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NOMINE DI PRIMAVERA - TRA APRILE E GIUGNO IL GOVERNO DOVRÀ RINNOVARE 211 POLTRONE DI PARTECIPATE, CONTROLLATE E AUTHORITY – VERSO LA CONFERMA TUTTI GLI AD DELLE “BIG FOUR” (LEONARDO, ENI, ENEL, POSTE), MENTRE È PROBABILE CHE CAMBI QUALCHE PRESIDENTE (IN USCITA PONTECORVO, A LEONARDO, E SCARONI IN ENEL) – ANCORA INCERTO IL DESTINO DI GIUSEPPINA DI FOGGIA, IN TERNA – IL CAOS ALLA CONSOB: IL MANDATO DEL QUASI NOVANTENNE PAOLO SAVONA SCADE L’8 MARZO E LA TRATTATIVA PER LA SUCCESSIONE È BLOCCATA: LA LEGA PREME SU FEDERICO FRENI, MA FORZA ITALIA CHIEDE UN INDIPENDENTE

Estratto dell’articolo di Anna Di Rocci e Silvia Valente per “Milano Finanza”

 

GIANCARLO GIORGETTI - GIORGIA MELONI - FOTO LAPRESSE

Il lascito di Giorgia Meloni non si misurerà solo in decreti e riforme. Il futuro testamento politico del governo si scriverà tra le pieghe del mosaico dei rinnovi delle partecipate pubbliche: un banco di prova per gli equilibri della maggioranza che avrà il suo culmine questa primavera 2026, tra aprile e giugno.

 

La manovra si gioca su ben 211 nomi che l'esecutivo deve schierare per coprire le scadenze nei vertici dei colossi pubblici, delle controllate e di alcune autorità indipendenti.

 

Un conto preciso, censito da Nomos Centro Studi Parlamentari nello speciale «Nomine Pubbliche 2026», che delinea un risiko di potere tra stabilità industriale e strategia di resistenza: prolungare l’influenza dei partiti oltre l’orizzonte della legislatura, blindando i centri di potere anche in caso di sconfitta alle urne.

 

roberto cingolani presenta il Michelangelo Dome - lo scudo di leonardo

In gioco ci sono 112 poltrone distribuite nei consigli di amministrazione di 79 società. Ma la partita inizia con le 18 partecipazioni dirette del ministero dell’Economia, a partire dalle big four che reggono l’impalcatura industriale del Paese: Leonardo, Eni, Enel e Poste.

 

All’interno del colosso della difesa nazionale si cercano 12 consiglieri. In via Venti Settembre non sembrano esserci dubbi: Roberto Cingolani resterà al suo posto di amministratore delegato, e non sembra essere solo perché dal suo ingresso il titolo ha messo a segno un rialzo del +450%. Sul presidente uscente, Stefano Pontecorvo, non ci sono ancora decisioni definitive ma la scelta appare come uno dei passaggi più delicati nel confronto tra partiti.

 

CLAUDIO DESCALZI

Cingolani non è l’unico a non dover spostare scatoloni. Sia Claudio Descalzi che Flavio Cattaneo sembrano destinati a rimanere lì dove sono: il primo, alla guida dell’Eni per un quinto storico mandato e il secondo, al comando dell’Enel. [...]

 

[...]  Per il Cane a sei zampe appare in bilico il presidente Giuseppa Zafarana, ex generale della Guardia di Finanza. Al suo posto si fanno i nomi di Andrea De Gennaro, capo della Gdf, ed Elisabetta Belloni, già direttrice del Dis.

 

MATTEO DEL FANTE CON BOXI, IL ROBOT POSTINO DI POSTE ITALIANE

Anche in Enel l’attuale presidente Paolo Scaroni potrebbe essere avvicendato, si fa il nome di Nicola Maione, attuale presidente di Mps e considerato vicino alla Lega di Matteo Salvini [...].

 

Su Poste Italiane il quadro appare più lineare con una doppia conferma in vista per l’ad Matteo Del Fante, per un quarto mandato, e per il dg Giuseppe Lasco. Lo scenario attuale vede sfumare le voci che lo vedevano proiettato a Trieste verso le Generali.

 

Restando nel perimetro finanziario, per il Monte dei Paschi, dove il Mef ha ancora una quota del 4%, si dovrebbe andare verso la conferma del ticket Luigi Lovaglio-Nicola Maione [...].

 

paolo scaroni

Fuori dal perimetro delle partecipate dirette, c’è un secondo e un terzo livello di cui deve occuparsi il Tesoro: oltre 60 società in cui detiene quote indirette, dove l’energia fa da protagonista.

 

Alle dimissioni del presidente del Gse, Paolo Arrigoni, sostituito da Alfredo Maria Becchetti (proveniente da Infratel) indicato dal Carroccio, si affiancano i vertici vacanti di Acquirente Unico, Rse e Gme. Quanto a Terna, la sua ad Giuseppina Di Foggia, appare forte per le performance del gruppo, ma della sua permanenza non ha certezza [...].

 

Il suo nome sarebbe comunque all’attenzione dell’esecutivo per la creazione di una Rete unica nazionale affidata a Fibercop. Se questa ipotesi dovesse concretizzarsi, al suo posto in Terna potrebbe andare Pasqualino Monti, attuale ad di Enav.

giuseppina di foggia 1

 

Rebus da scogliere per Ansaldo Energia, controllata da Cdp Equity, il cui board è scaduto dalla scorsa primavera. Gli sherpa della Lega indicano una conferma dell’ad Fabrizio Fabbri, mentre FdI punta su Franco Cotana, attuale ad di Rse, per la presidenza.

 

Cassa Depositi e Prestiti è impegnata poi in una partita complessa: la conferma di Fabrizio Testa alla guida di Borsa Italiana, società 100% di proprietà del gruppo Euronext. Sul rinnovo dell’ad, in realtà, sembrano esserci pochi dubbi. Ma è in corso un confronto tra Italia e Francia con Cdp, azionista di Euronext con l’8,08%, che intende rivendicare il diritto di scegliere chi guiderà Piazza Affari.

 

Sono invece 32 le poltrone vacanti degli enti pubblici vigilati che il governo Meloni deve riempire. Prima fra tutte la Consob con il mandato di Paolo Savona che scade l’8 marzo. Il processo di selezione è ancora in itinere, soggetto a un confronto serrato tra Mef e Palazzo Chigi.

 

paolo savona foto di bacco (4)

Sebbene non si possa definire fuori dai giochi il sottosegretario Federico Freni, caldeggiato anche dalla stessa premier, FI continua a ribadire la necessità di una persona indipendente [...]. Così si spiegano i nomi di Donato Masciandaro, economista e consigliere del ministro Giancarlo Giorgetti, e di Carlo Deodato, segretario generale della presidenza del consiglio e già segretario generale della Consob nel 2019. [...]

federico freni - giancarlo giorgetti - foto lapresse CARLO DEODATOGIUSEPPE LASCO

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