BOATOS: E SE LA FIAT ENTRASSE NELLA ALI-CORDATA DI BERLUSCONI-ERMOLLI?
IL CAVALIERE NE AVREBBE PARLATO CON MONTEZEMOLO A PALAZZO GRAZIOLI
IN CAMBIO IL LINGOTTO RICEVEREBBE INCENTIVI PER LE SUE AUTOMOBILINE
IL CAVALIERE NE AVREBBE PARLATO CON MONTEZEMOLO A PALAZZO GRAZIOLI
IN CAMBIO IL LINGOTTO RICEVEREBBE INCENTIVI PER LE SUE AUTOMOBILINE
Gli analisti di Londra non hanno dubbi: per il governo del Cavaliere impunito sarà più facile far sparire la monnezza dalle strade di Napoli piuttosto che trovare la giusta soluzione per Alitalia.
A conforto della loro tesi gli ometti con le bretelle che trafficano davanti ai monitor della Borsa, portano la convinzione che la fantomatica cordata degli imprenditori privati disposti a mettere i quattrini sul tavolo semplicemente non esiste per la quantità enorme di denaro occorrente: dieci miliardi di euro (la flotta è scassata e da rinnovare quasi al completo).
La cordata è disperata e disperate suonano le dichiarazioni di oggi del Cavaliere che lancia la prospettiva di un intervento dello Stato magari attraverso le Ferrovie dove l'ex-sindacalista Cgil, Mauro Moretti, sta facendo i salti mortali per coprire il buco storico dei bilanci.
Le dichiarazioni di Berlusconi non sono soltanto all'insegna della provocazione e dello smarrimento, ma rappresentano anche un grosso contributo a quello statalismo che è all'origine del disastro Alitalia, e allarga il cuore di migliaia di dipendenti che adesso sperano in un salvataggio a spese dei contribuenti.
Chi si trova più nella peste in queste ore è il superconsulente Bruno Ermolli che si trova addirittura sbeffeggiato da Tronchetti Provera il quale non più tardi di poche ore fa si è dichiarato disposto a mettere "qualche milione di euro dentro l'Alitalia". Un gesto simile a quello dei pellegrini che sfilano davanti alla salma di Padre Pio.
Come se non bastasse ecco il prodiano Alfonso Iozzo, presidente della Cassa Depositi e Prestiti, che senza mezzi termini dichiara "le cordate non ci interessano e l'Alitalia non è un'infrastruttura nella quale andremo a investire".
Anche la ricerca di un nocciolo-ponte di cui parla sul "Sole 24 Ore" Paolo Madron, entra nel regno delle buone intenzioni, perché se è vero che "gli intrepidi membri del futuro nocciolino-duro" potrebbero mettere insieme 1 miliardo di euro, l'operazione di salvataggio resta nel limbo dei desideri.
Sarà davvero dura per il Cavaliere evitare l'arrivo di un Commissario straordinario che applichi la legge Marzano e si metta a tagliare i rami secchi del debito e le piante vive dei dipendenti: cosa che al Cavaliere col trapianto non è gradita per niente: appena conquistata l'Italia tutta, isole comprese, e sbatte sul marciapiede della disoccupazione migliaia di dipendenti di Fiumicino e Malpensa? No, nun se po' fa.
Eppure Berlusconi si è chiesto più volte nei giorni scorsi come ha potuto la Fiat liberarsi di 40mila dipendenti senza l'incendio di Mirafiori e la distruzione del Lingotto. Questa domanda pare che abbia volteggiato nell'aria durante l'incontro che Silvio ha avuto giovedì scorso con Luchino di Montezemolo in visita a Palazzo Grazioli insieme alla moretta di Mantova, Emma Marcegaglia.
Entrambi, il Cavaliere e il presidente della Fiat, pare che abbiano parlato del governo e anche di Alitalia. A Berlusconi interessava capire - secondo quanto riferiscono fonti bene informate - se l'azienda di Torino avesse interesse per l'operazione sulla quale Ermolli si sta rompendo la testa. A incoraggiare il futuro premier sono state le piroette di Luchino nel mondo dei trasporti.
Insieme allo scarparo marchigiano, Dieguito Della Valle, e a Gianni Punzo, Montezemolone ha creato una società per il trasporto passeggeri su rotaia. Non solo: il Fondo Charme di Luchino è socio di Grandi Navi Veloci. E sembra quasi che il presidente della Fiat stia ricalcando il vecchio slogan dell'azienda torinese: "Terra, mare e cielo".
Ma quelli erano altri tempi, quando alla Fiat non c'era un uomo come Marpionne che inorridisce all'idea di mettere soldi dentro l'Alitalia e lo ha detto chiaramente a margine dell'Assemblea di mercoledì scorso quando ha presentato i brillanti risultati del 2007 e ha tagliato corto sull'Alitalia dicendo: "sappiamo fare automobili, degli aerei non conosciamo nulla".
Eccole ragioni per cui le voci che corrono in queste ore su un presunto interesse della Fiat - in cambio Torino otterrebbe agevolazioni e incentivi per le sue macchinine invendute - fanno sorridere gli analisti di Londra.
La cordata è disperata.
Dagospia 29 Aprile 2008
A conforto della loro tesi gli ometti con le bretelle che trafficano davanti ai monitor della Borsa, portano la convinzione che la fantomatica cordata degli imprenditori privati disposti a mettere i quattrini sul tavolo semplicemente non esiste per la quantità enorme di denaro occorrente: dieci miliardi di euro (la flotta è scassata e da rinnovare quasi al completo).
La cordata è disperata e disperate suonano le dichiarazioni di oggi del Cavaliere che lancia la prospettiva di un intervento dello Stato magari attraverso le Ferrovie dove l'ex-sindacalista Cgil, Mauro Moretti, sta facendo i salti mortali per coprire il buco storico dei bilanci.
Le dichiarazioni di Berlusconi non sono soltanto all'insegna della provocazione e dello smarrimento, ma rappresentano anche un grosso contributo a quello statalismo che è all'origine del disastro Alitalia, e allarga il cuore di migliaia di dipendenti che adesso sperano in un salvataggio a spese dei contribuenti.
Chi si trova più nella peste in queste ore è il superconsulente Bruno Ermolli che si trova addirittura sbeffeggiato da Tronchetti Provera il quale non più tardi di poche ore fa si è dichiarato disposto a mettere "qualche milione di euro dentro l'Alitalia". Un gesto simile a quello dei pellegrini che sfilano davanti alla salma di Padre Pio.
Come se non bastasse ecco il prodiano Alfonso Iozzo, presidente della Cassa Depositi e Prestiti, che senza mezzi termini dichiara "le cordate non ci interessano e l'Alitalia non è un'infrastruttura nella quale andremo a investire".
Anche la ricerca di un nocciolo-ponte di cui parla sul "Sole 24 Ore" Paolo Madron, entra nel regno delle buone intenzioni, perché se è vero che "gli intrepidi membri del futuro nocciolino-duro" potrebbero mettere insieme 1 miliardo di euro, l'operazione di salvataggio resta nel limbo dei desideri.
Sarà davvero dura per il Cavaliere evitare l'arrivo di un Commissario straordinario che applichi la legge Marzano e si metta a tagliare i rami secchi del debito e le piante vive dei dipendenti: cosa che al Cavaliere col trapianto non è gradita per niente: appena conquistata l'Italia tutta, isole comprese, e sbatte sul marciapiede della disoccupazione migliaia di dipendenti di Fiumicino e Malpensa? No, nun se po' fa.
Eppure Berlusconi si è chiesto più volte nei giorni scorsi come ha potuto la Fiat liberarsi di 40mila dipendenti senza l'incendio di Mirafiori e la distruzione del Lingotto. Questa domanda pare che abbia volteggiato nell'aria durante l'incontro che Silvio ha avuto giovedì scorso con Luchino di Montezemolo in visita a Palazzo Grazioli insieme alla moretta di Mantova, Emma Marcegaglia.
Entrambi, il Cavaliere e il presidente della Fiat, pare che abbiano parlato del governo e anche di Alitalia. A Berlusconi interessava capire - secondo quanto riferiscono fonti bene informate - se l'azienda di Torino avesse interesse per l'operazione sulla quale Ermolli si sta rompendo la testa. A incoraggiare il futuro premier sono state le piroette di Luchino nel mondo dei trasporti.
Insieme allo scarparo marchigiano, Dieguito Della Valle, e a Gianni Punzo, Montezemolone ha creato una società per il trasporto passeggeri su rotaia. Non solo: il Fondo Charme di Luchino è socio di Grandi Navi Veloci. E sembra quasi che il presidente della Fiat stia ricalcando il vecchio slogan dell'azienda torinese: "Terra, mare e cielo".
Ma quelli erano altri tempi, quando alla Fiat non c'era un uomo come Marpionne che inorridisce all'idea di mettere soldi dentro l'Alitalia e lo ha detto chiaramente a margine dell'Assemblea di mercoledì scorso quando ha presentato i brillanti risultati del 2007 e ha tagliato corto sull'Alitalia dicendo: "sappiamo fare automobili, degli aerei non conosciamo nulla".
Eccole ragioni per cui le voci che corrono in queste ore su un presunto interesse della Fiat - in cambio Torino otterrebbe agevolazioni e incentivi per le sue macchinine invendute - fanno sorridere gli analisti di Londra.
La cordata è disperata.
Dagospia 29 Aprile 2008