FIAT AL TAGLIO - RIDOTTE LE STIME PER IL 2013, PER MARPIONNE SONO GUAI IN BORSA

Andrea Malan per "Il Sole 24 Ore"

Fiat riduce le stime sui risultati 2013 e perde quota in Borsa (-2,2% a fine seduta); il gruppo torinese e la controllata americana Chrysler hanno reso noti ieri i risultati del 3° trimestre dell'anno, che hanno visto a livello di gruppo un aumento di fatturato e utile netto ma un calo dell'operativo. Ma è stato il taglio dei target, insieme al deterioramento della situazione in America Latina e all'impennata del debito, a preoccupare il mercato.

Gli obiettivi per fine 2013 sono stati modificati «sulla base dei risultati dei primi nove mesi dell'anno, nonché delle attese sulla performance operativa e sull'andamento dei cambi per l'ultimo trimestre». I ricavi dovrebbero toccare gli 88 miliardi di euro (da una precedente stima di 88-92); l'utile di gestione ordinaria i 3,5-3,8 miliardi (dai 4-4,5 precedenti); l'utile netto essere compreso fra i 900 milioni e gli 1,2 miliardi (contro una forchetta di 1,2-1,5 miliardi) e il debito netto industriale dovrebbe attestarsi a 7-7,5 miliardi (contro i 7 della stima precedente).

I vertici Fiat hanno sottolineato che il grosso del ritocco è dovuto all'effetto cambi; anche al netto di quest'ultimo, però, la forchetta di utile operativo cala di 200-400 milioni di euro.

Nel 3° trimestre del 2013 Fiat ha segnato ricavi consolidati per 20,7 miliardi di euro (+1%), un utile di gestione di 816 milioni (-9%) e un risultato netto di 189 milioni (+11%). A fine periodo il debito netto industriale è salito a 8,3 miliardi di euro dai 6,7 di fine giugno. Un dato che ha allarmato gli analisti; Marchionne ha cercato di tranquillizzare il mercato promettendo un 4° trimestre «incredibilmente positivo del punto di vista della generazione di cassa». L'aumento del debito netto di oltre 1 miliardo e mezzo sarebbe dovuto per mezzo miliardo alla necessità di finanziare l'investimento nella nuova fabbrica di Pernambuco, in Brasile; e per una cifra simile al ritardo nel lancio della Jeep Cherokee.

A chi ipotizzava la necessità di dismissioni per finanziare l'acquisto della quota residua in Chrysler, Marchionne ha assicurato che «Fiat non deve vendere nulla». Ancora una volta è proprio Chrysler a fornire il grosso dei profitti: senza il contributo dell'azienda americana l'utile consolidato di gestione scende nel trimestre a 27 milioni (rispetto ai 101 del 2012) e il risultato netto è in rosso di 247 milioni (in lieve miglioramento rispetto al passivo di 284 di un anno prima).

Per quanto riguarda le aree di attività, la divisione auto (Fga) nel Nafta fornisce circa metà dei ricavi (10,8 miliardi di euro, -2%) seguita dall'Europa (3,9 miliardi, +3%) e dall'America Latina (2,4 miliardi, -17%); gli utili sono stati pari rispettivamente a 535 milioni (da 614) per il Nafta e 165 (dimezzati da 341) in Sudamerica. Proprio il netto calo della redditività in America Latina, uno dei punti di forza del gruppo, ha preoccupato gli analisti. Il Lingotto ha assicurato che il deterioramento della redditività non è strutturale, ma ammette che «è un periodo di incertezza in Brasile, anche in vista delle elezioni del 2014». Sulla traduzione in euro dei dati americani ha pesato anche la forza della valuta europea.

Proprio l'Europa resta il grande malato, anche se il passivo è sceso da 238 a 165 milioni grazie a un lieve aumento delle vendite e al continuo contenimento dei costi. Marchionne ha escluso una ripresa significativa del mercato europeo prima della fine del 2014: «non vedo nessun segnale di ottimismo» ha detto. Il manager, rispondendo con una certa irritazione a un analista, ha peraltro avvertito: «Non chiuderò impianti per agevolare i costruttori tedeschi (in Europa)».

Quanto agli investimenti (saranno per tutto il gruppo 8 miliardi nel 2013), Marchionne ha detto di averli «riorientati, non rinviati». La spiegazione è che in queste condizioni, vendere auto sul mercato di massa è «incredibilmente poco profittevole». Puntare sul mercato di massa è stato «un errore storico» di Fiat, ma Marchionne ha ormai deciso di cambiare strada: «Devo investire soldi sul segmento premium dove ci sono certezze». Anche la nuova fabbrica di Pernambuco in Brasile, tra l'altro, dovrebbe permettere di produrre veicoli di gamma più alta di quelli che escono da Belo Horizonte.

Il Lingotto può contare su tre marchi premium: Ferrari, Maserati e Alfa Romeo (oltre all'americana Jeep). Le prime due sono andate bene nel trimestre: il Cavallino ha aumentato i ricavi del 6% e l'utile di gestione del 16% (a 88 milioni); la marca del Tridente - che dovrebbe chiudere l'anno a 15mila unità vendute - inizia a vedere gli effetti positivi dei lanci di Quattroporte e Ghibli, con un balzo dei ricavi da 184 a 444 milioni e dell'utile da 13 a 43.

Resta il punto di domanda dell'Alfa Romeo, ma per novità sul Biscione bisognerà aspettare sei mesi: a fine aprile Fiat fornirà un aggiornamento del piano quinquennale in un Investor Day che si terrà insieme alla presentazione dei conti del 1° trimestre 2014.

 

john elkann e sergio marchionne consegnano la lancia thema presidenziale a giorgio napolitano MARCHIONNE EZIO MAURO big sergio marchionne ezio mauro marchionne FIAT CHRYSLER JOHN ELKANN SERGIO MARCHIONNE ED EMILIO BOTIN FOTO LAPRESSE JOHN ELKANN ANDREA CECCHERINI PIETRO SCOTT JOVANE A BAGNAIA

Ultimi Dagoreport

riccardo chiaberge luciano canfora donald trump

AVANTI POPOLO, ALLA RISCOSSA! – RICCARDO CHIABERGE: “HA RAGIONE TRUMP, LO SPETTRO DEL COMUNISMO TORNA AD AGGIRARSI IN TUTTO IL MONDO. È A BARI CHE SI RINTANA IL GRANDE VECCHIO, LA GUIDA SUPREMA DI QUESTA BIECA CONSORTERIA IDEOLOGICA: IL PROFESSOR LUCIANO CANFORA. NEL SUO NUOVO LIBRO, ‘COMUNISMO. UN’ALTRA STORIA’, L’INSIGNE FILOLOGO ASSICURA CHE IL MOVIMENTO FONDATO DA MARX E LENIN È PIÙ VIVO CHE MAI, E STA RINASCENDO SU SCALA MONDIALE COME REAZIONE ALL’IMPERIALISMO. SI CAPISCE L’ALLARME DI DONALD: URGE ORDINANZA RESTRITTIVA CONTRO IL PROFESSORE. UN NUOVO FRONTE CHE TROVA NEL COMPAGNO PUTIN IL SUO LEADER NATURALE….“

giorgia meloni donald trump

DAGOREPORT - CON QUALE FACCIA GIORGIA MELONI SI PRESENTERÀ AL SUMMIT NATO DI ANKARA? CHE FARÀ AL COSPETTO DEL TRUMPONE CHE L’HA SBERTUCCIATA CON UN TERRIBILE “MEME”, CHE È IL LIVELLO PIÙ BASSO DI PERCULAMENTO SOCIAL, COSA MAI SUCCESSA PRIMA CON ALTRI LEADER DI GOVERNO EUROPEI? - UN “MEME” CHE VUOLE DIRE “STAI LONTANO DA ME”, “NON SEI PIÙ UNA MIA FAN”, QUINDI NON CI PROVARE AD AVVICINARTI PER UNA FOTO ACCANTO AL PRESIDENTE DEGLI STATI UNITI - SE NEL BREVE LO SCAZZO CON IL CALIGOLA POTREBBE ANCHE AIUTARLA NEI SONDAGGI, SULL’ALTRO PIATTO DELLA BILANCIA, L’ITALIA BASTONATA DA TRUMP VIENE PERCEPITA IN MANIERA COSÌ IRRILEVANTE CHE CI SI PUÒ ANCHE PERMETTERE QUESTO BULLISMO SOCIAL, CON MELONI TRASFORMATA IN PUNCHING-BALL DA PALESTRA - DAL MOMENTO CHE TRUMP TRADUCE IL RAPPORTO DI AMICIZIA IN “TU FAI QUELLO CHE TI DICO IO”, DA QUI AL VOTO, L'EX "GIORGIA DEI DUE MONDI" PUÒ PERMETTERSI MESI DI INSULTI E POLEMICHE CON IL PRESIDENTE DEGLI USA?

alfredo mantovano

DAGOREPORT - ALLA MALCONCIA MELONI NON BASTAVA L'''EMINENZA NERA'' FAZZOLARI: DIAMO IL BENVENUTO ALL'"EMINENZA BIANCA", ALFREDO MANTOVANO - IL PIO SOTTOSEGRETARIO DI PALAZZO CHIGI È STATO SILENTE PER DUE ANNI E MEZZO, POI IMPROVVISAMENTE HA APERTO LE VALVOLE: SABATO È ARRIVATO PERFINO A MINIMIZZARE IL VIAGGIO DI PAPA LEONE A LAMPEDUSA (MELONI CI E' ANDATA PRIMA!) – L'EX MAGISTRATO HA RITROVATO LA FAVELLA QUANDO E' FINITO SOTTO SCHIAFFO DELL'ARMATA BRANCA-MELONI PER LA DISASTROSA GESTIONE DEL CASO ALMASRI, SEGUITA DALLA PRIMA E PESANTISSIMA BATOSTA SUL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA, DI CUI MANTOVANO ERA L’ARCHITETTO – IL SOTTOSEGRETARIO ALLA PRESIDENZA DEL CONSIGLIO È RIUSCITO A ENTRARE IN ROTTA DI COLLISIONE CON TUTTI: DAL VATICANO AL QUIRINALE, FINO AL  DEEP STATE (CORTE DEI CONTI) - E QUANDO ARRIVA IL MOMENTO DELLA REGIA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI, MANTOVANO RIESCE A SCAZZARSI CON CROSETTO, SALVINI, PIANTEDOSI, ABODI, GIULI...

elly schlein giuseppe conte matteo renzi alessandro onorato silvia salis

DAGOREPORT – CON L'ARMATA BRANCA-MELONI TRAVOLTA DAL BOMBASTICO VANNACCI E DA MILLE PROBLEMI IRRISOLTI, CONTINUA L'IRRESPONSABILE TAFAZZISMO DELL'OPPOSIZIONE - LA DISFIDA TRA SCHLEIN E CONTE PER CHI SARÀ IL CANDIDATO PREMIER ALLE POLITICHE 2027: CHE FARE? PRIMARIE ''SECCHE'' O CON BALLOTTAGGIO? - RIPIENA COME UN BIGNÉ DI AMBIZIONE, ELLY SA BENISSIMO CHE SOLO VINCENDO LE PRIMARIE HA LA GARANZIA DI POTER UN DÌ TRASLOCARE A PALAZZO CHIGI. ALTRIMENTI, UNA VOLTA APERTO IL TAVOLO CON I LEADER DEL CAMPOLARGO, FINIREBBE SUBITO MESSA DA PARTE COME PREMIER, A FAVORE DI UNA PERSONALITÀ CON CAPACITÀ DI GOVERNO - RINGALLUZZITA DA FRANCESCO BOCCIA E DAL SUO CIRCOLETTO DEL NAZARENO (I VARI BONAFONI, TARUFFI, BRAGA, FURFARO), ELLY NON SI RENDE CONTO DI POTER VANTARE, COME SUA UNICA ESPERIENZA POLITICA, IL RUOLO DI ‘’ASSESSORE CON DELEGHE AL WELFARE E AL COORDINAMENTO DI UN NUOVO PATTO PER IL CLIMA’’ DELLA REGIONE EMILIA-ROMAGNA: UN PO' POCO PER OCCUPARSI DELLA GOVERNANCE DI UN PAESE ALLA FRUTTA - A FAVORE DI ELLY: L'ALLEANZA CON M5S E LA NECESSITA' DI DAR VITA ALLA ''TERZA GAMBA'' CENTRISTA - IL CASO SALIS - RENZI, "IL MALE NECESSARIO" PER MANDARE A CASA I MELONI MARCI...

legge elettorale giorgia meloni roberto zaccaria vannacci

DAGOREPORT – SALVATE IL SOLDATO MELONI DAL PANTANO DELLA LEGGE ELETTORALE! - SE VUOLE DAVVERO ANDARE AL VOTO NELL’APRILE 2027, MELONI HA UN’UNICA OPZIONE: AFFOSSARE IL SUO MELONELLUM – ANCHE SE VENISSE APPROVATO A FINE LUGLIO, CON IL CONSEGUENTE RICORSO ALLA CORTE COSTITUZIONALE,  I TEMPI TECNICI PER ANDARE ALLE URNE IN PRIMAVERA SONO UN SOGNO – IN PIU’ IL FATTORE VANNACCI HA FATTO SALTARE I PIANI DELLA DUCETTA SUL PREMIO DI MAGGIORANZA - CHE FARE? NIENT'ALTRO CHE ASPETTARE I TEMPI BIBLICI DELLA CONSULTA E VOTARE A OTTOBRE - ALTRIMENTI, TENERSI L'ATTUALE SISTEMA ELETTORALE VUOL DIRE PER GIORGIA E CAMERATI RITORNARE A LEGGERE TOLKIEN A COLLE OPPIO.....

antonio marano simona agnes roberto sergio giampaolo rossi rai meloni

DAGOREPORT – RAI, CHE BORDELLO! COME SI E' ARRIVATI ALLE DIMISSIONI IN BLOCCO DEI COMPONENTI DELLA COMMISSIONE VIGILANZA? - È STATO SOLO L’ULTIMO TASSELLO DI UN DOMINO CHE NASCE CON IL PENSIONAMENTO, PREVISTO A NOVEMBRE, DEL DIRETTORE GENERALE ROBERTO SERGIO - LA DESTRA AVEVA CONVINTO LA GIANNILETTA-DIPENDENTE SIMONA AGNES A PRENDERE IL SUO POSTO, DIMETTENDOSI DAL CDA RAI - MOSSA CHE AVREBBE PERMESSO A TELEMELONI DI POTER FARE BINGO PRENDENDO, DOPO L'AD ROSSI, ANCHE IL PRESIDENTE - FIUTATA L’ARIA DI FREGATURA, I PARLAMENTARI DELLA VIGILANZA HANNO RIMESSO IL LORO MANDATO – PALINSESTI THRILLER: DOMANI SARANNO PRESENTATI I PROGRAMMI DELLA NUOVA STAGIONE, MA MOLTI CONTRATTI ANCORA NON SONO STATI NEMMENO FIRMATI…