CUBA LIBRE (DI SCOPARE) - L'APERTURA AI CUBANI DEGLI ALBERGHI PER STRANIERI È UN VIA LIBERA AL TURISMO SESSUALE - LE JINETERAS (CAVALLERIZZE) AMMESSE NEGLI HOTEL - RAÙL "POLIZIOTTO BUONO".

Luca Mastrantonio per "Il Riformista"


Si scrive «Castro apre gli alberghi per stranieri ai cubani», si legge «Castro apre gli alberghi per stranieri alle cubane». Perché? Perché il turismo cubano, fonte economia e sociale di sopravvivenza per un intero popolo, è naturalistico, politico e, alacremente, sessuale.

L'interdizione degli alberghi per stranieri ai cubani, venuta ufficialmente meno da ieri, non riguardava tanto facoltosi autoctoni in viaggio d'affari da una città cubana all'altra, sebbene il regime abbia parlato di una avanguardia» di «cubani meritevoli». Quanto seducenti e disponibilissime, spesso molto giovani, autoctone che intrattengono, con gli stranieri, "comizi amorosi". Un po' ovunque, dove capita, più o meno clandestinamente, nelle strutture turistiche, come le case «particular», cioè case adibite a ospitare stranieri.

A Cuba ci sono molte mujer «particular». Donne di compagnia, di piacere, non necessariamente a pagamento, magari ad offerta, di matrimonio o aiuto per la famiglia in difficoltà. Per questo non sono propriamente «putas», ma «jineteras», da tradursi «fantine» o «cavallerizze». Ragazze che fanno innamorare di sé i turisti del sesso e gli stranieri del cuore. Giovani donne - spesso troppo giovani per avere scelto liberamente -, belle e senza un soldo le «jineteras». Vecchi, magari brutti e grassi, ma pieni di soldi gli avventori di cuori stranieri.



Per carità, per par condicio sessuale bisogna dire che ci sono anche gli «jineteros», che si accompagnano alle signore in cerca di emozioni forti. E d'altronde per «jineterismo» si intende l'«indotto» in nero che si riferisce alla vita e alle attività dei cubani che frequentano turisti in cambio di dollari, regali o anche solo per fare due chiacchierare e respirare un po' di libertà.

Le cubane, e i cubani, non campano di comunismo, ma di «jineterismo». Una forma reale, e fortemente ambigua, di redistribuzione dei beni. Mondiali. Lo racconta bene Pedro Juan Gutiérrez nella "Trilogia sporca dell'Avana" (E/O), il cui sottotitolo è eloquente: «Senza un cazzo da fare». Nella miseria, l'eros è la forma di sopravvivenza del corpo e dello spirito. In "Animal tropical", il protagonista si trova in Svezia, paese di cui subisce un fascino castrante, perché laboratorio di libertà sì, ma vicino a zero centrigradi. Mentre si dà ad Agneta, la professoressa che lo "ospita", in onore alla libertà sessuale, capisce di non essere tanto diverso da Gloria, la sua amata «jinetera», che si dà, all'Avana, per sopravvivere, di cui rimpiange la calda vitalità.

La liberalizzazione sociale degli alberghi segue, a distanza di pochi giorni, quella di computer, dvd e cellulari - anche prima c'erano, ma da qualche giorno tutti possono possederlo, per la gioia di Telecom Italia, che partecipa a Etecsa. C'è come un clima di euforia para-liberale. Raúl Castro sembra voler vestire i panni del «poliziotto buono», rispetto al Fidel «poliziotto cattivo».


Dagospia 01 Aprile 2008