HANNO UCCISO TOPOLINO - IL NIPOTE DI WALT SI DIMETTE E ACCUSA IL PRESIDENTE DELLA DISNEY MICHAEL EISNER DI FALLIMENTO: "IO ME NE VADO, MA DOVRESTI FARLO TU."

Roy Disney, nipote di Walt e diretto erede dei fondatori (l'altro era suo padre Roy) del celeberrimo colosso del cinema d'animazione e non solo, ha apertamente dichiarato guerra al presidente Michael Eisner rendendo pubblica la sua lettera di dimissioni da presidente del settore animazione e da vice presidente del consiglio di amministrazione. Disney contesta la decisione del Consiglio di escludere il suo nome dalla lista degli eleggibili nel rinnovo previsto per il prossimo anno. Una scelta ritenuta dall'interessato un affronto personale.

La missiva, integralmente pubblicata da Drudgereport, è un vero e proprio atto d'accusa contro Eisner, responsabile, secondo Disney, dei problemi che la multinazionale dell'intrattenimento sta vivendo negli ultimi anni.
Per il nipote del creatore di Topolino, dopo un primo periodo fruttuoso, dovuto alla collaborazione tra Eisner e Frank Wells, alla morte di quest'ultimo, nel 1994, sono cominciati i guai (come a dire: il merito era tutto di Wells).
E nella seconda parte della lettera, punto per punto viene chiesto conto ad Eisner dei suoi fallimenti in tutti i diversi settori di proprietà della Disney.

Si comincia con i pessimi risultati del network ABC, e dell'impatto sugli azionisti.
Degli investimenti timidi nel settore dei parchi divertimento (Disneyland e simili). "Hai cercato di fare le cose in economia e si vede", accusa Roy.
La percezione di tutti i consumatori, gli investitori, gli azionisti, che la compagnia sia rapace, solo interessata al profitto e al "guadagno veloce". Una politica che avrebbe portato alla perdita di fiducia del pubblico.
La fuga di cervelli degli ultimi anni, che ha danneggiato la compagnia facendole perdere ogni dipendente di talento.
L'incapacità di costruire un rapporto costruttivo con le diverse consociate: Pixar, Miramax, e le compagnie distributrici.
Non aver mai pensato seriamente alla successione.



La conclusione delle lettera non lascia spazio a dubbi sulle reali intenzioni di Disney. Io mi dimetto, ma tu dovresti seguire il mio esempio per il bene della società, dice Roy a Michael Eisner. Per iniziare un periodo di rinnovamento e ristrutturazione come quello che "guidai nel 1984 e che portò alla tua nomina", conclude Disney.

La lettera porta la data di oggi, e servirà tempo per capire se otterrà il terremoto al vertice che si propone di scatenare. Intanto, il consiglio ha pubblicato una gelida risposta secondo la quale la mancata nomina di Disney al prossimo CdA non avverrà solo per raggiunti limiti di età - Roy ha 73 anni - e poi conclude: "È spiacevole che l'applicazione di queste regole decise all'unanimità diventi l'occasione per una critica all'operato della direzione della compagnia e la richiesta di un cambio al vertice che è già stato respinto dal Consiglio".
È già la fine o solo l'inizio?


Dagospia 1 Dicembre 2003