GRAN BRETAGNA S'È DESTRA: IL "CLOWN" BORIS JOHNSON NUOVO SINDACO DI LONDRA
VELTRONI FELICE: "PER UNA VOLTA NELLA VITA ABBIAMO DATO L'ESEMPIO AGLI INGLESI"
ANNI '90: 15 PAESI EUR0PEI, 13 A GUIDA DI SINISTRA - 2000: ORA RESTA SOLO ZAPATERO
VELTRONI FELICE: "PER UNA VOLTA NELLA VITA ABBIAMO DATO L'ESEMPIO AGLI INGLESI"
ANNI '90: 15 PAESI EUR0PEI, 13 A GUIDA DI SINISTRA - 2000: ORA RESTA SOLO ZAPATERO
SODDISFAZIONI
Jena per
1 - LA DOCCIA FREDDA PER GORDON BROWN - A LONDRA LA SPUNTA BORIS JOHNSON - PITT-WATSON RINUNCIA ALLA SEGRETERIA
La Stampa.it
Vittoria netta dell'opposizione conservatrice alle elezioni amministrative in Inghilterra e in Galles e disfatta dei laburisti del premier Gordon Brown, che hanno registrato il loro peggior risultato in 40 anni.
Per il capo del governo è stato il primo test elettorale dal suo insediamento alla carica tenuta per dodici anni da Tony Blair. Stando alla Bbc, il Labour rischia di diventare il terzo partito, dietro i conservatori del giovane David Cameron e i liberaldemocratici: ai Tory il 44 per cento dei voti, ai liberaldemocratici il 25 e al Labour il 24. Con la conta delle schede ancora in corso i conservatori hanno conquistato 65 assemblee locali, 12 in più delle precedenti elezioni con un incremento di 256 seggi; ai laburisti ne sono andate 18, 9 consigli e 331 seggi in meno; ai liberaldemocratici 12, un comune e 34 consiglieri in più.
«Mi è chiaro che è stata una brutta nottata; di certo una brutta nottata per il Labour», ha detto il premier che evidentemente ha pagato non soltanto per gli effetti della crisi del credito ma anche l'impopolarità di scelte in materia economica, come l'abolizione dell'aliquota fiscale (10%) più bassa, che ha penalizzato i contribuenti più poveri.«Dobbiamo imparare da questa lezione e andare avanti di conseguenza», ha aggiunto.
Si conta intanto la prima vittima: David Pitt-Watson, designato da Brown a assumere la carica di segretario generale del Partito ha rinunciato. Pitt-Watson doveva succedere a Peter Watt, costretto a dimettersi travolto dallo scandalo delle donazioni occulte al Labour fatte dall'immobiliarista David Abrahams.
I cittadini della capitale britannica hanno scelto Boris Johnson: conservatore eccentrico e amante delle gaffes, capace di por fine al regno del già due volte sindaco Ken Livingstone. Anche in riva al Tamigi, come in molti altri Comuni dove si è votato giovedì, il verdetto delle urne è stato netto. Quarantatre anni, ex direttore del giornale The Spectator, studi da rampollo dell'alta società al college di Eton e all'università di Oxford, Johnson ha superato Livingstone di circa 140.000 preferenze. Spero questo dimostri che i conservatori sono diventati un partito del quale ci si può nuovamente fidare«, ha affermato Johnson di fronte ai simpatizzanti in festa. Il successo a Londra vale oro: un budget miliardario e la responsabilità di preparare la città per le Olimpiadi del 2012 in riva al Tamigi. Al di là del carattere amministrativo, la tornata elettorale di giovedì ha un valore politico.
2 - SESSO, DROGA E POLITICA: I GIOVANI LEONI "TORY"
IL VINCITORE CAMERON: «LA GENTE VUOLE MIGLIORARE SCUOLE E OSPEDALI. VUOLE MENO MINACCE NELLE STRADE»
Vittorio Sabadin per La Stampa
C'è anche un elemento generazionale dietro la clamorosa vittoria dei conservatori nelle elezioni locali inglesi? Probabilmente sì. In Italia, come in Francia, come in Spagna, come a Londra, l'età dei candidati sembra orami contare più dei loro programmi politici. La saggezza e l'esperienza della maturità non sono più considerate un valore: gli anziani - sembra pensare la gente - sono quelli che ci hanno portato a questa situazione disastrosa, i giovani sono quelli che finalmente ci tireranno fuori dai guai.
Bastava accendere ieri la televisione e guardare i notiziari della Bbc o di Sky per rendersi conto della differenza esistente tra gli esponenti del governo di Gordon Brown e i leader dei partiti che lo hanno sconfitto: un premier (nato nel 1951) sempre più imbarazzato, triste e rugoso, messo in difficoltà da una nuova generazione di quarantenni, come il capo dei Conservatori David Cameron (1966) o quello dei liberal democratici Nick Clegg (1967), o come Boris Johnson (1964), tutti accomunati da eccellenti studi, ottime famiglie di provenienza, un po' di marijuana e cocaina nascosta tra i libri all'università e altre scappatelle giovanili, mai abbastanza gravi da rovinare una carriera.
La forza di questa nuova generazione non sta tanto nelle convinzioni personali e nella visione politica, ma nella capacità di sembrare gente normale, con tutti i pregi e i difetti del cittadino comune. Gli elettori probabilmente ricordavano poco dei programmi liberal democratici di Clegg, ma la sua intervista di qualche settimana fa al magazine «GQ» la ricordano ancora tutti: Nicholas aveva ammesso di avere dormito con almeno trenta donne, scatenando più reazioni, commenti ed editoriali che se avesse annunciato di voler abolire per sempre le tasse. Le donne lo hanno ovviamente accusato di trattarle come oggetti, gli uomini di avere esagerato, ma il sentimento prevalente è risultato alla fine l'invidia.
Il leader quarantunenne dei conservatori, David Cameron, rischiò l'espulsione da Eton per avere fumato marijuana poco prima di un esame. Ammise la colpa e fu graziato, ma dovette sottoporsi al «Georgic», una punizione che consiste nel riscrivere un testo latino di 500 righe. Diretto discendente di re Guglielmo IV e di una cortigiana, Cameron è dunque cugino di quinto grado della regina Elisabetta, nel cui nome esercita il ruolo di capo dell'opposizione.
A Oxford, dove si è laureato in filosofia, politica ed economia, risultando uno dei migliori studenti del suo corso, faceva parte dell'allegra brigata del Bullingdon Club, un esclusivo circolo-ristorante nel quale si può essere solo invitati e che ha costruito la propria reputazione su memorabili bevute, cibo straordinario e conti salatissimi. I soci del Bullington sono famosi per andare in pub e ristoranti di second'ordine, noleggiare una stanza privata e sfasciare tutto. Esisteva una foto di Cameron al Bullington in compagnia di Boris Johnson (anche lui affiliato e dichiarato consumatore di droga), entrambi in tight, ma è stata ritirata dalla circolazione.
Dopo gli eccessi giovanili, Cameron è diventato il prototipo del ragazzo perbene, moderato, sempre a posto e responsabile. Visti i risultati del voto, non si è messo a urlare in tutti i telegiornali che Brown deve andarsene, ma ha detto: «Voglio che i conservatori diano dimostrazione che possono realizzare i cambiamenti che la gente chiede. E' a questo obiettivo che dedicherò nelle prossime settimane le mie forze e quelle del mio partito».
L'altra stella dei Tories è George Oliver Osborne, nato nel 1971 e attuale ministro ombra delle Finanze. Discendente da un'ottima famiglia, è il primogenito del baronetto Sir Peter. I genitori gli imposero il nome di Gideon, che cambiò a 13 anni per un più comodo George. Anche lui, a Oxford, è stato membro del Bullingdon Club (che sembra essere, tra una bevuta e l'altra, la vera fucina dei conservatori) e, ovviamente, anche lui è stato coinvolto in una storia di droga - smentita con forza - dopo che il «Sunday Mirror» ha pubblicato una foto nella quale lo si vede seduto di fronte a una striscia di polvere bianca.
Di fronte a Cameron e Osborne, sembra un vecchietto William Jefferson Hague, nato nel 1961 ma diventato leader del partito nel 1997 a 36 anni, sconfiggendo gli anziani Kenneth Clarke e Michael Howard. Meno sottile e moderato dei suoi giovani colleghi, è diventato famoso per un discorso - che Umberto Bossi e il sindaco di Roma Alemanno sottoscriverebbero - nel quale ha definito l'Inghilterra «una terra straniera».
Di fronte a questo battaglione giovane e motivato, Brown non ha molte forze fresche da schierare in campo. L'unico è il ministro degli Esteri David Miliband, nato nel 1965, molto apprezzato dovunque, figlio di un teorico marxista e primo membro di un governo britannico ad aprire un blog su Internet. Miliband è il principale candidato a sostituire Gordon Brown nella guida del partito laburista e dovrà forse essere lui a creare la squadra che dovrà preparare la rivincita. E nel nuovo team, c'è da scommetterci, non ci saranno più capelli bianchi.
Dagospia 03 Maggio 2008