deutsche bank commerzbank

DEUTSCHE SBANK – LA GERMANIA PREPARA LE MUNIZIONI PER SALVARE "DEUTSCHE BANK" DOPO GLI ULTIMI TONFI: TRA MIGLIAIA DI TITOLI TOSSICI E IL CASO DANSKE, I GRATTACAPI SUL COLOSSO BANCARIO STANNO LIEVITANDO – PER QUESTO LA FUSIONE CON "COMMERZBANK" È SEMPRE PIÙ PROBABILE, COME PROBABILE È CHE SIA LO STATO (O IL NUOVO FONDO UE MODIFICATO AD HOC) A PAGARE L’OPERAZIONE. ALTRO CHE BAIL-IN

1 – DEUTSCHE BANK SALVATA DALLO STATO? SE LO FA BERLINO L’UE NON APRE BOCCA

Antonio Grizzuti per “la Verità”

deutsche bank

 

Le voci si sono rincorse per mesi, ma adesso sembra quasi fatta. Pare infatti che le due banche più importanti della Germania, Deutsche Bank e Commerzbank, stiano per unirsi in matrimonio.

Secondo le indiscrezioni, dietro alla fusione ci sarebbe la «manina» dello stesso ministro delle Finanze tedesco, Olaf Scholz.

 

La presenza del rappresentante dell' esecutivo guidato da Angela Merkel nella trattativa non deve stupire, dal momento che tra le soluzioni messe sul tavolo in queste ultime settimane ci sarebbe quella che prevede l' ingresso del governo federale in qualità di maggiore azionista di Deutsche Bank per un periodo propedeutico alla fusione che dovrebbe durare circa cinque anni. L' operazione, a quel punto, si configurerebbe come una vera e propria nazionalizzazione per l' istituto guidato da Christian Sewing.

 

Olaf Scholz nuovo ministro delle Finanze

Certo, si tratterebbe di uno scenario molto distante dalla linea di pensiero che ha animato la politica europea in ambito bancario degli ultimi anni. Pensiamo al bail in, la normativa di risoluzione degli istituti in difficoltà approvata nel 2014, introdotta proprio al fine di evitare i salvataggi di stato. Ma nel recente periodo abbiamo assistito al continuo moltiplicarsi di regole in ambito creditizio.

 

Tutte novità che hanno reso difficile, se non quasi impossibile, la vita degli istituti di credito, in particolare quelli italiani. Una su tutte, l' ossessione morbosa della Vigilanza e del suo capo, Daniele Nouy, per i crediti deteriorati.

 

daniele nouy

Buon senso avrebbe voluto che proprio per quegli impieghi così difficili da riscuotere, il regolatore concedesse un arco temporale più ampio. E invece no. Messe con le spalle al muro, le nostre banche si sono trovate a doversi liberare in fretta e furia dei crediti non performanti (164 miliardi di euro nell' ultimo biennio), spesso svendendoli per pochi spiccioli e in larga parte a favore di investitori esteri.

 

A poco e nulla sono valse le proteste di Banca d' Italia, che in più di un occasione ha sottolineato la mancata correlazione tra una maggiore quantità di Npl e mancata erogazione del credito. Il pranzo, ormai, era già servito. Ci sono aspetti, tuttavia, sui quali la scure dell' autorità di Vigilanza si è abbattuta con una forza molto minore.

 

deutsche bank 1

Basti pensare, ad esempio, alla montagna di quasi 7.000 miliardi di euro di titoli «tossici» in pancia agli istituti francesi e tedeschi. Una bomba pronta a esplodere, dal momento che una svalutazione pari ad appena il 5% di questi titoli produrrebbe impatti in termini di ricapitalizzazione sul capitale delle banche di questi Paesi pari a molti miliardi di euro.

 

E che dire dei derivati, strumenti finanziari ad alto rischio, per la quale la stessa Deutsche Bank è esposta per un valore nominale di 48.000 miliardi di euro (circa venti volte il nostro debito pubblico e quasi trenta volte il nostro prodotto interno lordo)? Non ci stupiremmo, dunque, se al momento dello scambio degli anelli tra Commerzbank e Deutsche, ancora una volta il regolatore scegliesse la via del silenzio.

jorg kramer commerzbank

 

Nonostante il ministro Scholz abbia più volte ripetuto che la Germania ha bisogno di banche forti in grado di sostenere l' economia basata sull' export, difficile non scorgere nell' operazione in corso l' ultima spiaggia per due gruppi in estrema difficoltà ormai da diverso tempo. Quello che promette di nascere dalla fusione di questi due colossi rischia, infatti, di assomigliare a un kraken, uno di quei giganteschi mostri mitologici che popolano le storie di fantasia ambientate nell' oceano.

 

Con un fatturato di 35 miliardi di euro e una forza lavoro di quasi 150.000 dipendenti, il nuovo soggetto sconterebbe sin da subito l' incapacità strutturale di Deutsche di produrre utili. Solo nel 2017, l' istituto di Francoforte ha chiuso con 500 milioni di perdite e il titolo è passato dai 16 euro di inizio anno ai 7 euro toccati in questi giorni.

 

Secondo le ultime rilevazioni, Deutsche è la banca più rischiosa in Europa, con una probabilità di default a cinque anni pari al 17%, tre volte quella di Societe Generale e Bnp, e maggiore anche rispetto a Unicredit. Il timore che l' istituto diventi la «nuova Lehman» spinge il governo federale a mettere in campo ogni soluzione possibile per salvare la baracca, che in caso di fallimento rischia di provocare una crisi finanziaria paragonabile a quella causata un decennio fa dallo scoppio della bolla immobiliare statunitense.

 

deutsche bank

Non si può parlare di economia, tuttavia, senza menzionare la politica. Il mutamento degli equilibri europei al quale stiamo assistendo nelle ultime settimane finirà inevitabilmente per incidere anche sulla gestione delle future crisi bancarie. L' apparente naufragio dell' asse Parigi-Berlino, con Emmanuel Macron relegato in un cantuccio, rappresenta una possibilità per l' Italia di far sentire la propria voce anche in vicende di questo tipo.

 

Non a caso lunedì Matteo Salvini ha parlato di un «nuovo asse Roma-Berlino». Un ritorno alle sane relazioni bilaterali, ma anche una mano tesa che potrebbe giovare ad entrambi i paesi.

 

2 – IL TONFO DI DEUTSCHE BANK

Dalla pagina Facebook “GeopoliticalCenter”

MARCON MERKEL

 

Altro ulteriore, pesante, tonfo di Deutsche Bank. Probabilmente siamo all'atto finale, qualcuno dovrà prendere decisioni pesanti nell'immediato futuro. La Germania deciderà di immolare la propria banca più grande, in nome delle regole di mercato e di quelle europee? Oppure migliorerà le suddette regole europee per poter procedere al salvataggio della banca?

 

In realtà sul tavolo c'è la fusione con Commerzbank, ma a questo punto si tratterebbe solo di posticipare l'inevitabile. Ricordiamo che entrambe le banche stanno perdendo valore e dunque forse non è la soluzione migliore. Lo scenario probabile potrebbe essere: fusione, guadagnare un po' di tempo, la nuova super banca ritorna con in situazione critica, nel frattempo le regole sono state cambiate/riscritte. Il gioco è fatto.

 

3 – DEUTSCHE BANK SARÀ COCCOLATA DAL FONDO UE SALVA STATI?

Fernando Soto per www.startmag.it

 

DEUTSCHE BANK PERQUISIZIONI A FRANCOFORTE

Non si attenuano le tensioni su Deutsche Bank. Dalla bomba derivati (scoperta ora anche dalla Banca d’Italia) al caso Danske, i grattacapi in Germania sul colosso bancario tedesco lievitando a dismisura.

 

E che l’istituto creditizio sia rischio lo ha attestato anche un gruppo francese attivo nell’asset management: qui l’approfondimento sull’analisi di Natixis.

 

Altro ulteriore tonfo, ieri, per Deutsche Bank. La Germania deciderà di immolare la propria banca più grande, in nome delle regole di mercato e di quelle europee? Oppure migliorerà le suddette regole europee per poter procedere al salvataggio della banca?

 

Sul tavolo, al momento c’è la fusione con Commerzbank, come sottolineato di recente da Start Magazine. Ma entrambe le banche stanno perdendo valore e dunque forse non è la soluzione migliore, secondo alcuni osservatori.

 

Lo scenario probabile potrebbe essere: fusione, guadagnare un po’ di tempo, la nuova super banca ritorna con in situazione critica, nel frattempo le regole sono state cambiate/riscritte. E’ quello che ipotizzano osservatori come Vladimiro Giacché:

deutsche bank

 

Vladimiro Giacché

@Comunardo

 Curiosa coincidenza con la modifica dell-ESM in senso salvabanche. Vuoi vedere che salviamo le loro banche per la seconda volta?

 

Intanto lo scandalo riciclaggio in cui Deutsche Bank è stata tirata da Danske Bank si allarga a macchia d’olio. Oltre ai 150 miliardi di dollari (132 miliardi di euro) che la banca tedesca avrebbe “ripulito” per conto della filiale estone di Danske Bank tra 2007 e 2015, sembra siano spuntati fuori altri 31 miliardi di euro. L’indiscrezione è del Financial Times, che ha avuto modo di visionare un documento interno della banca.

 

Questo significa che, in totale, Deutsche Bank avrebbe movimentato quattro quinti dei 200 miliardi di euro che Danske ha indentificato come flusso di denaro proveniente dalla filiale estone e riconducibile a clienti russi o dell’ex Unione Sovietica. Circa 1 milione di transazioni sarebbe stato effettuato nell’arco di tempo in questione.

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