LI' GRESTI, QUI HDP - IL TRIONFALE RITORNO DEL COMPARUZZO DI CUCCIA
Paolo Madron per Il Giornale
Il patto lo hanno rinnovato da poche settimane, ma già alcuni legali vicini a Mediobanca sono al lavoro per sfornarne una nuova versione. Occorre infatti predisporre ogni cosa per l'imminente ingresso di Salvatore Ligresti nel sindacato di controllo della Hdp, anche se fino ad ora l'ingegnere di Paternò non ne ha avanzato formale richiesta. Qualcuno la definirebbe una mossa annunciata da tempo, ma in realtà non è così. Originariamente infatti il patron della Sai avrebbe dovuto capeggiare di una cordata, in compagnia di Francesco Micheli ed Emilio Gnutti, pronta a rilevare la robusta partecipazione di qualche socio in uscita. All'epoca dei fatti, nel marzo scorso, indiziate erano le quote della Gemina e della Fiat già in odore di crisi. Alla fine però non successe nulla, anzi. Gianni Agnelli, alla vigilia del suo ricovero ospedaliero a New York, scrisse una accorata lettera-appello ai soci della holding che possiede il Corriere della Sera invitandoli a serrare le fila di fronte all'incombere di possibili minacce di scalata.
A Mediobanca però, regista attento di quanto avviene nel palazzo (recentemente venduto ) di via Turati e dintorni, quella conferma non bastava. D'accordo sì con l'Avvocato, ma l'istituto di piazzetta Cuccia giudicava comunque necessario un ulteriore consolidamento della compagine azionaria. Di qui l'idea di sindacare la quota di Ligresti finora rimasta al di fuori da ogni accordo. Operazione facile sulla carta, ma molto più difficile a realizzarsi vista la vigente normativa. Poiché infatti il patto di sindacato della holding, così come è stato rinnovato agli inizi dello scorso giugno, vincola il 44,88 per cento del capitale, non è possibile incrementarlo aggiungendovi azioni che superino la soglia del 3 per cento annuo senza incorrere nell'obbligatorietà dell'opa. Il costruttore siciliano controlla un pacchetto del 5 per cento, anche se ufficialmente a lui fa capo una partecipazione del 3,83 per cento, cosa che in entrambi i casi esclude la possibilità di sindacarla per intero.
Delle due l'una: o Ligresti si limita a vincolare parte delle azioni, o qualcuno dall'interno gli dà spazio. I consulenti di diritto societario, che sono all'opera per sbrogliare la matassa, si muovono con grande cautela. Qualcuno, per la verità, aveva provato a mettere sul piatto l'ipotesi del controllo di fatto: Hdp dispone di un pacchetto di azioni proprie, altri membri del patto ne hanno acquistate tenendole al di fuori. Ciò, probabilmente, consente all'attuale compagine di arrivare alla maggioranza assoluta, cosa che renderebbe ininfluente il superamento o meno delle soglie di legge. La difficilmente la Consob, già abbastanza criticata per l'eccessiva tolleranza verso operazioni che eludono l'obbligo dell'offerta pubblica, potrebbe tenere un atteggiamento accondiscendente.
La questione però, è solo formale. Nella sostanza l'ingresso di Ligresti avviene con la benedizione di tutti e tre i soci forti di Hdp. La Fiat da tempo ha fatto sapere di non aver nulla da eccepire, non parliamo di Mediobanca la cui storica alleanza con l'ingegnere è comprovata. Così come la bontà delle relazioni che intercorrono tra il costruttore e la famiglia Romiti. Per Ligresti si tratta del suggello al suo prepotente ritorno sulla ribalta del capitalismo, coronato con il recente matrimonio tra Sai e Fondiaria.
Ma le sorprese in Hdp non si esauriscono qui. Prima delle ferie, la Fiat dovrà decidere chi prenderà il posto di Paolo Cantarella nel sindacato e nel consiglio d'amministrazione della holding. La scelta, vista la sua rilevanza politica, assume una valenza importante, e servirà anche a far chiarezza sulle reali intenzioni dei torinesi verso una partecipazione sin qui considerata strategica. Toccherà a Paolo Fresco, che all'inizio del suo mandato non vi aveva mostrato eccessivo attaccamento, o al nuovo amministratore delegato Gabriele Galateri?
Dagospia.com 11 luglio 2002
Il patto lo hanno rinnovato da poche settimane, ma già alcuni legali vicini a Mediobanca sono al lavoro per sfornarne una nuova versione. Occorre infatti predisporre ogni cosa per l'imminente ingresso di Salvatore Ligresti nel sindacato di controllo della Hdp, anche se fino ad ora l'ingegnere di Paternò non ne ha avanzato formale richiesta. Qualcuno la definirebbe una mossa annunciata da tempo, ma in realtà non è così. Originariamente infatti il patron della Sai avrebbe dovuto capeggiare di una cordata, in compagnia di Francesco Micheli ed Emilio Gnutti, pronta a rilevare la robusta partecipazione di qualche socio in uscita. All'epoca dei fatti, nel marzo scorso, indiziate erano le quote della Gemina e della Fiat già in odore di crisi. Alla fine però non successe nulla, anzi. Gianni Agnelli, alla vigilia del suo ricovero ospedaliero a New York, scrisse una accorata lettera-appello ai soci della holding che possiede il Corriere della Sera invitandoli a serrare le fila di fronte all'incombere di possibili minacce di scalata.
A Mediobanca però, regista attento di quanto avviene nel palazzo (recentemente venduto ) di via Turati e dintorni, quella conferma non bastava. D'accordo sì con l'Avvocato, ma l'istituto di piazzetta Cuccia giudicava comunque necessario un ulteriore consolidamento della compagine azionaria. Di qui l'idea di sindacare la quota di Ligresti finora rimasta al di fuori da ogni accordo. Operazione facile sulla carta, ma molto più difficile a realizzarsi vista la vigente normativa. Poiché infatti il patto di sindacato della holding, così come è stato rinnovato agli inizi dello scorso giugno, vincola il 44,88 per cento del capitale, non è possibile incrementarlo aggiungendovi azioni che superino la soglia del 3 per cento annuo senza incorrere nell'obbligatorietà dell'opa. Il costruttore siciliano controlla un pacchetto del 5 per cento, anche se ufficialmente a lui fa capo una partecipazione del 3,83 per cento, cosa che in entrambi i casi esclude la possibilità di sindacarla per intero.
Delle due l'una: o Ligresti si limita a vincolare parte delle azioni, o qualcuno dall'interno gli dà spazio. I consulenti di diritto societario, che sono all'opera per sbrogliare la matassa, si muovono con grande cautela. Qualcuno, per la verità, aveva provato a mettere sul piatto l'ipotesi del controllo di fatto: Hdp dispone di un pacchetto di azioni proprie, altri membri del patto ne hanno acquistate tenendole al di fuori. Ciò, probabilmente, consente all'attuale compagine di arrivare alla maggioranza assoluta, cosa che renderebbe ininfluente il superamento o meno delle soglie di legge. La difficilmente la Consob, già abbastanza criticata per l'eccessiva tolleranza verso operazioni che eludono l'obbligo dell'offerta pubblica, potrebbe tenere un atteggiamento accondiscendente.
La questione però, è solo formale. Nella sostanza l'ingresso di Ligresti avviene con la benedizione di tutti e tre i soci forti di Hdp. La Fiat da tempo ha fatto sapere di non aver nulla da eccepire, non parliamo di Mediobanca la cui storica alleanza con l'ingegnere è comprovata. Così come la bontà delle relazioni che intercorrono tra il costruttore e la famiglia Romiti. Per Ligresti si tratta del suggello al suo prepotente ritorno sulla ribalta del capitalismo, coronato con il recente matrimonio tra Sai e Fondiaria.
Ma le sorprese in Hdp non si esauriscono qui. Prima delle ferie, la Fiat dovrà decidere chi prenderà il posto di Paolo Cantarella nel sindacato e nel consiglio d'amministrazione della holding. La scelta, vista la sua rilevanza politica, assume una valenza importante, e servirà anche a far chiarezza sulle reali intenzioni dei torinesi verso una partecipazione sin qui considerata strategica. Toccherà a Paolo Fresco, che all'inizio del suo mandato non vi aveva mostrato eccessivo attaccamento, o al nuovo amministratore delegato Gabriele Galateri?
Dagospia.com 11 luglio 2002