BANZAI CHE TRIONFO! L’E-COMMERCE DI PAOLO AINIO PREPARA LO SBARCO IN BORSA - ‘CINQUE ANNI FA ERANO 20 DIPENDENTI, ORA SIAMO IN 400’’

Francesco Spini per "La Stampa"

La seconda vita di Paolo Ainio, pioniere del Web tricolore - tra gli inventori di Virgilio, il primo motore di ricerca italiano - comincia 7 anni dopo lo scoppio della bolla Internet. «Nel 2008 - spiega - siamo partiti con un progetto un po' confuso di mettere assieme spirito imprenditoriale e voglia di fare nel mondo del digitale, senza una direzione precisa».

È allora che nasce Banzai, di cui oggi Ainio è amministratore delegato. Dapprima un collettore «di aziende sopravvissute allo scoppio della bolla. Mostravano di avere vitalità ma soffrivano di nanismo: piccole, senza capitali. Usai le risorse derivate dalla cessione delle quote di Matrix (la sua prima società, ndr) per dare risorse a un po' di persone». Quindi arrivarono le prime acquisizioni, a partire da Studenti.it e ePrice. «E alla fine il nostro business è rimasto esattamente quello, tra media ed e-commerce».

Come si presenta Banzai, oggi?
«Siamo il primo operatore italiano di e-commerce, al secondo posto dietro Amazon e terzi se includiamo eBay. Nei media siamo il primo "pure player", ossia non originato da un editore. Un utente italiano di Internet su due accede ai nostri siti. Nel 2008 avevamo un fatturato di 20 milioni di euro. Quest'anno chiuderemo con ricavi a 165 milioni, con una crescita di circa il 37% rispetto all'anno scorso, quando eravamo cresciuti del 20%. La media annua da che siamo nati, il cosiddetto Cagr, è del 28%».

In quanti lavorano con voi?
«Cinque anni fa erano in 20, ora siamo in 400».

A quando il break-even?
«A livello di Ebitda l'abbiamo raggiunto l'anno scorso, quanto a Ebit, a parità di perimetro, lo raggiungeremo quest'anno. Con l'ultima acquisizione di giugno di Terashop (con siti come MisterPrice, ePlaza e Bow), il pareggio probabilmente è rinviato di un anno».

Cosa è cambiato con l'ingresso nell'azionariato di Sator?
«È finita la fase della sopravvivenza, ora siamo in quella della crescita. Cominciamo a generare cassa. Gli oltre 20 milioni di investimento di Sator non ci servono per finanziare la società, ma per fare cose nuove per accelerare lo sviluppo».

Altri acquisti in agenda?
«Al momento non abbiamo un'altra grossa acquisizione in vista. Del resto non sono solo acquisizioni quello che vogliamo fare, ma anche investimenti sui prodotti e servizi».

Qual è la vostra strategia?
«L'anno scorso siamo usciti dal mestiere della consulenza, conferendo la Banzai Consulting alla Dnsee. Delle tre gambe iniziali, ne restano due: l'e-commerce e i media. Che puntiamo a unificare in un media-commerce».

Iniziamo dall'e-commerce.
«Stiamo assistendo a un cambiamento di abitudini della popolazione che si può intercettare se si fanno le cose giuste, se si ha un livello di servizi paragonabile o migliore a quello di Amazon. E noi, un passo alla volta, cerchiamo di far bene il nostro lavoro, investendo in ricerca, continuando a evolvere il servizio».

Quando esploderà il settore?
«È il grande punto di domanda. Quest'anno cresciamo nell'e-commerce di oltre il 40%, l'anno scorso il dato era inferiore di 10 punti. La crescita è in accelerazione. Presto o tardi si inserirà una specie di turbo che per alcuni anni ci consentirà di avere una velocità superiore».

Che tipo di turbo?
«Guardi, l'e-commerce cresce, ma vale l'1% del retail. Tralasciando Paesi come l'Inghilterra, in Spagna vale il 4%. Siamo indietro. Una spinta potrà venire dalla diffusione della banda larga, un'altra dall'uscita dalla fase recessiva. E servono stimoli di più lungo termine: abbiamo costi del 15-20% superiori a un'impresa a noi omologa che sta in un Paese confinante, tra sistema fiscal-previdenziale, trasporti inefficienti. E c'è anche una questione legata alla scuola...».

A cosa si riferisce?
«Alla sua inefficienza: ai giovani che assumiamo - 50 quest'anno, come l'anno scorso, un'età media di 32 anni - manca quella preparazione pratica che danno le scuole di altri Paesi. Il primo anno sono del tutto improduttivi, anche questo è un costo».

Come vi muovete nel settore media?
«Abbiamo scelto di segmentarci verticalmente. Per passioni e stati individuali. Esempi? Siamo primi nei siti di cucina così come nei femminili, nei canali per studenti. Ora stiamo lavorando sulle news, terreno su cui ci stiamo confrontando più duramente negli ultimi mesi. E poi c'è la nostra scommessa: esiste un modello che unisce il settore dei contenuti a quello dell'e-commerce».

Lo può spiegare?
«Si conquista il lettore diventando una risorsa utile per una sua passione e questo diventa anche cliente dell'e-commerce. Stiamo cominciando a fare degli esperimenti da questo punto di vista ed è interessante. Se ci riusciamo, chiaramente rappresenta un valore molto grosso perché unico sul mercato».

Nei vostri piani c'è uno sviluppo all'estero?
«No, ci muoviamo in ambiti che hanno due barriere: linguistica e logistica. In questo momento e per gli anni (pochi) a venire preferiamo concentrarci su un mercato che, per quanto ancora arretrato, prima o poi accelererà rispetto al resto dell'Europa».

Qual è il vostro rapporto con le start up?
«Dal 2008 a oggi abbiamo fatto oltre venti acquisizioni, spesso inserendo nel team chi lavorava nelle società che abbiamo inglobato. Adesso è tempo di acquisizioni tese a centrare il nostro obiettivo, che è quello di crescere nei volumi. Non è per noi il momento delle start up, anche se tornerà. Ma se vediamo che qualcuno ha una bella idea, ci ha provato ma non funziona, se c'è una possibilità lo invitiamo a svilupparla con noi».

Dal suo punto di osservazione vede segnali di ripresa?
«Nel commercio abbiamo notato che se nella prima parte dell'anno, nonostante non sia diminuito il numero dei prodotti venduti, il ticket medio si è abbassato. Negli ultimi mesi il valore dello scontrino medio si sta alzando. È un indicatore interessante. Sul fronte pubblicità, invece la situazione resta difficile, anche nel settore del digitale».

Crede sia giunto il tempo di quotare Banzai in Borsa?
«Fa parte del nostro probabile futuro. Prima abbiamo ancora un po' di consolidamento da fare. In questo momento abbiamo la liquidità che ci serve. Ci rivolgeremo al mercato quando sarà necessario per continuare a investire e svilupparci».

Quando potrebbe accadere?
«Credo che il 2015 potrebbe essere un anno plausibile».

 

 

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