1- BOMBE, TERREMOTI, NULLA FERMA I FISCHI PER L'INNO DI MAMELI E I FAN DI JUVE-NAPOLI 2- UNA TRIBUNA DA URLO (DI MUNCH) CHE HA SCHIERATO I FRATELLI LAPO, GINEVRA E KAKI ELKANN CON LAVINIA. DE MAGISTRIS, SCHIFANI, POLVERINI, PRANDELLI, MAURO MORETTI, MATTEOLI, TAJANI, PANIZ, MIMUN, ANDREA MONTI, LUIGI ABETE, CICCHITTO, DE LISE, UGO BRACHETTI PERETTI. PERFINO LE “ZEBRE” GABRIELLA CARLUCCI E RAFFAELLA CARRÀ 3- MA PERCHÈ L'OLTRAGGIO DELLA SOSTITUZIONE INFLITTO AD ALEX DEL PIERO? ERA LA SUA ULTIMA PARTITA DI UNA GLORIOSA CARRIERA IN BIANCONERO. PERCHÈ FARGLIELA FINIRE PRIMA DEL TEMPO? PERCHÈ FUORI LUI CHE RAPPRESENTA LA STORIA DELLA JUVENTUS E NON UN BORRIELLO QUALUNQUE CHE NULLA DI PIÙ AVEVA COMBINATO SINO A LÌ? 4- DAI CINEPANETTONI AL TRIONFO DEL NAPOLI, CHI È L’IMPERATORE AURELIO DE LAURENTIIS

Foto di Mezzelani - GMT

1- COPPA ITALIA; FISCHI PER L'INNO DI MAMELI
(ANSA) - Brutto episodio allo stadio Olimpico prima dell'inizio della finale di Coppa Italia Juventus-Napoli. L'esecuzione dell'inno di Mameli da parte della cantante Arisa é stata sonoramente, e continuamente, fischiata da una parte del pubblico, che aveva fischiato anche al momento dell'annuncio che sarebbe stato cantato l'inno nazionale.

2- COPPA ITALIA: SCHIFANI, FISCHI A INNO MI HANNO SCONVOLTO
(ANSA) - "I fischi all'inno di Mameli sono incivili, inaccettabili e mi hanno sconvolto: credevo che in una giornata come questa il Paese potesse dimostrare di unirsi sotto un inno che è sinonimo di solidarieta, e non che si potesse dar luogo a gesti del genere". Intervistato dai RaiSport nell'intervallo della finale di Coppa Italia, il presidente del Senato Renato Schifani esprime il proprio disappunto per i sonori fischi all'inno di Mameli di una parte del pubblico dell'Olimpico prima della partita Juve-Napoli.

"Questo è inaccettabile - dice ancora Schifani a RaiSport riferendosi ai fischi all'inno di Mameli - perché l'inno significa unità e rappresenta la nostra libertà e democrazia per le quali si sono sacrificate moltissime vite umane: non dimentichiamolo". Secondo il presidente del Senato, "sono stati due giorni terribili, dalla tragedia del terremoto all'eccidio di Brindisi. Sono stati giorni di lutto, paura e grande dolore".

3- LA COPPA ITALIA È DEL NAPOLI. MA PERCHÈ L'OLTRAGGIO DELLA SOSTITUZIONE DI DEL PIERO?
Gigi Garanzini per www.ilsole24ore.com

Era il solito Napoli, non era la solita Juve. Ecco perchè la Coppa Italia l'ha vinta il Napoli grazie a un doppio errore di Bonucci e Storari, che ha causato il rigore timbrato da Cavani, e a un superbo contropiede gestito da Pandev e firmato da quel gran giocatore che è Hamsik. Ma al di là dell'esito, che non fa una grinza, e della legittima esultanza di un Napoli capace di infliggere alla Juve la prima sconfitta di stagione, io credo che questa partita meriti di essere ricordata per l'oltraggio inflitto a un grande giocatore di nome Alessandro Del Piero.

Era la sua ultima partita di una gloriosa carriera in bianconero, come da annuncio in tempi (non?) sospetti del giovane Agnelli. Perchè fargliela finire prima del tempo? Perchè interrompere anche l'ultima possibilità di un'emozione? Perchè fuori lui che rappresenta la storia della Juventus e non un Borriello qualunque che nulla di più aveva combinato sino a lì? Il dio degli stadi ha guardato in giù. E ha deciso che quella mancanza di rispetto alla carriera di un campione andava punito.

4- DAI CINEPANETTONI AL TRIONFO DEL NAPOLI CHI È VERAMENTE AURELIO DE LAURENTIIS?
Michele Anselmi per Vostro.it

Il cinema negli ultimi tempi gli ha regalato qualche notevole dispiacere, i suoi film non incassano più così bene, anzi: dai cine-panettoni di Neri Parenti, ormai lessi e inaciditi nonostante il turn-over di attori, alle commedie di Giovanni Veronesi (Manuale d'amore 3) e perfino Carlo Verdone (Posti in piedi in Paradiso). Adesso è lo sport a dargli il sorriso, specie dopo che il Napoli Soccer ha conquistato la Coppia Italia con una miracolosa doppietta contro la Juventus. Un lavoro duro, cominciato nel 2004, che sta dando i suoi frutti, anche sul piano dell'investimento tecnico-industriale e sul fronte dei ritorni pubblicitari. Aspettiamoci, tra oggi e domani, qualche altra uscita clamorosa delle sue.

COME UNO ZOLFANELLO, UNA MANNA PER I GIORNALISTI
Del resto Aurelio De Laurentiis, napoletano di Roma, classe 1949, è una manna per i giornalisti, anche se con l'età e qualche acciacco sembra essere diventato più buono. Sembra: perché basta poco per farlo accendere come uno zolfanello. C'è una polemica da aprire sul film italiano per l'Oscar o sui David di Donatello? C'è una replica da trovare al tradizionale vittimismo degli esercenti? C'è un bastian contrario da consultare per ridimensionare l'entusiasmo dei governanti in fatto di leggi? Basta chiamare Aurelio, e - se risponde - porti a casa il pezzo. Con l'età il produttore s'è fatto ancora più scaltro, sfoderando un invidiabile senso del "timing". Sarà perché sa come sono cucinati i giornali.

QUELLA VOLTA A VENEZIA CONTRO URBANI
Esempio. Qualche anno fa, alla Mostra di Venezia, l'allora ministro ai Beni culturali, Urbani, organizzò una conferenza stampa in grande stile per annunciare la sua riforma legislativa, incardinata sull'applicazione del "reference system". Tutto bene per circa un'ora, tra tabelle, grafici e affondi contro il vecchio assistenzialismo; poi prese la parola lui, Aurelio, centellinando le parole, in un mix di sospensioni verbali e gesti espressivi, sciorinando contro-dati e accuse ai politici: in un attimo il delicato castello promozionale eretto dall'ufficio stampa sembrò sbriciolarsi.

LA PROSOPOPEA SBUFFANTE DEL GAGA'
Intendiamoci, De Laurentiis spesso ha ragione. Ma in lui coabitano due atteggiamenti: da un lato, la grinta sfottente dell'imprenditore navigato, con invidiabile pedigree, che non vuole farsi infinocchiare dalle ricette facili e anzi intercetta tendenze tecnologiche e nuovi consumi; dall'altro, la prosopopea sbuffante del gagà napoletano, mocassini con nappina e abiti di ottimo taglio, che osserva fintamente da lontano gli spasmi del cinema italiano, quasi non lo riguardassero. Sarà per questo che volentieri passa da "antipatico", da signor "so tutto io", anche se poi certe sue provocazioni, alla prova del tempo, si rivelano sacrosante.

ALL'AMERICANA, CON ITALICA FURBIZIA
Una per tutte: magari non subito, sennò gli esercenti se lo mangiano vivo, ma arriverà un giorno in cui i film dovranno arrivare contemporaneamente in sala, in dvd e nelle pay-tv on demand, ovviamente a prezzi diversi, in modo da arginare il cancro della pirateria e ottimizzare il lancio pubblicitario. Lui, avrete capito, ragiona all'americana, ovvero in grande, ma con una buona dose di italica furbizia. Sostiene che «l'industria cinematografica potrebbe essere l'ambasciatrice del made in Italy nel mondo, se non fosse per i politici, che da cinquant'anni a questa parte non hanno mai capito un tubo».

Per questo poco s'appassiona alle estenuanti chiacchiere sul Fus o sulle commissioni ministeriali che assegnano i fondi di garanzia, dice "multiplex" all'inglese, cioè "maltiplex", si atteggia a manager, rivendica l'esigenza di riunioni operative, adesso annuncia che se ne andrà in Cina perché il futuro del cinema è lì. Il suo tormentone è: «Se ci mettiamo tutti intorno ad un tavolo possiamo trovare nuove soluzioni per trovare nuovi spettatori, senza danneggiare nessuno, né gli esercenti né il mercato dell'home video».

SIMPATICO, MA TIRANNO
Confesso: a me sta simpatico, anche nelle sue mutazioni fisiche. Un giorno si veste di jeans dalla testa ai piedi, esibendo t-shirt nere alla Armani e sneakers gigantesche; un altro si fa crescere una bella barba sale e pepe che gli conferisce un look da cine-patriarca, un po' alla maniera dello scomparso zio Dino De Laurentiis; un altro ancora rispolvera il doppiopetto gessato, sopra gli inappuntabili baffetti e i capelli lisciati all'indietro.

Poi, certo, il carattere non l'aiuta. Spesso "tiranno" e incline all'ira (ne sa qualcosa Veronesi), poco sopporta che lo si contraddica nella messa a punto di un film, specie se appartiene alla fortunata serie dei cine-panettoni. Vero è, però, che la formula messa a punto negli anni insieme a Neri Parenti non funziona più; e non sarò facile escogitare per il Natale 2012 qualcosa di nuovo.

L'ULTIMO DEGLI INDIPENDENTI
A suo modo, anche nel piglio messo nel raddrizzare la periclitante squadra di calcio della "sua" Napoli, ricorda Walter Matthau in quel crudele film di Don Siegel che si intitolava Chi ucciderà Charlie Varrick?". Già: De Laurentiis come "the last of the independents", l'ultimo degli indipendenti.

 

 

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