miuccia prada

BORSETTATE PER PRADA – IL 'FINANCIAL TIMES' FA IL PELO E CONTROPELO AL MARCHIO: “MANCA DI ABILITA’ COMMERCIALE” – I CONTI DELUDONO: COSTI SALITI DAL 46 AL 63% E LA CAPITALIZZAZIONE DI BORSA E’ SCESA DA 23 A 7,5 MILIARDI - IL SUCCESSO DI GUCCI, CHE E' RIUSCITO AD ACCALAPPIARE I MILLENNIAL CON ALESSANDRO MICHELE

 

Andrea Giacobino per www.andreagiacobino.com

 

FINANCIAL TIMESFINANCIAL TIMES

Miuccia Prada presa a borsettate. Lo fa oggi la prestigiosa “Lex Column” del “Financial Times” che dopo i deludenti risultati semestrali presentati venerdì scorso, bacchetta severamente l’azienda italiana quotata a Hong Kong. L’accusa è di mancare di “abilità commerciale” perché il problema della griffe non è certamente quello della qualità del design.

 

Il FT ricorda ancora che le vendite restano deboli: “They grew only in Greater China, the company’s single biggest market”. E ancora: cinque anni fa i costi operativi erano pari al 46% dei ricavi, oggi sono saliti al 63%. Prada vuole ora chiudere alcuni negozi tradizionali e puntare di più sul canale digitale indirizzandovi due quinti degli investimenti in marketing perché le vendite sul web raggiungano almeno il 5% del totale.

miuccia prada patrizio bertellimiuccia prada patrizio bertelli

 

Ma il quotidiano finanziario segnala che la media del mercato è il 7%, il 10% per i top brands. “Prada has also made mistakes in its two staples, shoes and handbags”: le linee dei due prodotti, scarpe e borse, hanno infatti registrato un calo di vendite solo parzialmente compensato dal settore abiti.

 

In conclusione: “The company needs to sharpen its commercial focus if it to catch what remains of the rebound in luxury”. Ma il bilancio di oltre quattro anni di quotazione è disastroso: dalla capitalizzazione iniziale di 23 miliardi di euro siamo crollati a 7,5 miliardi.

 

 

IL DIAVOLO INVESTE PRADA

Daniela Mastromattei per “Libero quotidiano

 

katy perry in velluto di pradakaty perry in velluto di prada

Mentre la duchessa di Cambridge Kate Middleton abbandona Zara per vestire Prada (fotografata subito dopo l' annuncio della terza gravidanza, accanto al suo principe William, con un abito a fiori della collezione autunno-inverno 2017), il marchio di Miuccia perde colpi. Chissà se la testimonial reale riuscirà a far risalire le quotazioni della griffe? Staremo a vedere.

 

Ieri è stata una giornata negativa per il titolo Prada: sulla piazza di Hong Kong infatti ha registrato un tonfo a due cifre (-14%) dopo la diffusione di una semestrale deludente. Il gruppo cui fanno capo i marchi Prada, Miu Miu, Church' s e Car Shoe ha chiuso i primi sei mesi dell' anno con un utile in calo del 18% a 115,7 milioni e ricavi in flessione del 5,5% (1,44 miliardi). Le poche notizie positive arrivano dall' Estremo Oriente (Asia-Pacifico). In particolare nella Greater China (Cina, Macao Hong Kong) dove le vendite sono cresciute del 5,2%. Male altrove: America (-3,7%), Europa (-7,7%), Giappone (-14,2%), Medio Oriente (-11,7%) dove il turismo è crollato a causa del terrorismo.

 

Qualche errore è stato fatto, forse nell' essere partiti in ritardo sul digitale. La società, guidata da Patrizio Bertelli e Miuccia Prada, ritiene che il piano strategico, nel quale la ristrutturazione del retail network e digitale avranno un ruolo maggiore, determinerà un ritorno alla crescita di ricavi e margini, anche se i risultati attesi potrebbero richiedere più tempo del previsto.

PradaPrada

 

«Siamo fiduciosi che le azioni impostate siano la giusta risposta per tornare a far crescere stabilmente ricavi e margini, seppur coscienti che stanno richiedendo tempi più lunghi del previsto per produrre gli effetti desiderati. La nostra situazione patrimoniale e finanziaria resta solida e ci consente di focalizzarci sulla creazione di valore per gli azionisti su un ampio orizzonte temporale», ha concluso il numero uno della griffe.

 

Ma forse la diminuzione delle vendite è conseguenza di altri errori strategici. Prada ha cercato di emulare marchi come Hermés e Chanel alzando in modo eccessivo i prezzi delle borse, senza considerare che i concorrenti vendono altri oggetti meno costosi, come spiega su Business of Fashion, Luca Solca, analista di Exane Bnp Paribas. Nei negozi e nell' e-commerce di Prada ci sono decine di modelli di borse, alcune possono costare anche più di settemila euro (cifra spropositata) ma c' è pochissima scelta per la piccola pelletteria.

 

PRADA A MOLLO PRADA A MOLLO

Le recenti strategie dell' azienda, tra l' altro, vanno contro la natura del marchio, che in passato aveva riscosso molto successo con lo zainetto in nylon (must degli anni Ottanta) venduto a prezzo più accessibile tra i marchi europei di lusso. C' è da dire che nel settore delle borse di prezzo medio la concorrenza è cresciuta, dopo l' ingresso sul mercato di Michael kors, Tory Burch, Longshamp.

 

Senza contare, come scriveva già un anno fa l' Economist, anche il gusto dei ricchi cinesi si sta spostando altrove. Forse verso Gucci, marchio ammiraglio di Kering, holding multinazionale francese guidata da Francois Henri Pinault. Che a differenza di Prada è riuscito a intercettare i gusti di giovani e giovanissimi di tutto il mondo: i Millennials (i nati tra il 1980 e il 1999) e la Generazione Z (i nati dopo il 1999). Quelli che Gentleman ha ribattezzato i MillennialZ.

ALESSANDRO MICHELEALESSANDRO MICHELE

 

Sono la generazione dei sempre connessi on line, aperti al cambiamento; individualisti e attenti allo stile personale. È tra loro che si trovano i big spender. Che ci piaccia o no, il destino dei colossi fashion è nelle loro mani. A loro stilisti e manager svegli dedicano molta attenzione.

 

Gucci in prima linea, ecco perché sta vivendo un periodo d' oro (quasi 4,4 miliardi di euro di fatturato con un incremento dei ricavi del 51%) ed è pronto ad assumere 900 giovani artigiani entro il 2018. Lo stilista Alessandro Michele, classe 1972, al timone della griffe dal 2015, è riuscito a conquistare i MillenialZ con i suoi accostamenti arditi, fuori dagli schemi: l' ultima collezione era un mix di stampe tappezzeria, fantasie cinesi, pezzi di stoffe e di quadri, amuleti, ventagli orientali, antiche valigie e patchwork.

 

Mentre Miuccia Prada restava ancorata a un' eleganza lineare, squadrata, minimal con qualche guizzo creativo qua e là, Gucci rivoluzionava il guardaroba e stravolgeva le collezioni. Risultato: gli abiti dell' uomo e della donna si intrecciano, si mischiano, si confondono. Michele, se non fosse per la sua aria sognante e apparentemente trasandata, barba incolta, t-shirt scolorita e jeans con risvolto, sembrerebbe un Mark Zuckerberg della moda.

michele alessandro davide remichele alessandro davide re

 

Che vuole cambiare il mondo partendo dai vestiti. Un cambiamento che strizza l' occhio al gender-neutral, caro alle nuove generazioni di big spender. Fin dalla prima sfilata, la scelta dei modelli è stata fondamentale: non si capiva la differenza tra maschi e femmine. Il guccismo ha decretato la fine della distinzione tra i sessi. E ai MillennialZ piace così, sono loro in fondo a rappresentare più del 50 per cento del business di Gucci. «Abbiamo clienti di ogni tipo. Siamo tutti liberi di fare quello che vogliamo», commentava Michele al Washington Post mentre mandava in passerella il mocassino senza tallone foderato di pelo.

 

 

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