ilva taranto giuseppe conte silvio berlusconi carlo calenda

COME HA FATTO L'ITALIA A AFFOSSARE LA PIÙ GRANDE ACCIAIERIA D’EUROPA? – TUTTE LE TAPPE DEL PASTICCIO DELL'ILVA, FINO ALLA ROTTURA TRA GOVERNO E ARCELORMITTAL – DOPO LA PRIVATIZZAZIONE DEL 2005, CON IL “REGALO” DI BERLUSCONI ALL’AMICO EMILIO RIVA, C'È STATA LA “FANTOZZIANA” GARA DEL 2017, CON CALENDA MINISTRO, NEL QUALE LO STATO È RIUSCITO A PERDERE UN BANDO ORGANIZZATO DA LUI STESSO – LE MAGAGNE DELL'ACCORDO SIGLATO DAL GOVERNO CONTE CON GLI INDIANI DI ARCELOR MITTAL…

1 – LA GARA E GLI ACCORDI, CO M’È NATO DAVVERO IL DISASTRO DI TARANTO

Estratto dell’articolo di Carlo Di Foggia per “il Fatto quotidiano”

 

ILVA DI TARANTO

Se, come si dice in Toscana, la colpa morì fanciulla perché nessuno la volle, quella sul disastro dell’ilva ognuno la dà agli altri. Ieri in Senato il ministro delle Imprese Adolfo Urso l’ha distribuita tra Arcelor Mittal, colpevole di non aver “mantenuto nulla di quello che era programmato, in spregio agli accordi sottoscritti con lo Stato”; Carlo Calenda, che nel 2017 gestì la gara che ha assegnato il siderurgico tarantino al colosso franco-indiano, ma soprattutto il governo Conte-2 per i patti “leonini”, “scellerati” e “fortemente sbilanciati” firmati con Mittal nel 2020 che oggi a suo dire legano le mani al governo. “Vengano subito resi noti”, ha tuonato Calenda.

 

EMILIO RIVA 5

Toccherà agli storici spiegare come l’italia abbia perso la più grande acciaieria d’europa senza prendere una decisione definitiva in 12 anni, da quando la Procura di Taranto sequestrò gli impianti per il disastro ambientale perpetuato dai Riva dando vita a una girandola di decreti “salva Ilva”. Ma se la privatizzazione oscena del 2005, un regalo di Berlusconi all’amico Emilio Riva, ha posto le basi per la vicenda giudiziaria, è la fantozziana gara del 2017 all’origine del colpo di grazia a cui si assiste oggi anche grazie al dilettantismo di Meloni e soci.

 

carlo calenda foto di bacco

Nel 2017 il governo Gentiloni, Calenda ministro, ha messo in vendita Ilva al miglior offerente, come se non fosse un impianto da 20 mila dipendenti e una città a pagarne il tributo di vite. E si capisce perché. Lo Stato riesce nell’impresa di perdere una gara indetta dallo Stato, partecipando, tramite Cassa depositi e prestiti, alla cordata “Acciaitalia” con gli indiani di Jindal, Delfin (la cassaforte di Leonardo Del Vecchio) e l’acciaierie Arvedi contro quella composta da Arcelormittal col gruppo Marcegaglia (“Am Investco”).

 

Il piano industriale-ambientale di Mittal viene stroncato dagli stessi tecnici di Calenda (“Conteneva errori da matita blu”, ricorda chi allora seguì il dossier) che promuovono quello di Acciaitalia, che però offre di meno. Calenda decide che non c’è spazio per accettare i rilanci avanzati da Delfin e Jindal, trincerandosi dietro il rischio di contenziosi, e affida Ilva a Mittal.

 

lakshmi narayan mittal 5

Due anni dopo l’autorità anticorruzione lo smentirà clamorosamente, accertando che la gestione di quella gara (che gara non era) è stata irregolare e i rilanci non solo erano possibili ma auspicabili. Basta un dato su tutti: l’ad della cordata pubblica, Lucia Morselli, dopo aver accusato di opacità tutta la procedura, nel 2019 viene ingaggiata dai rivali di Mittal per fare la guerra allo Stato.

 

Quella vendita è soprattutto un disastro strategico: Calenda consegna Ilva a un concorrente diretto in un momento di sovracapacità produttiva. Tradotto: Taranto sarebbe diventata un cuscinetto produttivo da fermare nel caso, certo non per investirci. Lo sapevano tutti. “Secondo i più, Mittal aveva fatto quell’investimento non per rilanciare l’impianto, ma per evitare che potesse rappresentare una concorrenza dall’italia in Europa”, ha detto Urso. È andata proprio così.

 

LUCIA MORSELLI

La decisione parlamentare di eliminare lo scudo penale per i vertici (non previsto nel contratto del 2017, né posto come condizione essenziale dal colosso, che pensava sarebbe scaduto a marzo 2019, peraltro oggi ripristinato) ha dato il pretesto a Mittal per scatenare la guerra allo Stato finita con gli accordi di dicembre 2020 e l’ingresso di Invitalia in Acciaierie d’italia.

 

Sotto schiaffo, il governo Conte investe 400 milioni per rilevare il 38% di Adi ed esprimere un presidente senza poteri, mentre l’ad e la maggioranza spettano a Mittal, come ha ricordato Urso omettendo però un dettaglio. Gli accordi prevedevano che la governance si sarebbe invertita a maggio 2022: Invitalia avrebbe espresso l’ad iniettando 680 milioni nel capitale e salendo in maggioranza. L’accordo era però vincolato a una nuova Autorizzazione integrata ambientale e al dissequestro degli impianti, condizioni che non si sono realizzate. […]

 

2 – ILVA, COSÌ CONTE HA SVENDUTO AGLI INDIANI

Estratto dell’articolo di Sofia Fraschini per “il Giornale”

 

GIUSEPPE CONTE CON LAKSHMI MITTAL

Il ministro per il Made in Italy Adolfo Urso svela i contenuti del patto leonino sull'ex Ilva siglato nel 2020 dall'allora governo Conte 2 con il socio privato Arcelor Mittal e tenta di farne carta straccia con «un intervento drastico che segni una svolta netta rispetto alle vicende per nulla esaltanti degli ultimi 10 anni». […]

 

«Siamo in un momento decisivo che richiama tutti al senso di responsabilità. Nessuno degli impegni presi è stato mantenuto dal socio privato in merito all'occupazione e al rilancio industriale. Dobbiamo invertire la rotta cambiando equipaggio dell'ex Ilva di Taranto», ha detto il ministro in Aula garantendo una «ricostruzione l'ex Ilva competitiva sulla tecnologia green su cui già sono impegnate le acciaierie italiane, prime in Europa».

 

ilva taranto 2

Un passaggio preceduto dalla rivelazione di alcuni importanti dettagli del contratto siglato nel 2020 e che ha regolato fino a oggi in modo fortemente sbilanciato i rapporti tra i soci di AdI (ex Ilva): Arcelor Mittal al 62% e Invitalia al 38%.

 

Tutto inizia nel luglio del 2019 quando l'allora ministro per lo Sviluppo economico Luigi Di Maio revoca lo scudo penale, ovvero quella norma che garantiva (ai nuovi soci) la non punibilità per reati compiuti da altri a Taranto (reati di natura ambientale, ndr).

 

STEFANO PATUANELLI GIUSEPPE CONTE ROBERTO GUALTIERI CON LAKSHMI E ADITYA MITTAL

«La decisione sulla rimozione dello scudo penale pose ArcelorMittal in una posizione di forza nei confronti del governo», spiega Urso. «E di fronte alla minaccia di abbandonare il sito e in assenza di alternative, nel marzo 2020 il governo Conte 2, ministro Patuanelli, avvia una nuova trattativa con gli investitori franco-indiani da cui nascerà Acciaierie d'Italia con l'ingresso di Invitalia al 38% e con la sigla di patti parasociali fortemente sbilanciati a favore del soggetto privato. Patti che definire leonini è un eufemismo - precisa Urso Nessuno che abbia cura dell'interesse nazionale avrebbe mai sottoscritto quel tipo di accordo. Nessuno che abbia conoscenze delle dinamiche industriali avrebbe accettato mai quelle condizioni».

 

lakshmi narayan mittal 3

Urso svela come al socio privato fosse riservato il voto decisivo su sette materie su otto e che, secondo gli accordi, anche a maggio 2024 con la prevista salita in maggioranza dello Stato quest'ultimo non potesse nominare un amministratore di propria fiducia o vendere più del 9%. Un'eventuale compravendita poteva essere completata solo con soci esclusivamente finanziari e non appartenenti al settore dell'acciaio. […]

EMILIO RIVA lucia morsellilakshmi narayan mittal

Ultimi Dagoreport

giuseppe del deo andrea pignataro spionaggio dossier

DAGOREPORT - IL MISTERO PIGNATARO S’INGROSSA - LO ZAR DEL GRUPPO ION, COLOSSO GLOBALE NEL SETTORE DEI SOFTWARE, DEI DATI FINANZIARI E DEL FINTECH, HA DATO L’ENNESIMA PROVA DI MANTENERE FEDE ALLA SUA OSSESSIONE PER LA RISERVATEZZA - RULLO DI TAMBURI, FIATO ALLE TROMBE: IL 30 APRILE SCORSO “IL MILIARDARIO OSCURO” HA LIQUIDATO L’EX SPIONE DI STATO, GIUSEPPE DEL DEO, DALLA CARICA DI PRESIDENTE ESECUTIVO DI CERVED SPA, CON UNA LETTERINA INVIATA AI “CLIENTI” (CHE PUBBLICHIAMO) - CERTO, LA SOCIETÀ NON È QUOTATA IN BORSA, COME DEL RESTO TUTTE LE AZIENDE DELL’INTRICATISSIMA RETE GLOBALE DI PIGNATARO, E QUINDI NON HA NESSUN OBBLIGO DI ‘’TRASPARENZA’’ - MA LE POLEMICHE POLITICHE E MEDIATICHE SEGUITE ALLO SBARCO DI DEL DEO ALLA CERVED, IL CUI CORE-BUSINESS È LA RACCOLTA, ELABORAZIONE E DISTRIBUZIONE DI INFORMAZIONI ECONOMICO-FINANZIARIE, UTILIZZATE DA BANCHE, AZIENDE E ISTITUZIONI, BEH, RIENTRAVA PER LO MENO NELLA SFERA DELL’OPPORTUNITÀ DARNE COMUNICAZIONE…

francesco gaetano caltagirone giorgia meloni fabrizio palermo elly schlein roma roberto gualtieri

DAGOREPORT – CALTA QUI, CALTA LÀ! -  DALLE PARTI DI VIA DELLA SCROFA E DI PALAZZO CHIGI CAPITA DI CHIEDERSI: “AHÒ, MA CON 'STO CALTAGIRONE CHE CI ABBIAMO GUADAGNATO? BANCHE? ZERO! ASSICURAZIONI GENERALI? ZERO! CONSENSI? LASCIAMO PERDERE: A PARTE LE PRIME TRE PAGINE DE “IL MESSAGGERO”, TUTTO IL RESTO DEL GIORNALE SUONA LA GRANCASSA PER IL SINDACO DI ROMA, IL PIDDINO ROBERTO GUALTIERI, CHE LASCIA CHE SIA CALTARICCONE, CON IL 5,45% DELLE AZIONI, AD ESPRIMERE LA GUIDA DELLA MUNICIPALIZZATA ACEA (L'AD FABRIZIO PALERMO) - UN FATTO CHE FA ARRICCIARE ANCHE IL NASO AD APRISCATOLE ANCHE DI ELLY SCHLEIN, CUI FA SEGUITO LO SCAZZO ALL'INTERNO DEL PD SULLA REALIZZAZIONE DELL'INCENERITORE ANTI-MONNEZZA DELL'ACEA - I “CONSIGLI” DI GUALTIERI A PALERMO DI USCIRE DAL CDA DI MPS (FATTO) E DA QUELLO DI ASSICURAZIONI GENERALI (LETTERA MORTA) - APPUNTAMENTO ALL'ASSEMBLEA DI ACEA DEL 3 GIUGNO...

andrea martella simone venturini venezia sondaggi

DAGOREPORT - LE PREVISIONI FLOP SU VENEZIA SCOPERCHIANO, PER L'ENNESIMA VOLTA, LA FALLA DEL SISTEMA SONDAGGI – I PICCOLI ISTITUTI CHE HANNO EFFETTUATO RILEVAZIONI LOCALI (I GRANDI COSTANO TROPPO PER ELEZIONI COMUNALI), DAVANO PER VITTORIOSO IL DEMOCRATICO ANDREA MARTELLA, CHE INVECE È STATO SCONFITTO AL PRIMO TURNO DAL DESTRORSO SIMONE VENTURINI – COLPA DEL CAMPIONE TROPPO PICCOLO DI INTERVISTATI, UNITO ALL’ALTA VOLATILITÀ DEL VOTO D'OPINIONE E ALLA GRANDE PERCENTUALE DI INDECISI - PESA MOLTO LA DISTANZA ORMAI SIDERALE TRA POLITICA E TERRITORIO (PRIMA I PARTITI AVEVANO IL “POLSO” DELLA COMUNITÀ GRAZIE ALLE SEZIONI LOCALI E ALLE FESTE A SUON DI SBRACIATE, ORA AL MASSIMO SI ACCONTENTANO DEI LIKE E DI QUALCHE COMMENTO SU INSTAGRAM)

venezia elezioni sindaco simone venturini andrea martella elly schlein

DAGOREPORT - LA TRAGEDIA VENEZIANA È L’ENNESIMA CONFERMA DELL'INADEGUATEZZA (PIETOSO EUFEMISMO) DI ELLY SCHLEIN A GOVERNARE LA POLITICA – LA MINCHIATA, LA PIU' MADORNALE, E' STATA LA SCELTA DEL CANDIDATO ANDREA MARTELLA: A VENEZIA SI DIVIDONO TRA CHI NON LO CONOSCE E CHI NON L’HA MAI VISTO; IN QUANTO SENATORE, STA INFATTI PIÙ A ROMA CHE A MESTRE E DINTORNI – AL RESIDUATO BELLICO DEGLI APPARATI DEL NAZARENO, IL CENTRODESTRA HA OPPOSTO SIMONE VENTURINI: UN ASSESSORE, BRACCIO DESTRO DI BRUGNARO, CHE I VENEZIANI DEI CETI MEDI E BASSI, COSÌ COME LA PARTE PRODUTTIVA, CONOSCONO, E BENE - I CASI VENEZI E BIENNALE NON HANNO SPOSTATO VOTI: SE LA “BACCHETTA NERA” FA GIRARE LE GONDOLE AI 50MILA ABITANTI DI VENEZIA, I RESTANTI 150MILA ELETTORI SONO TRA MARGHERA, MESTRE E FAVERO, NON PROPRIO GENTE CHE VA ALLA FENICE - MENTRE DELLA RUSSIFICAZIONE DEL PADIGLIONE DELLA BIENNALE DA PARTE DI BUTTAFUOCO, AL DI LÀ DELLE ÈLITES, GLI ELETTORI SE NE FOTTONO, AVENDO PROBABILMENTE ALTRI PROBLEMI DA FAR QUADRARE NELLA LORO VITA QUOTIDIANA...

giorgia meloni sergio mattarella

FLASH - GIORGIA MELONI VORREBBE ANTICIPARE AD APRILE IL VOTO PER LE POLITICHE 2027 SGANCIANDOLO DALLE ELEZIONI AMMINISTRATIVE (SI VOTERA' ANCHE PER I SINDACI DI ROMA, MILANO, TORINO, NAPOLI E BOLOGNA): NON VUOLE CHE UN'EVENTUALE ONDA DI CONSENSO PER IL CENTROSINISTRA ALLE COMUNALI NON RICADA ANCHE SULLE POLITICHE - IL QUIRINALE PERO' NON LA PENSA ALLO STESSO MODO: ELEZIONI POLITICHE ANTICIPATE AD APRILE 2027 SOLO SE IN "ELECTION DAY" CON LE AMMINISTRATIVE ALTRIMENTI SI VOTA A OTTOBRE, DOPO LA NATURALE CONCLUSIONE DELLA LEGISLATURA...

silvio berlusconi marina berlusconi letizia moratti

DAGOREPORT - AIUTO! ARIECCO "MESTIZIA" MORATTI, LA LADY MACBETH A MISURA DUOMO, SEMPRE TALMENTE PIENA DI SÉ CHE POTREBBE DIGIUNARE PER TRE MESI - DALL’ALTO DI UNA FORZA PATRIMONIALE BILLIONAIRE, LA 77ENNE VEDOVA DEL PETROLIERE MORATTI È POSSEDUTA DALL’AMBIZIONE, LA PIÙ INDICIBILE: DALLA PRESIDENZA DI FORZA ITALIA ALLA PRESIDENZA DEL QUIRINALE, NON C’È OSTACOLO ALLA SUA BRAMA DI POTERE. E VISTO CHE I DEL DEBBIO E I PORRO SE NE FOTTONO DI INVITARE LA MUMMIA SOTTO DUOMO SPINTO, CE LA RITROVIAMO OSPITE RIVERITA DI LILLI GRUBER - INCALZATA DAI PERFIDI SCANZI E FITTIPALDI, “MESTIZIA” E’ ANDATA IN BAMBOLA MOLLANDO UNA MINCHIATA SUL FASCIO VANNACCI ('SE DOVESSE SPOSARE I NOSTRI VALORI, NESSUNO VUOLE ESCLUDERLO') E COMMETTENDO UN TERRIFICANTE REATO DI LESA MAESTÀ CHE HA FATTO ROVESCIARE OCCHI-NASO-ORECCHIE (E LIFTING) ALLA PRIMOGENITA DI ARCORE: "MARINA BERLUSCONI HA SBAGLIATO! NON DOVEVA CONVOCARE TAJANI NEGLI UFFICI MEDIASET PER ALLONTANARE GASPARRI" - SAPETE COME L’HA PRESA LA SUSCETTIBILE CAVALIERA DI ARCORE? MALE, MALISSIMO! MA COME SI PERMETTE, DOPO CHE LA “FAMIGLIA” L’HA RIPRESA IN FORZA ITALIA, PIÙ ACCIACCATA DI UN PARAURTI, E L'HA RICANDIDATA ALLE EUROPEE? – SI SA, SON COSE CHE SUCCEDONO QUANDO SI HA UN’AMBIZIONE PIÙ RICCA DEL CONTO IN BANCA… - VIDEO