METTI UN FELICE CORTICCHIA ALLA FIERA DI FLAVIO CATTANEO, UN DIRETTORE GENERALE DI "GARANZIA".
Marco Travaglio per L'Unità
Prendiamo un'azienda qualunque e immaginiamo che il consiglio di amministrazione nomini il direttore generale contro il parere del presidente. Impossibile, mai visto. Se però quell'azienda è la Rai, tutto diventa possibile. Infatti è appena accaduto, in viale Mazzini. Miracoli della geniale formula «4 a 1», considerata chissà perché «di garanzia», mentre non lo era il 3 a 2. Così ora, con Flavio Cattaneo di An alla direzione generale, siamo 5 a 1. E se arrivano pure i tre vicedirettori generali in quota Lega, Forza Italia e Cdu, si arriva a un memorabile 8 a 1. Cappotto. Qualcuno dirà: «Di garanzia» per chi? La risposta è, forse, nella storia che andiamo a raccontare.
C'erano una volta due carabinieri, il maresciallo Giovanni Strazzieri e il brigadiere Felice Corticchia. Lavoravano alla procura di Milano. L'11 settembre 96, nel bel mezzo del processo a Berlusconi per le mazzette alla Guardia di Finanza, Strazzieri si presenta «spontaneamente» alla procura di Brescia per rivelare le clamorose malefatte del pool milanese: Di Pietro passava verbali segreti ai cronisti, molestava le giornaliste, si riuniva con i colleghi per distruggere politicamente Berlusconi, fabbricava prove false e concordava con Violante il famoso invito a comparire al cavaliere. Da chi ha saputo, Strazzieri, queste notizie- bomba? Da tre colleghi, dice lui: Tortorici, Triolo e Corticchia. I primi due smentiscono tutto. Corticchia invece, sempre «spontaneamente», corre a Brescia e conferma.
È il 23 ottobre: «Di Pietro voleva rovesciare Berlusconi per prendere il suo posto al Governo, per questo lasciò la magistratura ». Tutto è ancora segreto, fuorché per Berlusconi che, il 23 novembre, forse ispirato dall'arcangelo Gabriele, rivela che a Brescia stanno per emergere «notizie agghiaccianti» sul «ribaltone» del 1994. Il 12 dicembre si presenta lui stesso a Brescia per «aiutare» quella procura a fare piena luce. L'Italia intera attende col fiato sospeso di saperne di più. Intanto viene sentita la giornalista, presunta molestata, Renata F. la quale nega tutto: «Mai subìto avances da Di Pietro, mai saputo nulla delle sue mire politiche».
Ma a Brescia sembrano credere ai due carabinieri, così la giornalista denuncia tutto a Gerardo D'Ambrosio: «Conosco Corticchia da anni, era lui che mi passava i verbali di Mani Pulite. Nel '95 lasciò l'Arma e si vantò di essere diventato ricco perché lavorava per il gruppo Berlusconi. Fu allora che mi chiese di andare a Brescia ad accusare Di Pietro di molestie sessuali, promettendomi in cambio l'assunzione alla Fininvest». Sul caso indaga Ilda Boccassini. E scopre che il giovane brigadiere ha gettato la divisa nel dicembre '95. Da allora il suo tenore di vita è balzato alle stelle. Corticchia, che guadagnava due milioni al mese ed era sempre in rosso con le banche, ha appena acquistato una villa a Santo Domingo per 95mila dollari e ha affitto un appartamento in zona Brera. Annuncia agli amici che sta per diventare sceneggiatore tv e sui suoi conti, finalmente floridi, versa in un anno la bellezza di 250 milioni i contanti. Corona anche il sogno di pubblicare due libri, «Orrore giudiziario» e «Benito Mussolini assolto per non aver commesso il fatto».
Alle presentazioni accorrono i camerati Assunta Almirante, Ignazio La Russa e altri. Dai tabulati del suo cellulare, risultano 35 telefonate in sei mesi con Emilio Fede, suo vecchio amico, che lo incontra a Milano 2 e gli procura un appuntamento con Berlusconi ad Arcore.
Naturalmente le «notizie agghiaccianti » contro il pool se le erano inventate di sana pianta i due carabinieri. I giudici di Brescia li arrestano per calunnia aggravata il 1 febbraio '97. Il processo dovrebbe accertare il mandante e il misterioso finanziatore del brigadiere-scrittore. Ma questi, assistito dall'avvocato onorevole Michele Saponara (Forza Italia), opta opportunamente per il patteggiamento. Risparmiando a Fede e Berlusconi l'imbarazzo di un interrogatorio in tribunale.
Qualcuno dirà: che c'entra Cattaneo? C'entra, perché dopo aver patteggiato un anno e nove mesi per calunnia aggravata, Corticchia viene assunto nel 2001 come consulente alla Fiera di Milano dal presidente Cattaneo: 70 milioni all'anno per vigilare sui furti alle esposizioni. L'uomo giusto al posto giusto. Ora per il brigadiere- scrittore e calunniatore si spalanca un futuro radioso nel mondo della tv-verità (si fa per dire). Cattaneo potrebbe lanciarlo in Rai con un programma tutto suo. Già allo studio una serie di titoli ad hoc: «Un giorno in galera», «Milano 2 dossier», «Un conto al sole», «La calunnia in diretta», «Balla a balla», «Il calunniatore in famiglia», «Diffamiamoli sul Due», «Corticchia c'è». Sempre che non si preferisca affiancarlo a Claudia Koll nella nuova serie di «Linda e il brigadiere».
Dagospia.com 29 Marzo 2003
Prendiamo un'azienda qualunque e immaginiamo che il consiglio di amministrazione nomini il direttore generale contro il parere del presidente. Impossibile, mai visto. Se però quell'azienda è la Rai, tutto diventa possibile. Infatti è appena accaduto, in viale Mazzini. Miracoli della geniale formula «4 a 1», considerata chissà perché «di garanzia», mentre non lo era il 3 a 2. Così ora, con Flavio Cattaneo di An alla direzione generale, siamo 5 a 1. E se arrivano pure i tre vicedirettori generali in quota Lega, Forza Italia e Cdu, si arriva a un memorabile 8 a 1. Cappotto. Qualcuno dirà: «Di garanzia» per chi? La risposta è, forse, nella storia che andiamo a raccontare.
C'erano una volta due carabinieri, il maresciallo Giovanni Strazzieri e il brigadiere Felice Corticchia. Lavoravano alla procura di Milano. L'11 settembre 96, nel bel mezzo del processo a Berlusconi per le mazzette alla Guardia di Finanza, Strazzieri si presenta «spontaneamente» alla procura di Brescia per rivelare le clamorose malefatte del pool milanese: Di Pietro passava verbali segreti ai cronisti, molestava le giornaliste, si riuniva con i colleghi per distruggere politicamente Berlusconi, fabbricava prove false e concordava con Violante il famoso invito a comparire al cavaliere. Da chi ha saputo, Strazzieri, queste notizie- bomba? Da tre colleghi, dice lui: Tortorici, Triolo e Corticchia. I primi due smentiscono tutto. Corticchia invece, sempre «spontaneamente», corre a Brescia e conferma.
È il 23 ottobre: «Di Pietro voleva rovesciare Berlusconi per prendere il suo posto al Governo, per questo lasciò la magistratura ». Tutto è ancora segreto, fuorché per Berlusconi che, il 23 novembre, forse ispirato dall'arcangelo Gabriele, rivela che a Brescia stanno per emergere «notizie agghiaccianti» sul «ribaltone» del 1994. Il 12 dicembre si presenta lui stesso a Brescia per «aiutare» quella procura a fare piena luce. L'Italia intera attende col fiato sospeso di saperne di più. Intanto viene sentita la giornalista, presunta molestata, Renata F. la quale nega tutto: «Mai subìto avances da Di Pietro, mai saputo nulla delle sue mire politiche».
Ma a Brescia sembrano credere ai due carabinieri, così la giornalista denuncia tutto a Gerardo D'Ambrosio: «Conosco Corticchia da anni, era lui che mi passava i verbali di Mani Pulite. Nel '95 lasciò l'Arma e si vantò di essere diventato ricco perché lavorava per il gruppo Berlusconi. Fu allora che mi chiese di andare a Brescia ad accusare Di Pietro di molestie sessuali, promettendomi in cambio l'assunzione alla Fininvest». Sul caso indaga Ilda Boccassini. E scopre che il giovane brigadiere ha gettato la divisa nel dicembre '95. Da allora il suo tenore di vita è balzato alle stelle. Corticchia, che guadagnava due milioni al mese ed era sempre in rosso con le banche, ha appena acquistato una villa a Santo Domingo per 95mila dollari e ha affitto un appartamento in zona Brera. Annuncia agli amici che sta per diventare sceneggiatore tv e sui suoi conti, finalmente floridi, versa in un anno la bellezza di 250 milioni i contanti. Corona anche il sogno di pubblicare due libri, «Orrore giudiziario» e «Benito Mussolini assolto per non aver commesso il fatto».
Alle presentazioni accorrono i camerati Assunta Almirante, Ignazio La Russa e altri. Dai tabulati del suo cellulare, risultano 35 telefonate in sei mesi con Emilio Fede, suo vecchio amico, che lo incontra a Milano 2 e gli procura un appuntamento con Berlusconi ad Arcore.
Naturalmente le «notizie agghiaccianti » contro il pool se le erano inventate di sana pianta i due carabinieri. I giudici di Brescia li arrestano per calunnia aggravata il 1 febbraio '97. Il processo dovrebbe accertare il mandante e il misterioso finanziatore del brigadiere-scrittore. Ma questi, assistito dall'avvocato onorevole Michele Saponara (Forza Italia), opta opportunamente per il patteggiamento. Risparmiando a Fede e Berlusconi l'imbarazzo di un interrogatorio in tribunale.
Qualcuno dirà: che c'entra Cattaneo? C'entra, perché dopo aver patteggiato un anno e nove mesi per calunnia aggravata, Corticchia viene assunto nel 2001 come consulente alla Fiera di Milano dal presidente Cattaneo: 70 milioni all'anno per vigilare sui furti alle esposizioni. L'uomo giusto al posto giusto. Ora per il brigadiere- scrittore e calunniatore si spalanca un futuro radioso nel mondo della tv-verità (si fa per dire). Cattaneo potrebbe lanciarlo in Rai con un programma tutto suo. Già allo studio una serie di titoli ad hoc: «Un giorno in galera», «Milano 2 dossier», «Un conto al sole», «La calunnia in diretta», «Balla a balla», «Il calunniatore in famiglia», «Diffamiamoli sul Due», «Corticchia c'è». Sempre che non si preferisca affiancarlo a Claudia Koll nella nuova serie di «Linda e il brigadiere».
Dagospia.com 29 Marzo 2003