1. SE SARÀ ABBANDONATO IL MITO DI FIUMICINO COME HUB INTERNAZIONALE, ALLORA SARMI POTREBBE VEDERE DIETRO LA TOUR EIFFEL UNO SPIRAGLIO DI LUCE. IN CASO CONTRARIO C’È GIÀ CHI È PRONTO A RILANCIARE IL PIANO SUL POLO DEI TRASPORTI CHE MAURO MORETTI HA PREPARATO DA UN ANNO (CON L’OK DEI DUE MASSIMO: D’ALEMA E MUCCHETTI) 2. PARE CHE SQUINZI SIA ALLA RICERCA DI SOCI PER IL GIORNALE DI CONFINDUSTRIA “SOLE 24 ORE”. IMPRENDITORI PRIVATI, COME DE BENEDETTI E CALTAGIRONE. IN PISTA BORGHESI 3. IL MINISTRO DELLA DIFESA MARIO MAURO SI È SVEGLIATO DAL SUO TORPORE E IERI HA FINALMENTE ANNUNCIATO CHE È SCATTATA L’OPERAZIONE “MARE NOSTRUM”. SE LO AVESSE FATTO DUE SETTIMANE PRIMA AVREBBE EVITATO LA MORTE DI ALTRE DECINE DI PROFUGHI

1. C'È CHI È PRONTO A RILANCIARE IL PIANO SUL POLO DEI TRASPORTI CHE MAURO MORETTI HA PREPARATO DA UN ANNO
Non sarà facile la missione che Massimo Sarmi farà oggi a Parigi nel quartier generale di AirFrance-Klm dove lo aspettano per capire meglio il suo piano di salvataggio dell'Alitalia.

A partire da ieri pomeriggio alle 14 e fino a tarda notte il presidente francese Alexandre de Juniac e i suoi principali collaboratori hanno seguito in teleconferenza i lavori dell'Assemblea che si è svolta a Fiumicino per deliberare l'aumento di capitale di 300 milioni di euro.

E stamane appena arrivati nei loro uffici hanno visto il comunicato stampa dell'Alitalia in cui si legge testualmente che "i consiglieri di Alitalia, in previsione del possibile mutamento degli assetti proprietari conseguente alla realizzazione dell'operazione di aumento di capitale, hanno manifestato l'intenzione di rassegnare le loro irrevocabili dimissioni dalla carica a partire dalla data dell'Assemblea che sarà convocata subito dopo l'esecuzione dell'aumento di capitale".

A questo punto i francesi non hanno più alcuna ragione di discutere con Roberto Colaninno e Gabriele Del Torchio, il manager della Ducati che per sua disgrazia è rimasto incastrato in un'azienda tecnicamente fallita. E non vogliono nemmeno perdere tempo con i soci che nell'interminabile assemblea hanno cercato di difendere i loro interessi, a partire dallo sgomitante Salvatore Mancuso di Equinox che ride sempre e sbeffeggia i giornalisti con battute in dialetto.

Ai loro occhi anche il socio Benetton, che pure apprezzano per le dimensioni industriali del suo gruppo, non è un interlocutore privilegiato. Sanno bene che il Gruppo di Ponzano Veneto, titolare di una quota importante in Alitalia, è interessato soprattutto al futuro di Fiumicino, dove hanno i piedi dentro la società Aeroporti di Roma e pensano di investire in una nuova pista.

Anche nei confronti di questo socio la risposta dei francesi è pronta perché bastera' loro ricordare che l'aeroporto di Heathrow, dove il traffico è di gran lunga superiore a quello dell'aeroporto romano, ha una pista in meno rispetto a Fiumicino.

Il povero Sarmi dovrà faticare parecchio per spiegare come i 75 milioni di Poste Italiane potranno servire a colmare il buco del capitale quando gli altri capitani coraggiosi avranno tagliato la corda. Lo sforzo più grosso che AirFrance-Klm compiranno oggi sarà di spiegare a Sarmi un passaggio tecnico che finora è stato evocato in nome della grandeur italiana.

Secondo i francesi la difesa di Fiumicino come hub di prima grandezza non ha più alcun senso e, senza il coraggio di dire che in un mercato globale questa idea centralistica è quasi "sovietica", spiegheranno che a loro avviso il trasporto aereo funziona meglio seguendo la strategia che viene definita dai tecnici del settore "network point to point", la stessa che ha consentito alle compagnie low cost di mettere con il culo per terra le grandi compagnie aeree. Per rafforzare la loro tesi, che considera Parigi, Amsterdam e Francoforte hub primari e Fiumicino lo scalo di una compagnia nettamente ridimensionata sul traffico locale, spazzeranno via anche le voci un po' frettolose sui guai di AirFrance.

I top manager parigini sono pronti a dimostrare che nel primo semestre l'utile netto di AirFrance è migliorato di 483 milioni, e i ricavi sono aumentati dell'1,3%. Questo è frutto della politica lacrime e sangue che la Compagnia francese ha fatto sui dipendenti e vuole ripetere come modello anche in Italia nella logica di un nuovo piano industriale.

A questo punto sarebbe davvero interessante sentire le risposte di Massimo Sarmi, il manager dalle orecchie generose che dal 2002 ha conosciuto alle Poste le resistenze dei sindacati già sul piede di guerra anche per gli eventuali tagli nella Compagnia di bandiera dove, secondo un articolo dettagliato di "Repubblica", si prevede di tagliare tra 5 e 7mila posti di lavoro (indotto compreso).

Se questo avverrà e se sarà abbandonato il mito di Fiumicino come hub internazionale, allora Sarmi potrebbe vedere dietro la Tour Eiffel uno spiraglio di luce. In caso contrario c'è già chi è pronto a rilanciare il piano sul polo dei trasporti che Mauro Moretti ha preparato da un anno con Barbara Morgante, la donna responsabile delle strategie in Ferrovie.

Non a caso Massimo D'Alema in un'intervista al "Sole 24 Ore" spezza una lancia in favore di Moretti. E dalle colonne del quotidiano "Il Manifesto" gli fa eco il giornalista ex-guru del "Corriere della Sera" Massimo Mucchetti che considera l'intervento di Fs in Alitalia "un'innovazione coraggiosa", mentre quello delle Poste "pare onestamente temerario".

Nei 30 giorni che ci vorranno per capire se i patrioti italiani si butteranno dall'aereo senza il paracadute delle banche, si parlerà molto di piani industriali e di politica dei trasporti. Forse è bene ricordare che su quest'ultimo tema l'ultimo sforzo fu prodotto tra il '90 e il '97 da Lorenzo Necci e dal ministro dell'epoca Signorile. Entrambi sponsorizzarono Moretti che saccheggiò le idee del "magnifico Lorenzo" e fu aiutato nella sua carriera dal politico socialista.

Stiamo parlando di tempi lontani e di scenari che sono nel frattempo cambiati profondamente. Adesso si tratta di capire se dalla mente del povero Sarmi e del ministro Lupi, che continua a ignorare il peso e le obiezioni delle lobby di Bruxelles, si potrà recuperare il terreno perduto.

Altrimenti potrà accadere che a Natale i fornitori non pagati, i dipendenti incazzati e i passeggeri disperati bloccheranno gli aerei sui quali vola il fallimento dei patrioti.

2. PARE CHE SQUINZI SIA ALLA RICERCA DI SOCI PER IL GIORNALE DI CONFINDUSTRIA "SOLE 24 ORE"
Giorgio Squinzi è abbastanza soddisfatto per la riforma di Confindustria che la Giunta dell'Associazione ha approvato giovedì scorso.

A dire il vero non fa salti di gioia perché nel corso del dibattito sul nuovo modello presentato da Carlo Pesenti, è emersa con una certa prepotenza la volontà da parte di Assolombarda di mettere un cappello pesante sul suo operato.

La riforma prevede tra l'altro l'abolizione del Consiglio Direttivo che sarà sostituito da un Consiglio di Presidenza composto da 10 membri. La novità non è soltanto semantica, ma nasconde la tentazione di svuotare la presidenza e il braccio del direttivo introducendo (questa era l'intenzione di Assolombarda) un organismo privo di poteri.

A Squinzi la manovretta non è piaciuta, ma ha dovuto digerirla ricordando che nella sua elezione al vertice di viale dell'Astronomia, i voti di Assolombarda sono stati determinanti. Venerdì prossimo spiegherà la riforma ai Giovani di Confindustria che terranno il loro tradizionale convegno al Terminal Stazione Marittima di Napoli invece che a Capri.

Il presidente Jacopo Morelli ha voluto dare all'incontro il titolo "Diamoci un taglio", che suona appropriato non solo per spazzar via le polemiche sotterranee tra Squinzi e Assolombarda, ma anche per discutere con Carletto De Benedetti, Andrea Guerra di Luxottica e Fedele Confalonieri, un progetto di ripresa dell'economia che serva per il futuro.

Dopo il weekend Squinzi tornerà a Roma dove l'aspetta un altro appuntamento organizzato questa volta da Stefano Parisi, il manager romano che ha convocato nell'Auditorium della Tecnica di viale Tupini un'infinità di ministri, Enrico Letta e imprenditori per il "II Digital Agenda Annual Forum". A questa iniziativa Parisi tiene moltissimo perché da tempo si sbatte come presidente di Confindustria Digitale per avere il primato sul terreno dell'information technology, un tema che Squinzi conosce di gran lunga meno delle riserve che giocano nella sua squadra Sassuolo.

Tra l'altro ,gli sgomitamenti di Parisi rischiano di entrare in rotta di collisione con il ruolo di Massimo Sarmi che a marzo è stato nominato proprio in Confindustria presidente del Comitato Ict. Sul ruolo che il manager delle Poste sta giocando in questo momento in Alitalia Squinzi si è tenuto molto morbido e ha semplicemente detto che il cerotto delle Poste lo lascia perplesso.

In realtà il presidente di Confindustria non ha la testa per queste kermesse di giovani e di imprenditori che sgambettano e si contrastano per avere visibilità. A quanto si dice i problemi che più l'angosciano in questo momento sono le gravi difficoltà finanziarie in cui si trova il giornale di Confindustria "Sole 24 Ore". Per trovare una soluzione pare che il patron di Mapei si sia rivolto anche a imprenditori privati, da De Benedetti a Caltagirone. A Caltariccone sarebbe stato proposto di intervenire con un aumento di capitale.

L'operazione - dicono nei corridoi di Confindustria - è stata affidata ad Arnaldo Borghesi, amministratore di Mittel, la finanziaria di riferimento del presidente di Intesa, Abramo-Bazoli. Intorno a questo progetto pare che stia lavorando come consulente editoriale l'ex-direttore del "Sole" ed ex-direttore generale della Rai, Gianni Locatelli.

3. MARIO MAURO SI È SVEGLIATO DAL SUO TORPORE E IERI HA FINALMENTE ANNUNCIATO CHE È SCATTATA L'OPERAZIONE "MARE NOSTRUM". SE LO AVESSE FATTO DUE SETTIMANE PRIMA AVREBBE EVITATO LA MORTE DI ALTRE DECINE DI PROFUGHI
Avviso ai naviganti: "Si avvisano i signori naviganti che a distanza di 12 giorni dalla tragedia di Lampedusa nella quale 518 profughi sono colati a picco, il ministro della Difesa Mario Mauro si è svegliato dal suo torpore.

Ieri ha finalmente annunciato che è scattata l'operazione "Mare Nostrum", nella quale la Marina utilizzerà, oltre ai droni, pattugliatori, fregate e la nave anfibia San Marco. Presentando la sua "scelta civica" il politico di San Giovanni Rotondo ha spiegato che "l'Italia quando non scarica il barile a nessuno si assume ancor più le sue responsabilità".
Se lo avesse fatto due settimane prima avrebbe evitato la morte di altre decine di profughi".

 

GIANNA FREGONARA ENRICO LETTA MAURO MORETTI AL MATRIMONIO DI PAOLA DE MICHELI MASSIMO DALEMA MASSIMO SARMI GABRIELE DEL TORCHIOde juniacANDREA RAGNETTI E ROBERTO COLANINNOMassimo Mucchetti SQUINZI CECCHERINI GALATERI DI GENOLA A BAGNAIA Francesco Gaetano Caltagirone Francesco Gaetano Caltagirone CARLO DE BENEDETTI DA FABIO FAZIOBERLUSCONI CARLO DE BENEDETTIMons Leuzzi e Ministro Mario Mauro Mario Mauro e Maurizio Lupi lampedusa extra

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