ABBIAMO SCHERZATO! - LA FIAT SMANTELLA “FABBRICA ITALIA” E I 20 MILIARDI FANTASMA PROMESSI DA MARPIONNE - SULLA PROMESSA DI QUEGLI INVESTIMENTI, CHE NON CI SARANNO, MIGLIAIA DI LAVORATORI AVEVANO VOTATO UN REFERENDUM PER TAGLIARSI DIRITTI E STIPENDI - LA FUGA DEL LINGOTTO DALL’ITALIA STA PER COMPLETARSI: “IL MERCATO È CAMBIATO. LA FIAT OGGI È UNA MULTINAZIONALE E HA IL DOVERE DI COMPIERE SCELTE IN AUTONOMIA”…

Giorgio Meletti per il "Fatto quotidiano"

Sergio Marchionne scherzava. Il mitico piano Fabbrica Italia (20 miliardi di investimento per arrivare a produrre 1,4 milioni di auto nel 2014, presentando venti nuovi modelli e sei restyling per i marchi Fiat, Alfa, Lancia) non c'è più. Due anni di chiacchiere e promesse, come il più consumato dei politicanti che ama sbeffeggiare, e ieri il capo della Fiat ha chiuso con l'Italia in poche righe di comunicato.

"Nei giorni scorsi, da parte di alcuni esponenti del mondo politico e sindacale, sono state fatte alcune dichiarazioni preoccupate per il futuro di Fabbrica Italia", dice la Fiat. Così, per fugare le preoccupazioni, finalmente una parola chiara:il piano non esiste più. "Da quando Fabbrica Italia è stata annunciata nell'aprile 2010 - spiega il Lingotto - le cose sono profondamente cambiate. Il mercato dell'auto in Europa è entrato in una grave crisi e quello italiano è crollato ai livelli degli anni settanta. E' quindi impossibile fare riferimento ad un progetto nato due anni e mezzo fa".

I tempi cambiano, dunque. Però il comunicato omette di ricordare che il 21 aprile 2010 l'ambizioso progetto fu condizionato all'accettazione da parte dei sindacati di condizioni di lavoro diverse e peggiori dalle precedenti. E che quando, pochi giorni dopo, Marchionne ricattò pubblicamente sindacati e lavoratori ("se non accettano il piano è già pronto un piano B che non è molto bello") quel piano B era già pronto, ed era proprio quello annunciato ieri: la Fiat molla l'Italia.

È stato tutto inutile. Lo scontro furibondo di Pomigliano (estate 2010, primo referendum sulle nuove condizioni di lavoro), la battaglia di Mirafiori (analogo referendum, gennaio 2011) la polemiche politiche, Matteo Renzi schierato con Marchionne ("senza se e senza ma") mezzo Pd, Pier Luigi Bersani perplesso e in imbarazzo ("c'è ancora molta nebbia, ancora non ho capito i 20 miliardi dove li mette"). Parole al vento. La strategia era quella di sbaraccare, con tutta evidenza. Il Fatto ha pubblicato il titolo "La lenta fuga di Marchionne dall'Italia" il 23 luglio 2010, all'indomani del referendum di Pomigliano, sei mesi prima di quello di Mirafiori.

E del resto la fuga dall'Italia viene oggi ufficializzata con il pieno consenso del governo dei tecnici. Non bisogna dimenticare che già nel marzo scorso, all'indomani di un incontro a palazzo Chigi con Marchionne, il premier Mario Monti, con parole inequivocabili, disse bye bye alla Fiat, a nome del governo italiano: "Forse darebbe soddisfazione ad un politico di vecchia maniera poter dire: ho insistito affinchè la Fiat continui a sviluppare investimenti in Italia. Ma la Fiat non ha nessun dovere di ricordarsi solo dell'Italia, e chi la gestisce ha il diritto e il dovere di scegliere per i suoi investimenti le localizzazioni più convenienti".

Non a caso Marchionne definì quell'incontro, il 16 marzo scorso, con una sola parola: "Perfetto". Curiosamente, ieri il comunicato diffuso da Marchionne adopera quasi le stesse parole: "La Fiat con la Chrysler è oggi una multinazionale e quindi, come ogni azienda in ogni parte del mondo, ha il diritto e il dovere di compiere scelte industriali in modo razionale e in piena autonomia".

Oggi suonano quasi penose le proteste di quanti hanno chiesto per mesi al governo di esigere, se non spiegazioni, almeno informazioni dal manager italo-canadese che prende lo stipendio in Italia ma paga le tasse in Svizzera. Il governo dei tecnici era d'accordo con Marchionne che portava via la Fiat dall'Italia. Monti, gliene va dato atto, l'ha detto pubblicamente.

Negli stessi giorni, invece, Elsa Fornero andava al Senato ad assicurare che "le notizie sulla possibile chiusura di altri stabilimenti del gruppo Fiat in Italia dopo quello siciliano di Termini Imerese sono destituite di ogni fondamento". Come lo sapeva? Gliel'aveva detto Marchionne, e lei ci credeva, e spiegò perché: "Se il presidente Fiat John Elkann e Marchionne mi dicono 'abbiamo intenzione di mantenere il piano industriale e fare gli investimenti che sono previsti' che cosa posso dire, che non gli credo? Io devo credergli".

Certo, e con un ministro del Lavoro così, i lavoratori Fiat possono stare tranquilli. Tre giorni fa le hanno chiesto se avesse in programma incontri con Marchionne, e lei ha detto: "Non c'è una vera urgenza ma avremo un incontro presto". Aveva ragione lei: non c'è più urgenza.

 

pomiglian omirafioriSERGIO MARCHIONNE JOHN ELKANN ALL ALLEN CONFERENCE MONTI-MARCHIONNEMARCHIONNE FORNERO PASSERA ELKANN A POMIGLIANO

Ultimi Dagoreport

julianne moore tilman fertitta

FLASH – L’AMBASCIATORE AMERICANO IN ITALIA, TILMAN FERTITTA, HA SCAPOCCIATO CON I VERTICI DELLA FESTA DEL CINEMA DI ROMA: IL MILIARDARIO, AMICO PERSONALE E FINANZIATORE DI TRUMP, SOGNAVA DI INCONTRARE LA DIVA JULIANNE MOORE, NELLA CAPITALE PER PARTECIPARE AL FESTIVAL. LA GRANDE ATTRICE SI È RIFIUTATA, ESSENDO UN’ANTI-TRUMPIANA DI FERRO – FERTITTA SE LA SAREBBE PRESA DIRETTAMENTE CON L’INCOLPEVOLE SALVO NASTASI, PRESIDENTE DELLA FONDAZIONE CINEMA PER ROMA, CHE AVREBBE DOVUTO ORGANIZZARE, SECONDO FERTITTA, UN’IMBOSCATA ALL'ATTRICE PREMIO OSCAR…

elly schlein franceschini, zingaretti, orlando, speranza decaro, de pascale); gualtieri beppe sala veltroni, bersani, gentiloni

DAGOREPORT – SE ELLY SCHLEIN SPADRONEGGIA NEL PD E’ ANCHE PERCHE’ CHI POTREBBE CONTRASTARLA, PERCHE’ NON CONDIVIDE LE SUE IDEE, EVITA DI ESPORSI (PER PARACULISMO O CONVENIENZA) – DAI MAGGIORENTI DEM (FRANCESCHINI, ZINGARETTI, ORLANDO, SPERANZA) AI GOVERNATORI FURBACCHIONI (DECARO, DE PASCALE); DAI SINDACI CACADUBBI (GUALTIERI) A QUELLI CHE SI SONO ALLINEATI BEPPE SALA) FINO AI “PADRI NOBILI” (VELTRONI, BERSANI, GENTILONI) CHE SOGNANO IL QUIRINALE, IN CASO DI VITTORIA DEL “CAMPO LARGO” – IL RUOLO DI STEFANO BONACCINI CHE DA RIVALE DI ELLY SI E' TRASFORMATO NEL SUO CAVALIER SERVENTE ED E' STATO ABBANDONATO DAI SUOI - EPPURE, PER I SONDAGGI, SI PROFILA UNA SOLENNE BATOSTA PER ELLY - E SE COSI’ FOSSE, GLI ELETTORI DEL CENTROSINISTRA SAPREBBERO CON QUALI “IMBOSCATI” PRENDERSELA…

leonardo maria del vecchio marco travaglio il fatto quotidiano

DAGOREPORT - L’ULTIMA SMARGIASSATA MANICOMIALE DI LEONARDO MARIA DEL VECCHIO DI LANCIARE UN’OPA SULLA "SEIF", SOCIETA EDITORIALE DEL "FATTO QUOTIDIANO", REO DI SQUADERNARE CON I SUOI ARTICOLI FATTI E MISFATTI DELLA SUA AGITATISSIMA ATTIVITÀ PRIVATA E PROFESSIONALE, FINO A IERI POTEVA RIENTRARE IN UNA CATEGORIA BEN NOTA IN ITALIA CON IL TERMINE: "CI SEI O CI FAI?", "SEI SCEMO O MI STAI PRENDENDO PER IL CULO?" - NEL CASO DI LMDV, ORMAI, L’INTERROGATIVO NON HA PIÙ SENSO: IL SIGNORINO È PROPRIO FUORI DI TESTA, FUORI ORARIO, FUORI BINARIO - ANZICHÉ OCCUPARSI DI SBLOCCARE LA RISSA IN CASA DEL VECCHIO CHE OCCUPA LE CRONACHE FINANZIARIE ITALIANE DA BEN QUATTRO ANNI, NONCHÉ PREOCCUPARSI DI UN DEBITO PERSONALE CRESCIUTO A VELOCITÀ IMPRESSIONANTE, IL RISULTATO OTTENUTO DALL’ULTIMA SPACCONATA DA FEDEZ PICCHIATELLO DI LEONARDINO, DETTO LENNY, È CHE OGGI IN BORSA È RIUSCITO A FAR BALZARE IN POSITIVO IL TITOLO DELLA SOCIETÀ EDITORIALE IL FATTO: + 18,18%. BENE, BRAVO, CONTINUA COSÌ…

elly schlein vincenzo de luca piero

VINCENZO, SCENDI IN CAMPO! - DE LUCA E' STUZZICATO ALL'IDEA DI CANDIDARSI ALLA PRIMARIE DEL "CAMPO LARGO", MA AL MOMENTO DELLA VERITA’ SI FRENA PER NON DANNEGGIARE IL FIGLIO PIERO, DEPUTATO DEM E COORDINATORE DEL PD IN CAMPANIA - RENZI IMPLORA IL SINDACO DI SALERNO DI PROPORSI COME FRONTMAN DI ITALIA VIVA (“DA SOLO VALE DUE PUNTI PERCENTUALI”) MA LO SCERIFFO HA DECLINATO (PER ORA) PER IL “BENE” DI PIERO, E CHIEDE AI SUOI FEDELISSIMI DI IMPEGNARSI PER ELLY SCHLEIN ALLE PRIMARIE - RISULTATO: I SUOI STORICI AMICI LO STANNO MOLLANDO PERCHE' NON LO RICONOSCONO PIU'... - VIDEO!

vetrine rotte maranza giorgia meloni youssef siher

DAGOREPORT - A GUARDARE I TIGGÌ RAISET, E LEGGERE I GIORNALONI PRO-MELONI, CON IL FERMO DI YOUSSEF SIHER L’ITALIA HA RISOLTO TUTTI I SUOI PROBLEMI: “MARANZA” SCONFITTI, ADDIO SACCHEGGI! - OVVIAMENTE È UNO SPECCHIETTO PER GLI ALLOCCONI: LA SENSAZIONE È CHE SIHER, CHE ERA NEL CASSETTO DEI SERVIZI DA TEMPO, ABBIA COLTO AL VOLO L'OCCASIONE DI INFILARSI NELLA BOLGIA SOCIAL, PER MAGARI DIVENTARE IL LEADER DELLA ''RIVOLTA MARANZA'' - UNA "RIVOLTA" CHE, GUARDA IL CASO, HA "COPERTO" LE PROTESTE NEL SUD DEI TIR PER IL CARO-BENZINA E I SUPERMERCATI MEZZI-VUOTI – LA DESTRA “ORDINE E SICUREZZA” È AL GOVERNO DA QUATTRO ANNI, AVREBBE DOVUTO PREVENIRE GLI SCONTRI DI MILANO, NON INTERVENIRE A VETRINE SFASCIATE - SORGI: “SE NON VOGLIAMO RITROVARCI COME LA FRANCIA CON LE SUE PERIFERIE INGOVERNABILI, BISOGNA CHE ACCANTO ALLA MACCHINA DELL'ORDINE PUBBLICO SE NE MUOVA UN'ALTRA CAPACE DI INTERVENIRE NELLA SOCIETÀ PER AFFRONTARE LA GRANDE CRISI SOCIALE...”

cateno de luca luigi marattin sindaci d italia giorgia meloni

DAGOREPORT – MARATTIN S-CATENATO! IL DEPUTATO EX RENZIANO POTREBBE APPRODARE NEL CENTRODESTRA ATTRAVERSO IL MOVIMENTO DI CATENO DE LUCA, EVITANDO COSI’ DI DOVER RACCOGLIERE SEIMILA FIRME A COLLEGIO PER PRESENTARSI ALLE PROSSIME ELEZIONI – L’INCONTRO TRA MARATTIN E DE LUCA IN UN RISTORANTE DI ROMA NORD – GIORGIA MELONI DOVREBBE ESSERE PRESENTE ALLA CONVENTION DELLA PROSSIMA SETTIMANA DI “NORD CHIAMA SUD”, CHE CAMBIERA’ NOME E SIMBOLO: DIVENTERÀ “SINDACI D’ITALIA”, PER FARE CONCORRENZA AL MOVIMENTO CIVICO DI ALESSANDRO ONORATO –  “SCATENO” È PRONTO AD ACCOGLIERE ANCHE I LEGHISTI NON “BLINDATI” DA SALVINI – VERSO UNA LISTA UNICA FORZA ITALIA-NOI MODERATI. LA MELONI “TIFA” TAJANI, CONSIDERATO PIU’ AFFIDABILE DI OCCHIUTO…