SULLA “CRESTA” DEL MONTE - ANTONIO RIZZO, EX BANCHIERE DI DRESDNER BANK, GIÀ NEL 2008 (4 ANNI FA!) RACCONTÒ AI PM IL SISTEMA CON CUI I MANAGER MPS PRENDEVANO MAZZETTE SU OPERAZIONI CHE DANNEGGIAVANO LA LORO BANCA - “SIA IO CHE IL MIO CAPO DENUNCIAMMO LA PRATICA, E RISCHIAMMO IL LICENZIAMENTO. POSSIBILE CHE DOPO LA PERQUISIZIONE, BANKITALIA NON SI SIA MOSSA?” - LA “BANDA DEL 5%”, BALDASSARRI E PONTONE, USAVANO INTERMEDIARI FASULLI PER INTASCARE SOLDI E RIFILARE DERIVATI A MPS…

- ANTONIO RIZZO: "COSÌ HO DENUNCIATO QUEI MANAGER INFEDELI"
Carlo Tecce per il "Fatto quotidiano"

Una sera a cena ti dicono: "Quelli di Mps sono conosciuti a Londra, lo sanno anche i muri che sono la banda del cinque per cento", era una sera del 2007. La conversazione è registrata, la conoscono i magistrati di Milano e anche i colleghi di Siena perché l'indagine è stata trasferita. Chi l'ha ascoltata in presa diretta - e ne ha fatto memoria oltre una denuncia interna - si chiama Antonio Rizzo, in arte Superbonus per i lettori del Fatto, ex funzionario di Dresdner, una banca d'affari tedesca. Quelli di Mps si traducono in Gianluca Baldassarri, ex capo per la finanza del Monte dei Paschi e Matteo Pontone, ex responsabile per le filiali londinesi.

Rizzo, perché "la banda del cinque per cento"?
La definizione non è mia, anzi, per me fu una rivelazione di Michele Cortese, che vendeva i prodotti finanziari di Dresdner e voleva placare i miei sospetti.

Cosa aveva notato?
Qualcosa che davvero non si poteva non notare. Il Monte dei Paschi aveva acquistato da Dresdner un derivato da 120 milioni di euro che ci tornava indietro per la solita ristrutturazione perché questi titoli inficiavano lo stato patrimoniale di Rocca Salimbeni. A un certo punto, venni a sapere che avremmo pagato un'intermediazione a Lutifin, una società svizzera con sede a Lugano: 600mila euro, e non ce n'era bisogno perché quel titolo non aveva strade alternative a Dresdner. Questo mi fa nascere un dubbio enorme.

Che qualcuno in Dresdner voleva steccarsi quei 600mila euro?
Esatto. Però mi dicevano di stare zitto, buono e tranquillo, ma non volevo far parte di questo giro. Il mio superiore Lorenzo Cutolo, persona perbene, spingeva per il riacquisto di questi titoli ristrutturati da Mps Londra e in quell'occasione mi dissero di Lutifin. Anche Cutolo credeva che fosse assurdo pagare un broker per un affare già in tasca e non certo procacciato da terzi: aveva protestato, aggiunse, rischiando anche il licenziamento. Ma l'ordine era uno: tacere.

Non si arrese, e incontrò Cortese.
Io temevo un maneggio interno e invece lui, come se il particolare e il metodo fossero di pubblico dominio, mi disse che Baldassarri e Pontone avevano ricevuto un'indebita commissione attraverso Lutifin. Riporto le parole testuali: "Non ti preoccupare, la cresta non la facciamo noi. Lo sanno tutti che quelli di Mps sono la banda del cinque per cento".

La voce di Cortese rimase impressa sul nastro e poi finì ai magistrati di Milano. Come?
La Procura indagava su Lutifin, su uno strano giro di denaro, e mi convocarono per chiedermi se sapevo di Lutifin: beh, più che conoscere questa società svizzera, avevo raccolto molto di più. Mi ascoltarono il 13 ottobre del 2008. Resa la mia testimonianza, la Procura chiese gli atti a Dresner e fece una perquisizione nella sede di Milano.

Cosa c'entrano i derivati con le creste?
Non mi sembra impossibile steccarsi i soldi con i broker, alcuni ti procurano affari, alcuni - come nel caso di Lutifin con Mps - non servivano a nulla se non a fare un profitto. Nelle transazioni sono stati utilizzati anche broker coreani che c'entrano poco con la finanza europea. Su Bankitalia è Superbonus che parla: trovo difficile credere che la Procura di Milano non abbia trasmesso gli atti a Bankitalia dopo la perquisizione alla sede milanese di Dresdner.


2 - MONTE PASCHI DI SIENA E LA "BANDA DEL 5%"
Gianni Barbacetto per il "Fatto quotidiano"

Il procuratore di Siena Tito Salerno delinea uno scenario inquietante: "La situazione è esplosiva e incandescente". Le indagini su Montepaschi, dunque, stanno arrivando a una svolta. "Stiamo parlando del terzo gruppo bancario italiano", dice. E poi blinda la procura: "Non posso dirvi niente". Ieri è stato sentito, come persona informata sui fatti, Valentino Fanti, ex capo della segreteria di Giuseppe Mussari e segretario del consiglio d'amministrazione di Banca Monte dei Paschi di Siena.

L'hanno interrogato per quasi sette ore i pm Giuseppe Grosso, Antonino Nastasi e Aldo Natalini, con il procuratore Salerno e gli uomini del nucleo valutario della Guardia di finanza di Roma, che conducono le indagini.

Appare finalmente chiaro che l'inchiesta Mps si sta svolgendo su quattro livelli. Il primo riguarda le eventuali irregolarità nell'acquisto di Antonveneta, nel 2007, pagata una decina di miliardi al Santander. Il secondo, l'aumento di capitale per ben 1 miliardo che Mps ha dovuto realizzare per poter fare l'acquisto: sottoscritto da Jp-Morgan, l'aumento di capitale è stato in realtà garantito e supportato dalla stessa Mps, attraverso l'operazione Fresh. Il terzo livello è quello delle operazioni con derivati realizzate per abbellire i bilanci e nascondere i buchi (Alexandria), o per cercare, invano, di rilanciare dopo operazioni sfortunate (Santorini, Nota italiana).

Il quarto, infine, riguarda le "creste" che, secondo l'ipotesi d'accusa, i dirigenti Mps avrebbero fatto grazie alla sponda di intermediari, come Lutifin ed Enigma.
Un ex funzionario di Dresdner Bank, Antonio Rizzo, nell'ambito dell'inchiesta sulla finanziaria svizzera Lutifin ha raccontato ai pm milanesi, prima che l'inchiesta passasse a Siena, che Gianluca Baldassarri, capo della finanza Mps, e Matteo Pontone, responsabile di Mps Londra, erano conosciuti come "la banda del 5 per cento: perché su ogni operazione prendevano tale percentuale".

Rizzo racconta di un incontro avvenuto nel 2007 tra lui, il suo superiore Lorenzo Cutolo e Massimilano Pero, che in Dresdner vendeva prodotti strutturati. "In quella occasione, si venne a sapere che Dresdner per l'operazione avrebbe pagato una somma di intermediazione a tale Lutifin. Cutolo rimase sorpreso e disse che era assurdo pagare un'intermediazione per un affare che Dresdner poteva fare tranquillamente da sola". Rizzo spiega poi di avere saputo che il pagamento a Lutifin era stato autorizzato dal suo superiore, Stefan Guetter.

"Cutolo mi disse che lui aveva provato a fare qualcosa, ma che aveva rischiato il licenziamento". Rizzo aggiunge di avere esposto nel marzo 2008 quanto accaduto all'organismo di controllo di Dresdner. "Cortese sostanzialmente mi ha detto che a suo avviso - ma il fatto sembrava notorio - Pontone e Baldassarre avevano percepito un'indebita commissione dell'operazione per il tramite di Lutifin. Mi disse anche che i due erano conosciuti come la banda del 5 per cento".

L'operazione raccontata da Rizzo è quella realizzata tra Mps e Dresdner su un derivato da 120 milioni di euro, con Lutifin come intermediario. "Scopo dell'operazione", scrivono gli investigatori del Nucleo di polizia tributaria di Milano, "era quello di far ristrutturare il pacchetto a Mps, che si è occupata di sostituire i titoli in sofferenza con altri in salute, in modo da consentire a Dresdner di neutralizzare le perdite che stava subendo, scaricandole su Mps".

L'inchiesta è quella del pm di Milano Roberto Pellicano, che nei prossimi giorni chiederà il rinvio a giudizio per 18 persone accusate di fare la "cresta" sulla compravendita di titoli. "È stato accertato", secondo gli investigatori, "che la Lutifin services era stata utilizzata quale veicolo per effettuare pagamenti riservati nei confronti di alti dirigenti del Monte dei Paschi di Siena in cambio dell'acquisto da parte dell'istituto di credito da cui dipendevano di un pacchetto titoli all'interno dei quali ve n'erano alcuni (derivati) che presentavano forti perdite per Dresdner Bank".

 

 

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