BELLAVISTA NON VA IN PORTO - DOPO LO SCANDALO DI IMPERIA, LA SOCIETÀ DEL MINISTERO DELL’ECONOMIA, INVITALIA, HA RISOLTO IL CONTRATTO DI BELLAVISTA CALTAGIRONE PER IL PORTO DI FIUMICINO - NESSUNO SI ERA ACCORTO CHE I LAVORI ERANO INDIETRO DI 18 MESI E CHE BELLAVISTA AVEVA SCALATO LA SOCIETÀ TITOLARE DELLA CONCESSIONE DIVENTANDONE IL PRIMO AZIONISTA? - NUOVA GARA D’APPALTO IN VISTA, STAVOLTA PUBBLICA (I LAVORI ERANO STATI ASSEGNATI PER “CHIAMATA DIRETTA”)…

Fabio Pozzo per "la Stampa"

L' ennesima ondata per Francesco Bellavista Caltagirone, dopo la tempesta di Imperia che l'ha portato in carcere (oggi il Riesame; ieri la visita del figlio Camillo) arriva da Invitalia, la società del ministero dell'Economia che ha per partner il costruttore romano nella realizzazione del porto di Fiumicino. Invitalia ha chiesto e ottenuto la risoluzione del contratto d'appalto per i lavori del Marina, assegnati (senza gara) al Gruppo Acqua Marcia.

Non solo. La società del Tesoro ha anche chiesto a Bellavista Caltagirone un cospicuo risarcimento danni per aver aumentato la sua partecipazione nel Marina «senza darne comunicazione» e per aver scoperto - a sorpresa - di essere socia di due fiduciarie, una lussemburghese e l'altra svizzera.

A smuovere le acque è stato l'ad di Invitalia, Domenico Arcuri, che un mese fa ha avocato a sè la pratica e ha incaricato il presidente della controllata Italia Navigando (che partecipa al 32% in Iniziative Portuali, Srl titolare della concessione per il porto), l'ex deputato Pd Ernesto Abaterusso, di vederci chiaro, esercitando la sua delega di controllo. Sono state affidate due perizie, una tecnica e l'altra giuridica, i cui esiti sono arrivati il 20 febbraio scorso.

«La prima perizia ha accertato l'inadempienza del Gruppo Acqua Marcia, che a tale data risulta in ritardo sui lavori di 18 mesi» spiega Abaterusso. Da qui, la richiesta del consiglio di IP di risoluzione del contratto di appalto, che alla fine è stata accettata da Acqua Marcia (evitando un arbitrato). Oggi tale conclusione sarà comunicata al cda della stessa IP.

L'appalto, insomma, non c'è più. Che accadrà adesso al porto? Al maxi-progetto «che nel 2007, secondo l'incartamento predisposto dai soci storici di IP - spiega Abaterusso - prevedeva un investimento di 324 milioni, poi cresciuto a 400 milioni nel 2010 per l'aggiornamento dei prezzi, gli oneri finanziari e i lavori aggiuntivi per 20 milioni chiesti da Comune e Regione» e che a lavori finiti per Acqua Marcia avrebbe avuto un valore di 800 milioni? Italia Navigando si fa avanti, chiedendo la gestione diretta della realizzazione. «Bandiremo una gara pubblica europea e i lavori riprenderanno».

Non è finita qui. Il Gruppo Acqua Marcia, nel frattempo, ha modificato l'assetto azionario in IP, diventandone socio di maggioranza. Una scalata, considerato che nel 2008 Bellavista Caltagirone era entrato quasi in punta di piedi, acquisendo quote di due piccole società che concorrevano al capitale di Iniziative Portuali, per un 30%. «Forte della maggioranza assoluta, lo stesso Gruppo Acqua Marcia ha chiesto la convocazione dell'assemblea IP, con l'intento di revocarne il consiglio».

Un vero e proprio attacco, al quale Invitalia ha risposto a sua volta con una contromossa, per tutelare i suoi interessi e quelli dello Stato. Italia Navigando, la sua controllata, ha impugnato il contratto che ha dato avvio all'appalto (quello del 2010, «che ha dato esecuzione al precedente accordo quadro» spiega Abaterusso), contestando la violazione dei patti: Acqua Marcia non avrebbe rispettato l'obbligo di comunicare agli altri soci le variazioni degli equilibri azionari, negando a questi ultimi la possibilità di esercitare il diritto di prelazione.

Non c'è solo questo. L'operazione di modifica dell'assetto azionario, secondo Invitalia, avrebbe visto Acqua Marcia trasferire le sue quote a una nuova Srl, Marina di Fiumicino Partecipazioni (che avrebbe il 58%; Italia Navigando il 32%, dopo l'aumento di capitale; i restanti soci di IP, quelli storici, dopo l'assestamento avranno più o meno il 10%).

«A seguito di visure, è emerso che Marina di Fiumicino sarebbe partecipata da una fiduciaria lussemburghese, la Fin.Sia e dalla svizzera Solobat», spiega ancora Abaterusso. Quest'ultima, società facente capo al vicepresidente della Confindustria elvetica Aleardo Cattaneo, il quale ha dichiarato di recente di possedere il 51% di Marina di Fiumicino. Passaggi che non sono piaciuti a Invitalia, che chiede ad Acqua Marcia un risarcimento danni. Per ora.

 

FRANCESCO CALTAGIRONE BELLAVISTA PROGETTO PORTO DELLA CONCORDIA FIUMICINOPorto_Fiumicino_aperturaSCAJOLA

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