1. EXPO A RISCHIO FLOP: SI PROFILA LO SLITTAMENTO O LA CANCELLAZIONE DELL’EXPO 2. NEGLI UFFICI MILANESI DI DIANA BRACCO SONO ARRIVATE LE CONFERME SULLA PRESENZA DI 125 PAESI, MA FINORA STATI UNITI, INGHILTERRA, CANADA, AUSTRALIA E ALTRE NAZIONI EUROPEE COME OLANDA, FINLANDIA, PORTOGALLO, SVEZIA, NON PARTECIPERANNO 3. LE DIMISSIONI DAL CDA DI RCS DI GIUSEPE VITA SUONA COME UNA PRESA DI DISTANZA DI UNICREDIT DALLE OPERAZIONI SUL CAPITALE E DAL PIANO INDUSTRIALE DELL’AD SCOTT JOVANE 4. TELECOM-MEDIA: TREMILA ESUBERI CONTRO GLI 8.200 EURO AL GIORNO A BERNABÈ 5. AVVISATE ALE-DANNO: 14 APRILE PARTIRÀ UN MISSILE TERRA-ARIA DA MILENA GABANELLI

1. LE DIMISSIONI DAL CDA DI RCS DI GIUSEPE VITA
Soltanto intorno alle 10,30 di questa mattina l'amministratore delegato di Unicredit, Federico Ghizzoni, ha ripreso il suo colore roseo.

A quell'ora infatti il titolo della banca di piazza Cordusio ha ripreso a salire invertendo la rotta verso negativa che nell'ultimo mese l'ha portato a perdere poco meno di 1 euro. Da quando ha iniziato a lavorare nel mondo bancario in una filiale di Piacenza del Credito Italiano, il buon Ghizzoni non ha mai perso tempo a guardare i monitor della Borsa sui quali altri banchieri e i trader dalle bretelle rosse sputano la loro rabbia.

A lui interessa portare avanti il lavoro fatto per ridare solidità patrimoniale a Unicredit che oggi capitalizza poco più di 19 miliardi e ha un azionariato particolarmente eterogeneo. Dai soci stranieri (Aabar, Pamplona, BlackRock) e da quelli italiani che fanno capo alle Fondazioni e a una pattuglia di azionisti privati come Del Vecchio, Caltariccone e Della Valle, non è arrivato alcun segno di sfiducia, e anche se l'ultimo dividendo di 0,9 centesimi non li ha fatto impazzire, hanno preso atto che il bilancio 2012 ha segnato un utile netto di 865 milioni contro 9,2 miliardi di perdite dell'anno precedente.

Quando a metà del mese Ghizzoni ha presentato questi numeri ha detto: "i mercati continueranno a essere molto volatili", ma non pensava di assistere da spettatore inerte al precipizio in cui è caduto il titolo in Borsa. Sa benissimo che all'origine c'è la crisi politica italiana, la questione di Cipro, e tiene gli occhi aperti sulla mina della Slovenia che potrebbe scoppiare da un momento all'altro. In questo Paese Unicredit ci è arrivata per la politica espansiva di Alessandro Profumo, ma la sua presenza oggi è contenuta in una quota del 6% del mercato con 28 agenzie che nel 2011 hanno procurato utili per 18 milioni.

Il cambiamento di rotta del titolo fa parte del gioco dei mercati, ma Ghizzoni che si sforza di scrollarsi di dosso l'immagine di super-ragioniere desidera soprattutto concentrare la sua attenzione sull'attività della banca.

In questo momento la patata bollente non è rappresentata dai quattrini che sono stati messi dentro la squadra della Roma dove gli americani giocano da furbetti una partita ambigua cercando di spremere altri soldi dalle casse della banca. Appena tornato da un viaggio lampo a New York Ghizzoni il vice direttore generale Paolo Fiorentino gli ha fatto una dettagliata una relazione sull'incontro dei giorni scorsi con James Pallotta che ha assicurato di non volersi tirare indietro e di garantire le risorse sufficienti per pagare gli stipendi dei giocatori e sottoscrivere un aumento di capitale.

A Ghizzoni questa storia del pallone ha procurato finora soltanto fastidio, e non poco lo ha disturbato quell'altra vicenda della piccola società editrice "Europeye" che a sua insaputa è stata costituita dal dirigente Scognamiglio con la partecipazione al 90% di Unicredit e di altri azionisti (tra cui una società cinematografica dove lavora la moglie dello stesso Scognamiglio).

Rispetto a queste miserie ,che comunque hanno acceso la curiosità di alcuni azionisti sul delicato problema del conflitto di interessi, Ghizzoni si sta misurando in queste ore sull'aumento di capitale da 600 milioni di euro per Rcs Mediagroup.

Ieri il consiglio di amministrazione della casa editrice ha approvato l'operazione spaccando l'operazione in due fasi (400 milioni entro luglio e altri 200 alla fine del 2015). Un piccolo colpo di scena è arrivato quando il presidente di Unicredit ,Giuseppe Vita, ha annunciato le sue dimissioni da consigliere non esecutivo indipendente con motivazioni che lasciano perplessi. Ha detto infatti che all'origine della sua decisione c'è "un impegno con Unicredit e un crescente potenziale conflitto di interessi, vista la direzione verso il digitale intrapresa con decisione da Rcs Mediagroup".

Francamente non si capisce il senso di queste parole anche se è noto che Vita quando a maggio dell'anno scorso è stato nominato presidente ha dichiarato di non voler lasciare la presidenza del Gruppo tedesco Springer che opera nell'editoria. L'annuncio delle sue dimissioni suona per lo meno tardivo e imbarazzato e negli ambienti della finanza milanese viene interpretato come una presa di distanza di Unicredit dalle operazioni sul capitale e dal piano industriale dell'amministratore di Rcs Scott Jovane.

Non è un mistero che Ghizzoni e il vertice della banca sono perplessi di fronte alla prospettiva di prestare altri soldi all'editrice del "Corriere della Sera". Di fronte alla marcia indietro di azionisti come Benetton e Rotelli lo scenario di Rcs appare sempre più incerto e c'è il dubbio che i 600 milioni di euro per l'aumento di capitale, aggiunti alle prospettive incerte sulla redditività del digitale, non servano a tirar fuori dalle pesti un'azienda che ha già succhiato molti quattrini dalle banche.


2. EXPO A RISCHIO FLOP
Nei corridoi di Confindustria c'è un po' di nostalgia per Diana Bracco, l'imprenditrice milanese che colpiva per i suoi vestiti a palloni neri modello Crudelia Demon nel film "La carica dei 101".

Adesso questa donna di 72 anni si vede sempre più raramente a viale dell'Astronomia perché è impegnata a gestire la presidenza di Expo' 2015. In tutte le esperienze fatte al vertice di Federchimica, Assolombarda e in Confindustria, la Bracco ha sempre difeso l'immagine dell'Italia e la competitività delle imprese.

Oggi purtroppo questa fede nel made in Italy e nell'Expo' ha subito una ferita perché a distanza di 764 giorni dall'apertura della kermesse universale molte nazioni di grande importanza non hanno ancora aderito all'evento. Negli uffici milanesi sono arrivate le conferme sulla presenza di 125 Paesi, ma finora Stati Uniti, Inghilterra, Canada, Australia e altre nazioni europee come Olanda, Finlandia, Portogallo, Svezia, Grecia e Lussemburgo hanno già detto che non parteciperanno.

La preoccupazione della Bracco è che rispetto all'obiettivo di 130 partecipanti si stia profilando la diserzione di Paesi che a Milano dovrebbero assolutamente arrivare.

La regina della farmaceutica di Confindustria deve aver provato un crampo allo stomaco quando stamane ha letto sul quotidiano "La Notizia" che addirittura si potrebbe profilare lo slittamento o la cancellazione dell'Expo. Secondo il giornale uscire adesso dalla kermesse per lasciare la strada ai turchi di Smirne (secondi arrivati nella gara per la Rassegna) costerebbe 51,6 milioni di euro (più le penali per gli appalti già partiti). Se poi l'Expo dovesse slittare nella data di avvio o di una cancellazione, i turchi di Smirne potrebbero chiedere il pagamento di una sostanziosa penale che potrebbe arrivare a 119 milioni.

Un'eventualità che la Bracco non osa nemmeno immaginare.


3. TREMILA ESUBERI CONTRO GLI 8.200 EURO AL GIORNO A BERNABÈ
Gli uscieri di TelecomItalia si stanno consultando con le loro famiglie per esprimere la loro gratitudine a Franchino Bernabè e all'amministratore delegato Marco Patuano.

Questo sentimento non è condiviso al 100% dai 3mila dipendenti che entro il 2014 dovranno uscire dall'azienda dopo l'accordo firmato ieri mattina dopo due giorni di trattativa con i sindacati.

L'intesa sugli esuberi farà risparmiare 100 milioni di euro all'azienda, ma ciò che commuove in particolare gli uscieri è la notizia che nel 2012 i compensi percepiti da Franchino e dal Patuano si sono ridotti in maniera sensibile.

Secondo i calcoli del "Sole 24 Ore", gli emolumenti percepiti dal manager di Vipiteno si sono ridotti dai 3,68 milioni di euro del 2011 ai 2,9 milioni del 2012. Con la calcolatrice in mano gli uscieri hanno stimato che Franchino per ogni giorno dell'anno scorso,il manager di Vipiteno si è portato a casa 8.200 euro, e di fronte alla reazione indignata delle loro famiglie, hanno precisato che comunque si tratta di 8.200 euro " lordi".


4. AVVISATE ALE-DANNO: AL MISSILE TERRA-ARIA CHE MILENA GABANELLI LANCERÀ DOMENICA 14 APRILE NELLA TRASMISSIONE "REPORT".
Avviso ai naviganti: "Si avvisano i signori naviganti che il sindaco dalle scarpe ortopediche Gianni Alemanno sente spirare venti terribili.

Le polemiche sulle presunte tangenti incassate dal fedelissimo Riccardo Mancini, amico di quel Lorenzo Cola che in casa sua teneva i ritratti di Hitler e di Mussolini, rappresentano un'inezia rispetto al missile terra-aria che Milena Gabanelli lancerà domenica 14 aprile nella trasmissione "Report".

Inizialmente sembrava che la trasmissione della Giovanna d'Arco dei poveri andasse in onda il 7 aprile ma la ghigliottina su Alemanno sarà preceduta da altre due puntate in modo da avvicinarsi ancor di piu' alle elezioni per il Campidoglio".

 

Federico Ghizzoni Unicredit Profumo Alessandro PAOLO FIORENTINOJAMES PALLOTTA GIUSEPPE VITA PIETRO SCOTT JOVANEfratelli benettonGIUSEPPE ROTELLIDiana Bracco CANTIERE EXPO MILANO Bernabe e marco patuano milena gabanelli alemanno_mancini_shanghai

Ultimi Dagoreport

bettini ruffini gabrielli schlein renzi conte onorato

DAGOREPORT – CON SALVINI ALLE CORDE, TAJANI ALLO SBANDO, VANNACCI IN AGGUATO, BASTEREBBE UNA SPINTARELLA TUTTI INSIEME E, PLUF!, L'ARMATA BRANCA-MELONI NON CI SAREBBE PIU' - INVECE, IL CAMPO LARGO E' SEMPRE AL PUNTO ZERO DEL "VAFFA": PRIMARIE SÌ O NO? SCHLEIN O CONTE? E COME TENERE INSIEME I GRILLINI CON L'INFIDO RENZI? - QUALCOSA NEI PROSSIMI GIORNI POTREBBE MUOVERSI: ERNESTO MARIA RUFFINI DOVREBBE FORMALIZZARE LA TRASFORMAZIONE DEL SUO MOVIMENTO “PIÙ UNO”, FORMATO DA UNA RETE DI GRUPPI CATTOLICI, IN UN PARTITO - AD AFFIANCARE RUFFINI, SAREBBE PRONTO FRANCO GABRIELLI, GIOVANILE DEMOCRISTIANA, COMPAGNO DI SCUOLA DI ENRICO LETTA, EX CAPO DELLA POLIZIA E DEI SERVIZI, GIA' SOTTOSEGRETARIO DEL GOVERNO DRAGHI - L’OBIETTIVO? DIVENTARE I FRONTMAN “ISTITUZIONALI” DI CASA RIFORMISTA, CON RENZI DEFILATO E IL VOLTO AUTOREVOLE E SECURITARIO DI GABRIELLI A GUIDARE IL CENTRONE - COME LA PRENDERA' IL ''CONTE TRAVAGLIO'' LA PRESENZA DEL DRAGHIANO GABRIELLI? E COME REAGIRA' LA DUCETTA DEL NAZARENO ALL'ANNUNCIO DELL'"ONORATO BETTINI DI PRESENTARSI ALLE PRIMARIE? AH, SAPERLO...

conservative political action conference cpac donald trump giorgia meloni arianna francesco giubilei emanuele merlino sara kelany susanna ceccardi

AMERICÀ, FACCE TARZAN! – IL CONSERVATORISMO TRUMPIANO SBARCA A ROMA E DIVENTA SUBITO ROBA DA NANDO MERICONI INTERPRETATO DA SORDI – NEMMENO IL TEMPO DI APPARECCHIARE I TAVOLI DELLA CENA DELLA “CONSERVATIVE POLITICAL ACTION CONFERENCE” (CPAC), CHE SUBITO DEFLAGRANO GLI SCAZZI NELLA DESTRA CACIO E PEPE – CI SONO ARIANNA MELONI, SARA KELANY, LA LEGHISTA SUSANNA CECCARDI E IL PREZZEMOLINO FRANCESCO GIUBILEI. MA NON GLI ATTESI LUCA CIRIANI, ITALO BOCCHINO ED EMANUELE MERLINO – IL CLIMA È TESO SULLE TESTE DEI MAL-DESTRI DE' NOANTRI: TRUMP È CONSIDERATO POLITICAMENTE TOSSICO E IL CPAC “ITALIANO” DEL 2027 VIENE CONSIDERATO UN POTENZIALE INTRALCIO, FONTE DI POLEMICHE E IMBARAZZI NELL’ANNO DELLE ELEZIONI…

fagnani mentana corsini cairo

DAGOREPORT - DUE PERSONAGGI IN CERCA DI EDITORE. POTREBBERO ANCHE ESSERE SEI, PER CITARE PIRANDELLO, VISTO L'EGO TARANTOLATO DI CHICCO MENTANA, IL 71ENNE PENSIONATO MA CON NESSUNISSIMA VOGLIA DI RESTARE ‘’PRIGIONIERO DEI COMUNISTI DE LA7'', E DELLA 48ENNE “BELVA” FRANCESCA FAGNANI, IN ROTTA CON LA RAI – SE IL PROGETTO DEL MAGNATE GRECO KYRIAKOU A CUI LAVORAVA IL CHICCO MACINATO PER LA NASCITA DELLA "CNN ITALIANA" NON SI SA BENE DOVE SIA FINITO, HA PERSO QUOTA L'IPOTESI DI UN RITORNO A MEDIASET AL POSTO DEL CAPO SUPREMO DELL’INFORMAZIONE, MAURO CRIPPA. L’ULTIMA INDISCREZIONE È SKY ITALIA – SE MENTANA VUOL CHIUDERE CON CAIRO, LA FAGNANI VUOLE CHIUDERE "BELVE" PER MANCANZA DI “BELVE”: GLI OSPITI DI RICHIAMO SONO FINITI O PRETENDONO UNA MONTAGNA DI SOLDI - SI SONO ACCAVALLATE VOCI DI UNO SBARCO DELLA FAGNANI A MEDIASET, TIRANDO IN BALLO IL SUO BUON RAPPORTO CON MARIA DE FILIPPI. MA FINCHÉ LA DISCOLA DEL GOSSIP HA UN CONTRATTO CHE LA LEGA ALLA RAI FINO AL 2027, BUSSA ALLA PORTA LA MESSA IN ONDA DELLA NUOVA STAGIONE DI “BELVE”, IL 20 OTTOBRE - QUELLO CHE È CERTO È CHE SIA IL CHICCO CHE LA CHICCA SONO IN UN LIMBO, CON UN MERCATO SULLA CARTA ESISTENTE MA CON MILLE INCOGNITE REALI...

guerra russia ucraina vladimir putin volodymyr zelensky donald trump

DAGOREPORT – NON FATE LEGGERE A TRUMP L’ANALISI DELL’EX DIRETTORE DEI SERVIZI BRITANNICI, JOHN SAWERS, CHE SUL “FINANCIAL TIMES” SENTENZIA: “NON CI SARÀ NESSUNA TREGUA TRA MOSCA E KIEV FINO AL 2027”. IL TYCOON HA LE ORE CONTATE: DEVE TROVARE UN ACCORDO PURCHÉSSIA ENTRO NOVEMBRE, QUANDO I CITTADINI AMERICANI SARANNO CHIAMATI A VOTARE PER LE ELEZIONI DI METÀ MANDATO - UNA SCONFITTA DEL “DERAGLIATO MENTALE” DELLA CASA BIANCA È PRATICAMENTE CERTA. A MENO CHE NON RIESCA A CHIUDERE LA GUERRA IN EUROPA E FAR DIMENTICARE IL DISASTRO MILITARE AMERICANO IN IRAN – PUTIN NON CEDE AD ALCUN COMPROMESSO, E ZELENSKY LA VEDE “NERA” PER IL FUTURO…

attentato sigfrido ranucci bomba valter lavitola clesio gomes tavares pellegrino d’avino davino antonio passariello saverio mutone

DAGOREPORT- PECCATO CHE SIANO SCOMPARSI I POLIZIOTTESCHI DEGLI ANNI ’70, TIPO: “LA CAMORRA SFIDA, NAPOLI RISPONDE’’. DAVANTI AI COLPI DI SCENA DEL GASTRO-CRIMINAL-SHOW, STARRING LAVITOLA E RANUCCI, AVREBBERO SCODELLATO UN BEL FILMONE, INTITOLATO: “LA CAMORRA INDAGA, LA LEGGE RINGRAZIA” – QUANDO RANUCCI INDIRIZZA LE INDAGINI SULLA PISTA DELLA CAMORRA, IL CLAN CAVA, STORICA ORGANIZZAZIONE IRPINA DI QUINDICI, NON HA PRESO PER NIENTE BENE DI FINIRE SOTTO PRESSIONE PER IL LAVORO INVESTIGATIVO DEI CARABINIERI – INDAGANO E SCOPRONO CHE ANTONIO PASSARIELLO, L’UNICO LORO AFFILIATO DEL QUARTETTO BOMBAROLO (GLI ALTRI TRE NON ERANO ORGANICI AL CLAN), NON SI ERA PREOCCUPATO DI INFORMARE IL VERTICE DEL CLAN, NÉ DI RICEVERE IL VIA LIBERA PER COMPIERE L’ATTENTATO - I CAMORRISTI DECIDONO ALLORA DI INDIRIZZARE GLI INQUIRENTI SULLA PISTA GIUSTA, INVIANDO UNA MAIL AL PM: “SE CE LO AVREBBE DETTO NON GLIELO AVREMMO MAI PERMESSO PERCHÉ RANUCCI A NOI NON CI HA FATTO NIENTE E QUESTO SONO GUAI CHE NON VOGLIAMO, ALLORA PRIMA CHE SI MISCHIANO LE CARTE, LE COSE STANNO COSI…”. E GIÙ UN NUMERO DI TELEFONO INTESTATO A UN’ALTRA PERSONA MA UTILIZZATO DA PASSARIELLO, CHE GLI INVESTIGATORI NON AVEVANO ANCORA SCOPERTO. DA LÌ, INTERCETTANDO INTERCETTANDO, SI È FINITI A TAVARES E LAVITOLA… - VIDEO