berlusconi murdoch bollore

UN'ITALIA BOLLITA PER BOLLORE' - SE PRENDESSE UNA PARTECIPAZIONE IN MEDIASET COME SOCIO DI BERLUSCONI, BOLLORÉ POTREBBE ENTRARE IN ITALIA ANCHE CON CANAL+ - A QUEL PUNTO LA PAY-TV DI VIVENDI PORTEREBBE UNA SFIDA DIRETTA A SKY - E MURDOCH TRATTA CON B.

Federico Fubini per “la Repubblica”

 

MediasetMediaset

Poche circostanze sembrano giovare alle fortune finanziarie di Silvio Berlusconi come il suo allontanamento dal potere. Da quando l’ex presidente del Consiglio è diventato tale, un primo ministro del passato, il valore della sua partecipazione in Mediaset è cresciuto di 1,2 miliardi di euro e quello della quota in Mediolanum, il gruppo di servizi finanziari, di un miliardo e mezzo.

mediaset   presentazione palinsesti   piero chiambretti e piersilvio berlusconi mediaset presentazione palinsesti piero chiambretti e piersilvio berlusconi

 

Ne scrive Ettore Livini oggi sul nostro giornale. Sarebbe frettoloso e inesatto affermare che Berlusconi è più ricco da quando non è più premier semplicemente perché non lo è più. Nel frattempo, è accaduto qualcosa di più grande di lui e delle sue aziende. Passo dopo passo, l’Italia ha coperto il lungo viaggio di ritorno dai momenti più cupi del terremoto dell’euro del 2011 e 2012.

 

Da allora si sono succeduti gli impegni e gli interventi della Banca centrale europea, prima a parole e poi a colpi di centinaia di miliardi di euro, che hanno finito per riportare nel Paese enormi quantità di capitali. Si può però essere perdonati se resta vivo un sospetto: l’aver lasciato il posto di Palazzo Chigi a uomini più competenti di lui, ha permesso a Berlusconi di risollevarsi almeno nel portafoglio. In modi diversi, i governi di Mario Monti, Enrico Letta e Matteo Renzi hanno facilitato i progressi in Europa e sui mercati che l’ex Cavaliere proprio non riusciva ad ispirare.

 

RENZI BERLUSCONI MONTEZEMOLO AL TEATRO REGIO DI PARMA RENZI BERLUSCONI MONTEZEMOLO AL TEATRO REGIO DI PARMA

Non è un caso se oggi le imprese di Berlusconi siano corteggiate dai grandi protagonisti del settore globale dei media: Rupert Murdoch, padre padrone di NewsCorp e della sua controllata italiana Sky; e Vincent Bolloré, socio di Berlusconi stesso in Mediobanca (al 5% il primo, al 2% il secondo), dal prossimo giugno primo azionista di Telecom Italia con l’8,3% dei diritti di voto e già ora detentore di fatto del controllo del colosso francese dei media Vivendi.

 

In questo, Berlusconi finisce per far parte di una tendenza che non riguarda solo lui. Dopo molti anni l’Italia sta risalendo verso la vetta delle classifiche globali delle acquisizioni dall’estero. Capitalisti stranieri pubblici e privati sono interessati alle imprese italiane come non accadeva da tempo.

 

CHEM CHINACHEM CHINA

L’accordo di ChinaChem su Pirelli è solo il caso più vistoso, ma l’indice di fiducia degli investitori esteri redatto dal gruppo di consulenza A. T. Kearney quest’anno mette l’Italia (in risalita) al 12esimo posto al mondo: affiancata all’India, e davanti a Olanda, Svizzera o Singapore. Non è detto che fuori dai confini si creda davvero che questo Paese stia entrando in una fase crescita sostenuta, ma questo interesse ha solide ragioni: qui la ripresa sta arrivando in ritardo rispetto al resto d’Europa, i prezzi delle imprese sono ancora relativamente bassi e la prospettiva di strappare dei buoni affari fa gola a molti fuori dai confini.

BOLLORE HAVASBOLLORE HAVAS

 

Entra così in scena il bretone Bolloré, grande conoscitore dell’Italia. Ha appena investito pesantemente per il controllo di fatto di Vivendi, un gruppo secondo solo a Google — nel settore dei media — per la cassa da spendere in acquisizioni. Pochi mesi Bolloré ha dichiarato che vuole far di Vivendi una «Bertelsmann à la française ».

 

SUN VALLEY CONFERENCE RUPERT MURDOCH SUN VALLEY CONFERENCE RUPERT MURDOCH

Bertelsmann è un colosso tedesco che controlla testate televisive, società editrici di libri, di giornali e di dischi in vari Paesi: se questo è il modello, Bolloré ha bisogno obiettivi abbordabili e sufficientemente corposi da contare qualcosa per un gruppo come il suo.

 

E Mediaset ha alcune di queste caratteristiche: se prendesse una robusta partecipazione di minoranza come socio industriale di Berlusconi, il finanziere francese potrebbe partecipare alla produzione di contenuti televisivi e sperare di entrare in Italia anche con Canal+. A quel punto la pay-tv di Vivendi porterebbe una sfida diretta a Sky.

 

Murdoch deve aver fiutato la minaccia. L’altro giorno il magnate australiano era ad Arcore a discutere anche lui con l’ex Cavaliere di possibili aggregazioni e di come difendere il territorio conquistato da Sky nella pay-tv. È una partita alle prime battute, nella quale i protagonisti studiano le opzioni possibili senza ancora puntare a chiudere in tempi rapidi.

logo mediobanca logo mediobanca

 

C’è però già un punto fermo: Bolloré in Italia è già oggi potenzialmente più influente di qualunque capitalista italiano. Non si limita a essere secondo azionista di Mediobanca e a far sentire il suo peso nel consiglio delle Generali. È anche primo azionista di Telecom Italia, il gruppo che in un futuro non troppo lontano trasporterà sui suoi cavi in fibra ottica gran parte dell’offerta televisiva nel Paese.

 

VIVENDI TVVIVENDI TV

Se dunque Vivendi avesse una posizione dominante nella società che distribuisce i contenuti tv nelle case italiane e nel frattempo concorresse con altre società nel vendere (anche) i propri contenuti, magari in tandem con Berlusconi, scatterebbe un obbligo: il governo e le autorità di controllo devono garantire che non si creino abusi. I conflitti d’interesse vanno sciolti o tenuti sotto controllo.

 

Gli investitori trasparenti dal resto d’Europa e del mondo sono benvenuti e necessari in Italia: portano lavoro, tecnologie, stabilità. Purché non replichino le stesse distorsioni di mercato di quando Berlusconi era premier e tycoon. Quelle, si sa, portano sfortuna anche a chi le crea.

 

 

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