oscar farinetti da libero by benny

RENZISMO DA OSCAR – DA FARINETTI SI LAVORA 40 ORE A SETTIMANA PER 800 EURO AL MESE, PERÒ TI REGALANO MEZZO LITRO D’ACQUA PER TURNO – A FIRENZE FATTI FUORI METÀ DEI PRECARI, NONOSTANTE LE PROMESSE

Matteo Pandini per “Libero Quotidiano

 

OSCARI FARINETTIOSCARI FARINETTI

«L’imprenditore che non stabilizza i precari è un bastardo» tuonava pochi mesi fa Natale Oscar Farinetti - chiamato semplicemente Oscar - patron di Eataly e uomo d’affari riferimento della sinistra renziana. Se il suo pupillo toscano deve vedersela con «gufi» e «rosiconi», il buon Farinetti è alle prese con i giornalisti «cattivi» e soprattutto con i dipendenti che non si rassegnano al licenziamento. E che si lamentano per tutto, a partire dalla busta paga leggera.

 

Oscar Farinetti Oscar Farinetti

Succede anche a Firenze: i Cobas stanno manifestando fuori da Eataly (aperta da meno di un anno) perché sono evaporati metà dei lavoratori. Erano circa 120, ora sono una sessantina. Cacciati, e «con sole 24 ore di preavviso» stando al comunicato sindacale. Pensare che nel cuore della Toscana Farinetti aveva cominciato in grande, affidando i lavori a una ditta di Greve in Chianti il cui legale rappresentante è l’imprenditore quarantenne Stefano Carrai, lo stesso che riceveva incarichi dall’allora sindaco Renzi e gli pagava l’affitto di un appartamento in città.

 

A Firenze una ditta del posto, mentre per Eataly Milano (stando alla denuncia della Cisl) il patron ha chiamato un’impresa rumena con capitale sociale da 110 euro e 25 lavoratori edili «di cui 23 operai non specializzati in costruzioni». Situazione ben diversa a quella di Bologna, dove il bando per la costruzione di Fico Eataly World, la nuova cittadella del cibo italiano, è finito alla cordata guidata dal Consorzio cooperative costruzioni (Ccc), braccio destro di Legacoop e che si sta occupando anche del contestato (e indagato) Mose di Venezia. Appalto da 39 milioni.

EATALY
EATALY

 

Farinetti guida un’impresa dove i dipendenti vengono perquisiti alla fine del turno e guadagnano più o meno 800 euro al mese per 40 ore a settimana. Però possono avere mezzo litro d’acqua per turno, da ritirare strisciando il badge alla cassa. Poi ci sono i part time assunti a tempo determinato, magari attraverso le società interinali come successo in Puglia.

 

 I sindacati protestano? «Sono medievali!» ringhia il patron. E all’inaugurazione di Eataly Bari aggiunse: «Grazie a noi, dei giovani possono mettere su famiglia». Con 800 euro. Al mese. Una miseria? «Far apparire Eataly come un’azienda che sottopaga i lavoratori è una vigliaccata», perché «un giovane al primo impiego che incassa 1.000 euro costa più di 2.500» si lamentò col Fatto Quotidiano.

 

Eataly Eataly

Nato il 24 settembre del 1954 ad Alba, tre figli, dal 1980 al 1982 guidò il Psi craxiano in paese. La sua famiglia è sempre stata di sinistra. Il 25 aprile di qualche anno fa decise di chiudere i suoi ristoranti con lo slogan «resistiamo chiusi». Vende un Barolo battezzato Resistenza. E nell’area libri di Eataly è esposto un volume dedicato al padre, Paolo Farinetti, partigiano della XXI Brigata Matteotti.

 

Il 18 giugno 1946 Farinetti senior finì sulla Stampa di Torino. Indicato come membro di una banda di rapinatori che prese di mira un mezzo che trasportava le buste paga dei lavoratori Fiat. Bottino: più o meno due milioni e mezzo di lire. Farinetti senior fu condannato, ma chi ricorda la faccenda fa imbufalire il figlio: «Mio padre è stato un galantuomo e dopo quella condanna è stato assolto per non aver commesso il fatto e riabilitato». Una versione che non ha convinto tutti i giornali. Di sicuro Farinetti ha la sinistra nel Dna.

 

matteo renzimatteo renzi

Lo ribadì una sera del 2004, mentre assaggiava acciughe al ristorante Cà del Re a Verduno, Cuneo, davanti all’allora sindaco di Torino Sergio Chiamparino: «Sono di sinistra e non tiepidamente» ripetè. Fu così che la sua Eataly esordì all’ombra della Mole (primo passo di un’ascesa inarrestabile che l’ha portato anche in America e Giappone), strappando in concessione gratuita i capannoni della Carpano, storica fabbrica di vermouth, che Farinetti avrebbe voluto per 99 anni.

 

Chiamparino gli rispose in dialetto «esageruma nen», non esageriamo, e gli concesse «soli» 60 anni. Fu l’inizio del successo mondiale per Farinetti, che negli anni 70 aveva messo piede nel supermercato di famiglia Unieuro, che poi si fonderà con Trony. A metà degli anni Duemila, il salto nella ristorazione. Prodotti tipici. Eccellenze italiane. E l’adesione allo Slow Food, l’associazione che si contrappone alla diffusione dei fast food valorizzando la buona cucina.

 

SERGIO CHIAMPARINO - copyright PizziSERGIO CHIAMPARINO - copyright Pizzi

Anche per questo sono piovute smentite all’ipotesi che Eataly possa accordarsi con i diavoli di Pizza Hut, catena americana, che stando ad alcune linguacce potrebbe aprire un locale insieme a Farinetti in piazza Duomo. Di sicuro, a Milano Oscar (come si fa chiamare dai dipendenti) si siederà alla tavola di Expo: Eataly avrà un ruolo da protagonista con due aree di servizio.

 

Offrirà piatti tipici italiani, e pazienza se i soliti maliziosi raccontano che i fornitori dei suoi ristoranti vengono pagati dopo sei mesi perché devono ottenere la certificazione. In un’intervista dello scorso gennaio a Libero, l’imprenditore «di sinistra e non tiepidamente» ha ammesso di aver creato delle fiduciarie che servivano per aggirare le leggi americane ma «ora il problema è risolto e le toglieremo». E poi sì, nei primi anni Duemila «ho fatto il condono perché era un’operazione normale. Lo facevano tutti». Pragmatico. Come quando insultò i leghisti «scimmie senza coscienza» e giurò che a Milano, avesse vinto Roberto Maroni le regionali, non avrebbe aperto il suo ristorante in piazza XXV Aprile. Vinse Maroni.

 

sergio chiamparino lapsergio chiamparino lap

Lui ha aperto lo stesso. E si è scusato: «Non vedo l’ora di diventare suo amico e simpatizzante». Farinetti non simpatizza invece per Brunetta, il quale deve accettare gli insulti sulla statura perché «aizza e fa parte del partito dei cattivi». Farinetti ha un’ossessione per i cattivi, come bolla anche i giornalisti che si occupano di lui anche se «dietro ai miei atti c’è buona fede».

 

Ha accusato Libero di «cercare le cose brutte nei suoi locali» mentre «ci sono mille altri problemi in Italia». Un’inchiesta del Fatto gli è sembrata «un gesto veramente cattivo». E chissà cosa ha pensato del Mattino, quando ha scritto che Renzi aveva incaricato proprio Farinetti di valutare l’ammissibilità di alcuni progetti agroalimentari del «made in Italy». Lui, Oscar, si sbatte per il bene del Paese e sui giornali monta la polemica perché un’azienda campana (leader delle farine per pizza) era stata esclusa da un evento promozionale negli Stati Uniti.

RENZI MANGIA LA BANANARENZI MANGIA LA BANANA

 

Sfortuna ha voluto che la ditta in questione fosse concorrente dello stesso Farinetti, che prima parlò di semplice «refuso» e poi di «una cagata pazzesca». Più volte indicato come papabile ministro o assessore in Piemonte, Farinetti ha sempre negato. Meglio fare l’imprenditore «di sinistra e non tiepidamente», che accetta tutti gli inviti ai dibattiti, che adora Renzi e che non vede l’ora «di fare amicizia» con i cattivi dell’altra parte. Pagando i dipendenti meno di mille euro al mese.

Ultimi Dagoreport

isola di kharg trump netanyahu hegseth rubio vance

DAGOREPORT – IL MONDO È SULL'ORLO DEL PRECIPIZIO: QUEI DUE GENI DEL MALE NETANYAHU E PETE HEGSETH VOGLIONO SPINGERE TRUMP A BOMBARDARE L'ISOLOTTO DI KHARG, NELLO STRETTO DI HORMUZ, DOVE PASSA IL 90% DEL PETROLIO IRANIANO – SAREBBE UN COLPO FATALE PER L'ECONOMIA DELLA CINA, PRINCIPALE ACQUIRENTE DEL GREGGIO DEGLI AYATOLLAH: IN CASO DI ATTACCO, PECHINO NON POTREBBE NON REAGIRE, SCHIERANDO IL SUO ENORME ARSENALE A FIANCO DI TEHERAN (FINORA XI JINPING HA FORNITO COMPONENTI PER MISSILI, SOLDI E INTELLIGENCE) – SPACCATURA TOTALE ALLA CASA BIANCA SULL'ATTACCO: TRUMP È IN STATO CONFUSIONALE SULLA POSSIBILE OFFENSIVA SULLO STRETTO DI HORMUZ, IL SEGRETARIO DI STATO, MARCO RUBIO, FA LA SOLITA COLOMBA, MENTRE JD VANCE E' AFFETTO DA MUTISMO, IN QUANTO VOLTO DELL’ISOLAZIONISMO “MAGA”, IL VICEPRESIDENTE È CONTRARIO ALLE GUERRE TRUMPIANE - NUOVO ATTACCO DEI PASDARAN IN IRAQ: COLPITA UNA BASE BRITANNICA CON UNO SCIAME DI DRONI...

leonardo maria del vecchio milleri marisa del vecchio

DAGOREPORT - MENTRE LEONARDINO VA OLTRE LUXOTTICA E LANCIA IL GIN SHIRABI (IN MEMORIA DELLA ''GINTONERIA'' DI LACERENZA?), SI ACCAVALLANO LE VOCI SU FRANCESCO MILLERI – IL SISTEMA NERVOSO DEL CEO DI DELFIN PARE CHE NON ABBIA PER NULLA GRADITO DI ESSERE ISCRITTO NEL REGISTRO DEGLI INDAGATI IN COMPAGNIA DI CALTAGIRONE E LOVAGLIO PER “CONCERTO OCCULTO” PER LA SCALATA DI MPS A MEDIOBANCA - E SI RACCONTA CHE CON GLI AMICI FIDATI SI SFOGHI DICENDO CHE ASPETTERÀ ANCORA UN ANNO: O LEONARDINO PORTERÀ A CASA LE QUOTE DEI FRATELLI LUCA E PAOLA E ARRIVARE A QUEL 37,5% CHE GLI PERMETTERÀ DI GESTIRE L’HOLDING (E FINALMENTE INTASCARE LA SUA QUOTA DI TESTAMENTO), OPPURE MOLLERÀ GLI OTTO LITIGIOSI EREDI AL LORO DESTINO E IMBOCCHERÀ LA PORTA DI USCITA…

iran donald trump benjamin netanyahu petrolio

DAGOREPORT – LA NOTIZIA PIÙ IMPORTANTE DELLE ULTIME ORE È QUELLA PUBBLICATA DA “CNBC”: L’IRAN, ALLA FACCIA DI TRUMP E NETANYAHU, STA CONTINUANDO A ESPORTARE PETROLIO TRAMITE LO STRETTO DI HORMUZ, CHE HA MINATO E BLOCCATO ALLE NAVI STRANIERE. TEHERAN HA VENDUTO 11,7 MILIONI DI BARILI DI GREGGIO ALLA CINA DALL’INIZIO DEL CONFLITTO – L’EUROPA VALUTA DI ALLEGGERIRE LE REGOLE CONTRO IL GAS RUSSO: PER GARANTIRE SCORTE SUFFICIENTI E SICUREZZA ENERGETICA PER L’INVERNO, L’UNIONE EUROPEA NON VERIFICHERÀ SE IL GAS NATURALE LIQUIDO VENDUTO DA TERZI PROVENGA DA MOSCA….

matteo salvini giorgia meloni antonio tajani

DAGOREPORT – ALL'ARMI, SIAM GIUSTIZIALISTI! - OGGI ALLE 18, ANNUNCIATA DAI GORGHEGGI DI SAL DA VINCI, GIORGIA MELONI SALIRA' SUL PALCO MILANESE DEL TEATRO PARENTI PER METTERE LA FACCIA A UN REFERENDUM CHE E' SEMPRE STATO MALDIGERITO (EUFEMISMO) DA GRAN PARTE DEI FRATELLI D’ITALIA, FEDELI ALLA VECCHIA LINEA MISSINA PRO-MAGISTRATI E PRO-BORSELLINO – LO SCARSO IMPEGNO DEI MELONIANI STA FACENDO GIRARE I COJONI A FORZA ITALIA, PER CUI LA SEPARAZIONE DELLE CARRIERE (E DEL CSM) È LA “MADRE DI TUTTE LE RIFORME” – SALVINI FA LO STRUZZO: LA LEGA, CHE HA VISTO SFUMARE L’AUTONOMIA, HA CHIESTO UN “MAGGIOR COINVOLGIMENTO DELLA MELONI”, MA SENZA TROPPA CONVINZIONE - LA GOCCIA CHE HA FATTO TRABOCCARE L'IRA FUNESTA DELLA MELONA CONTRO LE TOGHE E' STATO IL FALLIMENTO DEI CENTRO MIGRANTI IN ALBANIA, BOCCIATI DAI TRIBUNALI ITALIANI ED EUROPEI - VIDEO: QUANDO AD ATREJU L'UNDERDOG SI STROZZO' URLANDO: "FUNZIONERANNO! FUNZIONERANNO! DOVESSI PASSARCI OGNI NOTTE DA QUI ALLA FINE DEL GOVERNO" (SONO ANCORA VUOTI...)

pietrangelo buttafuoco giorgia meloni alessandro giuli padiglione russia

DAGOREPORT - FINIRÀ COSÌ: IL MUSULMANO SCIITA GIAFAR AL-SIQILLI, ALIAS PIETRANGELO BUTTAFUOCO, PUÒ RIVENDICARE QUANTO VUOLE L'INDIPENDENZA E L'AUTONOMIA DELLA BIENNALE CHE LASCIA "CHIUSURA E CENSURA FUORI DALL'INGRESSO", MA IL PADIGLIONE RUSSO RESTERÀ SBARRATO - PUR COSTRETTO A RINCULARE, BUTTAFUOCO NON SI DIMETTERÀ. DEL RESTO, DELLA DECISIONE DI RIAPRIRE I BATTENTI AL PADIGLIONE RUSSO, NE AVEVA INFORMATO NON SOLO AMICI E CAMERATI VICINI MA ANCHE, DICONO, GIORGIA MELONI, DA SEMPRE SUA GRANDE SUPPORTER - AMMESSO CHE SIA AVVENUTO IL COLLOQUIO E ABBIA OTTENUTO IL SEMAFORO VERDE ALLA PRESENZA DEL PADIGLIONE RUSSO, VA ANCHE IMMAGINATO LO STATO DEGLI OTOLITI DELLA MELONA PER STAR LÌ A SBROGLIARE I PERIODI E LE SUBORDINATE DELL’ELOQUIO BAROCCO-SICULO DI BUTTAFUOCO - COMUNQUE VADA, A DIECI GIORNI DAL TERRIBILE VOTO SUL REFERENDUM DELLA GIUSTIZIA, CON UNA GUERRA CHE TIRA L’ALTRA E L’ECONOMIA CHE VA A PUTTANE, DI DIMISSIONI NON SE NE PARLA ASSOLUTAMENTE. BASTA UN NIENTE PER FAR CROLLARE IL CASTELLO DI CARTE…

marco bucci silvia salis il secolo xix gianluigi aponte

DAGOREPORT – LA ‘’SCOMPARSA DELLE NOTIZIE’’ NON BASTA PIÙ AL MINCULPOP DELL’ERA MELONONIANA - ECCO LE ASSURDE PRETESE E LE SFACCIATE PROPOSTE DEL PRESIDENTE DELLA REGIONE LIGURIA, MARCO BUCCI, ALL’EDITORE DEL ‘’SECOLO XIX’’, IL GRUPPO APONTE, PER OSTACOLARE LA CORSA DEL CANDIDATO DEL CENTROSINISTRA A SINDACO DI GENOVA, SILVIA SALIS, CONTRO LO SFIDANTE DEL CENTRODESTRA, PIETRO PICIOCCHI – DAGOSPIA SVELA LA “NOTA” DEL GOVERNATORE BUCCI DA SOTTOPORRE AL DIRETTORE, MICHELE BRAMBILLA: “IL CONTESTO È LA CAMPAGNA ELETTORALE ED IL BILANCINO POLITICO DEL SECOLO, COME È FACILE DA CAPIRE ANCHE PER IL LETTORE, PENDE CON STRATEGICA EVIDENZA DALLA PARTE DELLA SALIS - POCHI GIORNI PRIMA, VISITA DEL MINISTRO E VICEPREMIER SALVINI A GENOVA, MENZIONATO ALLA PARI DELLA SALIS. OPPURE NELL’INTERVISTA PERSONALE AL GOVERNATORE BUCCI, SI TROVA IL MODO DI INFILARE LA SALIS NEL TITOLO DELLA STESSA INTERVISTA…”