1- ALLARME QUIRINALE! DA IERI, APPENA LE AGENZIE HANNO INIZIATO A SPARARE LANCI SULLA NUOVA INCHIESTA FINMECCANICA, STARRING IL QUARTETTO SCAJOLA-LAVITOLA-POZZESSERE-BERLUSCONI, IL CAPO DELLO STATO, IN TOURNÈE IN OLANDA, HA MARTELLATO RIGOR MONTIS DI TELEFONATE PER PORTARE FUORI DA FINMECCANICA GIUSEPPE ORSI E IL SUO STAFF, ORMAI ‘’IMPRESENTABILI’’ ANCHE PER VENDERE MEZZA CARTUCCIA IN ZAMBIA 2- MONTI SI È SUBITO MESSO IN AZIONE MA SI È TROVATO DAVANTI IL MURO DELLA RICHIESTA DI BUONUSCITA DI ORSI & STAFF, QUALCOSA CHE GIREREBBE INTORNO AI 5-7 MILIONI DI EURO, CIFRA DEFINITA ‘’INSOSTENIBILE’’ DA SUPERMARIO IN EPOCA DI SPENDING REVIEW 3- TRA I NOMI PER LA SUCCESSIONE (I VARI SARMI, MORETTI, RECCHI, DE GENNARO, BERNABE’, ETC. ETC.) SBUCA ANCHE QUELLO DEL DALEMONE DOMENICO ARCURI, AD DI INVITALIA

DAGOREPORT

Gli uscieri di Finmeccanica sono arrivati a piazza Monte Grappa quando era ancora buio e prima ancora di leggere le notizie sulla tempesta perfetta che si sta abbattendo su Giuseppe Orsi, hanno smanettato con l'ipad sui siti del "Financial Times" e del "Wall Street Journal".

Con grande sorpresa hanno scoperto che la bibbia della City ha organizzato per il 12 novembre un Summit all'hotel Marriott di Milano sul tema "Le nuove strade per la crescita", e l'attenzione è salita quando hanno scoperto che ad aprire i lavori sarà Mario Monti. Scorrendo il programma hanno saputo che oltre al presidente del Consiglio sono previsti gli interventi di imprenditori e banchieri come Gabriele Galateri, Mauro Moretti e Alessandro Profumo, ma sono quasi svenuti quando hanno letto che il panel prevede anche, oltre alla partecipazione di Corradino Passera, quella del comandante supremo Giuseppe Orsi.

Dopo lo sbandamento iniziale gli uscieri si sono ripresi rapidamente e hanno ironizzato sulla lungimiranza del "Financial Times" al quale evidentemente è sfuggita la bufera degli ultimi mesi. Nessuno di loro crede che il 12 novembre il ceo di Finmeccanica sarà ancora in sella e ritengono semplicemente assurda l'idea che Monti (definito oggi dallo stesso Financial Times "prossimo a diventare l'uomo per tutte le stagioni") possa sedersi allo stesso tavolo con quello che Dagospia (prima ancora dell'editorialista Massimo Riva di "Repubblica") ha chiamato "l'ultimo boiardo".

Gli uscieri sanno innanzitutto che al Quirinale sono estremamente irritati per l'evoluzione di questa vicenda e dai corazzieri si è appreso che Napolitano starebbe scaldando il telefono con telefonate a Palazzo Chigi in cui chiede a Monti di liquidare Orsi per mettere fine a uno spettacolo vergognoso. L'imbarazzo è enorme e chiaramente il Professore di Varese non sa quali pesci prendere, ma gli uscieri hanno anche capito che la lettera dei giorni scorsi in cui Orsi, dopo aver chiesto inutilmente un appuntamento con il Governo, avrebbe messo a disposizione il suo mandato, è uscita dalle stanze di Palazzo Chigi dove invece di prendere decisioni definitive si preferisce far cadere gocce di acido sulla testa del "prigioniero" piacentino.

La versione che è stata fatta circolare a proposito di questa missiva insisteva sul fatto che Orsi avrebbe dato la sua disponibilità ad abbandonare una delle due cariche. In realtà pare che abbia ragione "la Stampa" di Torino quando scrive che l'amico di Maroni e di "Comunione&Fatturazione" non ha affatto ventilato un passo indietro, ma si è limitato a illustrare la situazione del Gruppo in vista della riunione dell'8 novembre in cui il Consiglio di amministrazione di Finmeccanica dovrà valutare il bilancio e le dismissioni per restare a galla.

Sembra comunque che uno dei motivi che bloccano le decisioni del premier sia rappresentato dal costo della buonuscita per Orsi e il suo intero staff che secondo alcune fonti girerebbe intorno ai 5-7 milioni.

I centurioni della comunicazione di Finmeccanica guidati da Carlo Maria Fenu e dal mite Marco Forlani che rimpiange di non essere andato a lavorare in Confindustria, continuano a sostenere con ostinazione commovente che Orsi è assolutamente tranquillo e che la tempesta perfetta di ieri, con le manette all'ex-direttore commerciale Paolo Pozzessere, non basterà a scrollare dai rami più alti la figura di un presidente-amministratore delegato che guida un'azienda accusata di corruzione internazionale.

A loro conforto aggiungono un'analisi dello stato d'animo che sembra attraversare i livelli più alti del Governo. In qualche anfratto di Palazzo Chigi hanno saputo che il Professore di Varese, a costo di passare da SuperMario a MinusMario, non intende mandar via nessuno per un semplice avviso di garanzia. Dietro questo attendismo ormai incomprensibile gli uscieri di piazza Monte Grappa vedono con chiarezza uno scontro politico dentro il Governo dove sulla decapitazione di Orsi si fronteggiano il pallido Vittorio Grilli e Corradino Passera.

Per quanto riguarda il primo, Grilli, si dice che dopo la palata di fango a proposito delle consulenze all'ex-moglie sia semplicemente disgustato e che, al di là delle dichiarazioni ufficiali, intenda accelerare il ribaltone. Per la prima volta nella sua vita il ministro è stato "toccato" sul piano personale quando per decenni gli era stato ritagliato il profilo di un tecnocrate competente, gradito agli ambienti internazionali e assolutamente integerrimo.

Il disappunto di Grilli pare che sia così alto da aver confidato che al termine dell'esperienza di Governo intenderebbe andar via dal teatrino sconcio dell'Italia per planare con il suo curriculum strepitoso in qualche cattedrale della finanza mondiale.
Forse quello del pallido Grilli è lo stesso stato d'animo di Alessandro Pansa, il responsabile della finanza che con il ministro del Tesoro ha avuto fino a un certo punto un feeling piuttosto stretto, e adesso starebbe covando l'intenzione di lasciare il Gruppo per sbarcare in una grande banca italiana (si parla di Unicredit).

Questa voglia di scappare non sembra essere l'atteggiamento di Corradino Passera che ha manifestato ambizioni politiche inequivocabili e sulla vicenda Finmeccanica ha tenuto un atteggiamento a dir poco ambiguo. Prima ha incoraggiato la dismissione di Ansaldo Energia ai tedeschi di Siemens che hanno scelto come advisor Deutsche Bank, un colosso di fronte al quale personaggi come Passera e Giuliano Amato battono i tacchi.

Poi, per non dare l'impressione di tradire l'italianità già manifestata con la cordata dei patrioti italiani in Alitalia e Parmalat, ha lasciato correre le fantasie sul possibile intervento della Cassa Depositi e Prestiti insieme ad alcuni imprenditori italiani.

Resta il fatto che Corradino non si è mai sbilanciato nei confronti di un ricambio al vertice di Finmeccanica e, cosa ben più grave, non ha mai affondato le mani nel dossier per dare un mandato industriale alla terza azienda pubblica italiana. Eppure avrebbe avuto tutto il tempo per farlo e per evitare che l'attendismo di Monti e il disgusto di Grilli portassero Orsi fino alla soglia di una folle ricandidatura.

A quanto pare il ministro dello Sviluppo non ha tempo per mettere bocca su un tema dai contorni drammatici che tocca la politica estera del Paese. È di oggi la notizia che preferisce dedicare le sue attenzioni agli interessi personali e della sua famiglia perché - come si legge sul quotidiano "MF" - pochi giorni fa è andato a Como per partecipare all'Assemblea straordinaria di LarioHotels, la società (costituita dopo il rientro di capitali a Madeira) nella quale è azionista in prima persona con il 33% delle azioni.

MinusMario comunque sente che il tempo massimo per difendere il vertice di piazza Monte Grappa è scaduto, e se non vuole passare alla storia come un uomo per tutte le stagioni, nelle prossime ore dovrà prendere una decisione.

 

claudio scajola Berlusconi e Scajola PAOLO POZZESSERE CON DEBORA CASTANEDA E SILVIO BERLUSCONI ARRESTO DI PAOLO POZZESSERE VALTER LAVITOLA A FIUMICINO jpegberlusconi e lavitola a panamagiuseppe orsi Monti NapolitanoCARLO MARIA FENUmarco forlani pierfrancesco guarguaglini marina grossi e roberto alatriCORRADO PASSERA E VITTORIO GRILLI Giuliano Amato Domenico Arcuri

Ultimi Dagoreport

stefano benigni marina berlusconi antonio tajani

LA “SFI-DUCETTA” ALLA LEGGE ELETTORALE HA APERTO IL VASO DI PANDORA: IN FORZA ITALIA SIAMO ALLA NOTTE DEI LUNGHI COLTELLI! SI VOCIFERA CHE IL SEGRETARIO, ANTONIO TAJANI E STEFANO BENIGNI PASSASSERO FRA I BANCHI A DIRE AI DEPUTATI COME VOTARE. MA HANNO FALLITO: IL LORO OBIETTIVO ERA INFATTI FAR PASSARE L’EMENDAMENTO SULLE PREFERENZE, IN PARTICOLARE IL SUPERAMENTO DELLA REGOLA DEL 60/40 (L’ALTERNANZA DI GENERE) - L’EX MONARCHICO VORREBBE LIBERARSI DEI PARLAMENTARI STORICAMENTE LEGATI A SILVIO BERLUSCONI, E OGGI A MARINA – IL SEGRETARIO È CONVINTO CHE LA “CAVALIERA” NON METTERÀ BOCCA SULLE LISTE PERCHE' SI SAREBBE GIÀ STANCATA DEL "GIOCATTOLO” FORZA ITALIA...

naike rivelli

DAGOREPORT – ORA SÌ CHE TI RICONOSCIAMO, NAIKE! LA RIVELLI DEDICA UN ALTRO VIDEO COATTO A DAGOSPIA E FINALMENTE TORNA LA BURINELLA CHE ABBIAMO SEMPRE AMATO – DALLE LEZIONI SULL’INGOIO DELLE BANANE ALLA FOTO CON LA TESTA NEL CESSO FINO ALLA “VULVA ART” E ALLA MEGA-HIT “DEFAILLANCE”, ABBIAMO SEMPRE ADORATO LA NAIKE FUORI CONTROLLO, TRA AVVENTURE LESBO, FOTO IGNUDA E APPELLI PRO-GNOCCA – CARISSIMA NAIKE, ABBIAMO UN CONSIGLIO: LASCIA PERDERE I DISSING, GLI SCONTRI VERBALI, LE POLEMICHE. NON SONO PER TE. NON AFFATICARE LE SINAPSI, LASCIALE LIBERE DI SINTONIZZARSI CON L’UNIVERSO. SPALANCA I CHAKRA, CHISSÀ CHE L’ENERGIA COSMICA NON ENTRI A FARE UN SALUTO. NON PRENDERTI TROPPO SUL SERIO. NOI NON L’ABBIAMO MAI FATTO...

giorgia meloni salvini tajani legge elettorale

DAGOREPORT – GIORGIA MELONI ERA CONVINTA DI AVER TROVATO UN ACCORDO CON SALVINI E TAJANI: PER AMMANSIRE I SUOI DUE ALLEATI, CONTRARISSIMI ALLE PREFERENZE, LI AVEVA ACCONTENTATI CON LE NOMINE DI STRISCIUGLIO A FERROVIE E STAZI ALLA CONSOB. OTTENUTO TUTTO QUESTO, NON SI METTERANNO MICA A ROMPERE I COJONI, PENSAVA LA DUCETTA. E INVECE… - IL GUAIO È CHE IL “FU TRUCE DEL PAPEETE” E L’EX MONARCHICO DI FERENTINO NON GOVERNANO PIÙ I LORO PARTITI, ORMAI SFARINATI – DENTRO FRATELLI D’ITALIA, MICA VA TANTO MEGLIO: QUANDO FRANCESCO LOLLOBRIGIDA PARLA DI “VIGLIACCHINI” CHE HANNO VOTATO NO, CE L’HA ANCHE CON I SUOI CAMERATI DI VIA DELLA SCROFA (IL PARTITO GRANITICO E COMPATTO DIETRO “IO SO’ GIORGIA’ NON ESISTE PIÙ

giorgia meloni roberto vannacci

DAGOREPORT- MENTRE LA RIFORMA ELETTORALE APPRODA IN PARLAMENTO, GIORGIA MELONI È TORMENTATA DA DUBBI E PERPLESSITÀ - ALL’EPOCA DELLA STESURA DEL NUOVO SISTEMA DI VOTO, NESSUNO DELLA FIAMMA MAGICA AVEVA PRESO IN SERIA CONSIDERAZIONE IL GENERALISSIMO VANNACCI E L'INARRESTABILE ASCESA DEL SUO PARTITO FUTURO NAZIONALE - E ADESSO SI CORRE IL FORTE RISCHIO CHE NESSUNA DELLE DUE CONTRAPPOSTE ALLEANZE RIESCA A INCAMERARE QUEL 42% CHE PORTEREBBE A UN PREMIO DI MAGGIORANZA DI 70 DEPUTATI E 35 SENATORI - UN BONUS TALMENTE ESAGERATO CHE LA CORTE COSTITUZIONALE NON AVREBBE IL MINIMO DUBBIO NEL BOCCIARLO - NON SOLO: A FINIRE SOTTO GLI ARTIGLI DELLA CORTE SPICCA ANCHE L’INDICAZIONE DEL CANDIDATO PREMIER NEL PROGRAMMA, UNA SORTA DI PREMIERATO IN VERSIONE DIETOR CHE VA A CONFLIGGERE CON LA COSTITUZIONE CHE VUOLE CHE SIA IL CAPO DELLO STATO A INDICARE IL PREMIER…

baroni universitari

DAGOREPORT - TRUFFE, FAVORI, ABUSI DI POTERE: MA COME SI FA A DIRE AI RAGAZZI DI STUDIARE E A CREDERE NELL’UNIVERSITÀ ITALIANA? - IL PRIMO ATENEO IN CLASSIFICA, IL POLITECNICO DI MILANO, TIENE PER TRENT’ANNI UN PROFESSORE PRECARIO A MILLE EURO CIRCA ALL’ANNO, MENO DI UN PAKISTANO CHE RACCOGLIE POMODORI! - CONTRO GLI ESITI, PILOTATI, DEI CONCORSI UNIVERSITARI, GIACCIONO CENTINAIA DI CAUSE DI RICORSO, POICHÉ L’ITALIA È L’UNICO PAESE DOVE PRIMA SI SCEGLIE IL CANDIDATO, POI SI RITAGLIA IL CONCORSO - IL CELEBRATO ERASMUS E' TANTO DIVERTENTE PER GLI STUDENTI (ANCHE PER ACCOPPIARSI) QUANTO INUTILISSIMO PER LO STUDIO: LO SANNO TUTTI CHE LO STUDENTE ERASMUS LO SI FA PASSARE PERCHÉ TANTO POI SE NE TORNA NELLA SUA UNIVERSITÀ - IN PARLAMENTO HANNO FATTO SALTARE L’ABILITAZIONE NAZIONALE (CHE FU INTRODOTTA DALLA GELMINI): I CONCORSI PER NUOVI DOCENTI SARANNO LOCALI, CIOE’ CONSEGNATI, COMPLETAMENTE, NELLE MANI DEI ‘’BARONI’’: TANTO LA MAGISTRATURA DORME (OPPURE LI ASSOLVE) - E PER FORTUNA CHE È IL GOVERNO DELLA MERITOCRAZIA, PRESIEDUTO DA UN “UNDERDOG”…

tommaso cerno lirio abbate sigfrido ranucci giuliano ferrara valter lavitola

DAGOREPORT - SE C'È UN FILO DI CONTINUITÀ NELLA STORIA DELL’ITALIETTA, UN ELEMENTO CHE RIMBALZA DA UN SECOLO ALL'ALTRO, È IL TRASFORMISMO - SE ALL’EPOCA SULLA VOLATILITÀ DI GIULIANO FERRARA SCESE UNA SORTA DI CONDANNA MORALE, OGGI SI VEDONO COSE CHE DIECI ANNI FA SI POTEVANO IMMAGINARE SOLO IN UN FANTAFUMETTO - L'"AMICIZIA FRATERNA" CHE LEGA L’EX GALEOTTO LAVITOLA CON IL GIORNALISTA DI PUNTA DELL’ANTI-POTERE, SIGFRIDO RANUCCI - L’EX DIRETTORE DELL’''ESPRESSO” LIRIO ABBATE CHE È IN ATTESA DI ASSUMERE LA VICE-DIREZIONE DEL ‘’GIORNALE’’, DOVE L’ATTENDE IL ‘’CERNO-BYL’’ DEL TRASFORMISMO: IL GAIO TOMMASINO, NEL BREVE GIRO DI UN LUSTRO, È STATO DIRETTORE DELL’’’ESPRESSO’’, VICEDIRETTORE DI ‘’REPUBBLICA’’, SENATORE PD SOTTO L’ALA DI RENZI, FINO A QUANDO, TRAFITTO DAL RAGGIO DI GIORGIA MELONI, E' PLANATO NELLA STAMPA DI DESTRA - TI BUTTI NELLA VITA DI MARIO ORFEO E SALTA FUORI DI TUTTO: DA CALTAGIRONE ALLA RAI, DA “REPUBBLICA” A LEONARDINO DEL VECCHIO…