COME SI SCRIVE FORTE DEI MARMI IN CIRILLICO? - FORSE È MEGLIO SE COMINCIAMO A STUDIARE IL RUSSO - OGGI I FIGLI DI PUTIN INVADONO L’ITALIA CON I LORO RUBLI E COMPRANO A TUTTO SPIANO - TRA GENNAIO E MARZO DI QUEST'ANNO SONO ARRIVATI IN ITALIA 207 MILA RUSSI, PER UN GIRO D'AFFARI DI 234 MLN € - SONO MOLTO ATTRATTI DALLA TOSCANA, SPECIALMENTE DA FIRENZE, MA IL LORO QUARTIER GENERALE RESTA FORTE DEI MARMI - E OGGI CHE IL BELPAESE è Più POVERO, ARRIVANO ANCHE I MENO RICCHI…

Mario Lancisi per "l'Espresso"

L'ultima bandiera è stata ammainata in questa estate delle vacanze con lo spread e del caldo torrido: il bagno Forte Beach, in crisi economica, è stato salvato da un imprenditore russo. A Forte dei Marmi, 7.760 abitanti distribuiti in 9 chilometri quadrati, negli ultimi 15 anni i compatrioti di Putin finora avevano acquistato ville, alberghi, ristoranti e terreni, ma non gli stabilimenti balneari, che rappresentano, come spiega il sindaco Umberto Buratti (Pd), «l'identità di Forte». E Franco Giannotti, presidente dei balneari, lancia quasi un proclama di resistenza: «Vogliamo che i bagni restino in mano delle famiglie fortemarmine. I rubli di questi tempi fanno molta gola, ma noi venderemo cara la pelle».

La battaglia del bagnasciuga sarà difficile da vincere. Alla prima avanguardia di oligarchi chiassosi e opulenti, capaci di lasciare sul tavolo 5 mila euro di mancia dopo una strage di bottiglie di Sassicaia abbinate all'aragosta, adesso si sta aggiungendo l'ondata dei nuovi manager, abituati a fare la spola tra Londra e Mosca, discreti ed esigenti. E tutti vengono accolti come i salvatori della stagione.

«Meno male che ci sono loro. Le presenze degli italiani quest'anno sono sensibilmente diminuite. Persino i ricchi proprietari di ville, come Giorgio Armani, hanno affittato ai magnati dell'Est. Ormai sono il 25 per cento dei miei clienti», esclama Sergio Marrai, patron del Tennis club, frequentato tra gli altri da Adriano Galliani, Andrea Bocelli, Paolo Brosio e Sergio Maldini.

Dall'Adriatico al Tirreno è un coro unanime. L'armata del rublo, pingue grazie al tesoro infinito di materie prime, fornisce l'unico ossigeno a un'estate soffocata dalla recessione, ridando fiato a un mercato immobiliare quasi moribondo. Uno studio della Hilton Worldwide, una delle più grandi catene alberghiere mondiali, rivela che tra gennaio e marzo di quest'anno sono arrivati in Italia 207 mila russi, 56 mila in più rispetto allo stesso periodo del 2011, creando un giro d'affari stimato in ben 234 milioni di euro.

Solo l'anticipo di un boom che entro il 2016 potrebbe spingere ben 60 milioni di cittadini dell'ex Urss a scegliere le vacanze all'estero, in cerca di sole, benessere, cucina e cultura. In Toscana negli ultimi due anni ne sono arrivati un terzo in più, mentre a Firenze i soggiorni sono addirittura raddoppiati, dando sollievo alle ferite di albergatori e ristoratori per il crollo di turisti europei e statunitensi.

Perché ormai il tour italiano non è solo un lusso da oligarchi. «Ci sono almeno tre filoni. Quello dei magnati e dei super ricchi che comprano e affittano ville, ma sfuggono all'intermediazione turistica. C'è poi il settore dei manager e professionisti per i quali un viaggio in Toscana fa parte del proprio status symbol. Ma sta emergendo anche un turismo dai grandi numeri. Quello del ceto medio che sta arrivando in Italia con famiglie e figli. Un segmento di mercato, che può compensare la diminuzione di turisti italiani ed europei», spiega Massimo Biagioni, presidente del centro studi turistici della Toscana.

In attesa che la piccola borghesia moscovita o di San Pietroburgo riempia i torpedoni disertati da giapponesi e spagnoli, oggi i più contenti per l'occupazione degli ex comunisti sono i venditori di immobili d'alto valore. «Russi e cinesi sono i più attivi. Dopo Forte dei Marmi sono passati alla conquista di ville, castelli e immobili di pregio in tutta la Toscana e in altre regioni. Io di recente ho venduto un appartamento di lusso in via Tornabuoni, a Firenze, ma anche un castello sul lago Trasimeno e sono in trattative per operazioni importanti in Piemonte, zona di attrazione soprattutto dei giovani russi che studiano in Svizzera», racconta Riccardo Romolini, agente Christie's per la Toscana e l'Umbria.

L'epicentro resta però Forte dei Marmi, dove la testa di ponte venne creata quasi quindici anni fa, grazie ai primi milionari delle privatizzazioni selvagge volute da Eltsin. Una colonia così radicata da avere "russificato" il paese, come denuncia lo scrittore Fabio Genovesi, fortemarmino doc, nel suo ultimo libro, "Morte dei Marmi", edito da Laterza (vedi box).

L'orda ha spazzato via il gotha della storica imprenditoria - i Moratti, i Rizzoli, i Tanzi, gli Orlando, i principi Corsini, i marchesi Ginori, i principi Pacelli e gli Spada, i Visconti - che aveva dominato il lido sin dai tempi di "Vestivamo alla marinara", il romanzo in cui Susanna Agnelli aveva descritto le vacanze di famiglia al Forte. Quel piccolo mondo antico sopravvissuto alle mode e alle guerre non c'è più. Oggi i nuovi padroni si chiamano Roman Abramovich, il miliardario patron del Chelsea, e Oleg Deripaska, a capo di un impero che va dall'alluminio all'aviazione (qualche anno fa si è portato dietro come istruttore di tennis dei figli Evgeny Kafelnikov, ex numero cinque al mondo).

O Andrey Boyko che all'indomani del crollo del Muro aprì il primo yacht club moscovita e ora con il suo Burevestnik Group ha il monopolio nell'importazione di scafi e auto da sogno. O il più discreto Boris Gromov, il generale dell'Armata Rossa che guidò la ritirata dall'Afghanistan e poi è stato governatore della capitale dove ha ancora un ruolo politico di primo piano.

E la cantante lirica Olga Borodina, il basso Ildar Abdrazakov, l'ex sindaco di Mosca Yurij Luzhkov e il petroliere German Khan. Ma accanto ai big ora si fanno spazio le nuove leve del benessere putiniano, ignote alle cronache ma attivissime negli affari, che hanno comprato persino il Principe, hotel 5 stelle con annesso ristorante, gestito un anno fa dallo chef Carlo Cracco.

Nello shopping preferiscono residenze da sette zeri. Come Villa Pietrabissa, zona Roma imperiale, a poca distanza dalla dimora di Moratti (costo 13 milioni). O villa Assetati, acquistata per 10 milioni da Dmitry Bosov, un quarantenne che alla passione per l'hockey unisce quella per i giacimenti siberiani. Più recentemente Alexander Knaster, finanziere russo con cittadinanza americana, ha comprato per 15 milioni una magione di 300 metri quadrati e parco di due ettari.

Per "Forbes", Knaster "vale" un miliardo e 400 milioni di dollari: può permettersi questi regali. Ed è grazie a redditi simili che i boiardi delle vacanze alimentano il via vai di Ferrari, Bentley e Rolls Royce che scorrazzano tra la spiaggia e le cene da Lorenzo e al Bistrot a base di champagne, super Tuscany, caviale e ostriche. Spesso le serate vengono chiuse al Twiga di Briatore. Mentre le signore si dedicano allo shopping illimitato tra via Roma e piazza Garibaldi, da Cavalli, Miu Miu e Dolce& Gabbana, boutique che hanno rimpiazzato le vecchie gelaterie e gli storici fornai.

Ma qualcosa sta cambiando, anche qui: arriva la seconda ondata, meno ricca ma ugualmente vogliosa di mare. «L'immagine di un'Italia sull'orlo del fallimento sta portando al Forte anche russi che hanno meno rubli», spiega Gianna Cesareo, titolare dell'Hotel Imperiale, 5 stelle: «Nel nostro hotel su 46 stanze 40 sono occupate dai russi. Ma mentre prima prendevano solo quelle da 2 mila euro a notte, ora molti si accontentano anche di dormire in quelle da 400 euro».

 

ROMAN ABRAMOVICH putin oleg deripaskaMassimo Morattitwiga9fr34 susanna agnelli

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