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BENVENUTI NELLA 'SHARING ECONOMY': TUTTO SI AFFITTA, NULLA SI COMPRA - UBER, AIRBNB, E I LORO FRATELLI SONO APP PERFETTE CHE UNISCONO NECESSITÀ E MERCATO. MA SI "DIMENTICANO" I DIRITTI DEI LAVORATORI E DI VERSARE AL FISCO QUANTO DOVUTO

Francesco Guerrera per “la Stampa

 

CAR SHARING 
CAR SHARING

Ecco un piccolo spaccato della mia vita: mi faccio spesso dare passaggi in macchina da sconosciuti, passo notti in appartamenti di persone che non ho mai visto e lascio i fornelli di casa a cuochi che ho trovato su internet. Benvenuti nella «sharing economy»: l’economia del consumo condiviso dove si compra poco e si affitta tutto, dai taxi ai gioielli, dalla musica alle biciclette, dagli elettricisti alle vacanze.

 

Basta avere un telefonino col Gps, la voglia di risparmiare e un po’ di coraggio, et voilà, arriva il taxi di Uber, l’appartamento di Airbnb e gli chef di Kitchensurfing.

 

In America, non si parla d’altro. Anzi, visto che ormai di persona ci si parla poco, non si twitta, instagramma e facebooka d’altro. La sharing economy, dicono i fautori, creerà un nuovo sistema di consumo e milioni di posti di lavoro flessibili, ben pagati e più appetibili dei «McJobs», i modesti impieghi nei fast food tradizionalmente riservati alle classi basse.

Secondo i contabili di PwC, i soldi spesi in questa nuova forma di consumo collettivo potrebbero crescere da circa 15 miliardi di dollari oggi a 335 miliardi nel 2025.

uberpop uberpop

 

Wall Street e Silicon Valley sono in brodo di giuggiole e stanno inondando imprenditori e società con soldi, consigli e promesse. Uber, l’application dei taxi che è il simbolo di questa rivoluzione economica, è valutata a circa 50 miliardi di dollari, quasi come la Ford e la General Motors. Anche se non ha un cent di utili e i governi di mezzo mondo la odiano, soprattutto in Europa.

uber popuber pop

 

Le banche d’affari stanno già cercando di convincere Uber, che ha solo cinque anni di età, a quotarsi in Borsa, dicendo che potrebbe diventare più grande di Facebook, il gigante del social network. E Silicon Valley pullula di banchieri in cerca dei nuovi «unicorni», società giovani che hanno valutazioni di più di un miliardo di dollari.

 

Numeri come questi sono assurdi e sintomatici più dell’ingordigia degli investitori che di realtà economiche. Quando l’entusiasmo dei signori del denaro coincide con i soldi a poco prezzo pompati dalle banche centrali, il risultato è una bolla speculativa che prima o poi scoppierà.

 

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Ma la sharing economy sopravviverà agli alti e bassi dei mercati perché è sia il catalizzatore sia il prodotto di un cambiamento profondo nello stile di vita di milioni di persone. Stiamo passando da un’economia della proprietà a un’economia dell’affitto.

 

Negli Usa, il momento-chiave è stata la durissima recessione causata dalla crisi finanziaria del 2008-2009. Negli anni successivi, l’economia si è ripresa ma milioni di persone hanno imparato le lezioni della crisi, scomunicando il credo del consumismo e dell’accumulazione dei beni. Gli ultimi sondaggi dicono che solo la metà degli americani è d’accordo con la frase: «possedere cose è un ottimo modo per dimostrate il mio status sociale». Quattro anni fa, la percentuale era il 66%.

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Le nuove generazioni stanno accelerando questo processo. I ragazzi di oggi sono figli di internet, imboccati da Apple, Amazon e Google fin dalla nascita. Vanno online per fare di tutto, non hanno paura dell’ignoto e non si preoccupano più di tanto della privacy. Per loro, la velocità, il basso costo e la comodità della sharing economy sono una realtà scontata. Anzi, le aziende che non offrono questi vantaggi sono condannate a un lento ma inesorabile declino.

 

airbnb airbnb

E non si può dire che una società come Airbnb che ha circa 425.000 «ospiti» a notte, sia un fuoco di paglia. I 155 milioni di persone che usano questo servizio ogni anno sono il 20% in più di una catena internazionale e blasonata come la Hilton.

 

Statistiche come queste vanno rispettate e analizzate. A livello prettamente economico, le varie Uber e Airbnb sono piattaforme digitali che mettono in collegamento diretto domanda e offerta. È il Santo Graal degli economisti: un metodo efficiente e veloce per connettere chi vuole comprare e chi vuole vendere. Il prezzo dei servizi si adatta alla domanda in maniera quasi istantanea e il mercato funziona da sé in maniera lineare e orizzontale, senza bisogno d’intermediari.

tripadvisortripadvisor

 

Ma c’è anche un livello emotivo. Com’è possibile che, al giorno d’oggi, con tutti i pericoli di cui leggiamo ogni giorno, milioni di persone si affidino a gente che non conoscono? La risposta è che la sharing economy è basata su un concetto non finanziario ma psicologico: la fiducia. Fiducia non indiscriminata ma basata sulle raccomandazioni di altri.

 

In inglese, lo chiamano peer-to-peer, da pari a pari. Se gente simile a me ha provato questo tassista, o questo appartamento e persino questo cuoco ed ha avuto un’esperienza positiva, sono pronto a provarlo anch’io. Internet è indispensabile perché permette a milioni di persone di comunicare le proprie opinioni quando e come vogliono. Basta pensare a come Tripadvisor abbia rivoluzionato l’industria delle vacanze, togliendo la parola agli «esperti» e dando voce ai comuni mortali.

tripadvisortripadvisor

 

Ciò che ancora non sappiamo è se la sharing economy sarà produttiva o cannibale. Se i miliardi di dollari guadagnati da Airbnb e compagnia si aggiungeranno al resto delle attività produttive o saranno semplicemente «rubati» ad aziende tradizionali.

 

L’altro quesito è se le manovalanze di queste nuove industrie riusciranno a vivere meglio delle classi lavoratrici che le hanno precedute. Non è chiaro, per esempio, se la proliferazione di società come Uber esacerbi le sperequazioni sociali, dividendo la popolazione tra chi il taxi lo prende e chi il taxi lo guida. I primi dati sono incoraggianti: i salari sembrano più alti di quelli dei McJobs tradizionali e la flessibilità di lavorare da casa o con orari non fissi aiuta persone che spesso non si possono permettere sistemi di supporto come le baby sitter.

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Per ora, la sharing economy continua la sua marcia inarrestabile nel labirinto delle nostre vite. Come i taxi di Uber.

 

Francesco Guerrera è il caporedattore finanziario del Wall Street Journal a New York

francesco.guerrera@wsj.come su Twitter @guerreraf72

 

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