luigi lovaglio - francesco gaetano caltagirone - giancarlo giorgetti - milleri - alberto nagel - philippe donnet mediobanca mps giorgia meloni

ALLARME ROSSO A PALAZZO CHIGI! - L’INDAGINE SU CALTAGIRONE, MILLERI E LOVAGLIO PER LA SCALATA DI MPS A MEDIOBANCA (E GENERALI), TOCCA INDIRETTAMENTE (PER ORA) IL GOVERNO MELONI, CHE HA FAVORITO L’OPERAZIONE, COL DECRETO CAPITALI E CON IL MEF CHE VENDETTE IL 15% DI MPS A CALTA-DELFIN-BPM-ANIMA, ATTRAVERSO UN'"ASTA" CHE FU “COSTRUITA IN MODO TALE  CHE RISULTASSERO ACQUIRENTI I SOGGETTI CHE AVREBBERO BENEFICIATO DEL PROGETTO DI CONTROLLO DI MEDIOBANCA” - IL MEF NON È INDAGATO SOLO PERCHÉ LA PROCEDURA ACCELERATA NON PUÒ ESSERE RITENUTA “GARA PUBBLICA” – LE BOMBASTICHE INTERCETTAZIONI DI LOVAGLIO CON CALTA, CHE PROVEREBBERO IL “CONCERTO”: “MA LEI È IL GRANDE COMANDANTE? COME STA?”; “ABBIAMO FATTO UNA BELLA OPERAZIONE”; “IL VERO INGEGNERE È STATO LEI, IO HO ESEGUITO SOLO L’INCARICO... HA INGEGNATO UNA COSA PERFETTA, QUINDI COMPLIMENTI A LEI PER L’IDEA...”

1. BANCHE, PARTITA TRUCCATA: ORA IL GOVERNO GIOCA IN DIFESA

Estratto dell'articolo di Vittorio Malagutti per “Domani”

 

FRANCESCO GAETANO CALTAGIRONE GIORGIA MELONI

Dunque «l’operazione di mercato», parole di Giancarlo Giorgetti, che in «modo serio e riservato» (ancora Giorgetti) ha rafforzato un grande player di mercato, cioè il Monte dei Paschi di Siena, si sarebbe svolta in violazione delle regole.

 

Questo è il sospetto della procura di Milano che ha iscritto nel registro degli indagati i protagonisti dell’asta bandita un anno fa dal governo per la vendita del 15 per cento del Monte, gli stessi che poi hanno promosso anche la scalata a Mediobanca […].

 

L’ipotesi investigativa […] è che il costruttore ed editore Francesco Gaetano Caltagirone, il numero uno del gruppo Del Vecchio, Francesco Milleri, e Luigi Lovaglio, a capo di Mps, si siano accordati di nascosto, ingannando il mercato e anche le autorità di vigilanza (Consob e Bce), con l’obiettivo ultimo di aggirare le norme che impongono il lancio di un’offerta pubblica d’acquisto (Opa) in caso di superamento del 25 per cento del capitale di una grande società quotata.

 

FRANCESCO GAETANO CALTAGIRONE MILLERI

È appena il caso di ricordare che gli indagati si sono mossi fin da principio con la copertura del governo di Giorgia Meloni, arbitro e allo stesso tempo giocatore, in quanto azionista di Mps, in una partita che si è chiusa a settembre.

 

[…] Ancora una volta, però, ed è questo il lato politico più rilevante dell’intera vicenda, il governo è chiamato a rispondere, anche se non penalmente, dei propri interventi in operazioni di mercato che hanno finito per favorire o per offrire una copertura ad amici e alleati.

 

luigi lovaglio

Giusto una settimana fa si è appreso che la Commissione europea ha avviato una procedura d’infrazione contro Roma per l’applicazione del Golden power nella partita bancaria.

 

Il caso nasce dall’offerta pubblica di scambio lanciata sul BancoBpm da Unicredit, che ha dovuto fare marcia indietro dopo che Palazzo Chigi ha invocato motivi di sicurezza nazionale per imporre una serie di paletti all’operazione.

 

Un anno fa, l’ops venne accolta dalle bordate verbali di Matteo Salvini contro Unicredit «istituto straniero». Tempo qualche mese e il governo ha alzato il muro del Golden power, con il risultato di difendere una banca amica. Sempre, sventolando, s’intende, la bandiera del libero mercato e della tutela dell’interesse comune.

 

MPS MEDIOBANCA

2. QUELLE OMBRE SUL GOVERNO NEL PASSAGGIO DELLE AZIONI MPS

Estratto dell’articolo di Francesco Manacorda per “la Repubblica”

https://www.repubblica.it/economia/2025/11/28/news/quelle_ombre_sul_governo_nel_passaggio_delle_azioni_mps-425009842/

 

Che giorno da cerchiare in rosso sul calendario quel 13 novembre 2024, proprio un anno e spiccioli fa. […] È un giorno memorabile, ad esempio, per il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti: parte per cedere sul mercato il 7% di Banca Mps, ma a fine giornata cede ben più di quanto preventivato, e incassa oltre un miliardo invece di 500 milioni, perché « […] l’offerta è stata incrementata dal 7% al 15% del capitale», comunica a sera una nota del Mef.

francesco gaetano caltagirone sbrocca report 3

 

Ma che giorno da ricordare anche per i quattro acquirenti: sono Banco Bpm […] la sua controllata Anima e due pesi da novanta come il gruppo Caltagirone e la Delfin degli eredi Del Vecchio. Tutte a loro vanno quelle quote che gli danno un ruolo di rilievo nella banca senese, che appena pochi mesi dopo […] lancerà a sorpresa un’offerta su Mediobanca. Ma questo, il 13 novembre, il mercato non lo sa ancora.

 

Torniamo appunto a quel giorno. Chi altro celebra? Di sicuro Banca Akros,anch’essa parte della galassia Banco Bpm, che conduce l’operazione di vendita delle azioni Mps. È la prima volta per la non grandissima Banca Akros; di solito operazioni di questo genere vengono affidate a istituti più blasonati […]. […] 

 

MONTE DEI PASCHI DI SIENA

Ma c’è anche chi il 13 novembre lo ricorderà per altri e simmetrici motivi: l’Unicredit di Andrea Orcel - in rotta di collisione con il governo proprio per le sue mire su Banco-Bpm - presenterà settimane dopo un esposto alla Procura di Milano in cui sostiene di aver chiesto quel giorno un 10% di Mps in vendita, ma di non aver ricevuto alcuna risposta.

 

[…] Del resto Unicredit parrebbe essere in buona compagnia: il Financial Times scriverà che quel giorno fatidico anche pesi massimi della finanza come il Fondo sovrano norvegese e l’americana BlackRock hanno tentato, senza successo, di comprare i titoli Mps. […]

 

francesco gaetano caltagirone sbrocca report 7

Ma insomma, questa operazione, per quanto «accelerata» si è svolta in modo corretto? Assolutamente sì - replica Banca Akros ai primi dubbi che emergono già a dicembre - visto che ha agito in modo «proprio e trasparente». E non è, l’altro sospetto che aleggia, che il governo Meloni abbia invece voluto dare una mano a Caltagirone e soci, che solo otto settimane dopo quell’Abb hanno lanciato l’assalto a Mediobanca?

 

Assolutamente no, è la risposta. Il ministro Giorgetti si dice sicuro della «assoluta correttezza dell’operato degli uomini e delle donne del ministero che hanno lavorato al collocamento». Non tutti sono convinti: lo scorso giugno un’interrogazione parlamentare di Bruno Tabacci chiede se dietro l’operazione ci sia un assalto alle Generali via Mediobanca.

 

andrea orcel commissione banche foto lapresse

Sdegnata la risposta del sottosegretario all’Economia Federico Freni: «Ricostruzioni totalmente prive di fondamento […]». Anche se il governo ha già da tempo approvato il Decreto Capitali, che rende più difficili le liste per il cda presentate dal consiglio uscente e secondo molti osservatori è stato un assist proprio agli obiettivi di Caltagirone e Delfin.  […]

 

3. SCALATA A MEDIOBANCA, INDAGATI CALTAGIRONE, LOVAGLIO E MILLERI

Estratto dell’articolo di Luigi Ferrarella per il “Corriere della Sera”

 

«Ma lei è il grande comandante? Come sta?», scherza festante il 18 aprile scorso l’imprenditore Francesco Gaetano Caltagirone all’amministratore delegato del Monte dei Paschi di Siena, Luigi Lovaglio, all’indomani dell’assemblea Mps che ha appena superato ogni resistenza all’aumento di capitale della banca al servizio della scalata di Mediobanca.

 

«Molto bene! Abbiamo fatto una bella operazione», esulta il banchiere gratificato dal «bravo!» del costruttore che aggiunge «mi pare fantastico, le faccio i complimenti perché è stato molto…». «No, no — si schermisce il numero uno di Mps — lì il vero ingegnere è stato lei, io ho eseguito solo l’incarico… Comunque godiamoci questa cosa, ha ingegnato una cosa perfetta, quindi complimenti a lei per l’idea». «Perfetto, grazie — tira le somme Caltagirone —. È andata come doveva». Cioè «come meritavamo», finisce la frase Lovaglio.

 

FRANCESCO MILLERI

[…] Ci sono anche intercettazioni come queste, oltre alla ricostruzione del «costante investimento a scacchiera in Mediobanca e Generali da parte del gruppo Caltagirone e di Delfin», ad aver spinto la Procura di Milano a indagare il settimo più ricco italiano costruttore-finanziere-editore Caltagirone, il presidente di Luxottica e della controllante lussemburghese Delfin, Francesco Milleri, e il banchiere di Mps Lovaglio per le ipotesi di reato di «aggiotaggio» e di «ostacolo alle Autorità di vigilanza».

 

Il concertato progetto di «acquisire il controllo di Mediobanca in funzione di ottenere il controllo di Generali» anelato in tandem già dal 2019 sarebbe stato, per gli inquirenti, da Caltagirone e Delfin non dichiarato al mercato, e nascosto ai controllori Consob (autorità di vigilanza sulla Borsa), Banca centrale europea (vigilante sul sistema creditizio) e Ivass (vigilante sul mondo delle assicurazioni) allo scopo di schivare l’obbligo normativo altrimenti di una onerosissima «Opa-Offerta pubblica di acquisto» cash sull’intero capitale di Mediobanca in caso di superamento insieme del 25%.

 

MEDIOBANCA

Il progetto è stato realizzato invece tramite una «Ops-Offerta pubblica di scambio» da 13,2 miliardi ma in carta contro carta (2,3 azioni Mediobanca di nuova emissione per ogni vecchia azione portata in adesione a Mps): con essa Mps, di cui il governo era principale azionista, tra fine 2024 e ottobre 2025 ha conquistato in Borsa appunto il controllo di Mediobanca, fissando il successo alla soglia di adesioni del 35% pari proprio al non dichiarato blocco in mano a Caltagirone-Delfin e loro alleati.

 

Controllo prezioso perché Mediobanca è a sua volta prima azionista con il 13,2% delle assicurazioni Generali, nelle quali Caltagirone e Delfin possiedono già 6,8% e 10%.

 

IL NUOVO CDA DI MEDIOBANCA BY CALTAGIRONE E MILLERI

[…] Accanto ai tre indagati, ai quali ieri il Nucleo di Polizia Valutaria della GdF ha sequestrato i telefonini nel corso di perquisizioni che hanno riguardato anche consulenti non indagati, risalta un convitato di pietra: il Mef-Ministero dell’Economia e delle Finanze del governo Meloni, non indagato solo perché la procedura accelerata, con la quale il 13 novembre 2024 il Mef incaricò il piccolo intermediario Banca Akros di vendere il 15% di azioni Mps, non può essere ritenuta «gara pubblica» sulla scorta del decreto ministeriale 2020 che regolava le dismissioni: altrimenti, osservano gli inquirenti elencando una complessa sfilza di «opacità e anomalie», ci sarebbero stati tutti «gli elementi di fraudolenza per integrare il reato di turbativa d’asta».

 

LA STAMPA - PUBBLICITA DELL OPS DI MPS SU MEDIOBANCA

[…]  Infatti, benché «organizzata in modo da apparire come una gara competitiva e trasparente», la dismissione di queste quote governative di Mps fu «viceversa costruita in modo tale che risultassero acquirenti i soggetti che avevano condiviso e che avrebbero beneficiato del progetto di controllo di Mediobanca» benedetto proprio da Palazzo Chigi: appunto Caltagirone e Delfin, che teoricamente al buio comprarono in un baleno lo stesso numero di azioni offrendo all’intermediario del Mef esattamente lo stesso prezzo.

 

Al punto che, reati a parte, il «sostegno del Ministero» fa additare alla Procura «il tema del conflitto di interesse» del governo, «relativo alla sua contemporanea veste di azionista rilevante di Montepaschi e di titolare del cosiddetto Golden Power», cioè del potere normativo di bloccare una operazione finanziaria o porvi condizioni nell’interesse nazionale: «Strumento utilizzato non in questa ma in altra recente occasione» (lo stop governativo alla scalata di Unicredit su Banco Bpm), «con modalità che hanno portato l’offerente» Unicredit «a rinunciare all’operazione».

 

mediobanca nagel

Di certo già il 5 luglio scorso Lovaglio (intercettato con un manager) appariva sicuro di disporre del necessario 35% di controllo, al punto da lanciarsi quasi in un contraddittorio immaginario con un articolo di stampa: «Infatti facciamo così perché abbiamo il 35 in mano, abbiamo già il controllo, l’avete capito o no? Cioè, arriveremo al 60, però abbiamo il controllo, regolatevi, se volete ancora continuare a farci problemi, a speculare, a inventare storie, a fare i bastardi della finanza, regolatevi: noi abbiamo il 35, e questo è un messaggio vero».

Ultimi Dagoreport

giulia presutti

OCCHI FODERATI DI...PRESUTTI – DAL CASO DELLA DENUNCIA DI MOLESTIE SESSUALI NEI CONFRONTI DI NELLO TROCCHIA E SARA GIUDICE (ACCUSE POI ARCHIVIATE), ALLE DISCUTIBILI CENE AL "CEFALU’ BISTRO’" DI LAVITOLA, LA RESISTIBILE ASCESA (E REPENTINA DISCESA?) DI GIULIA PRESUTTI - LA 36ENNE GIORNALISTA RAI, DOPO AVER FATTO RIBELLARE LA REDAZIONE DI "REPORT", ORA FA INCAZZARE L'INTERO GRUPPO DI LAVORO DI “MI MANDA RAI TRE” -LA REDAZIONE DEL PROGRAMMA SI CHIEDE: PERCHÉ UNA GIORNALISTA COME LEI, CHE NON HA MAI CONDOTTO UNA TRASMISSIONE, DEVE PER FORZA CONDURRE? PERCHE' PAOLO CORSINI INTIGNA NEL VOLERLA "LANCIARE" A DISPETTO DEI SANTI? - LA PIACENTE GIULIA E' FIGLIA DEL POTENTE PIERCARLO PRESUTTI, DA 17 ANNI CAPO DELLO SPORT DELL'ANSA, E UOMO DI RELAZIONI TRASVERSALI NELLA ROMANELLA EDITORIAL-POLITICA...

marco caputo giovanni alibrandi rai radio

DAGOREPORT – RADIO RAI, UN UFFICIO DI COLLOCAMENTO PER AMANTI, MOGLI, AMICI DI: DAL CASO CLAUDIA CONTE ALL’INFORNATA DI BELLE E PROCACI GIOVANI SU RADIO2, C’È GROSSO MALESSERE A VIA ASIAGO – IN VISTA DELLE ELEZIONI DEL PROSSIMO ANNO, È PARTITO IL SOLITO VALZER DI ABBOCCAMENTI CON LA POLITICA (ALCUNI DIRETTORI GIA' S'ALLISCIANO VANNACCI) – LE POLTRONE CHE TRABALLANO: MARCO CAPUTO, DIRETTORE DI RADIO RAI, E GIOVANNI ALIBRANDI, GRAN CAPO DI RADIO2, NOMINATO IN QUOTA LEGA MA POI ALLONTANATOSI DAL CARROCCIO - EMA STOCKHOLMA E LA NUMEROSA SQUADRA DI "BADANTI" AL SUO SEGUITO - LA GRANDE INFORNATA DI "INFLUENCER" E BONAZZE VARIE A RADIO2...

meloni vannacci manlio messina cateno de luca berlusconi

DAGOREPORT - SE IL CAMPO LARGO CONTINUA TAFAZZIANAMENTE A DARSI BOTTIGLIATE SULL'INGUINE, ESCLUDENDO UN GIORNO L’”INAFFIDABILE” RENZI, IL GIORNO DOPO IL “CONTIANO” ONORATO, DOPODICHÉ TOCCA DELEGITTIMARE L’’’ESATTORE” RUFFINI E IL “POLIZIOTTO” GABRIELLI, MELONI DIMOSTRA ANCORA UNA VOLTA DI POSSEDERE INTELLIGENZA POLITICA. NEL PURO SOLCO DEL BERLUSCONISMO D’ANTAN: MA PERCHÉ ESCLUDERE QUANDO SI PUÒ AGGIUNGERE? - E VOILÀ, HA RECUPERATO IL FEDELISSIMO MANLIO MESSINA CHE A SUA VOLTA HA AGGANCIATO IL MOVIMENTO GUIDATO DA CATENO DE LUCA, "SUD CHIAMA NORD" - L’OBIETTIVO DI CATENO (E MESSINA) È QUELLO DI RAGGIUNGERE IL 3% ATTRAVERSO UNA CAMPAGNA DI ARRUOLAMENTO DI ALTRI SINDACI, CONTROCANTO DEL PROGETTO CIVICO ITALIA MESSO SU DA ONORATO, MA NON ESCLUDENDO DI PORTARE NELL’ARMATA BRANCA-MELONI GLI AMICI UDC DI CESA E DI MASTELLA - E COSÌ, PER RIEQUILIBRARE I VOTI PERDUTI DEI BOLLITI SALVINI E TAJANI, E SEMPRE AUSPICANDO CHE LUNGO LA STRADA IL FENOMENO VANNACCI SI SGONFI, “GIORGIA BERLUSCONI” HA COMINCIATO AD ALLARGARE IL PERIMETRO DEL CENTRODESTRA, PRONTA AD ACCOGLIERE IL DIAVOLO (SE NECESSARIO) PUR DI ARRIVARE AL PREMIO DI MAGGIORANZA DEL 42%… - VIDEO

federico ruffo giulia presutti giuseppe malara

DAGOREPORT - DOVE C'È PRESUTTI, C'È SCAZZO: DOPO AVER FATTO RIVOLTARE LA REDAZIONE DI "REPORT", ORA FA INCAZZARE I GIORNALISTI DI “MI MANDA RAI TRE”! - LA REDAZIONE DELLO STORICO PROGRAMMA DI FEDEERICO RUFFO, CHE FA IL BOTTO DI ASCOLTI, È IN RIVOLTA: L’IMPOSIZIONE DELL'EX INVIATA JUNIOR DI "REPORT" ALLA CONDUZIONE DALL’ANTEPRIMA DEL SABATO MATTINA, VIENE VISTA COME UNO SCHIAFFONE – SI MORMORA DI UNO SCONTRO EPICO CON IL VICEDIRETTORE DEGLI APPROFONDIMENTI, GIUSEPPE MALARA, CHE ALL’APICE DELLA DISCUSSIONE AVREBBE DETTO ALLA REDAZIONE: “O FATE COSÌ, OPPURE RESTATE AL MATTINO!” - QUEL CHE SI CHIEDE LA REDAZIONE DI "MI MANDA RAITRE" E': PERCHÉ UNA GIORNALISTA COME GIULIA PRESUTTI CHE NON HA MAI CONDOTTO UNA TRASMISSIONE, DEVE PER FORZA CONDURRE? PERCHÉ NON LIMITARSI A COLLOCARLA COME INVIATA? PERCHÉ DARLE AD OGNI COSTO UN PROGRAMMA (O UN SUO FRAMMENTO) ANCHE A COSTO DI UN TERREMOTO? AH (NON) SAPERLO…

valditara verdi

DAGOREPORT - BELLA IDEA QUELLA LANCIATA DAL MINISTRO DELL’ISTRUZIONE, GIUSEPPE VALDITARA, DI INTRODURRE L’INSEGNAMENTO DEL MELODRAMMA A SCUOLA – UN’OTTIMA IDEA CHE RISCHIA PERÒ DI DAR VITA A UN DRAMMONE SCOLASTICO: CHI LO INSEGNA? CHI SONO I DOCENTI IN CATTEDRA CHE SANNO SPIEGARE COME DA PONTE E METASTASIO SCRISSERO I LIBRETTI PER MOZART E SALIERI? E I SIGNIFICATI DEL “TROVATORE”? E COME SPIEGHERANNO PUCCINI, CON QUELLE DONNE PERENNEMENTE TORTURATE IN SCENA? - CHIAMIAMO DOCENTI DAI CONSERVATORI, CHE SANNO SUONARE IL FLAUTO TRAVERSO MA NON CONOSCONO IL RAPPORTO TRA ILLICA, GIACOSA E PUCCINI?

cateno de luca maurizio lupi

DAGOREPORT – CATENO DE LUCA SI ALLARGA E NON BALLA CON…LUPI – “SUD CHIAMA NORD” DI DE LUCA CHIUDE L’ACCORDO CON “SINDACI D’ITALIA” PER UNA LISTA UNICA ALLE POLITICHE A SOSTEGNO DI GIORGIA MELONI: INTESA SIGLATA OGGI A ROMA - SI PUNTA A SFONDARE AL NORD, ARRUOLANDO ANCHE ESPONENTI DI SINISTRA DELUSI - CON QUESTA NUOVA OPERAZIONE, CATENO DE LUCA DICE DEFINITIVAMENTE ADDIO A OGNI IPOTESI DI UNA FUSIONE CON “NOI MODERATI” DI MAURIZIO LUPI (CHE DA QUANDO GIORGIA MELONI HA STRETTO IL PATTO CON IL SINDACO DI TAORMINA, HA IL TERRORE DEL SORPASSO AL CENTRO)