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QUANDO CHIUDETE BANKITALIA? BECHIS: “CHE SENSO HA DOPO IL FLOP SULL'OPERAZIONE MPS-ANTONVENETA TENERE IN PIEDI UN ISTITUTO DI VIGILANZA A CUI SFUGGE QUALSIASI COSA DA SOTTO IL NASO? SENZA CONTARE CHE GRAN PARTE DELLE SUE COMPETENZE SONO PASSATE ALLA BCE - RESTI IN VIA NAZIONALE UN UFFICIO STUDI E SI METTA AL SICURO IL PATRIMONIO ARTISTICO CONSERVATO IN PALAZZO KOCH”

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Franco Bechis per Libero Quotidiano

 

Quel giorno della primavera del 2008 quando l' allora presidente di Mps, Giuseppe Mussari e il direttore generale, Antonio Vigni, uscirono da Rocca Salimbeni con un assegno da nove miliardi in tasca per andare a fare quella spesuccia - Banca Antonveneta - che avrebbe travolto l' istituto senese, prima fecero un salto a Roma, a Palazzo Koch.

 

Un incontro con il governatore di Bankitalia dell' epoca - Mario Draghi - e i vertici dell' istituto. Si guardarono negli occhi e quel che si dissero è stato messo a verbale nella testimonianza davanti alla procura di Siena di Anna Maria Tarantola, che all' epoca guidava la vigilanza della Banca d' Italia: «ci raccomandammo con i vertici di Mps di fare per bene l' acquisizione».

MUSSARIMUSSARI

Magari gli avranno detto pure di coprirsi adeguatamente, che se a Roma tirava già una brezzolina primaverile, in Veneto invece faceva ancora freddo. Chissà se qualcuno nel direttorio avrà consigliato a Mussari e compagnia - un po' come facevano le vecchie nonne timorate di Dio con i nipotini che al mattino andavano a scuola - di farsi il segno della croce e dire qualche preghierina prima di fare l' incauta spesuccia. Magari sarebbe servito di più.

 

Ma qualche particolare sulla grande attenzione che la banca centrale aveva messo in una vicenda che presto avrebbe terremotato l' intero sistema del credito italiano, l' ha fornito anche come teste nella stessa inchiesta l' allora direttore generale (e futuro ministro dell' Economia) di via Nazionale Fabrizio Saccomanni: «Non ci fu segnalato che Mps aveva acquisito Antonveneta senza fare una due diligence.

 

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Devo dire che, per prassi, Banca d' Italia caldeggia sempre, in caso di acquisizioni, la due diligence preventiva». Questo per dire che nessuno nell' organo di vigilanza aveva verificato se Monte dei Paschi prima di tirare fuori quell' assegno avesse dato un' occhiata a cosa c' era in pancia di Antonveneta, o direttamente o affidandosi a qualche professionista del settore: la Banca d' Italia dava per scontato che questo fosse stato fatto.

Ma non fu fatto.

 

IGNAZIO VISCO BANKITALIA IGNAZIO VISCO BANKITALIA

Per altro dai verbali della stessa inchiesta emerge come Mps non avesse al suo interno quel fior di professionisti in grado di capire qualcosa mai fossero andati a controllare i conti di Antonveneta. Perché l' ultimo arrivato all' interno della banca senese, Marco Morelli che all' epoca era vicedirettore generale e oggi è il nuovo amministratore delegato dopo un giro da Bofa-Merrill Lynch, ha raccontato di avere ricevuto da Mussari un incarico che non sarebbe toccato a lui, ma al direttore finanziario della banca: trovare subito un prestito-ponte da due miliardi di euro sui mercati internazionali per finanziare quell' acquisto. «L' incarico che mi fu assegnato», ha dichiarato ai pm Morelli, «avrebbe dovuto svolgerlo il direttore finanziario Daniele Pirondini. Ritengo che fu assegnato a me poiché Pirondini non parlava inglese».

 

LA VIGILANZA Nemmeno in una barzelletta sarebbe stata possibile immaginare una vicenda tanto grottesca: una delle grandi banche italiane che ha il direttore finanziario che deve rivolgersi ai mercati internazionali con il piccolo handicap di non conoscere una parola di inglese (e la finanza parla solo con quella lingua). E la vigilanza della banca centrale che non sa nulla di nulla di quel che deve autorizzare - ma lo autorizza - e balbetta solo per voce di mamma Tarantola, che guida la vigilanza bancaria: «Mi raccomando, Mussari, spendete bene quei 9 miliardi di euro».

 

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La fortuna - a pochi anni di distanza - è che quel compito di vigilanza sulle grandi banche italiane non è più di Banca di Italia, ma della vigilanza centrale della Bce, dove peggio non può andare certo di come accadde con via Nazionale. Bankitalia potrebbe avere mostrato in questa vicenda faciloneria e scarsa professionalità, ma c' è chi ha pensieri più maliziosi. I documenti per altro dimostrano che la vigilanza sapeva benissimo non solo che Mussari quei soldi li avrebbe spesi male, ma pure che non stava spendendo 9 miliardi di euro: il costo vero dell' operazione era circa 17 miliardi di euro, visto che Antonveneta aveva in pancia un debito fresco di 7,9 miliardi di euro con gli olandesi di Abn-Amro.

 

ANNA MARIA TARANTOLA ANNA MARIA TARANTOLA

Bankitalia sapeva, perché i suoi ispettori erano entrati in Antonveneta nel marzo 2007 e videro tutto, facendo di fatto quella due diligence che Mps si dimenticò di fare. Via Nazionale non fu però così carina da avvisare Mps prima che compisse il fatal passo. A quanto pare la vigilanza non dovette informare nemmeno il Governatore Draghi, che il 17 marzo 2008 firmò la sua autorizzazione a Mps per l' acquisto di Banca Antonveneta, certificando come (e sbagliò) l' operazione era in linea con i principi di sana e prudente gestione e che il costo (non il prezzo, il costo) sarebbe stato di 9 miliardi, quando la banca centrale conosceva perfettamente il debito con Abn Amro che aveva in pancia Antonveneta, e che quindi il costo reale sarebbe stato di 17 miliardi di euro, insostenibile per Mps come poi si è rivelato.

 

Siccome a pensare male si fa sempre peccato, non lo pensiamo. Ma che senso ha dopo questo flop pazzesco tenere ancora in piedi un istituto di vigilanza a cui sfugge qualsiasi cosa da sotto il naso, e quando anche non sfugge a qualcuno più sveglio, se lo tiene per sé come geloso segreto, senza comunicarlo a chi poi deve prendere le decisioni che contano?

 

IL TESORO DI MUSSOLINI CONSERVATO A BANKITALIAIL TESORO DI MUSSOLINI CONSERVATO A BANKITALIA

Il grosso della vigilanza non è più della Banca d' Italia, che però è ancora in grado di farsi sfuggire qualsiasi cosa con le banchette di provincia che dovrebbe controllare. Gli antichi compiti sulla moneta e i cambi sono in gran parte stati sottratti alla banca centrale. Che ha ancora un buon ufficio studi, che spesso fa studi inutili (come quelli sulla economia locale dove le camere di commercio avrebbero più strumenti e dati per capire la realtà). Ma soprattutto ha ancora al suo interno un vero e proprio esercito di dipendenti, sempre più in cerca di missione e vocazione. Al 31 dicembre 2015 il personale era ancora di 7.032 unità, con un costo totale 815 milioni di euro (erano 812 l' anno precedente). Che facciamo fare a loro per evitare nuovi disastri e non mettere tutti per strada?

SACCOMANNI E DRAGHI SACCOMANNI E DRAGHI

 

EDUCAZIONE FINANZIARIA L' idea più gettonata in questi mesi è la figlia di fico dietro cui l' istituto centrale, il governo italiano e il parlamento si nascondono per non raccontare la realtà dei disastri bancari di questi anni e le gravi responsabilità delle istituzioni. La parolina magica utilizzata è "educazione finanziaria". Bel termine, che cela però una gigantesca balla. La tesi di questi profeti dell' educazione finanziaria è che se i risparmi in questi anni si sono polverizzati nelle mani dei risparmiatori, la colpa è loro e della scarsa educazione che avevano nella materia. Poverini, essendo ignoranti non hanno capito che compravano prodotti rischiosi. Educhiamoli un po', così non lo faranno più. Questa è la tesi. La verità è l' esatto opposto: in tutte queste vicende è ormai palese che gli ignoranti erano i professori della materia, non gli alunni. Ignoranti e spesso figli di buona donna i vigilantes di Bankitalia e Consob che hanno chiuso gli occhi e non hanno protetto i risparmiatori, e tutti quei vertici, dirigenti e funzionari bancari che hanno mistificato la realtà pure di guadagnare qualche euro in più e proteggere la propria poltrona e la propria busta paga.

VISCO DRAGHIVISCO DRAGHI

 

Governo, buona parte dei parlamentari e Bankitalia vorrebbero rendere obbligatoria fin dalle scuole l' educazione finanziaria, così gli autori dei disastri verrebbero eletti a maestri di vita. Splendida idea, no? E per capire come questa sia solo una fregatura basta sfogliare i bilanci di una delle banche che si vantava di avere promosso in giro più educazione finanziaria di ogni altro. Chi era? Ma sì, proprio Mps. Che aveva lanciato "Consumer-Lab", "Bancascuola", il "Laboratorio prodotti", per «raccogliere spunti dall' ottica consumer su nuovi prodotti della Capogruppo» e perfino iniziative «attraverso internet e i social network (Facebook, Twitter, YouTube), con l' utilizzo anche di supporti video, per promuovere l' educazione finanziaria». Stessa cosa vorrebbe fare Bankitalia, e sarebbe opportuno fermarli fino a che siamo in tempo.

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Resti in via Nazionale un buon ufficio studi a collaborare con le altre istituzioni, e si metta al sicuro il discreto patrimonio artistico conservato in palazzo Koch con le belle collezioni dell' Otto-Novecento, dalle sculture di Umberto Mastroianni, Giò Pomodoro e Pietro Consagra ai dipinti di Francesco Hayez, Giorgio Morandi, Filippo De Pisis, Giorgio De Chirico, Giacomo Balla, Giovanni Fattori, Alberto Burri e tanti altri...

 

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