISTI (DIRECTORS GUILD)
Con così tanto cattivo sangue nei trascorsi fra WGA e DGA, non era facile per gli autori riconoscere quanto l'accordo della DGA avesse contribuito ad aprire la strada per un positivo esito dello sciopero, proprio perché non era altrettanto facile per i registi ammettere che gran parte del loro potere derivasse dal desiderio degli studi di mettersi d'accordo con loro come mezzo per minare la solidarietà della WGA.
Come ha detto con una battuta salace uno dei miei colleghi autori: "Si tratta della teoria degli autori riguardo le trattative - noi facciamo tutto il lavoro e la DGA si prende tutto il merito". Ciononostante, i leader della DGA Michael Apted e Gil Cates meritano elogi per aver concluso un accordo che non è solo un buon accordo per la loro associazione, ma che ha affrontato problemi relativi agli autori, riuscendo in tal modo a rompere il ghiaccio per l'impasse WGA-studi.
JAY LENO
Sorprendentemente, il suo monologo diventa sempre più forte e i suoi ascolti sono sempre migliori, nonostante il luogo comune secondo cui David Letterman, che dispone di un'intera squadra di autori, supererebbe un "Tonight Show" ridotto a una sfilata di animali e personaggi di serie C. Leno è riuscito a suonare tutte le note giuste, facendo visita agli scioperanti e pagando il personale di tasca propria, quindi dando vita a una feroce battaglia per salvaguardare la risorsa più preziosa - il suo monologo - e sfidando la WGA a prendere provvedimenti contro di lui (cosa che non ha mai fatto).
BILLY RAY
Anche se inizialmente era scettico nei confronti dello sciopero, Ray, autore-regista di certi film come "Shattered Glass" e "Breach", ha giocato un fondamentale ruolo dietro le quinte nel convincere la DGA ad andare su un terreno più amichevole. È stato una delle forze principali dietro la formazione di un influente gruppo di autori-registi - noto come WD 40 - che si è servito della propria influenza derivante dall'appartenenza a entrambe le associazioni per contribuire a spingere la DGA verso la conclusione di un accordo buono per tutti, non solo per i registi.
NIKKI FINKE
Per quanto io odi complimentarmi con qualcuno che ha notevolmente sminuito i miei servizi sullo sciopero, per non parlare del fatto che abbia cestinato il mio lavoro, è impossibile ignorare il fatto che la Finke abbia trasformato il suo blog Deadline Hollywood Daily in qualcosa da leggere assolutamente per i tempestivi servizi sullo sciopero.
Anche se molti miei colleghi autori hanno criticato la precisione di alcuni suoi "scoop", lei ha ottenuto un notevole aumento di traffico, dimostrando ancora una volta che il Web è un gran livellatore, dato che consente a un giornalista ostinato di competere con successo con organizzazioni dell'informazione molto più grandi.
VINTI
NICK COUNTER
Colui che da molto tempo è il capo dell'associazione degli studi, ha finito con l'essere percepito come il principale ostacolo per una composizione della vertenza, non solo dagli aderenti alla WGA ma anche dalle parti neutrali, in particolar modo da parecchi agenti di spicco della città, contrariati dalla volontà di Counter di abbandonare le trattative senza aver fatto un'offerta seria.
Abituato al tira e molla e ai tempi lunghi dei precedenti negoziatori della lega, Counter non ha mostrato alcuna capacità alchemica nei confronti dei nuovi e decisi leader della WGA e ha sbagliato a fare i calcoli, ritenendo che la sua condotta da duro alla fine avrebbe fatto crollare la lega. Invece la lega ha messo in campo Alan Wertheimer (legale esperto che gli studi considerano con rispetto) perché l'aiutasse nella controversia e che ha trattato direttamente con Chernin e Iger, mentre Counter è stato lasciato da parte, senza avere più parte nella conduzione dello spettacolo.
BARRY MEYER
Quasi sempre assente dal tavolo delle trattative, il capo di Warner Bros. Entertainment è stato responsabile del principale errore relativo allo sciopero, con il suo secco ultimatum dello scorso Luglio, dove chiedeva di por fine ai pagamenti dei diritti residui per i talenti dello spettacolo.
Pur avendo l'intenzione di intimidire la WGA proprio mentre le trattative per il contratto stavano per iniziare, aveva avuto l'effetto opposto, facendo riunire tutti i componenti della lega che, prima o poi, si sono ritrovati a vivere con i diritti residui. Alla fine i negoziatori degli studi hanno lasciato cadere il problema, ma il danno era fatto, dato che la richiesta aveva spinto i leader della lega ad adottare una posizione ancora più rigida, ritenendo di avere a che fare con una ritorsione intesa a schiacciare il sindacato.
I GOLDEN GLOBE
Qualcuno si ricorda che Johnny Depp ha vinto un Globe poche settimane fa? Basta togliere il tappeto rosso, le stelle del cinema e alcune buffonate delle cerimonie e cosa rimane? Uno spettacolo di premiazione cui nessuno a Hollywood ha prestato la minima attenzione.
Ridotti a una conferenza stampa di 35 minuti sul rifiuto degli attori di attraversare i picchetti degli scioperanti della WGA, i Globe si sono rivelati come quello che hanno cercato a fatica di non sembrare, e cioè un insieme di premi inventati da 83 ignoti giornalisti stranieri, e non un'effettiva istituzione hollywoodiana.
JEFF ZUCKER
Il capo di Universal NBC ha dimostrato quanto poco rispetto abbia per la propria divisione informativa cercando di nascondere il raggiro della trasformazione dei Globe in un evento di prima serata dopo che le minacce di picchettaggio da parte dei lavoratori avevano obbligato la cancellazione dello spettacolo di premiazione che era una vera miniera d'oro per la rete.
Se qualcuno aveva bisogno di una prova di quanto siano caduti in basso oggi i capi degli studi pur di ottenere il loro scopo, Zucker ha fornito un mucchio di prove, cercando perfino di impedire alle emittenti rivali di parlare dell'evento, come ha scritto la nostra Matea Gold il mese scorso.
LE AGENZIE TEATRALI
Devono arrivare ancora abbastanza effetti collaterali causati dallo sciopero, ma gran parte delle agenzie di Hollywood è stata danneggiata in modo particolare, essendo già stata obbligata a licenziare in silenzio gli agenti e il personale di supporto per compensare grosse perdite di fatturato.
A peggiorare ulteriormente le cose, uno dei peggiori effetti dello sciopero sarà un'ondata di riduzioni di spese presso le reti, fra cui grossi tagli sugli episodi pilota televisivi e, ancor peggio, la sostituzione delle costose trasmissioni basate su copione con una programmazione reality più economica, lasciando al freddo molti clienti delle principali agenzie.
Dagospia 13 Febbraio 2008