ARCHEO - LA LEGGENDA DEL KENNEDY SCOPATORE: UN DROGATO DI SESSO CHE È RIUSCITO, INDISTURBATO, AD AVERE PER ANNI MIGLIAIA DI RELAZIONI CON ATTRICI FAMOSE SENZA RINUNCIARE A SEGRETARIE, PROSTITUTE, SPOGLIARELLISTE E AMICHE DELLA MOGLIE.
Alessandra Farkas per il Corriere della sera
È Marilyn Monroe, la diva più sexy e famosa del mondo. È Marion Fahnestock, la timida stagista diciannovenne con le lentiggini, oggi nonna sessantenne che s'incontra ogni mattina alla Chiesa presbiteriana di Manhattan. È Judith Exner, la pupa mozzafiato dei boss mafiosi, presentatagli da Frank Sinatra a Las Vegas. È Tempest Storm, la spogliarellista del Casino Royale Theatre di Washington. È Lilly, reginetta di bellezza svedese, nazista convinta ed ex amante di Hitler.
Non è facile, per chi volesse decostruire il mito del Kennedy privato e rispondere all'inevitabile domanda «chi erano le sue donne?», liquidare la questione in poche righe. Anche se il suo assassinio ha come congelato nell'immaginario collettivo dell'America l'effigie iconografica del Dio bello e irresistibile coi capelli scompigliati al vento, dietro al simulacro, quaranta anni più tardi, c' è una persona mortale.
Nell'era postfemminista e post Clinton gli storici hanno più difficoltà a spiegare alle nuove generazioni l'uomo-marito-amante-padre, che non il politico. Dietro il mito di Jfk, molti hanno visto il risveglio sessuale delle donne americane del dopoguerra, tutte segretamente innamorate di quel giovane bello, sexy, moderno e disinvolto.
Sei giorni prima del suo insediamento, nel gennaio del '61, Eisenhower lesse il suo messaggio d'addio in tv. «Fu un discorso in bianco e nero, l'ultimissima immagine degli anni 50 - racconta lo storico presidenziale Douglas Brinkley -. Una settimana dopo, la parata presidenziale di Kennedy entrò nelle case americane in technicolor - aggiunge Brinkley - il vecchio veniva travolto dal nuovo, senza quasi tempo per riflettere: una rivoluzione».
Secondo un altro storico, Richard Reeves, autore di President Kennedy: profile of Power, Kennedy ha avuto un'influenza assai maggiore sulla cultura e sul costume del Paese che non sulla sua politica. «Ha insegnato a essere ricco a un popolo che spesso, durante la seconda guerra mondiale, non aveva neppure acqua e cibo. Ci ha insegnato a parlare, muoverci, vestirci».
Quando Kennedy è eletto, in America tutti indossavano il cappello Panama. «Lui no e gli americani gli andarono subito dietro - incalza Reeves - facendo lo stesso quando iniziò a vestirsi in completi europei, snobbando gli obsoleti doppiopetto, come quelli sfoggiati da Gregory Peck ne L' uomo dal vestito grigio».
Eppure, nei sondaggi, l'America che non era ancora nata quando Kennedy fu assassinato, è più prona a ricordarlo per le sue mille amanti che non per il suo brillante discorso «Ich bin ein Berliner» o per aver salvato il mondo dall' olocausto nucleare durante la crisi dei missili a Cuba.
Ci s'interroga sul perché la presidenza di Bill Clinton sia stata quasi distrutta a causa di una singola stagista - Monica Lewinsky -, mentre Jfk non ha mai sofferto l'umiliazione di dover discutere pubblicamente alcuna delle sue amanti, giacché quell'argomento allora era tabù.
Nel '59, quand'era ancora un senatore, la casalinga Florence Kater l'aveva minacciato di spedire alla stampa le compromettenti foto che provavano la sua relazione illecita con Pamela Turnure, centralinista pasticciona del suo ufficio al Congresso, assunta personalmente da Kennedy soltanto perché bellissima.
Quando il tentativo di farla tacere da parte di un legale del Dipartimento di Stato - ingaggiato dal ricchissimo patriarca Joseph - fallì, la famiglia riuscì a convincere i media che quelle foto erano false. «Ogni volta che Jfk si metteva nei guai il padre correva a salvarlo» scrive il Washington Post.
Lo stesso ingombrante padre con cui si è dovuto misurare tutta la vita. Nella politica come nel sesso. «Dopo avermi amata alla Casa Bianca nel '62 - raccontò l' attrice Marlene Dietrich a Kenneth Tynan, del New Yorker - Jack mi chiese se fossi andata a letto con suo padre. Quando gli dissi di no mi rispose: "Finalmente qualcosa in cui sono arrivato prima di lui"».
Il potentissimo clan interviene anche quando la prostituta londinese Suzy Chang, cui il presidente telefonava ogni volta che si trovava nella capitale inglese, spifferò la loro relazione alla rivista New York Journal-American. Per bloccare la pubblicazione dell'articolo Bobby Kennedy, allora ministro della Giustizia, minacciò di far causa all' editore.
E mentre l'America specula che anche dietro la morte di Marilyn Monroe ci sia lo zampino della famiglia, l'unica cosa certa è che la star, come tutte le altre sue amanti, era vista da Jfk come un mero oggetto di piacere e di conquista. «Io non sono altro che un soldatino, al servizio dell' uomo più potente della terra - racconta l'attrice nelle sedute registrate dal suo psichiatra - la mia unica mansione è dire di sì e obbedire sempre».
Grazie a questo leggendario nepotismo - che l'aurea magica di Camelot non ha mai lasciato trasparire - Jfk è riuscito, indisturbato, ad avere per anni migliaia di relazioni illecite con attrici famose come Janet Leigh, Zsa Zsa Gabor, Kim Novak, Jayne Mansfield, Angie Dickinson, senza rinunciare a segretarie, prostitute, spogliarelliste e amiche della moglie.
«Jfk era drogato di sesso e completamente incapace di autocontrollo» scrive in An Unfinished Life lo storico Robert Dallek, che attribuisce alcuni dei suoi comportamenti al cattolicesimo permissivo dei Kennedy in un Paese di rigido protestantesimo.
Ma se la storia gli avesse consentito di terminare il suo mandato, secondo gli addetti ai lavori, è dubbio che egli sarebbe uscito senza danni sul piano personale. «Il movimento di liberazione della donna stava nascendo - spiega David Frum, ex speechwriter di George W. Bush - non credo che un uomo, che trattava tutte le donne come geishe, sarebbe riuscito nel '67 e nel '68, a presentarsi come il paladino del liberalismo e del progressismo».
Dagospia 17 Novembre 2003
È Marilyn Monroe, la diva più sexy e famosa del mondo. È Marion Fahnestock, la timida stagista diciannovenne con le lentiggini, oggi nonna sessantenne che s'incontra ogni mattina alla Chiesa presbiteriana di Manhattan. È Judith Exner, la pupa mozzafiato dei boss mafiosi, presentatagli da Frank Sinatra a Las Vegas. È Tempest Storm, la spogliarellista del Casino Royale Theatre di Washington. È Lilly, reginetta di bellezza svedese, nazista convinta ed ex amante di Hitler.
Non è facile, per chi volesse decostruire il mito del Kennedy privato e rispondere all'inevitabile domanda «chi erano le sue donne?», liquidare la questione in poche righe. Anche se il suo assassinio ha come congelato nell'immaginario collettivo dell'America l'effigie iconografica del Dio bello e irresistibile coi capelli scompigliati al vento, dietro al simulacro, quaranta anni più tardi, c' è una persona mortale.
Nell'era postfemminista e post Clinton gli storici hanno più difficoltà a spiegare alle nuove generazioni l'uomo-marito-amante-padre, che non il politico. Dietro il mito di Jfk, molti hanno visto il risveglio sessuale delle donne americane del dopoguerra, tutte segretamente innamorate di quel giovane bello, sexy, moderno e disinvolto.
Sei giorni prima del suo insediamento, nel gennaio del '61, Eisenhower lesse il suo messaggio d'addio in tv. «Fu un discorso in bianco e nero, l'ultimissima immagine degli anni 50 - racconta lo storico presidenziale Douglas Brinkley -. Una settimana dopo, la parata presidenziale di Kennedy entrò nelle case americane in technicolor - aggiunge Brinkley - il vecchio veniva travolto dal nuovo, senza quasi tempo per riflettere: una rivoluzione».
Secondo un altro storico, Richard Reeves, autore di President Kennedy: profile of Power, Kennedy ha avuto un'influenza assai maggiore sulla cultura e sul costume del Paese che non sulla sua politica. «Ha insegnato a essere ricco a un popolo che spesso, durante la seconda guerra mondiale, non aveva neppure acqua e cibo. Ci ha insegnato a parlare, muoverci, vestirci».
Quando Kennedy è eletto, in America tutti indossavano il cappello Panama. «Lui no e gli americani gli andarono subito dietro - incalza Reeves - facendo lo stesso quando iniziò a vestirsi in completi europei, snobbando gli obsoleti doppiopetto, come quelli sfoggiati da Gregory Peck ne L' uomo dal vestito grigio».
Eppure, nei sondaggi, l'America che non era ancora nata quando Kennedy fu assassinato, è più prona a ricordarlo per le sue mille amanti che non per il suo brillante discorso «Ich bin ein Berliner» o per aver salvato il mondo dall' olocausto nucleare durante la crisi dei missili a Cuba.
Ci s'interroga sul perché la presidenza di Bill Clinton sia stata quasi distrutta a causa di una singola stagista - Monica Lewinsky -, mentre Jfk non ha mai sofferto l'umiliazione di dover discutere pubblicamente alcuna delle sue amanti, giacché quell'argomento allora era tabù.
Nel '59, quand'era ancora un senatore, la casalinga Florence Kater l'aveva minacciato di spedire alla stampa le compromettenti foto che provavano la sua relazione illecita con Pamela Turnure, centralinista pasticciona del suo ufficio al Congresso, assunta personalmente da Kennedy soltanto perché bellissima.
Quando il tentativo di farla tacere da parte di un legale del Dipartimento di Stato - ingaggiato dal ricchissimo patriarca Joseph - fallì, la famiglia riuscì a convincere i media che quelle foto erano false. «Ogni volta che Jfk si metteva nei guai il padre correva a salvarlo» scrive il Washington Post.
Lo stesso ingombrante padre con cui si è dovuto misurare tutta la vita. Nella politica come nel sesso. «Dopo avermi amata alla Casa Bianca nel '62 - raccontò l' attrice Marlene Dietrich a Kenneth Tynan, del New Yorker - Jack mi chiese se fossi andata a letto con suo padre. Quando gli dissi di no mi rispose: "Finalmente qualcosa in cui sono arrivato prima di lui"».
Il potentissimo clan interviene anche quando la prostituta londinese Suzy Chang, cui il presidente telefonava ogni volta che si trovava nella capitale inglese, spifferò la loro relazione alla rivista New York Journal-American. Per bloccare la pubblicazione dell'articolo Bobby Kennedy, allora ministro della Giustizia, minacciò di far causa all' editore.
E mentre l'America specula che anche dietro la morte di Marilyn Monroe ci sia lo zampino della famiglia, l'unica cosa certa è che la star, come tutte le altre sue amanti, era vista da Jfk come un mero oggetto di piacere e di conquista. «Io non sono altro che un soldatino, al servizio dell' uomo più potente della terra - racconta l'attrice nelle sedute registrate dal suo psichiatra - la mia unica mansione è dire di sì e obbedire sempre».
Grazie a questo leggendario nepotismo - che l'aurea magica di Camelot non ha mai lasciato trasparire - Jfk è riuscito, indisturbato, ad avere per anni migliaia di relazioni illecite con attrici famose come Janet Leigh, Zsa Zsa Gabor, Kim Novak, Jayne Mansfield, Angie Dickinson, senza rinunciare a segretarie, prostitute, spogliarelliste e amiche della moglie.
«Jfk era drogato di sesso e completamente incapace di autocontrollo» scrive in An Unfinished Life lo storico Robert Dallek, che attribuisce alcuni dei suoi comportamenti al cattolicesimo permissivo dei Kennedy in un Paese di rigido protestantesimo.
Ma se la storia gli avesse consentito di terminare il suo mandato, secondo gli addetti ai lavori, è dubbio che egli sarebbe uscito senza danni sul piano personale. «Il movimento di liberazione della donna stava nascendo - spiega David Frum, ex speechwriter di George W. Bush - non credo che un uomo, che trattava tutte le donne come geishe, sarebbe riuscito nel '67 e nel '68, a presentarsi come il paladino del liberalismo e del progressismo».
Dagospia 17 Novembre 2003